“Il giovane Marx. La radice delle cose” di Giulio Marcon

Dott. Giulio Marcon, Lei è autore del libro Il giovane Marx. La radice delle cose edito da Jaca Book: di quale attualità sono il pensiero e le intuizioni del giovane Marx?
Il giovane Marx. La radice delle cose, Giulio MarconTornare a riparlare del giovane Marx -al di là delle riscoperte storiche e degli aggiornamenti filologici ricorrenti di fronte ai grandi pensatori- ha senso se si mette in relazione l’opera e il pensiero di quegli anni ai tempi che stiamo vivendo. Le sue riflessioni sulla alienazione (anticipazione di molte riflessioni della Scuola di Francoforte e degli esistenzialisti, ma addirittura del pensiero di Illich sulla espropriazione dell’umano dal dominio delle merci), sui bisogni indotti dal capitale (analisi precoce del consumismo neocapitalista), sul denaro (come la nuova merce della finanza rapace) sono di grandissima attualità.

Come lo sono le sue riflessioni sulla globalizzazione capitalista di metà ottocento che evoca con forza ed analogie la globalizzazione neoliberista degli ultimi 40anni: la necessità di un mercato mondiale e di consumi senza frontiere. Ristudiare, rileggere il giovane Marx (e tutta la sua opera) significa dotarsi di importanti strumenti di analisi e di comprensione della traiettoria che la società e l’economia capitalista hanno preso negli ultimi decenni, significa capire le distorsioni antropologiche, le perversioni sociali, la disumanizzazione sociale che stanno colpendo le nostre comunità.

Se l’opera del giovane Marx non ha la sistematicità scientifica dei lavori della maturità (in particolare del Capitale), gli scritti giovanili affascinano per la freschezza delle argomentazioni, per la dimensione umana ed etica, per i rimandi alla letteratura e all’arte (che comunque non mancheranno anche nelle opere mature).

Dalle opere giovanili di Marx emerge soprattutto la volontà di andare a fondo delle cose, di evidenziare sempre la centralità della condizione umana come specchio dello sfruttamento della borghesia sul proletariato. Come ebbe a dire ne La critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione: “Essere radicali significa andare alla radice delle cose e per l’uomo la radice delle cose è l’uomo”. A questo va aggiunto che i primi 30 anni della vita di Marx sono quelli della maggiore intensità rivoluzionaria, dell’indignazione (non moralistica, o del sognatore, ma genuinamente politica e teorica), delle persecuzioni, dell’esilio, della rinuncia alla carriera borghese per vivere in povertà dedicandosi alla rivoluzione e al comunismo.

Come ha ricordato il suo biografo più acuto, Franz Mehring, alla rivoluzione Marx ci penserà sempre, non ci rinuncerà mai, dedicando tempo e impegno a riunioni, alla vita delle organizzazioni degli operai e dei comunisti. Marx rimase fino alla fine fedele agli ideali della sua gioventù. Fa sempre bene ricordarlo ai ragazzi e alle ragazze che oggi non accettano la realtà che ci sta davanti, la vogliono cambiare e ribellarsi al potere e al dominio dei pochi. Tutto questo non è -come scrisse Marx nella lettera ricordata a Ruge- solo il sogno di una cosa (che Pasolini riprese per il titolo del suo primo romanzo), ma lo si chiami comunismo o in altro modo (comunque l’impegno per cambiare le cose) ha per conseguenze la lotta e cioè: “il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti”.

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Quali concetti prendono forma nei suoi primi trent’anni di vita?
Nell’evoluzione del pensiero del giovane Marx , a partire dal 1843 prende forma innanzitutto la critica della filosofia idealistica e della dialettica hegeliana. In questo periodo Marx è molto influenzato dall’opera di Feuerbach e dalla sua critica della filosofia idealistica. Il tema dell’inversione tra soggetto e predicato (quello che è soggetto diventa il predicato di quest’ultimo che a sua volta diventa soggetto: il concreto come estrinsecazione dell’idea) è presente in opere coma la Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico e nei saggi pubblicati negli Annali franco-tedeschi: la Critica della filosofia hegeliana. Introduzione  e la Questione ebraica. Vi saranno poi i Manoscritti economico-filosofici del 1844 che porteranno fino in fondo la critica alla dialettica hegeliana e alla sua visione astratta e idealistica del mondo e l’Ideologia tedesca che rappresenta una resa dei conti finale con la filosofia idealistica e con la pretesa di fare delle idee l’origine delle cose. Ed è proprio nell’Ideologia tedesca che prende forma un altro elemento fondamentale del pensiero di Marx: il materialismo storico. Sono i rapporti materiali, economici, storicamente determinati ad essere l’origine di tutto il resto, dei rapporti sociali ed in particolare delle idee e delle rappresentazioni della realtà. È da qui che prendono corpo i concetti di struttura (i rapporti materiali, economici) e di sovrastruttura (le idee, le rappresentazioni del mondo, ecc.) che dalla prima trae origine. Legato al concetto di materialismo storico c’è quello di praxis, che fa dire a Marx nella XI tesi su Feuerbach: I filosofi hanno interpretato il mondo in diversi modi: si tratta ora di trasformarlo. Un altro importante aspetto dell’elaborazione del pensiero del giovane Marx è certamente la critica dell’economia politica, che inizia a studiare a Parigi, in esilio, dal 1843-4. I Manoscritti economico-filosofici rappresentano sicuramente un passaggio fondamentale in questa riflessione che abbraccia diversi aspetti: la critica della proprietà privata, della divisione del lavoro, dell’alienazione, del denaro. Nei Manoscritti , Marx traccia le linee fondamentali del pensiero maturo (l’analisi dell’accumulazione capitalistica, l’origine e le dinamiche dello sfruttamento, ecc.) e la prima teorizzazione del comunismo come critica dello stato di cose presenti. Marx non studia la società in generale, ma una società storicamente determinata: la società capitalistica.

In che modo il giovane Marx è protagonista delle lotte dei lavoratori e delle agitazioni rivoluzionarie di quegli anni?
Marx ha sempre unito nella sua vita la ricerca teorica, lo studio con l’impegno rivoluzionario, soprattutto nel periodo giovanile. Marx è stato prima di tutto un rivoluzionario che si è speso nella teoria e nella pratica. Marx diceva che l’agitazione rivoluzionaria senza basi scientifiche era portata alle sconfitte. È fondamentale che i lavoratori conoscano l’origine dello sfruttamento, i meccanismi della società capitalistico, le false teorie dell’economia politica: solo così il movimento rivoluzionario potrà arrivare alla vittoria. L’impegno di Marx inizia presto: contro l’assolutismo prussiano dalle posizioni di redattore e poi direttore della Gazzetta Renana, voce della borghesia liberale tedesca. Durante questo periodo Marx critica in modo sferzante le disposizioni della Dieta prussiana sulla censura e le violazioni della libertà di stampa e la legge sui furti di legna che vietava ai poveri di raccogliere la legna secca caduta dagli alberi. La Gazzetta Renana viene chiusa. L’impegno di Marx è quello in questa fase di un liberale che diventa via via sempre più radicale. Non è ancora comunista. Marx però ha già fatto le sue scelte: non seguirà una rassicurante e prevedibile carriera borghese nell’università o nelle professioni. La sua scelta di vita è quella del rivoluzionario, prima contro l’assolutismo monarchico e poi contro lo sfruttamento capitalistico e la borghesia. L’impegno rivoluzionario di Marx continua dal 1843 nell’esilio a Parigi, dove incontra Bakunin, Proudhon, Cabet e molti altri rivoluzionari, anarchici, socialisti e comunisti, dell’epoca. A Parigi con Arnold Ruge (dal cui radicalismo impotente – in seguito – si staccherà) dà vita agli Annali franco-tedeschi, che usciranno in un solo e unico numero doppio, nel febbraio del 1844. Da Parigi Marx continua la sua critica al regime prussiano che chiede e ottiene dalla monarchia francese l’espulsione di Marx, che deve riparare a Bruxelles. Marx si separa progressivamente dalle ideologie liberali e radicali per approdare al comunismo. Decisivo a questo proposito è l’incontro con Engels con il quale intraprende la traversata dalle posizioni liberal-radicali verso il comunismo. Marx viene molto colpito dal lavoro di Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra, da cui acquisisce ancora di più la consapevolezza della situazione drammatica dello sfruttamento disumano dei lavoratori. In questi anni Marx partecipa alle attività della Lega dei Giusti – dove è protagonista il sarto Weitling, con cui Marx entrerà in polemica – e che contribuirà a trasformare nella Lega dei Comunisti nel 1847. Il motto “tutti gli uomini sono fratelli” della Lega dei Giusti si trasforma in “proletari di tutto il mondo unitevi” della Lega dei Comunisti. Ed è proprio da quest’ultima che Marx ed Engels avranno l’incarico di redigere un testo fondamentale – di base, di analisi storica e ed economica – che fu poi stampato per un secolo e mezzo in centinaia di milioni di copie in tutto il mondo: Il manifesto del partito comunista. Siamo nel febbraio del 1848, alla vigilia delle rivoluzioni che travolgeranno l’assolutismo europeo. Marx partecipa anche in questo caso al moto rivoluzionario e torna in Germania dove dà vita alla Nuova Gazzetta Renana, voce della borghesia liberale e radicale tedesca. Marx cercherà di frenare una parte della Lega dei Comunisti che vuole trasformare le rivoluzioni borghesi in rivoluzioni comuniste: Marx sa che i tempi non sono maturi e le conseguenze di una scelta così avventata potrebbero discendere conseguenze disastrose per il movimento comunista. Ed è per questo che si batte perché il movimento comunista partecipi alle rivoluzioni borghesi, cercando di influenzarle positivamente e indirizzarle verso obiettivi più radicali.Dalle sconfitte delle rivoluzioni europee e dal ritorno del dispotismo assolutista Marx sarà costretto nel 1849 a trovare esilio a Londra, dove vivrà fino alla sua morte, nel 1883.

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