“Il futuro del 5G. Mercato ed evoluzione tecnologica” di Antonio Perrucci e Maurizio Dècina

Prof. Antonio Perrucci, Lei è autore con Maurizio Dècina del libro Il futuro del 5G. Mercato ed evoluzione tecnologica edito da Egea: quale importanza riveste la transizione alla tecnologia 5G per la crescita del nostro Paese?
Il futuro del 5G. Mercato ed evoluzione tecnologica, Antonio Perrucci, Maurizio DècinaPer lo sviluppo dei servizi digitali, è di fondamentale importanza garantire il deployment delle reti a banda ultra-larga: ciò vale sia per le reti fisse, soprattutto per quelle in fibra (FTTH), sia per le reti mobili della quinta generazione (5G). In questo contesto, la rete 5G – oltre a garantire il miglioramento delle prestazioni e dei servizi già disponibili in ambiente 4G – consente la realizzazione della cosiddetta Internet delle Cose (Internet of Things), con la promozione di nuovi servizi digitali in moltissimi settori produttivi. Nel libro, abbiamo concentrato l’attenzione su cinque “verticali”: mobilità e trasporti, sanità, istruzione e formazione, sicurezza pubblica, manifattura. Da queste cinque filiere produttive, ci si attende il maggior contributo alla crescita: dei circa 3.500 miliardi di dollari di fatturato di servizi 5G attesi nel 2026 a livello mondiale, 2/3 sono riconducibili a questi cinque verticali. In conclusione, la tecnologia 5G è uno dei motori della crescita dell’economia mondiale, in particolare in quei paesi che procederanno a realizzare le reti, sviluppare i servizi ed incentivare la domanda (pubblica e privata).

Quali fattori determinano il carattere breakthrough del 5G rispetto alle precedenti generazioni radiomobili?
Il passaggio alla quinta generazione segna una discontinuità sotto diversi profili. In estrema sintesi, in primo luogo, dal punto di vista prestazionale: aumenta di venti volte la velocità rispetto al 4G; si riduce la latenza fino ad un millisecondo, con tempi di reazione prossimi a quelli del cervello umano; cresce significativamente la capacità di traffico, grazie all’utilizzo di small cell; migliorano le prestazioni in termini di efficienza (spettrale ed energetica), affidabilità, supporto alla mobilità. Inoltre, ancora più importante, la tecnologia 5G consente – attraverso la tecnica dello slicing – di creare tante reti indipendenti dedicate a specifici utilizzi. In altri termini, il 5G sarà una rete delle reti. Infine, la tecnologia 5G diventa la piattaforma abilitante per lo sviluppo di altre tecnologie digitali, quali intelligenza artificiale, blockchain, realtà aumentata e realtà virtuale.

Qual è la portata delle innovazioni di natura tecnologica e architetturale che ne derivano?
Da quanto detto finora, è chiaro che la portata delle innovazioni – tecnologiche, ma anche di mercato – è assolutamente superiore a quanto sperimentato finora dalle precedenti generazioni mobili. L’impianto delle reti 5G sarà significativamente diverso da quello delle generazioni precedenti, sia dal punto di vista architetturale (architettura aperta e dinamica, su due livelli (hardware e software), organizzazione per slices, densificazione delle celle, integrazione con altre tecnologie digitali), sia per la costituzione di molteplici reti dedicate a specifici “settori”: auto a guida assistita od autonoma, smart city, ospedali connessi, ed altri use cases come quelli descritti nella prima parte del volume.

In che modo il 5G può modificare il nostro sistema produttivo e i nostri modelli di vita e di consumo?
In tutti i paesi, l’avvento del 5G modificherà i sistemi economici, tanto dal lato della produzione e distribuzione dei beni e servizi, quanto dal lato del consumo degli stessi. Sul versante delle imprese, saranno interessate tutte le funzioni aziendali, non solo quella della produzione, ma anche la gestione del magazzino, il marketing, fino alla gestione delle risorse umane. Peraltro, questo fenomeno riguarderà anche la Pubblica Amministrazione, come è nelle previsioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Dalla tecnologia 5G ci si attende – quindi – un contributo importante al miglioramento dell’efficienza del sistema produttivo, con un recupero di produttività, dopo venti anni di sostanziale stagnazione. Chiaramente, vi saranno impatti anche sulle modalità di fruizione dei beni e dei servizi, come abbiamo già avuto modo di constatare in occasione della pandemia Covid: sia perché diverse attività si svolgeranno a distanza (riunioni, didattica, acquisti, pagamenti), sia perché il consumatore avrà una gamma crescente di offerte tra cui effettuare le proprie scelte: si pensi ad esempio all’offerta di contenuti televisivi, ora veicolati da una molteplicità di piattaforme. Cambieranno modalità di fruizione, con l’esperienza individuale che sarà sempre più rilevante, e – probabilmente – anche stili di vita, in un contesto in cui saremo continuamente connessi ad una rete (5G od altro): la modalità che Luciano Floridi ha definito on life.

Quali sfide pone la tecnologia 5G alla regolazione, alla politica industriale e ai più recenti interventi in materia di golden power e cybersecurity?
Il 5G pone indubbiamente un tema di politica industriale, come ha chiaramente indicato il PNRR, laddove ha previsto di destinare 2,02 miliardi per lo sviluppo di reti e servizi 5G. In particolare, è previsto un intervento per completare la copertura (del territorio e della popolazione) in quei casi – limitati – in cui non provvederanno direttamente gli operatori privati. Si immagina anche un’azione a sostegno della domanda, così come sta accadendo per le connessioni alla rete fissa a banda ultra-larga. Per l’esercizio della golden power, già esiste una disciplina ad hoc, che investe anche il 5G. Sul fronte della regolazione, probabilmente, bisognerà riesaminare la disciplina della net neutrality, per verificarne l’adeguatezza al contesto 5G. Il tema della cybersecurity ha una valenza generale, che il Governo sta affrontando mediante l’istituzione di una apposita Agenzia.

Quali sono le politiche pubbliche necessarie per accelerare la transizione alla tecnologia 5G?
Oltre agli interventi volti ad accelerare la realizzazione delle reti 5G, già menzionati, servono misure orizzontali, volte a creare un contesto adeguato allo sviluppo delle tecnologie, quali la riforma della Pubblica Amministrazione e della Concorrenza. Serviranno inoltre misure specifiche, in direzione di: i) una ulteriore semplificazione amministrativa, che renda meno complessa l’installazione delle reti; ii) la revisione dei limiti di campo elettromagnetico (troppo severi in Italia); iii) interventi per innalzare le competenze digitali dei lavoratori e dei cittadini; iv) la promozione ed il sostegno alla ricerca per soluzioni tecnologicamente avanzate (Open RAN). Si tratta di un elenco non esaustivo, che – auspicabilmente – verrà meglio definito e dettagliato dalla implementazione del PNRR, appena questo sarà approvato dalla Commissione europea.

Antonio Perrucci è Direttore del Laboratorio sull’Ecosistema Digitale (Astrid-LED) e docente presso l’Università LUMSA di Roma

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