Il giovane Holden, J. D. Salinger, trama, recensione«Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio di infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose, soprattutto mio padre. Carini e tutto quanto -chi lo nega – ma anche maledettamente suscettibili

Ribelle e a tratti un po’ sbruffone, sarcastico e tendenzialmente bugiardo. Si presenta così, sin dalle prime battute, il protagonista di uno dei romanzi che da sempre ha appassionato intere generazioni, Il giovane Holden. Nato nel 1951 dalla penna di J.D. Salinger, Holden Caulfield è l’emblema dell’insoddisfazione giovanile: stufo di sottostare alle regole e reticente di fronte a qualsiasi forma di conformismo, il giovane Holden non vuole rassegnarsi all’idea di diventare grande.

L’intera opera è incentrata sul processo di crescita, formazione e maturazione di un sedicenne anticonformista, in conflitto perenne con una società ipocrita e mediocre che rischia di allontanarlo dal mondo degli adulti e al tempo stesso anche da quello dei suoi coetanei. Non è un caso se il passaggio dall’adolescenza alla maturità viene vissuto dal protagonista in totale solitudine.

Espulso dal collegio per scarso rendimento scolastico, Holden intraprende il suo viaggio verso casa, costellato da una serie di peripezie che lo inducono a riflettere sulla vita e sulle persone che lo circondano. Dopo aver lasciato la sua stanza con tre giorni di anticipo rispetto alla chiusura della scuola per le festività natalizie, il giovane protagonista decide di non ritornare subito dai suoi genitori, ma di trascorrere del tempo da solo in una pensione. Da qui inizia l’avventura vera e propria dell’adolescente Holden, prototipo letterario del giovane ribelle che ha saputo parlare a un’intera generazione, attraverso la sua insofferenza nei confronti delle ipocrisie e delle artificiosità tipiche del mondo degli adulti.

Ambientata negli Stati Uniti degli anni Cinquanta, la storia è narrata in prima persona dal protagonista che appare infastidito dall’incontro d’addio con il professore di storia, il quale lo rimprovera per il suo atteggiamento immaturo, e dallo scontro con il suo compagno di dormitorio, reo di essere uscito con una ragazza di cui Holden è geloso.

Una volta rimesso piede a New York, invece di avvisare subito i genitori della sua espulsione dall’istituto di Pencey, Holden trascorre alcune notti all’Edmont Hotel, intervallate da singolari incontri con un travestito, una spogliarellista e una prostituta. Altri incontri lo attendono, ma si tratta di vecchie conoscenze: Sally, una fiamma del passato alla quale propone di fuggire insieme per andare a vivere in uno chalet di montagna, e Carl, suo ex tutor che gli consiglia di rivolgersi ad uno psichiatra.

«Non faccio che dire “piacere d’averla conosciuta” a gente che non ho affatto piacere d’aver conosciuto. Ma se volete sopravvivere, bisogna che diciate certe cose

Visibilmente provato da questi incontri, dopo aver vagato senza meta per Central Park, il sedicenne newyorkese si intrufola di nascosto nella casa dei suoi genitori per confessare alla sorellina Phoebe  tutta la verità sul college, per poi abbandonare l’abitazione e tornare nuovamente a vagare per le strade della Grande Mela.

Desideroso di lasciare per sempre la città, Holden chiede alla sorella di vedersi una seconda volta di nascosto per metterla a conoscenza del suo progetto. La piccola Phoebe, avendo già compreso le intenzioni del fratello, si presenta all’appuntamento con una valigia, disposta in tutto e per tutto a partire con lui. Holden, però, dal canto suo si rifiuta di portarla con sé. I due bisticciano per poi riappacificarsi, quando il ragazzo per farsi perdonare compra alla sorellina un biglietto per la giostra dei cavalli. Con l’immagine di Holden che guarda Phoebe divertirsi si chiude il romanzo.

Dalle ultime pagine del libro non si capisce cosa sia successo in seguito al protagonista. Si fa solo riferimento alla tubercolosi, che lo ha costretto a un breve periodo di ricovero in ospedale, e alla sua decisione di entrare prima in analisi, come gli era stato consigliato di fare, e solo in seguito di riprendere gli studi.

Rientrato di diritto nel genere dei romanzi di formazione, il capolavoro di Salinger descrive in maniera efficace l’impulsività e, al tempo stesso, la fragilità di un adolescente che si atteggia da duro per nascondere le proprie insicurezze e il proprio complesso d’inferiorità rispetto ai suoi coetanei. Un ragazzo ancora privo di ambizioni, ma pieno di contraddizioni: ricerca la verità per poi discostarsene, rifiuta le convenzioni per poi adattarsi ad esse.

L’unica “colpa” che può essere imputata al giovane Holden è quella di essere troppo insicuro, sensibile e indifeso di fronte alle avversità della vita. Perché la vita «è una partita se stai dalla parte dove ci sono i grossi calibri, ma se stai dalla parte dove di grossi calibri non ce n’è nemmeno mezzo, allora che accidenti di partita è? Niente. Non si gioca

Federica Nitti