Prof.ssa Valentina Bambini, Lei è autrice del libro Il cervello pragmatico edito da Carocci: di cosa si occupa la pragmatica della comunicazione umana?
Il cervello pragmatico, Valentina BambiniIl termine “pragmatica”, nel suo senso comune, fa pensare alla praticità, alla capacità di agire nelle situazioni concrete. Quando riferita alla comunicazione umana, la parola assume un senso tecnico, ma ci sono alcune somiglianze con il senso comune. La pragmatica è la nostra capacità di “mettere in pratica” le parole, di calarle nelle situazioni comunicative in cui vengono usate.
Facciamo un esempio. Immaginiamo una situazione in cui siamo in viaggio e ad un certo punto il treno si ferma, probabilmente per un guasto, e il nostro vicino esclama: “Oh che fortuna”. Naturalmente il nostro vicino non intende comunicare quello che le sue parole dicono letteralmente. È ironico: intende l’esatto opposto di ciò che dice. Ecco, grazie alla pragmatica, siamo in grado di calare l’espressione nel contesto specifico e recuperare il senso con cui è stata comunicata.

Un altro esempio che vorrei fare è quello della metafora. Immaginiamo una situazione in tribunale, con un avvocato che recita una fervente arringa accusatoria, e un giurato che ad un certo punto dice: “Quell’avvocato è uno squalo!”. Naturalmente, nessuno penserà che l’avvocato ha la pinna e vive nell’oceano. Capiremo immediatamente che il giurato intendeva sottolineare l’aggressività dell’avvocato, dandone un’immagine particolarmente vivida.
La pragmatica è un aspetto fondamentale della nostra competenza comunicativa, dal momento che gran parte della comunicazione umana è implicita e ricca di significati “non detti”, non certo limitati a metafore e ironie.

Cosa si sa sul rapporto tra pragmatica e cervello?
Il rapporto tra pragmatica e cervello è oggetto di studio solo da pochi decenni (si parla di “neuropragmatica”), cosicché ancora non abbiamo una visione completa di come i neuroni implementino la nostra capacità di integrare parole e contesto nella comunicazione quotidiana. Ci sono però alcuni aspetti di questo rapporto su cui abbiamo qualche certezza.
Prima di tutto, sappiamo che, per supportare la comunicazione, il cervello recluta diversi sistemi cognitivi. Ciò non sorprende, se pensiamo che il contesto comunicativo – quello che dobbiamo integrare con il materiale linguistico per comunicare efficacemente – è fatto di molti elementi, da quelli fisico-spaziali a quelli più mentali e psicologici. Non basta dunque attivare le regioni cerebrali che sanno decodificare parole e frasi. Occorre anche attivare sistemi neurali non linguistici deputati a dirigere l’attenzione verso gli stimoli esterni rilevanti. E occorre poi coinvolgere sistemi che “leggono” la mente dell’altro, ricercando le intenzioni dietro alle parole. Nel complesso, il cervello supporta la pragmatica attraverso sofisticate interazioni tra sistemi cognitivi diversi.
Un’altra cosa che sappiamo è che i circuiti cerebrali della pragmatica arrivano tardi a maturazione. Una prova di questo ci viene dall’osservazione del comportamento comunicativo dei bambini. Potrebbe accadere che, se chiediamo ad un bambino di 3 anni di aiutarci a fare una certa cosa dicendogli: “Puoi darmi una mano?”, il bambino ci risponda tendendoci la mano.
E poi sappiamo che i circuiti pragmatici sono molto vulnerabili nella patologia. Alterazioni neurologiche e psichiatriche spesso portano alla compromissione di questa delicata cooperazione di sistemi linguistici e non linguistici che supporta la comunicazione umana.

Quali sono i correlati neuroanatomici e neurofunzionali delle abilità pragmatiche?
I correlati neuroanatomici delle abilità pragmatiche interessano diverse porzioni della nostra corteccia. Un primo fatto da menzionare è che queste regioni sono collocate su entrambi gli emisferi cerebrali. Questo è un dato importante, se si pensa che per lungo tempo si è considerato il linguaggio come una funzione prevalentemente a carico dell’emisfero cerebrale di sinistra: quando ci si cala nel contesto comunicativo, le attivazioni diventano bilaterali.
Da punto di vista neurofunzionale, nei processi pragmatici sono coinvolti certamente centri responsabili per il linguaggio (soprattutto nei lobi frontali e temporali), ma anche circuiti legati all’inibizione e al controllo attentivo. Inoltre, un “nodo” cruciale per l’elaborazione pragmatica è quello della cosiddetta giunzione temporo-parietale. Si tratta di una regione al confine tra diversi lobi cerebrali, che raccoglie informazioni da canali diversi ed è capace di combinarle. In particolare, questa regione è capace di integrare informazioni linguistiche e informazioni sulle intenzioni degli altri partecipanti alla conversazione, un aspetto fondamentale in pragmatica. La copertina del mio libro si ispira a questo nodo cerebrale… naturalmente usando una metafora visiva!

Quale importanza riveste la neurocronometria dei processi pragmatici?
La comprensione del linguaggio scorre velocissima. Vari studi hanno dimostrato che, ad esempio, recuperiamo il senso di una parola dal nostro vocabolario mentale in meno di 400 millisecondi. Tuttavia molti di questi studi sono basati sull’elaborazione di parole isolate, come “bellezza”, “cane”, “autobus”. Cosa succede quando le parole sono calate nelle frasi, e assumono significati diversi a seconda dei contesti?
Registrando l’elettroencefalogramma di soggetti che elaborano frasi, riusciamo a estrarre la risposta cerebrale alle parole con una risoluzione temporale molto fine, seguendola millisecondo per millisecondo, come se scattassimo una fotografia al fotofinish del processo di comprensione. Ecco, grazie a queste metodiche abbiamo visto che l’integrazione del contesto avviene molto velocemente, insieme al recupero del significato “standard” delle singole parole. Se sentiamo una frase come “Sono incinta” pronunciata da una voce maschile, mentre recuperiamo la parola “incinta” integriamo anche le informazioni sull’identità del parlante, e già a 400 millisecondi riconosciamo un’anomalia. Quando poi il significato è implicito, come nelle metafore e nelle ironie, i tempi si allungano un po’: sembra che ci servano circa 600 millisecondi per raggiungere un’interpretazione. Quando si parla di “neurocronometria”, ci si riferisce allo studio delle diverse fasi del processo di comprensione così come si snoda nel cervello. Questa linea di studi è molto importante per capire come funziona il linguaggio nei suoi ingranaggi più fini.

Come si manifesta il deficit pragmatico?
Sarà capitato a tutti di non capire cosa intendesse il nostro interlocutore: capiamo le parole, ma non cogliamo il senso di una battuta ironica, ad esempio. Oppure non capiamo bene una metafora. Ecco, il deficit pragmatico porta a situazioni di questo tipo, naturalmente amplificate in qualità e quantità al di là dei normali fenomeni di fraintendimento che occorrono nella comunicazione umana.
Un paziente affetto da schizofrenia cui si chiede cosa significa “Una rondine non fa primavera” potrebbe rispondere dicendo che le rondini dovrebbero portare primavera ma non è più così perché il tempo è cambiato. In questi pazienti, può anche accadere che il discorso sia “tangenziale”, frammentandosi in mille rivoli scarsamente pertinenti rispetto all’argomento di conversazione.

Il deficit pragmatico interessa varie condizioni patologiche, in primis schizofrenia e autismo, ma anche – secondo gli studi più recenti – patologie neurologiche come la sclerosi laterale amiotrofica e la sclerosi multipla. Quando si studia questo argomento, non si può prescindere dal considerare che cosa comporti per un individuo avere difficoltà nella pragmatica della comunicazione. Non si tratta soltanto di non capire alcune espressioni, ma si tratta piuttosto di non riuscire ad avere conversazioni adeguate e soddisfacenti, di non capire le battute e non divertirsi nel comunicare, né cogliere gli aspetti più coloriti ed emotivi del linguaggio. Il deficit pragmatico impatta sulla qualità della vita, avendo effetto negativo su quanto di più sociale l’uomo faccia: comunicare. È per questo motivo che la nostra ricerca attuale si sta rivolgendo allo sviluppo di un programma di trattamento che aiuti a ricostruire e a potenziare la competenza pragmatica.