Il grande libro del mal di testa. Prevenzione, rimedi e consigli per affrontare il dolore e vivere meglio, Edoardo RosatiDott. Edoardo Rosati, Lei è autore del libro Il grande libro del mal di testa. Prevenzione, rimedi e consigli per affrontare il dolore e vivere meglio edito da Rizzoli. Nonostante sia tra i disturbi più comuni, il mal di testa resta per molti aspetti un mistero…
Ci tengo innanzitutto a rimarcare che io sono un giornalista medico-scientifico e ho organizzato i contenuti del mio libro raccogliendo le voci degli specialisti quotidianamente in prima linea nella gestione di questo disagio “nazional-popolare”. Voglio dire: è grazie alla collaborazione stretta dei medici dell’Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle Cefalee che è stato possibile redigere questo articolato volume. Premesso ciò, è verissimo: la cefalea è un bel… rompicapo! Quasi il 90 per cento delle persone lamenta una crisi di dolore alla testa almeno una volta all’anno. Ecco perché quella contro la cefalea è davvero una guerra senza quartiere. Il fatto è che il nostro cervello è particolarmente sviluppato, esigente e delicato, ed è dotato di una sorta di sistema di allarme (il mal di testa, per l’appunto) che segnala ogni tipo di anomalia. E verrebbe allora da dire che forse la cefalea è anche paradossalmente utile, perché si è ampiamente conservata nell’evoluzione della specie umana.

Quanti tipi diversi di mal di testa esistono?
Esistono più di 150 diversi tipi e sottotipi di cefalea codificati, ma le forme più rilevanti sono l’emicrania, la cefalea di tipo tensivo e la cefalea a grappolo. Dunque, il termine spesso usato a sproposito di emicrania sta a indicare solo una particolare varietà di cefalea, quella che interessa una metà del capo, con un dolore pulsante o martellante, e che peggiora col movimento, associato in genere a nausea, intolleranza a luce, rumori e odori. Costituisce di gran lunga la forma di mal di testa per cui i pazienti si rivolgono al medico. Ne soffrono oltre 7 milioni di persone solo in Italia e la sua prevalenza, cioè la percentuale della popolazione che ne è colpita, è di circa il 18 per cento nelle donne e del 6 per cento negli uomini (si può dire che l’emicrania indossa più la gonna che i pantaloni!). Nella cefalea di tipo tensivo, invece, il dolore proverrebbe dall’eccessiva contrazione dei muscoli della spalla, della nuca e del cranio per la cronica incapacità della persona a rilassare la propria muscolatura (incapacità fondamentalmente dovuta a cause emotive o a posizioni scorrette, specie sul posto di lavoro). Infine, la cefalea a grappolo, che fortunatamente è di più raro riscontro (ne è colpita circa 1 persona su 1000), si manifesta con un dolore violentissimo, sempre allo stesso lato, in genere nella zona orbitaria e frontale, quasi a ore fisse.

Quali sono le cause dell’emicrania?
L’emicrania è un allarme che suona a vuoto, un eccesso di legittima difesa, per così dire. Che comunque guasta la qualità della vita. Essere emicranici vuol dire ereditare un cervello che trasforma in dolore stimoli non dolorosi. In estrema sintesi, la causa risiede in un’alterazione dell’eccitabilità cerebrale. Mi piace sempre citare le parole del professor Piero Barbanti, presidente dell’Associazione italiana per la lotta contro le cefalee e responsabile del Centro diagnosi e terapia della cefalea e del dolore presso l’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma. «La storia tipica dell’emicranico è quella di un bambino che vomita spesso, soffre di mal di macchina, magari è allergico o asmatico, poi diventa adolescente sensibile, abitualmente con intelligenza viva, di tipo intuitivo, perfezionista, volitivo ma spesso ansioso. Caratteristica peculiare dell’emicranico? Di fronte alle aumentate e brusche richieste ambientali (fluttuazioni ormonali nella donna, stress e “stravizi”) non è in grado di “cambiare marcia” (in quanto… non ha riserva, perché è già al massimo!). E allora parte l’attacco. Insomma, è una persona che non sa adattarsi adeguatamente alle modificazioni repentine della cornice ambientale». Gradualità e misura sarebbero l’antidoto, ossia lo stile di vita consigliabile, ma lo “spirito” dell’emicranico di tutt’altra pasta… Certamente a giocare un ruolo pesante è l’ereditarietà, una vulnerabilità genetica che in qualche modo condiziona questa sorta di “ipereccitabilità cerebrale”. Vero è anche, però, che alcuni fattori scatenanti sono stati additati dalla maggioranza dei pazienti emicranici. Ovvero: gli attacchi vengono spesso attivati da elementi o situazioni ricorrenti. Li chiamano trigger, parola inglese che corrisponde al nostro “grilletto” o “stimolo”. Sono evenienze della vita quotidiana capaci di accendere la crisi dolorosa: stress, mestruazioni, attività sessuale, alimenti, particolari odori, digiuno, altitudine e variazioni meteorologiche.

La cefalea colpisce anche i bambini?
Certo. Nel libro dedichiamo un intero a focus a questa delicata realtà. Rimarchiamo come sia necessario – prima d’impostare, nel bambino, qualsiasi piano d’azione strutturato sulle medicine – lavorare innanzitutto sulla… cornice. Il che vuol dire: andare a ritoccare certe abitudini di vita che in effetti potrebbero impedire il miglioramento del disturbo. Nel senso che in questa fase preliminare bisognerebbe cercare di regolarizzare il ritmo sonno-veglia del bimbo, ottimizzare magari l’alimentazione (aggiustando possibili carenze e orari irregolari), o intervenire sul fattore “attività fisica”; si dovrà pure mettere in luce i possibili disagi psicologici, personali, nel contesto della famiglia, o all’interno della scuola, il che imporrà l’intervento di un supporto psico-sociologico; inoltre, in questi bambini, sarà anche il caso di lavorare sui chili di troppo, in presenza di un sovrappeso o di una franca obesità, fattori di rischio che possono condizionare la trasformazione di una cefalea da episodica a cronica.

Ci sono cibi che scatenano il mal di testa?
Sì: esiste un legame tra quanto ingerito e la comparsa di una cefalea di tipo emicranico. Non tutti i pazienti, sia chiaro, sono sensibili a questi cibi “scatena-dolore”, ma è bene sapere che svariati alimenti possono innescare la crisi. Per esempio: cioccolata, formaggi stagionati, aceto, vino e alcolici-superalcolici in genere, insaccati e dadi per brodo. Il glutammato monosodico addizionato artificialmente in varie pietanze come esaltatore di sapidità, presente nei dadi e generosamente abbondante nelle zuppe della cucina orientale, è il composto chimico responsabile della famigerata «cefalea da ristorante cinese» (in genere, coinvolge fronte ed entrambi i lati della testa, è sorda ma non pulsante, si sviluppa nel giro di un’ora dall’ingestione del preparato e si risolve nell’arco delle 72 ore). I gustosi würstel nei panini oblunghi e morbidi riservano una sorpresa chiamata nitrato di sodio, colorante e conservante all’origine della cefalea da hot-dog. Il consumo di alcol favorisce l’emicrania nel 20-50% cento dei pazienti, effetto non dovuto solamente al puro contenuto in etanolo, ma anche alla presenza nel vino di specifiche sostanze (come i bisolfiti) che possono agevolare la crisi dolorosa. Pure il cioccolato andrebbe tenuto a debita distanza dalle persone suscettibili, per lo più emicraniche: la feniletilamina qui presente (neurotrasmettitore dalle capacità stimolanti) sarebbe infatti capace di scatenare un attacco. C’è anche chi dice che questa responsabilità del cioccolato andrebbe tutto sommato rivista: in realtà, molti emicranici sviluppano – come preludio dell’attacco – un’invincibile fame per la cioccolata e quindi questa sarebbe non la causa ma il primo sintomo della crisi incipiente.

Altri imputati, i formaggi fermentati e stagionati (come, per esempio, il grana, il pecorino e il gorgonzola): alla base dell’azione scatena-dolore, la tiramina, sostanza che tende a incrementare la pressione arteriosa e a favorire nei soggetti predisposti lo scatenarsi delle crisi emicraniche. I formaggi non sono l’unico scrigno di tiramina: altri cibi che la ospitano (anche in elevate quantità) sono le aringhe, le patate, le uova, il cavolfiore e il tonno. Menzione a parte merita la “cefalea da gelato”, particolarmente dolorosa. Colpa non di qualche composto chimico annidato nella preparazione alimentare, ma del contatto fisico della massa fredda con la lingua e il palato: verosimilmente, i sensori termici dislocati nella cavità orale e faringea vengono stimolati abnormemente, il che attiverebbe una risposta nervosa riflessa che riduce il calibro dei vasi sanguigni. Il mal di testa esplode dopo una manciata di secondi e in meno di un minuto tocca l’acme della sofferenza. Invade la parte centrale della fronte o la tempia di un lato e, altrettanto rapidamente, si dissolve (dopo 10-20 secondi dall’esordio).

Come influisce il ciclo ormonale femminile sulle cefalee?
La cefalea, si sa, è frequente e invalidante soprattutto nelle donne: ha un impatto due, tre volte più consistente nella popolazione femminile rispetto ai maschi. La differenza tra i due sessi tocca il picco intorno ai 40-45 anni, per decrescere dopo la menopausa, il che dimostra uno specifico ruolo peggiorativo degli ormoni femminili. Tant’è che il 60% delle pazienti alle prese con l’emicrania riconosce nelle mestruazioni un trigger della cefalea. Lo spartiacque è costituito proprio dalla pubertà, che spesso segna l’inizio del calvario nella donna: da quel momento in poi le cicliche fluttuazioni degli ormoni sessuali giocheranno un ruolo determinante nella vita di tante lei predisposte all’emicrania. La crisi dolorosa, nella fattispecie, si presenta immediatamente prima, durante e/o subito dopo i giorni del flusso. Qualsiasi alterazione dei livelli estrogenici, dunque, può rivelarsi in grado di scatenare l’attacco emicranico nei soggetti predisposti.

Quali sono i trattamenti più efficaci per vincere l’emicrania?
Due sono le finalità della terapia: l’una punta a fronteggiare immediatamente l’esplosione del dolore, con farmaci che assicurano rapidità e specificità d’azione; l’altra è di profilassi, cioè di prevenzione degli attacchi. Tra i primi, i triptani sono i farmaci che hanno segnato un’autentica rivoluzione nella terapia dell’attacco emicranico. Ma utili sono anche parecchi farmaci preventivi (beta-bloccanti, anti-epilettici, antidepressivi…), tra di loro molto differenti per meccanismi di azione e per le possibili indicazioni/controindicazioni (le circostanze, cioè, in cui è giusto/sconsigliato assumerli). Fondamentale: la profilassi va sempre mirata, “cucita” sul singolo paziente, sulla base dell’intera sua storia clinica (cefalea, sì, ma anche altre eventuali malattie presenti; sesso, età, tipo di lavoro svolto e via discorrendo). Anche se, per inciso, uno studio recente ha dimostrato che un emicranico su 3 ha almeno 5 attacchi al mese, ma solo l’1,6% di tutti costoro segue effettivamente un trattamento profilattico…

Anche le dosi e i periodi di cura andranno calibrati dal medico in rapporto alla particolare forma di cefalea e alle caratteristiche individuali. Ma oltre alle classiche terapie farmacologiche profilattiche e alle medicine che stroncano il dolore, un giusto approccio all’emicrania deve pure comprendere un pacchetto di dritte igienico-dietetiche e di comportamenti “di evitamento”, che ci tengano lontani dalle fonti dei guai.

Quali sono le terapie di ultima generazione?
Si pensa che tutto si sia detto e scritto sul mal di testa, ma la ricerca non se ne sta mai con le braccia conserte. Adesso c’è un farmaco innovativo che nutre ambizioni notevolissime: riscrivere la cura dell’emicrania. No, non si tratta di una nuova pillola antidolorifica da prendere al bisogno. Qui l’obiettivo è prevenire del tutto la crisi. Soffocare il dolore alla fonte. Insomma, giocare d’anticipo contro questo tormento che strapazza, come dicevamo, oltre 7 milioni di italiani, di cui 800 mila in maniera cronica, persistente. È un farmaco innovativo sotto forma di soluzione iniettabile in una siringa preriempita: va iniettato sottocute ogni 4 settimane. La molecola si chiama erenumab e appartiene alla grande famiglia degli anticorpi monoclonali, “proiettili” biologici costruiti ad hoc in laboratorio per centrare un determinato bersaglio corporeo. In questo caso, il target si chiama CGRP. È una sigla super tecnica: sta per Calcitonin Gene Related Peptide, ovvero “Peptide correlato al gene della calcitonina”. Che cosa fa di male questo CGRP per dover essere “ammanettato”? Gli eccessi nel corpo di tale sostanza agevolano la dilatazione dei vasi sanguigni (e si sa che la vasodilatazione delle arterie cerebrali influisce tanto sulla comparsa della cefalea) e inoltre velocizzano la trasmissione degli impulsi nervosi di natura dolorosa. Due fenomeni non proprio piacevoli che vengono frenati quando il medicinale si aggancia in maniera altamente specifica al CGRP. Bloccandolo come fa una ganascia con la ruota di un’auto.

È vero che troppi farmaci antidolorifici peggiorano la situazione?
Il quesito tocca un capitolo di drammatica attualità. Si stima che circa il 50% degli attacchi di cefalea venga preso di petto dal paziente senza alcun parere medico, ricorrendo a un acquisto diretto in farmacia. Ma gli studi scientifici disponibili (e sono tanti) hanno dimostrato che c’è una relazione pericolosa tra impiego esorbitante degli analgesici e trasformazione di una cefalea da episodica in cronica. La scienza medica, sempre prodiga di etichette, ha battezzato questo fenomeno Medication-overuse headache, la cefalea da “iperuso”, da eccessivo utilizzo di medicinali. Il 10% dei soggetti che approdano in un Centro per la cura della cefalea presenta un dolore cronicizzato dovuto ai troppi medicinali assunti. Il mal di testa, capace di gravare col suo impegnativo fardello di disagi sulla qualità della vita, resta ancora una condizione mal conosciuta e mal gestita da parte di chi ne soffre, al punto che si rinuncia a interpellare lo specialista del settore e ci si autocura con prodotti farmaceutici da banco (e non specifici in presenza di un’emicrania, che non è sinonimo di generica cefalea, ma un dolore assolutamente caratteristico e ben codificato). In altre parole, non si è consapevoli di una granitica verità: che con la diagnosi tempestiva, precoce, si può non soltanto stroncare l’attacco acuto (impiegando strategie farmacologiche mirate), ma anche varare una terapia di profilassi che punta a prevenire le crisi dolorose. Il che contribuisce a contrastare il rischio, sempre dietro l’angolo, che la persona s’infarcisca di medicine senza criterio: proprio l’uso eccessivo degli analgesici, per l’appunto, viene ritenuto uno dei più frequenti fattori capaci di favorire la trasformazione di una cefalea occasionale in una sofferenza quotidiana.

Ci sono rimedi casalinghi efficaci?
Costringere alle corde il mal di testa si può eccome, ma la raccomandazione degli specialisti è inquadrare in primissima battuta il tipo di disagio (emicrania? Cefalea di tipo tensivo?), senza sciupare tempo prezioso nel fai-da-te casalingo, per poi impostare una cura che non sia solo sintomatica (la pastiglia super-strong!), ma anche profilattica, volta cioè a schivare le crisi. Il trattamento tempestivo, oltre a risolvere gli accessi dolorosi o quantomeno a ridurne intensità e frequenza, scongiura che la cefalea diventi una persistente spina nel fianco. Quindi, meglio lasciarli in soffitta i rimedi “fatti in casa”… Alleato cruciale, in tal senso, è tenere un diario del mal di testa. Ecco il pratico sistema per tracciare l’identikit del dolore che ci tormenta: compiliamo in modo accurato i sintomi accusati e i dettagli sulla crisi dolorosa, annotando scrupolosamente mosse e abitudini del nemico. Perché l’obiettivo fondamentale è per prima cosa “dare un nome” alla nostra cefalea. Solo così il medico potrà definire la migliore terapia.

Edoardo Rosati, laureato in Medicina, è giornalista medico-scientifico e scrittore. Ha lavorato per tutte le testate di Salute di RCS MediaGroup: Corriere Medico, Corriere Salute, Salve, OK – Salute e Benessere fino all’incarico di caporedattore dell’area medicina/benessere per OGGI. Ha curato le due enciclopedie SALUTE e poi PREVENZIONE per conto della Fondazione Umberto Veronesi e allegate al Corriere della Sera. Autore di numerosi libri di divulgazione medico-scientifica rivolti al grande pubblico (per Fabbri, Sonzogno, Rizzoli e Sperling & Kupfer), ha anche firmato romanzi e antologie di genere medical thriller. Attualmente firma le pagine dedicate alla Salute del settimanale GENTE.