“Il libro digitale. La parola agli editori” a cura di Maria Villano

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Dott.ssa Maria Villano, Lei ha curato l’edizione del volume Il libro digitale. La parola agli editori pubblicato da CLUEB. Il libro offre un panorama del mondo dell’editoria digitale e delle novità introdotte dagli e-book: cosa sta cambiando nell’editoria?
Il libro digitale. La parola agli editori, Maria VillanoIl libro che ho curato, e che raccoglie il frutto del lavoro svolto con gli studenti del Laboratorio di editoria digitale condotto all’università di Bologna nel 2019, mette a disposizione le relazioni di alcuni tra i più importanti editori accademico-scientifici italiani che sono stati sollecitati da Paola Italia e Francesca Tomasi, nell’ambito della laurea magistrale in Digital Humanities, a raccontare il loro incontro-scontro con il mondo del digitale in una serie di conferenze che si sono tenute a Bologna presso Cubo Unipol nella primavera 2019 (in collaborazione con l’Istituzione Biblioteche del Comune di Bologna e con Unipol). Come si sa, la rivoluzione digitale non è fatto recentissimo, ed è ormai diventata una realtà quotidiana con la quale, da almeno un decennio, tutti coloro che si occupano di editoria a diverso titolo si devono confrontare. Il caso specifico dell’editoria accademica è in proposito molto interessante, per una serie di ragioni che lo rendono in un certo senso paradigmatico. Ci sono almeno due aspetti della rivoluzione digitale che, per l’editoria scientifica (ma non solo) presentano a una considerazione superficiale implicazioni positive, cui non manca però il cosiddetto “rovescio della medaglia”: il primo è il venir meno di limitazioni fisiche – il confine della pagina stampata, ma anche, aspetto che non può essere trascurato quando si parla di editoria, i limiti imposti dai costi di stampa –, che potrebbe in prima battuta provocare l’illusione per gli editori, ma anche per gli autori, di avere a disposizione un terreno vergine e potenzialmente senza limitazioni, per di più con una riduzione significativa dei costi di produzione del libro determinata appunto dalla scomparsa della carta. È chiaro – lo si capisce bene dai contributi raccolti – che si tratta di una visione ottimistica e superficiale, e che la rivoluzione digitale implica investimenti consistenti e – come efficacemente spiegano gli editori nel libro – continue sperimentazioni, a volte a fondo perduto, oltre alla formazione di nuove professionalità in grado di muoversi nel digitale dal punto di vista della produzione, della distribuzione e della comunicazione. Per l’autore, poi, non avere il confine della pagina stampata può rappresentare la possibilità di non sacrificare parti importanti della propria ricerca, ma implica l’apprendimento – e, ancor prima, l’istituzione – di nuovi standard di leggibilità cui attenersi per garantire una fruibilità del prodotto editoriale; di questa fruibilità è l’editore a essere il garante.

Il secondo aspetto è intimamente collegato al precedente ed è quello che spesso viene chiamato, con un’espressione che piace molto, “democratizzazione della cultura”: se è indubitabile che il digitale ha abbattuto le frontiere e ha contribuito a una diffusione del sapere più democratica, dall’altro ci sono aspetti di criticità determinati proprio dalla dispersione delle risorse e dalla mancanza di controllo della qualità dei testi messi a disposizione dei lettori (penso ad esempio al self-publishing): ancora una volta, il ruolo dell’editore risulta fondamentale in questo processo.

Come cambia il libro nella sua versione digitale?
Come emerge da tutte le testimonianze raccolte in questo volume, il libro digitale propriamente detto – che ovviamente non ha nulla a che vedere con la versione in pdf di un volume a stampa – è un prodotto completamente diverso dal libro tradizionale. Lo spiega bene Valentina Gabusi, nel raccontare le sperimentazioni di Zanichelli condotte negli ultimi anni, che parla in proposito di “libro solido” e di “libro liquido”. Il primo, a partire dal pdf del volume cartaceo, ne propone una rappresentazione mimetica (quindi con la medesima struttura e suddivisione in pagine) con il corredo di contenuti multimediali come video o audio. A questo si è affiancata la progettazione del “libro liquido”, un prodotto digitale progettato in html per adattarsi alla visualizzazione sui vari device e che sembrava rispondere perfettamente alle esigenze di docenti e studenti; il libro liquido offre infatti, attraverso una serie di collegamenti, contenuti multimediali e strumenti come glossari che permettono al lettore di espandere in qualsiasi momento i termini di cui non conosce il significato. In questo secondo caso, il libro digitale perde completamente il suo legame con il libro cartaceo e assomiglia più a un sito.

Contrariamente alle aspettative dell’editore, il pubblico italiano, ancora legato alla pagina stampata, si è mostrato assolutamente impreparato all’utilizzo di questo secondo tipo di prodotto editoriale, che è poi il libro digitale in senso proprio. In ambito scolastico e universitario – ma non solo – il libro digitale non ha ancora soppiantato il libro cartaceo, e chissà se mai lo farà.

Qual è il ruolo dell’editore nel passaggio al digitale?
Come ho già spiegato, nel passaggio al digitale il ruolo dell’editore rimane – sostanzialmente – lo stesso: nel senso che l’editore resta il mediatore tra il testo e il lettore e il garante della qualità di quanto gli viene offerto. Potremmo anzi dire che il passaggio all’era digitale ha comportato un incremento della responsabilità dell’editore, e anche – ma non vorrei essere troppo ottimista e forse questo è ancora solo un auspicio – una presa di coscienza collettiva sull’importanza della mediazione editoriale. Siamo di fronte a uno scenario in cui chiunque può pubblicare qualsiasi cosa, semplicemente con pochi click, e raggiungere potenzialmente un grande numero di lettori attraverso le piattaforme on line, senza che il prodotto che offre sia passato da una lettura preliminare con conseguente selezione e inserimento in un catalogo/progetto, senza editing, redazione, impaginazione, promozione, etc. Le piattaforme, come – per fare solo un esempio – ilmiolibro.it, permettono a chiunque abbia il famoso “libro nel cassetto” di sentirsi scrittore per un giorno, ma si tratta di scorciatoie che poco hanno a che fare con il concetto di edizione. Come ho scritto nella postfazione al volume, capita che con il self-publishing ci si trovi ad avere a che fare persino nell’editoria accademica: non è raro che, spesso per mancanza di fondi, l’autore si ritrovi nella condizione di fac-totum, cui sono demandate tutte le responsabilità inerenti gli aspetti redazionali e qualche volta anche grafici della pubblicazione. Il ruolo – l’«impronta», per dirla con le parole di Roberto Calasso – dell’editore resta dunque centrale soprattutto in questo delicato passaggio.

Come sono cambiate le abitudini di acquisto nell’era digitale e quale ruolo svolge la distribuzione sulle piattaforme di vendita online (prima fra tutte Amazon)?
A questa domanda posso rispondere più da lettrice che da “esperta”: è evidente che esiste il problema Amazon che rischia di uccidere l’ecosistema delle librerie, ma è anche vero che si tratta di una piattaforma attualmente in grado di garantire – dal punto di vista meramente commerciale – un’offerta praticamente imbattibile dal punto di vista dei prezzi, della disponibilità di titoli, ma soprattutto della rapidità di consegna. È anche vero, però, che il lettore forte non si accontenta di questo: e dunque le librerie fisiche restano, e speriamo vengano messe a punto politiche in grado di garantirlo, punti di riferimento per chi cerca un’esperienza d’acquisto dei libri accompagnata da personale competente, oltre che luoghi di animazione culturale importanti per i quartieri e le città.

Come è cambiato il mondo dei lettori nell’era di Google?
Il lettore di oggi è un lettore che certamente dispone di una quantità di informazioni e una messe di testi inimmaginabile prima dell’era Google. Se restiamo in ambito scolastico e accademico, ci accorgiamo però che negli studenti, persino gli universitari, a questa straordinaria possibilità non corrisponde generalmente una consapevolezza adeguata e una capacità di discernimento che consenta di selezionare i testi e le edizioni e di distinguere un’edizione affidabile e qualitativamente adeguata da una che non lo è. A questo tema Paola Italia ha dedicato diversi interventi (si veda ad esempio Il lettore Google nella rivista “Prassi ecdotiche della modernità letteraria” https://riviste.unimi.it/index.php/PEML/article/view/6971), nei quali propone – e sarebbe un’iniziativa importante – l’istituzione di una certificazione di qualità che, così come accade per gli alimenti, consenta al lettore in ogni momento di valutare la provenienza del testo che ha davanti e la sua affidabilità.

Come saranno i libri del futuro e i loro lettori?
I lettori saranno sempre meno concentrati, o meglio impegnati in una lettura sempre più dispersiva: è un fatto che la moltiplicazione dei canali di comunicazione digitale ha tolto definitivamente – o quasi – la capacità di immersione nel processo di lettura di un testo. Non sono in grado di prevedere come si evolverà il prodotto libro, ma senza dubbio dovrà essere uno strumento che tenga conto di queste nuove modalità di approccio al libro e al testo e comunque sia in grado di mantenere alta la qualità. Come ha scritto Roberto Cicala, editore e docente di Editoria, concludendo il manuale appena pubblicato per i tipi del Mulino (I meccanismi dell’editoria. Il mondo dei libri dall’autore al lettore, 2021) «può darsi che per distinguersi in futuro non conteranno più moltissimo le copertine, ma la qualità resterà un segno distintivo con cui l’editoria continuerà a difendere valori come la libertà, il talento, la disciplina, che sono l’essenza della lunga filiera del libro».

Maria Villano ha conseguito il dottorato in Italianistica presso Sapienza – Università di Roma e si occupa di letteratura contemporanea ed editoria. Ha curato il carteggio di Gianfranco Contini con la casa editrice Einaudi (Lettere per una nuova cultura, Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini, 2019), collabora con il gruppo di ricerca del Laboratorio di Editoria dell’Università Cattolica di Milano ed è docente di Storia dell’editoria e del Laboratorio di Redazione nel Master Professioni e prodotti dell’Editoria dell’Università di Pavia.

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