“Il gioco dell’oca. L’anoressia raccontata a due voci” di Daniela Pecchi, Federica Pucci e Monica Conforti

Il gioco dell'oca. L'anoressia raccontata a due voci, Daniela Pecchi, Federica Pucci, Monica ConfortiIl gioco dell’oca. L’anoressia raccontata a due voci
di Daniela Pecchi, Federica Pucci e Monica Conforti
PAV Edizioni

Federica ha ora 28 anni, un sorriso splendente e gli occhi pieni di luce. Ricordarla con gli occhi spenti e con il corpo emaciato fa male. Federica è arrabbiata, con la stramaledetta malattia che le ha negato 11 anni della sua vita. Perché sa come si sente chi, come lei, è dentro una gabbia invisibile, quella dell’anoressia.

È arrabbiata per quelli/e che non ce l’hanno fatta, per chi è all’inizio del percorso senza neppure saperlo. Sa che è una prigione e che chi guarda da fuori non capisce, ma non è una colpa. Sa che i padri, le madri, si perdono nell’incomprensibile, piangono di nascosto, ammalandosi anche loro, schiacciati dal gelo dell’impotenza, della mancanza di risposte.

Ma alla fine la rabbia non serve, servono i fatti e allora, ora che sembra ricominciare tutto, ha voluto liberare il desiderio di vivere raccontando la sua storia, perché le cose vanno dette, anche quelle scomode, anche quelle che fanno male.

Un libro che andava scritto, come un atto di coraggio, per far sapere a chi si ritrova o si è ritrovato nella condizione in cui lei e la sua famiglia hanno vissuto per anni, che non è solo, che una via di uscita è possibile. Per raccontare come si può tornare a sorridere, a rialzarsi dopo una caduta. Perché nella vita, come nel gioco dell’oca, succede proprio questo, si cade, ci si rialza, si sta fermi un giro, si va avanti e anche indietro, ma a differenza del gioco, non si torna mai al punto di partenza.

Una storia a due voci, quella di una figlia e di una madre che guardano lo stesso orizzzonte ma vedono confini diversi.

Un confine fatto di dolore, “Il dolore dell’anima”, quello di Federica, alla ricerca di un sé che non trova, chiusa nella falsa verità di una malattia che promette la salvezza ma che lentamente uccide, come lei stessa racconta:

«La mia mente, come il mio corpo, è ormai l’ombra di ciò che era prima che tutto cominciasse. Sono delusa, cerco sicurezza nel mio rifugio, un mondo parallelo che mi stringe sempre più e mi isola dagli altri.

Il mio corpo continua ad ossessionarmi: passo ore a studiarmi di fronte allo specchio del bagno, salgo sul bordo della vasca per vedermi tutta, mi guardo e mi riguardo; mi misuro con le dita le varie circonferenze, quella dei polsi, delle cosce, delle braccia. Mi tocco ogni osso che sporge. Sentirle mi fa tirare un respiro di sollievo. Quelle ossa sono il segno che faccio un buon lavoro che posso essere orgogliosa di me.»

Un confine fatto di paura, di incomprensione, di sensi di colpa e di incapacità di proteggere la figlia, quella di Monica, dove non ci si arrende mai, anche quando tutto sembra immobile.

«Aspettare, non mi sembra di aver fatto altro in questi anni.
Aspetto il sole che tramonti, l’alba che nasce, aspetto che il tuo corpo ritrovi la vita, che la tua anima esca dall’involucro.
Aspetto seduta, ferma, nelle sale spoglie degli ospedali.
Aspetto una mano che mi accarezzi il volto.
Aspetto che la stanchezza svanisca senza portarmi via con sé.
Tu sei stremata. E anche noi lo siamo.
Ti vedo affondare lentamente come nelle sabbie mobili, più ti muovi e più affondi.
Ti guardo senza poterti tendere una mano, perché so che mi trascineresti giù con te e allora aspetto. …Ma tu resta amore mio. Resta in questa vita, perché senza di te non avrei più niente da aspettare.
»

Una narrazione semplice fatta sul filo dei ricordi, raccontata con un linguaggio scorrevole. Un libro da leggere tutto di un fiato, con un finale che è un inno alla vita, perché, come dice Federica: «Il finale non è altro che la mia vita che va avanti.»

Trama

Federica ha sedici anni e una vita piena come ogni adolescente: è brava a scuola, ha tante amiche, un ragazzo ed eccelle nello sport. Crescere però, anche se in un ambiente privilegiato e sereno, significa affrontare piccole difficoltà e superare imprevisti che nel caso di Federica minano la fiducia in sé stessa e mettono in discussione tutto il suo equilibrio.

Improvvisamente si sente inadeguata, il suo corpo le appare grasso. Inizia una drastica dieta dimagrante, ma non riesce a fermarsi e la dieta diventa la sua ossessione. Presto si delineano i primi sintomi di un disturbo alimentare, che nel tempo le impedisce di vivere, fino a portarla ad un passo dalla morte.

Accanto a lei la famiglia, e in particolare sua madre Monica, vive giorno per giorno la malattia e il lungo e difficile percorso di cura.

Dopo più di dieci anni dalla diagnosi, madre e figlia si raccontano cose mai dette, si confrontano, ognuna dal proprio punto di vista, spesso molto diverso.

Si mettono a nudo, liberandosi delle maschere che hanno dovuto portare per riuscire a combattere insieme una malattia subdola e potente come l’anoressia nervosa.

Una storia vera, fatta di fallimenti e di vittorie, dove si cade per poi rialzarsi, raccontata con coraggio e semplicità.

Le Autrici

Daniela Pecchi è nata a Poggibonsi (SI) nel 1957. Ha sempre vissuto in Toscana, spostandosi in varie aree per motivi di lavoro. Ha svolto la professione di medico pediatra fino al 2019, da cui trae la maggiore fonte di ispirazione per scrivere. Ha sempre avuto la passione della scrittura, insieme a quella della fotografia e della pittura. Il suo primo romanzo Al di là della gioia è edito da A.L.A libri nel 2021. Il romanzo ha ricevuto la menzione speciale al concorso letterario “Le parole di Lavinia” indetto da CSFI (Centro Studi Femininum Ingenium) edizione 2022. Con il racconto Le mani del padre ha ricevuto il primo premio al concorso letterario indetto da PAV edizioni “In memoria di Stefania Formicola, vittima di femminicidio” nell’anno 2021.

Federica Pucci è nata a Poggibonsi nel 1995. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico Alessandro Volta di Colle Val D’Elsa inizia il percorso universitario che la porta a lavorare all’interno degli Asili Nido. Ama leggere, adora gli animali. I bambini per lei sono il motore del futuro e per questo studia per accudirli, assisterli ed educarli alla vita. Progetto ambizioso? Forse… ma non impossibile!

Monica Conforti (1967) è nata e vive in Toscana. Diplomata all’Istituto Magistrale, acquisisce il diploma di “Infermiera Professionale” nel 1988, mansione che svolge anche attualmente presso il reparto di Neonatologia dell’Ospedale della propria città. Ama leggere, le piacerebbe recitare, adora fare la nonna. “Scrittrice” per caso, infermiera dei piccoli e delle loro mamme per scelta.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Non perderti le novità!
Mi iscrivo
Niente spam, promesso! Potrai comunque cancellarti in qualsiasi momento.
close-link