Il diritto di una comunità comunicativa. Un'indagine sul diritto amministrativo della Chiesa, Edoardo ChitiProf. Edoardo Chiti, Lei è autore del libro Il diritto di una comunità comunicativa. Un’indagine sul diritto amministrativo della Chiesa edito da Giuffrè Francis Lefebvre: quale dimensione assume il fenomeno amministrativo nell’ordinamento canonico?
Bisogna osservare, anzitutto, che anche nell’ordinamento canonico, così come in molti altri ordinamenti giuridici dell’età contemporanea, ricorrono alcuni tratti tipici del «fenomeno» amministrativo, così come esso è venuto storicamente configurandosi a partire dall’ultimo scorcio del XVIII secolo.

Questa affermazione potrà risultare sgradita a molti cultori del diritto canonico e del diritto amministrativo. Ma si tratta di un’affermazione difficilmente contestabile. Nell’ordinamento canonico, anzitutto, troviamo un’organizzazione specializzata, che contribuisce all’attuazione del progetto complessivo della Chiesa, delineato dal Concilio Vaticano II, rendendone possibile il concreto svolgimento con un’azione continua e sistematica. I modi di funzionamento di questa organizzazione specializzata, in secondo luogo, sono soggetti a una specifica disciplina. Talora, essa utilizza strumenti che la pongono in una posizione di superiorità rispetto ai fedeli e si presenta come una ‘macchina dell’obbedienza’. In altre occasioni, mostra un volto più collaborativo e punta a ottenere un’adesione spontanea da parte dei fedeli, basata sul loro intimo convincimento. Quando si avvale di strumenti sostenuti dalla minaccia di una sanzione, peraltro, alle prerogative degli apparati ecclesiastici corrispondono particolari garanzie. Ed è prevista una tutela giurisdizionale specifica. L’esistenza di una componente propriamente amministrativa nell’ordinamento della Chiesa, in terzo luogo, è riconosciuta da un numero crescente di studi della scienza del diritto canonico.

Questi sviluppi non dovrebbero essere negati, ma piuttosto presi sul serio. È ciò che prova a fare questo libro, che si chiede cosa sia il diritto amministrativo canonico, quali caratteri presenti e quale trama di somiglianze e differenze lo leghi ai diritti amministrativi degli ordinamenti contemporanei a regime amministrativo.

Che cos’è e quando si è formato il diritto amministrativo canonico?
La tesi che viene proposta in questo libro è diversa da quelle più diffuse nelle ricostruzioni della scienza canonistica. La prospettiva prescelta è essenzialmente funzionale: considero ‘diritto amministrativo canonico’ quella parte del diritto canonico che ha ad oggetto l’esercizio della funzione amministrativa da parte dell’organizzazione ecclesiastica. Si tratta, in altri termini, di un insieme di principi e regole che disciplinano il complesso delle attività attraverso le quali gli apparati ecclesiastici danno esecuzione alla missione fondamentale della Chiesa, i modi di funzionamento di tali apparati, le loro relazioni tanto con i fedeli laici quanto con i non credenti che decidano di interagire con la Chiesa.

Si obietterà che questa prospettiva funzionale finisce con il dare al diritto amministrativo canonico ha un’estensione troppo ampia. Ma la mia tesi è che una tale estensione deriva dalla teologia conciliare. Questo è un passaggio fondamentale del ragionamento proposto nel libro: il Concilio Vaticano II, ponendosi all’interno della vicenda storica e della tradizione della Chiesa, ha ridefinito i caratteri funzionali dell’ordinamento canonico. In particolare ha scolpito i caratteri della missione fondamentale della Chiesa, chiamando quest’ultima, in sostanza, a conservare e a trasmettere la memoria storica e di fede della vicenda di Cristo e del suo annuncio di rivelazione. Così facendo, ha affidato agli apparati ecclesiastici il compito di dare attuazione a un vero e proprio progetto, che coinvolge la Chiesa nel suo complesso. Ha caratterizzato buona parte delle attività delle organizzazioni ecclesiastiche, in altri termini, come attività amministrative. Il diritto amministrativo canonico è precisamente quella componente del diritto canonico che ha ad oggetto l’attuazione da parte dell’organizzazione ecclesiastica della missione fondamentale della Chiesa.

Questo punto di vista porta anche a collocare la nascita del diritto amministrativo canonico negli ultimi decenni del Novecento: il diritto amministrativo canonico non ha radici antiche, ma una storia recente, essendo il frutto della riforma conciliare e della sua traduzione giuridica nel nuovo Codice.

Quali peculiarità presenta lo statuto del diritto amministrativo canonico?
Anche la ricostruzione dello statuto del diritto amministrativo canonico che è proposta in questo libro si discosta da quelle abituali.

I punti essenziali di questa ricostruzione sono due. Anzitutto, il diritto amministrativo canonico si presenta come un vero e proprio progetto regolatorio: è chiamato a operare in modo strumentale alla realizzazione della missione fondamentale della Chiesa, nella quale trova la propria ragion d’essere e il proprio principio ordinante.

In secondo luogo, nel regolare l’attuazione da parte dell’organizzazione ecclesiastica della missione fondamentale della Chiesa, il diritto amministrativo canonico persegue un obiettivo specifico: pone le condizioni affinché l’organizzazione ecclesiastica, nello svolgimento dei suoi numerosi e svariati compiti, contribuisca a strutturare la comunità dei fedeli, tanto al suo interno quanto nei rapporti con i non credenti, quale ‘comunità comunicativa’. Con questa espressione, che riprendo da Apel e Habermas, mi riferisco a una comunità capace di operare attraverso la partecipazione dei suoi soggetti a una molteplicità di processi comunicativi che applicano strategie condivise, sfruttano la cooperazione e producono interpretazioni accettate da chi vi partecipa. In questa prospettiva, il diritto amministrativo canonico non serve in modo meccanico la ecclesiologia del Concilio Vaticano II. Opera, piuttosto, come un fattore costitutivo della Chiesa, in grado di approfondire la sua missione essenziale.

Per rappresentare il funzionamento del diritto amministrativo canonico, Lei ha scelto di descrivere la disciplina di riconciliazione, eucaristia, amministrazione dei beni della diocesi e della parrocchia ed evangelizzazione dei non cristiani: quali le ragioni di tale scelta e le implicazioni dell’analisi?
Mi interessava, dopo aver ricostruito i caratteri dello statuto complessivo del diritto amministrativo canonico, portare l’indagine sul terreno della micro-analisi. L’analisi di specifiche discipline, infatti, può offrire indicazioni utili a riflettere sugli elementi portanti dell’architettura ideale del diritto amministrativo canonico. Ed è preziosa anche per verificare l’effettivo stato di maturazione del diritto amministrativo canonico.

Ho scelto di esaminare quattro attività principali – l’amministrazione del sacramento della riconciliazione, l’amministrazione del sacramento dell’eucaristia, la gestione dei beni della diocesi e della parrocchia, l’opera di evangelizzazione – perché queste attività mostrano come tutte le principali funzioni attraverso le quali l’organizzazione ecclesiastica dà attuazione alla missione fondamentale della Chiesa implichino lo svolgimento di processi comunicativi. E la loro disciplina mette in luce alcuni aspetti interessanti, il più importante dei quali è che le discipline di cui si compone il diritto canonico sono diseguali: alcune, come quella del sacramento della riconciliazione, si avvicinano molto all’architettura ideale del diritto amministrativo canonico, che calano nello specifico contesto dell’attività che regolano; altre, invece, si discostano in modo significativo da tale disegno, dando vita a un assetto che non risponde alle esigenze del processo comunicativo sotteso all’attività oggetto della disciplina. Non posso dire che questo punto sia davvero dimostrato nel libro, ma sarei tentato di individuare un criterio generale, in base al quale il legislatore ecclesiastico si rivela più attrezzato e capace di mettersi al servizio della teologia conciliare quando disciplina il cerchio più interno delle attività svolte dall’organizzazione ecclesiastica, quello che comprende le dinamiche intra-ecclesiali, mentre diventa più incerto man mano che si allontana da tale cerchio stretto e si avvicina alle attività esterne della Chiesa, quelle che mettono in moto processi comunicativi tra ministri, fedeli e non credenti.

Quanto è originale il diritto amministrativo canonico?
Questa è una delle domande principali con le quali si misura il libro. L’indagine sul diritto amministrativo canonico, infatti, è condotta prima dall’interno dell’ordinamento canonico, quindi attraverso una comparazione con i diritti amministrativi degli ordinamenti contemporanei a regime amministrativo. Devo chiarire che la comparazione è svolta all’interno di una prospettiva particolare, che sfrutta la distinzione weberiana tra le varie configurazioni — tradizionale, carismatica e legale-razionale — del potere politico legittimo. Il punto di partenza che anima e orienta la comparazione è questo: mentre negli Stati occidentali a regime amministrativo e nei sistemi ultrastatali la dimensione legale-razionale è nettamente preponderante rispetto alle componenti tradizionali e carismatiche, la Chiesa, che è un ordinamento (anche) politico, si basa su un intreccio più complesso, sfumato e articolato di queste tre componenti.

La risposta che il libro offre alla domanda è questa: il diritto amministrativo canonico non è del tutto peculiare rispetto all’esperienza dei diritti amministrativi degli ordinamenti prevalentemente legale-razionali, ma neppure interamente riconducibile e assimilabile a tale esperienza. Il vero e proprio nucleo di originalità del diritto amministrativo canonico sta in due aspetti specifici della sua architettura ideale che sono estranei ai diritti amministrativi degli altri ordinamenti. Il primo è il riconoscimento che una forza trascendente, lo Spirito santo, è all’opera nell’ordinamento canonico. Il secondo consiste nel particolare modo di produzione degli effetti giuridici, che si avvale, di regola, di strumenti non coercitivi. Si tratta di due aspetti che distinguono nettamente lo statuto del diritto amministrativo canonico da quelli degli ordinamenti a base prevalentemente legale-razionale. I diritti amministrativi di tali ordinamenti tendono a convergere, al di là delle loro molteplici differenze e variazioni, intorno a un modello incentrato sulla disciplina del «potere amministrativo». Il progetto regolatorio del diritto amministrativo canonico, invece, si fonda su un disegno qualitativamente diverso. Presuppone, infatti, l’esistenza di una rete di relazioni sociali capaci di sostenere l’adempimento di obblighi giuridici che non sono sempre accompagnati da sanzioni o incentivi.

In che modo è possibile ripensare e riprogettare il diritto amministrativo canonico?
Il tentativo di questo studio è anche quello di riflettere sulle implicazioni delle conclusioni alle quali giunge. Una di queste implicazioni riguarda la necessità di una riforma del diritto amministrativo canonico. Se il diritto amministrativo canonico può essere ricostruito come ‘il diritto di una comunità comunicativa’, se si presenta come un progetto regolatorio con un’architettura ideale, se il suo effettivo stato di maturazione non è sempre soddisfacente, allora non dovrebbe essere un tabù parlare della sua riforma.

Non si tratta di una implicazione di poco conto. Richiede di abbandonare la consuetudine conservatrice che caratterizza gli studi di diritto canonico a favore di una prospettiva apertamente riformista. Soprattutto, richiede un impegno assai complesso, che presuppone una vera e propria riprogettazione del diritto amministrativo canonico. L’obiettivo, infatti, è quello di ricostruire il diritto amministrativo canonico in modo tale che esso sia effettivamente in grado di governare i processi comunicativi in gioco nelle varie attività ecclesiastiche, tenendo conto delle specificità dei diversi tipi di situazioni comunicative. Per quanto complessa, tuttavia, la riprogettazione del diritto amministrativo canonico è un passaggio al quale la scienza del diritto canonico non dovrebbe sottrarsi, se vuole dotare la Chiesa di strumenti giuridici funzionali allo svolgimento della sua missione.

Edoardo Chiti (1969) è professore ordinario di Diritto amministrativo presso l’Università degli studi della Tuscia. È membro dello European Group of Public Law e dell’Istituto di ricerche sulla pubblica amministrazione (Irpa). È avvocato. Tra le sue pubblicazioni più rappresentative, si ricordano le monografie Le agenzie europee. Unità e decentramento nelle amministrazioni comunitarie (Cedam, 2002), L’integrazione amministrativa europea, con Claudio Franchini (Il Mulino, 2003) e L’amministrazione militare (Giuffrè, 2007).