“Il Mondo al Contrario” di Roberto Vannacci

Il Mondo al Contrario, Roberto VannacciIl Mondo al Contrario
di Roberto Vannacci

La pubblicazione del libro del Generale Vannacci ha suscitato molto scalpore e polemiche per il suo contenuto ritenuto discriminatorio e omofobo. Ciò non ha però impedito al volume di scalare le vette delle classifiche dei libri più venduti nel nostro Paese.

Scrive il Generale: «Il Buonsenso rappresenta il concetto centrale di questa pubblicazione. La prima domanda che l’avventore si potrebbe porre incrociando con lo sguardo il titolo del libro è: “Al contrario di cosa?”. Del Buonsenso, del sentire comune, della tanto odiata “normalità” che si oppone all’ormai estrema percezione soggettiva del giudizio e della realtà. La parola normalità ha addirittura assunto un’accezione negativa, un significato “esclusivo”, ovvero che esclude tutto ciò che normale non può essere considerato proprio perché, se tutto dipende da me – e solo da me – perché dovrei essere soggetto ai canoni di normalità e ai parametri del buonsenso?»

«Il valore aggiunto che posso attribuire a questo scritto è l’esperienza personale, quella insolita e affascinante maturata in luoghi lontani ed abbandonati e in circostanze dove i millisecondi per prendere decisioni, spesso drastiche, fanno la differenza. Al comando di uomini veramente speciali ho infatti girato il mondo, ma non quello delle capitali e del progresso, bensì quello più recondito e sconosciuto, quello povero, abbandonato, degradato e spesso pericoloso, ma reale. Quello vero, in sostanza, dove vive la maggioranza della popolazione del pianeta: circa sette miliardi di persone al netto di quel miliardo di fortunati che hanno visto la luce in quello che definiamo “Occidente”.

Il mondo al contrario. Nuova Edizione
  • Editore: Il Cerchio
  • Autore: Roberto Vannacci
  • Collana:
  • Formato: libro (dettagli non specificati)
  • Anno: 2023

Una prospettiva diversa, dunque, una differente sensibilità verso molte tematiche e dei valori di riferimento che si sono consolidati e corroborati resistendo agli impatti e all’attrito di una vita trascorsa al limite.

Mantenendo i piedi ben saldi nell’oggi si tratta anche di un tuffo nel passato perché quei sette miliardi di individui vivono spesso in condizioni che richiamano quelle a cui i nostri nonni, bisnonni o trisavoli erano abituati. Quelle stesse condizioni, valori e realtà che, in nome di una modernità sempre più incalzante ed invasiva, vengono cancellati con un colpo di spugna da chi li trova scomodi all’affermazione degli autodefiniti nuovi principi e valori. Quando tutto si fa fluido, quando le certezze vengono messe in discussione, quando si sovverte l’ordine delle priorità il passato diventa ingombrante e viene definito come antiquato, superato, retrogrado e, se non inutile, certo non adatto a fornire un punto di riferimento. Le tradizioni non contano; le abitudini sono deleterie; la consuetudine è un fastidioso impiccio; la civiltà diventa mutevole e le memorie si trasformano in una paccottiglia per nostalgici.

Ci hanno provato in molti a cancellare il passato per far nascere un mondo nuovo, spesso, con metodi cruenti e sanguinari. Pol Pot e la dittatura dei Khmer rossi rappresenta uno dei più moderni e ancora vividi tentativi di eradicazione della storia fortunatamente andato male. Quello a cui assistiamo oggi, tuttavia, cambia nei metodi ma poco nella finalità. Il lavaggio del cervello a cui siamo sottoposti giornalmente volto ad imporre l’estensione della normalità a ciò che è eccezionale ed a favorire l’eliminazione di ogni differenza tra uomo e donna, tra etnie (per non chiamarle razze), tra coppie eterosessuali e omosessuali, tra occupante abusivo e legittimo proprietario, tra il meritevole ed il lavativo non mira forse a mutare valori e principi che si perdono nella notte dei tempi? Il bombardamento mediatico che mette in discussione anche le fiabe e le storielle per ragazzi e le vorrebbe stupidamente rivisitare in chiave cosiddetta “inclusiva” o il maldestro esperimento di castrare il linguaggio e le espressioni della nostra millenaria lingua per renderle asessuate non è anch’esso un tentativo di riscrivere la storia? E chi, dopo secoli di bonifiche, di risanamenti, infrastrutture e opere faraoniche per conquistare terra, spazio e salute vorrebbe ritornare alle paludi e alle aree abbandonate a sé stesse non è anche lui un noncurante di tutte le esperienze passate? Per non parlare dei molti che, ritenendosi cittadini di un mondo universale e portatori di valori irrinunciabili vogliono cancellare le frontiere, i confini, gli stati, la cultura, la civiltà e persino la Patria per la quale si sono sacrificati milioni di nostri parenti e predecessori.

Ecco, questo è il Mondo al Contrario che ci presentano come una naturale, inevitabile e progressista evoluzione dell’universo alla quale non ci si può opporre pena l’emarginazione, la discriminazione e, per i più recidivi e tenaci, la galera. La libertà di parola e di opinione si applica secondo un principio a geometria variabile che permette di sostenere legittimamente il terrapiattismo ma demonizza espressioni di dissenso nei confronti del pensiero unico. L’atteggiamento critico nei confronti del nuovo che avanza non si inquadra più nell’ambito delle normali argomentazioni ma viene presentato come la conseguenza di paure irrazionali, insane e patologiche: come fobia! Quello che più allibisce è constatare che sono le stesse minoranze che sostengono questo abominevole trasformismo che prevaricano e sottomettono le masse con metodi cruenti e dittatoriali che spaziano dalla censura alla gogna mediatica, dall’evaporazione dai canali informativi sino a pretendere che i pubblici poteri si occupino delle opinioni, dei pensieri, dei pareri, degli ammiccamenti o delle predilezioni.

Un vero e proprio assalto alla normalità che, in nome delle minoranze che non vi si inquadrano, dev’essere distrutta, abolita, squalificata facendo in modo che il marginale prevalga sulla norma generale e sul consueto.

Non sono il possessore di verità assolute. Credo sia molto difficile trovare qualcuno che lo sia. Ma uno degli scopi del libro è il trionfo della saggezza e delle verità oggettive, quelle supportate dai dati e non dalle previsioni, dai fatti e non dai sentimenti, dalla realtà e non dalla percezione della stessa. Dare anche voce ad una maggioranza silenziosa che non si esprime, che forse non ne ha più la voglia, che non trova il modo di far valere le proprie opinioni e che, spesso, viene sopraffatta di chi maggioranza non è! Non voglio ergermi a portavoce della collettività, badate bene, non ne ho né le caratteristiche né l’autorità, però credo che proprio questa moltitudine dominante e silenziosa si riconoscerà nelle tematiche esposte.

Gli argomenti che affronto sono già stati ampiamente trattati da autori molto qualificati e referenziati e, proprio per questo, l’idea è quella di illustrarli in uno stile semplice e in forma aneddotica, con atteggiamento schietto e con la chiarezza del buonsenso inteso come “senso comune” a cui, non a caso, dedico il primo capitolo di questo libro.»

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