«Erano le sette di sera, di una serata molto calda fra le colline di Seeonee, quando papà Lupo si svegliò dal suo riposo diurno. Si grattò, sbadigliò e stirò le zampe una dopo l’altra per scuoterne dall’estremità il torpore del sonno

Iniziano così i racconti de Il libro della giungla, uno dei lavori più conosciuti di Rudyard Kipling. Pubblicate per la prima volta tra il 1893 e il 1894 su alcune riviste, le storie narrate sono ambientate in India, terra cara allo scrittore, e incentrate sulle avventure di Mowgli e di alcuni animali della giungla. Descritti in maniera allegorica, i personaggi e le vicende di questi racconti rappresentano una delle fonti più affascinanti per comprendere i rapporti tra l’Occidente e l’India alla fine del XIX secolo, all’interno del fenomeno del Colonialismo.

Se, in seguito alle diverse trasposizioni cinematografiche, associamo l’opera di Kipling unicamente alla figura del giovane Mowgli, a conti fatti il “cucciolo d’uomo” compare solo nei primi tre racconti del volume.

«È arrivato nudo, di notte, solo e affamato, eppure non ha avuto paura. Guarda, ha già spinto da parte uno dei miei piccoli. […] Se lo tengo? Certo che lo voglio tenere. Sta a cuccia, piccolo ranocchio, o Mowgli, poiché Mowgli, il Ranocchio, ti voglio chiamare

Scampato miracolosamente dall’assalto della tigre bengalese Shere Khan, responsabile della morte di suo padre, il piccolo Mowgli viene accolto e allevato da un branco di lupi, capeggiati dal saggio Akela. Con l’aiuto di altri fidati animali, come l’orso Baloo e la pantera nera Bagheera, apprenderà la dura legge della giungla. Il suo percorso di crescita è alternato da una serie di prove che ne forgiano il carattere e il coraggio, come ad esempio il rapimento da parte del popolo delle scimmie e la successiva liberazione grazie all’intervento congiunto di Baloo, Bagheera e della danza ipnotica del pitone Kaa.

Nell’ultimo dei tre racconti che lo vedono protagonista, Mowgli viene adottato da una coppia di un villaggio, i quali credono di riconoscere in lui il figlio scomparso da tempo. Ritornato tra i suoi simili, gli uomini, Mowgli inizia a farsi dei nuovi nemici, tra cui il cacciatore Buldeo che lo sfida ad uccidere la tigre Shere Khan. Con astuzia il giovane riesce nell’impresa, grazie anche all’aiuto di Akela, riuscendo dopo anni a vendicare la morte del padre. Vedendosi sottratto il trofeo della pelle della tigre, Buldeo accusa Mowgli di essere un demone, trovando così il giusto pretesto per allontanarlo dal villaggio. L’ormai cresciuto “cucciolo d’uomo” verrà nuovamente accolto dal branco di lupi.

Le sue avventure proseguono nel volume successivo, Il secondo libro della giungla, che lo vedrà protagonista di altri cinque racconti che culmineranno con la scoperta di un “fuoco interiore”: con l’arrivo della stagione primaverile tutti gli animali si ritrovano in uno stato di grande eccitazione e anche lui non è immune. In seguito a una riunione con i suoi amici, Baloo e Kaa, e i suoi “fratelli” lupi, Mowgli capirà che è nuovamente giunto il momento di ritornare da “quelli come lui”, lasciando definitivamente il mondo della giungla.

«E ora, che accadrà? – domandò Fratello Bigio. Mowgli stava per rispondere, quando una giovinetta vestita di bianco scese da un sentiero, che veniva dai confini del villaggio. Fratello Bigio si dileguò immediatamente e Mowgli si ritrasse, senza rumore, entro un campo, fra le messi alte. Avrebbe potuto quasi toccarla con la mano, quando gli steli caldi e verdi si richiusero davanti a lui ed egli scomparve come un fantasma. La ragazza gettò un grido, poiché credette d’aver visto un fantasma, poi tirò un profondo sospiro. Mowgli scostò gli steli con le mani e la guardò finché poté vederla. – E ora non capisco

La reazione turbata che Mowgli ha alla vista della ragazza invita il lettore a concepire l’abbandono della giungla come l’ingresso nella vita adulta e non solo. Kipling lascia trasparire per mezzo di questi racconti che non esiste un mondo degli animali contrapposto a quello degli uomini; esiste solo un luogo dell’infanzia e dell’adolescenza, rappresentato dalla giungla, e uno della maturità, ovvero il villaggio, la società. Non a caso gli animali svolgono per Mowgli una funzione civilizzatrice sia come educatori (Baloo e Bagheera) sia come antagonisti (le scimmie e Shere Khan).

Oltre alle avventure di Mowgli, nei racconti successivi l’autore narra le storie di Kotick (una foca bianca che va alla ricerca di un luogo sicuro dove poter vivere con il suo branco), di Rikki-Tikki-Tavi, (una mangusta coraggiosa che uccide dei cobra per difendere la quiete dei propri padroni), di Toomai (bambino di dieci anni che si prende cura degli elefanti) e di un soldato che magicamente riesce a sentire, prima di una parata militare, le conversazioni degli animali presenti nel campo.

Intervallati da poesie che riassumono o anticipano le vicende narrate, i sette racconti che compongono il volume de Il libro della giungla vengono presentati sotto forma di favole allo scopo di impartire lezioni morali, sfruttando in toto le caratteristiche antropomorfe degli animali, fortemente simboliche.

Ogni singola storia, pur essendo supportata da una struttura fiabesca, pone sotto la sua lente d’ingrandimento tematiche complesse: il rapporto tra uomo e natura, il conflitto tra il bene e il male, l’organizzazione della società e le questioni legate al colonialismo. In questo modo Kipling trova il giusto equilibrio tra insegnamento e diletto, lasciando il lettore libero di esplorare ambienti esotici e nascosti, non senza disseminare qua e là validi spunti di riflessione.

Federica Nitti