“Il censimento dei radical chic” di Giacomo Papi

Il censimento dei radical chic, Giacomo Papi“Questa recensione non contiene parole difficili.”
Autorità Garante per la Semplificazione della Lingua italiana
DL, 17/6, n. 1728

Il censimento dei radical chic è un romanzo di genere distopico, ma la distopia è permeata da toni grotteschi e ironici, al confine con la satira politica e sociale, tanto è vero che il suo autore, Giacomo Papi, ha ricevuto nel 2019 (anno di pubblicazione del romanzo) il “Premio Bper per il libro” nell’ambito del Premio Satira di Forte dei Marmi.

Giacomo Papi, giornalista e scrittore milanese nato nel 1968, ha una lunga militanza nell’editoria e nel giornalismo, ma ha lavorato anche come autore televisivo. Laureato in filosofia, ha pubblicato il suo primo libro (insieme a Federica Presutto) nel 1993, intitolato Era una notte buia e tempestosa. 1430 modi per iniziare un romanzo. Nel 2004 è stato uno dei fondatori della casa editrice milanese “ISBN Edizioni”. Nel 2008 ha lavorato come editor per Einaudi Stile Libero e ha collaborato con Daria Bignardi per il programma “Le invasioni barbariche”. Dal 2009 ha lavorato anche al programma “Che tempo che fa” con Fabio Fazio, Pietro Galeotti e Michele Serra, con cui il rapporto di collaborazione è ancora in corso. Papi ha pubblicato diversi romanzi: I primi tornarono a nuoto (2012), I fratelli Kristmas (2015), La compagnia dell’acqua (2017) e, dopo Il censimento dei radical chic, il romanzo Happydemia. Tra le altre pubblicazioni (saggi e miscellanee) vi sono Papà (2002), Accusare (2004) e Italica (2022). Papi, inoltre, scrive e ha scritto per diverse testate, tra cui “La Repubblica”, “Il Foglio” e “Il Venerdì”. Ha un blog su “Il Post” in cui parla di letteratura ed editoria. Ha diretto la scuola di scrittura Belleville di Milano e, dal 2021, è direttore del Laboratorio Formentini per l’editoria, sempre a Milano, ed è consigliere di amministrazione della Fondazione Mondadori.

Giacomo Papi è uno scrittore attento all’attualità e ai mutamenti della nostra società e nel Censimento dei radical chic ha fotografato un particolare momento dell’Italia, acuendone ed estremizzandone alcune caratteristiche, arrivando addirittura a una sorta di ribaltamento della realtà. Si potrebbe pensare che il romanzo sia invecchiato a distanza di pochi anni, dato che i cambiamenti avvengono oggi alla velocità di un “post”, a ritmi impensabili solo fino a una decina di anni fa. Il messaggio, invece, è ancora di stretta attualità e va oltre l’oggetto specifico delle critiche dell’autore. Nel nostro modo a misura di social, infatti, si avverte sempre più forte la tendenza a semplificare. Il dibattito è polarizzato: a favore o contro, senza posizioni intermedie, e c’è sempre bisogno di trovare un bersaglio, qualcuno o qualcosa da odiare. Pochi anni fa erano “i professoroni”, in questi giorni “il patriarcato” e non importa se la causa sia giusta o meno. L’importante è sfogarsi, dare fiato alle nostre pulsioni e chi riesce a cavalcarle e indirizzarle si vede assicurato il successo mediatico, che può tradursi anche in consenso politico.

Offerta
Il censimento dei radical chic
  • Editore: Feltrinelli
  • Autore: Giacomo Papi
  • Collana: Universale economica
  • Formato: Libro in brossura
  • Anno: 2020

La trama

Nel Censimento dei radical chic tutto inizia con la morte di un intellettuale, ucciso sul pianerottolo di casa: «Il primo lo ammazzarono a bastonate perché aveva citato Spinoza durante un talk show. In effetti da parte del professor Giovanni Prospero era stata un’imprudenza aggravata dal fatto che si era presentato in studio indossando un golfino di cachemire color aragosta. La citazione gli era scappata di getto nella foga del dibattito, per tentare di alzarne il livello. Si rese conto all’istante di aver commesso un errore: il pubblico ammutolì e il sorriso del conduttore, di solito così cordiale, si irrigidì in una smorfia ostile:

“Nel mio programma”, disse, “non permetto a nessuno di usare parole difficili. Le pose da intellettuale sono vietate.” Dopo una pausa ostentata, il conduttore aggiunse: “Questo è uno show per famiglie e chi di giorno si spacca la schiena ha il diritto di rilassarsi e di non sentirsi inferiore”.»

Dopo la morte del professore, la figlia Olivia, pasticciera nel “Dolcecasa”, un rinomato locale di Reading, cittadina residenziale alle porte di Londra, fa ritorno a Milano. Seguendola, i lettori conoscono la cerchia di persone frequentate dal padre: un gruppo di intellettuali, in gran parte ormai vecchi, che nel corso degli anni ha ripetuto stancamente il solito copione, senza capire che il mondo stava cambiando. Gli intellettuali si sono limitati a mantenere il proprio “status”, senza sporcarsi le mani, nella convinzione che bastasse prendere parte ogni tanto a qualche manifestazione. La critica di Papi è principalmente indirizzata a chi fomenta campagne di odio contro i “professoroni” o comunque usa l’odio per fini politici, come il Ministro dell’Interno dell’Italia raffigurata nel libro (vi sono evidenti analogie con gli atteggiamenti di un noto politico italiano) ma l’autore lancia qualche frecciatina anche a certi intellettuali italiani. Molto indicativo, in proposito, un dialogo tra Olivia e Cesare, un intellettuale amico del professor Prospero: «“Tuo padre diceva che i professori universitari sono come quei molluschi che, quando trovano uno scoglio, ci si attaccano per sempre e iniziano a nutrirsi del proprio sistema nervoso.”

“Che cosa vuol dire?”

“Che quando sei troppo sicuro smetti di pensare, ti mangi il tuo stesso cervello. E non servi più a niente”.»

Olivia, tuttavia, continua a non capire che fastidio potessero dare persone come il padre, sul cui omicidio si indaga senza fretta e senza troppe pressioni. I colpevoli non verranno mai trovati e, addirittura, sono in qualche modo giustificati, come se il professore se la fosse andata a cercare: Prospero, con lo pseudonimo di Plico della Mirandola, usava i social per sostenere le sue tesi e dibattere anche in modo provocatorio. Olivia scopre che il padre, quantomeno, non aveva rinunciato al suo ruolo di intellettuale attivo nella società.

Ma il clima di odio contro gli intellettuali, definiti “radical chic”, coinvolge ormai tutto il Paese: a Treviso un professore di liceo viene ritrovato cadavere nel canale a pochi passi da Piazza dei Signori, zavorrato con vocabolari di greco e latino per farlo andare a fondo. Un delitto che sarà definito come una ragazzata, sia pure dall’esito tragico. Il Ministro dell’Interno, che assomma su di sé la carica di Primo Ministro, tanto è vero che viene chiamato anche Primo Ministro dell’Interno, si assume tutta la responsabilità politica, morale e storica di quanto avvenuto durante un discorso in Parlamento (chiaro riferimento al discorso di Mussolini all’indomani del delitto Matteotti) e annuncia una misura apparentemente protettiva: «attueremo un censimento nazionale dei radical chic al termine del quale sarà istituito un apposito Registro con i nominativi, gli indirizzi, le abitudini di tutti coloro che in questo Paese si ostinano a credersi più intelligenti degli altri.» Il provvedimento sarà accompagnato da un decalogo, scritto dallo stesso Ministro, in cui si spiega perché gli intellettuali sono da considerarsi sempre pericolosi.

Si assiste allora a una serie di diverse reazioni. C’è chi smania per essere inserito nell’elenco, così da mantenere o acquisire uno “status”, un ruolo nella società. C’è chi, invece, corre a disfarsi di tutti i libri ma anche delle giacche di tweed e di velluto. Gli abiti inglesi, si sa, piacciono molto agli intellettuali e radical chic italiani, meglio dunque non correre rischi. C’è anche qualche cane sciolto che si rifugerà in case di campagna, pensando di resistere, tuttavia senza una forma di dissenso organizzato. Tra questi ultimi c’è Cosma, quarantenne precario figlio di Cesare, che non vede l’ora di fare la rivoluzione e trama in silenzio.

Si giunge dunque alla creazione del Registro Nazionale degli Intellettuali e dei Radical Chic, istituito con il Decreto Legge n.1728, intitolato “Provvedimenti in difesa della lingua italiana”. Il Decreto Legge, infatti, non si limita a istituire il Registro, ma prevede anche la “creazione della figura del Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana”, con tanto di assunzione di “funzionari linguistici di I e II grado”. Lo scopo è quello di creare una nuova lingua italiana, assai semplificata nella grammatica e nella sintassi ma, soprattutto, composta soltanto da parole di uso popolare. Una sorta di “Neolingua”, insomma, come nel capolavoro distopico di George Orwell, 1984. Il tutto, però, è qui condito da toni farseschi e gli esiti diventano tragicomici. Alla semplificazione provvede una commissione formata da esperti linguisti e da sei commissari «sorteggiati a caso in rappresentanza del popolo: una commercialista, un personal trainer, una maestra elementare, un meccanico, una modella e un fantino.» La semplificazione della sintassi produce abbastanza in fretta alcuni risultati come, ad esempio, l’eliminazione del congiuntivo. I lavori per la semplificazione del vocabolario, invece, vanno a rilento per le oggettive difficoltà ma anche per qualche inaspettata resistenza da parte degli stessi funzionari, innamorati delle parole. Tra di essi il funzionario Redattore Ugo Nucci, che si firma “Frun”, ben presto ripreso dal suo superiore, il funzionario Redattore Capo Salvo Pelucco. Con un effetto di metanarrazione, infatti, una buona parte del libro (fino a pagina 99) è caratterizzato dalle incursioni di “Frun”, il funzionario incaricato di emendare lo stesso libro che stiamo leggendo: nella prosa compaiono cancellature di parole ed espressioni che il funzionario ritiene non adatte, con tanto di spiegazioni in merito e suggerimenti di editing nelle note a piè di pagina. Qualcosa, però, andrà storto. Innanzitutto, il Primo Ministro dell’Interno sarà vittima di una spiata e cadrà nella trappola da lui stesso confezionata: non è, infatti, un vero ignorante popolare. Anzi, ha bisogno di trasgredire con piacere alle regole da lui stesso imposte e, spesso, si rifugia in un cinema di periferia per godersi dei pesantissimi film francesi da intellettuali. Sarà sorpreso proprio durante la visione di uno di questi film e, a causa dello scandalo che ne deriva, sarà sostituito con un nuovo Primo Ministro, stavolta ignorante per davvero.

Nel frattempo, dopo aver dato qualche accenno di trasgressione alle regole della nuova lingua, il funzionario redattore “Frun” smette di inserire le sue considerazioni a piè di pagina e sembra scomparire dalla narrazione.

La situazione precipita proprio il giorno dell’insediamento del nuovo Primo Ministro, che avviene durante una cerimonia pubblica a Piazzale Loreto, la cui valenza storica e simbolica è completamente ignorata dal nuovo Primo Ministro. Lo stesso giorno, Olivia ha appuntamento con Cesare non molto distante dal piazzale, nei giardini pubblici che una volta ospitavano uno zoo. Qui, non a caso, gli intellettuali mettono in scena dei piccoli spettacoli, dei siparietti in cui, travestiti, recitano alcuni brani tratti da libri famosi, come ad esempio “Piccole Donne” o “Pinocchio”, di fronte a un pubblico perplesso. Ormai, infatti, sono come animali in cattività, chiusi negli zoo, totalmente depotenziati e ridotti a mera testimonianza folkloristica del loro passato da intellettuali. Nel frattempo, il capo della Autorità Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana viene rapito sotto casa sua e sadicamente torturato da uno sconosciuto mediante la lettura di brani “difficili”, tratti dalle opere di alcuni letterati e filosofi.

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Mentre Olivia e Cesare discutono, si avverte il forte rumore di un esplosione. C’è stato, infatti, un attentato: un furgone in fiamme, guidato da Cosma e imbottito di benzina e degli oltre ottomila libri appartenuti al professor Prospero, si è appena abbattuto sulla gente adunata a Piazzale Loreto, provocando una esplosione di fiamme, carta, carne e lamiere. Cesare e Olivia alzano la testa al cielo, offuscato da una nuvola nera. A terra cade una pioggia di carta bruciata.

Nell’ultima pagina del libro compare di nuovo una nota. Stavolta è del Redattore Capo Salvo Pelucco: comunica ai lettori che il redattore “Frun”, scomparso a pagina 99, è sospettato di essersi unito ai ribelli e, forse, di aver partecipato anche al rapimento del dottor Garante.

Con un tono ironico dai tratti grotteschi e una prosa scorrevole e controllata, che mai appare artificiosa, Giacomo Papi ci porta in un’Italia ribaltata ma verosimile e ci fa sorridere e riflettere: gli intellettuali e, in generale, il pensiero autonomo e privo di condizionamenti possono essere pericolosi per chi fa leva solo sulle emozioni e sui bassi istinti della gente, le cui pulsioni sono spesso alimentate ad arte per mero tornaconto politico e per la conservazione del potete. La complessità è faticosa, ci rallenta, ma anche per questo è temuta: «La complessità si frappone tra l’arrabbiato e l’oggetto della sua rabbia, quindi ostacola lo sfiato degli istinti che regola la via politica di un Paese.»

Andrea Marchetti

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