“Il cerchio dei giorni” di Ken Follett

Il cerchio dei giorni, Ken FollettCon oltre 190 milioni di copie vendute in più di ottanta paesi, tradotto in quaranta lingue, Ken Follett è una delle voci più riconoscibili e amate della narrativa contemporanea. Nel suo ultimo romanzo, Il cerchio dei giorni, pubblicato in Italia da Mondadori nella traduzione di Annamaria Raffo, lo scrittore gallese dimostra ancora una volta il suo interesse nell’esplorare, attraverso la letteratura, i grandi misteri e le meraviglie della storia umana. Le sue narrazioni, costruite con una meticolosa ricerca storica e sostenute da trame avvincenti, si muovono sempre sul confine tra realtà e finzione. In questo nuovo romanzo, Follett ci riporta indietro di cinquemila anni nel sud del Regno Unito per raccontare la genesi di uno dei più grandi misteri dell’umanità: la costruzione di Stonehenge.

Dalle storie di spionaggio e dai thriller degli anni Settanta fino alla consacrazione con i grandi romanzi storici, Ken Follett ha costruito una carriera fondata sulla capacità di unire ricerca metodica e tensione narrativa. Dopo il successo de I pilastri della Terra (1990), il primo dei cinque volumi che compone la Serie di Kingsbridge, che ha ridefinito il genere del romanzo storico trasformando la costruzione di una cattedrale medievale in una vicenda di passioni e potere, l’autore ha continuato a esplorare le pieghe della Storia con la trilogia Century conquistando milioni di lettori con un modello di narrazione epica accessibile e rigorosa. Follett è, a tutti gli effetti, un architetto della grande Storia umana: costruisce le sue trame come si costruisce una cattedrale, pietra su pietra, con una struttura solida e una visione che abbraccia interi secoli. Con Il cerchio dei giorni, l’autore sembra voler chiudere un cerchio ideale, tornando alle origini della civiltà per indagare una delle più grandi imprese mai compiute.

La storia ha inizio intorno al 2500 prima dell’era comune. Nelle prime pagine incontriamo Seft, un giovane e abile cavatore di selce, costretto a vivere sotto la tirannia del padre Cog e dei fratelli Olf e Cam. Follett descrive la famiglia di Seft con grande efficacia, in particolare la figura di Cog, dura e fredda come la pietra: «La selce era la più dura tra le pietre e il padre di Seft aveva il cuore duro come la selce». Questa metafora, che lega materia e carattere, racchiude uno dei motori principali del romanzo: il desiderio di Seft di sfuggire alla violenza della sua famiglia e costruirsi un futuro diverso. Durante la Cerimonia di Mezza Estate, un rito che segna l’inizio dell’anno e riunisce tutte le tribù della Grande Pianura, incontra Neen, la ragazza di cui è innamorato, e sua sorella Joia, destinata a diventare sacerdotessa. Sarà proprio quest’ultima, dotata di un’intelligenza visionaria e di un carisma innato, a concepire il sogno di un grande monumento di pietra, un cerchio capace di seguire i movimenti del sole e della luna e di scandire il tempo.

La costruzione di Stonehenge non è soltanto un’impresa ingegneristica, ma una straordinaria forma di conoscenza e di relazione con il tempo. Come ha dichiarato lo stesso Follett: «Ho raccontato in precedenza grandi conquiste umane e sono sempre stato attratto dalle storie di persone comuni che fanno cose apparentemente impossibili, e cosa c’è di più straordinario che la costruzione di questo monumento enorme?». Il romanzo intreccia questa tensione con un rigoroso realismo antropologico: l’autore descrive in dettaglio le tecniche per cavare la selce, la vita delle comunità di pastori e contadini, i riti celebrati dalle sacerdotesse che custodiscono il monumento e i conflitti sociali che emergono con la siccità e la competizione per le terre. In questo senso, secondo l’astrofisico e docente Giulio Magli, Follett riesce a restituire «in un crescendo avvincente, i problemi e le sfide che dovettero affrontare i costruttori di Stonehenge per regalarci un monumento ancorato per sempre al movimento della nostra stella». La costruzione del grande cerchio diventa così metafora del tempo stesso, scandito dal ritorno ciclico del sole e dal ripetersi dei solstizi. Il titolo, Il cerchio dei giorni, rimanda infatti al percorso ciclico dell’anno solare e alla volontà di «trasformare un preesistente circolo di tronchi di legno in un oggetto “eterno” in pietra».

I personaggi principali di questo romanzo, Seft e Joia, con le loro aspirazioni e fragilità, incarnano due diverse forme di ricerca della propria strada e identità. Seft desidera fuggire dalla violenza paterna e costruirsi una nuova vita, mentre Joia è spinta da una curiosità intellettuale che la rende diversa dalle altre donne del suo tempo. «Lei non aveva le stesse aspirazioni di sua sorella: non pensava che sarebbe stata una buona madre. E non si era mai innamorata di un ragazzo. C’era decisamente qualcosa che non andava in lei». In questa riflessione Follett sfiora con delicatezza il tema dell’identità femminile e del ruolo della donna in una società primitiva, rivelando quanto certi interrogativi — libertà, indipendenza, appartenenza — siano universali e atemporali.

Nel romanzo emergono riflessioni implicite sui rapporti umani e sul modo in cui le comunità affrontano il cambiamento: il progresso, spesso, non è accolto con entusiasmo, ma genera tensioni, paure e conflitti. Come osserva lo stesso Follett nel podcast Country Life: «There are some things we are all worried about: love and marriage and sex and children and family, violence, crime and war. These are all things that happened in all periods of history and in all parts of the world». È proprio questa universalità a rendere Il cerchio dei giorni una lettura affascinante: dietro la ricostruzione preistorica si percepisce la continuità dei sentimenti umani, la ripetizione dei desideri e dei conflitti che attraversano i secoli. In questo senso, il romanzo dialoga con tutta la produzione di Follett: le sue grandi narrazioni storiche riflettono sempre, in filigrana, le paure e le ambizioni del presente «perché alcune cose non cambiano mai», ha dichiarato l’autore a Vanity Fair.

Il tipo di linguaggio impiegato è semplice, diretto e funzionale a un’esigenza precisa dell’autore, come ha spiegato in un’intervista per Repubblica: «Il mio primo dovere come scrittore è quello di farmi capire. Detesto il tipo di scrittura che fa dire alla gente: “Il lettore deve impegnarsi, fare uno sforzo”. Sono convinto che se non riesco a essere chiaro, non riesco a fare nulla». Questa chiarezza stilistica non è casuale, ma radicata anche nella sua esperienza professionale come newspaper reporter, che lo ha abituato a comunicare informazioni complesse in modo immediato e accessibile. La prosa di Follett si distingue per la sua trasparenza: descrizioni essenziali, dialoghi rapidi e un narratore onnisciente che accompagna il lettore con un ritmo quasi cinematografico. Come ha affermato egli stesso, «I want to get the facts right. If something is known then I can’t violate it. A good knowledge of the historical details gives the book authenticity and makes the story more credible». In questo modo, accuratezza storica e narrazione vivace si fondono, conferendo al romanzo una credibilità che rende le vicende, pur ambientate cinquemila anni fa, straordinariamente concrete e coinvolgenti.

Alla fine della lettura resta la sensazione di aver attraversato, insieme ai protagonisti, un tempo remoto ma sorprendentemente familiare. Follett non pretende di spiegare il mistero di Stonehenge ma lo restituisce al lettore come esperienza umana: il desiderio di lasciare un segno, di appartenere a qualcosa che duri più della vita stessa. Quando difatti gli viene chiesto cosa spera rimanga ai lettori una volta terminato il libro, Follett non ha grandi pretese: «Non ci penso molto. Voglio solo che si divertano. La letteratura serve al piacere. Non ho un messaggio, non voglio che i lettori chiudano il libro pensando di dover fare qualcosa. Voglio che, finito, chiamino il loro migliore amico e dicano: “Devi leggere questo libro!”. Amo le storie da quando avevo quattro anni, e scrivo per dare agli altri lo stesso piacere che danno a me».

Giorgia Carta