“Il cappello di camoscio” di Alessandro Furlan

Il cappello di camoscio, Alessandro FurlanAlessandro Furlan è nato due volte: «la prima il 21 marzo 1967 a Venezia grazie al fatto che la mia mamma biologica, non potendomi evidentemente tenere con sé, ha deciso, anziché uccidermi, di affidarmi alle cure dell’orfanotrofio Santa Maria della Pietà a Venezia e il 12 ottobre 1971 grazie alla famiglia adottiva che con tutto l’amore possibile è diventata non solo la mia unica vera famiglia, ma anche la fucina di quello che sono oggi.»

Una vicenda toccante, quella che l’Autore racconta nel suo libro Il cappello di camoscio, edito da Visystem, che affronta con coraggio e lucidità temi scottanti come aborto e adozione, ferite ancora aperte nella società italiana.

Eppure, nessun sentimento di rancore accompagna la sua consapevolezza di esser stato adottato: «fin dai primi anni della ragione ho provato in me un forte senso di riconoscenza verso le due famiglie perché entrambe hanno fatto si che io potessi vivere questa esperienza meravigliosa che è la vita.»

Dei genitori adottivi possiede scarne informazioni, quanto piuttosto il vagheggiare nostalgico di un amore negato: «Della madre naturale […] ho una vaga immagine, ma non so se è reale. La immagino minuta, carina ma dal carattere tipicamente aderente agli anni della contestazione. Se chiudo gli occhi la vedo volteggiare giovane tra i ponti e le calli di Venezia in modo artistico. Ma è frutto credo della mia fantasia.

Comunque sia, le sono eternamente grato per non avermi ucciso come purtroppo è successo a tanti bimbi meno fortunati di me, mai nati a causa di aborti fatti in casa in modo violento e maldestro o in qualche ospedale all’epoca compiacente. Stiamo parlando del 1966.»

Vengono in mente il libro Lettera a un bambino mai nato, di Oriana Fallaci e la risposta formulatane, sulle note della canzone “Nel vento”, da Don Backy, un “sì alla vita” pieno e coraggioso.

Per Alessandro, sono stati Augusto e Andreina Furlan gli unici genitori, che lo hanno accolto e gli hanno donato “amore e gioia” negatigli dai genitori naturali.

Furlan rivolge un accorato appello ai genitori che «hanno e avranno intenzione di abbandonare il loro figlio/a»: «lasciare una lettera accompagnatoria in cui si spieghino i reali motivi di tale abbandono affinché per tutta la vita questa creatura non si domandi di continuo il perché di questo “rifiuto”» e possa elaborare coscientemente il suo trauma, senza alimentare sentimenti dannosi per il suo equilibrio e la sua crescita.

Infatti, è fisiologico che nel bimbo dato in adozione «negli anni cresca nella testa, oltre alla sindrome dell’abbandono, anche un senso di colpa.» Egli sarà portato a domandarsi: «”ho commesso qualcosa di così grave da aver indotto i miei ad abbandonarmi?” Oppure: “la mia nascita può aver spaventato o messo tanto in difficoltà i miei genitori?” Queste due sono le domande che molto spesso mi pongo e credo che tanti bimbi abbandonati si pongano.»

Per sanare tale incommensurabile ferita esistenziale basterebbe che alla fine della lettera fosse scritto: “…caro figlio, cerca se puoi di capire e di essere forte nella vita… con amore i tuoi genitori” offrendo la certezza di un amore comunque meritato, «per rendere più facile sopportare il tutto ogni giorno.»

L’Autore

Alessandro Furlan nasce a Venezia nel 1967 e vive in Cadore, spostandosi spesso in Toscana. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è dedicato agli studi di Lettere e Filosofia presso l’Università di Padova e ha frequentato il corso di scrittura creativa presso l’Università di Pordenone. Appassionato del mondo musicale, dal 1997 al 2001 ha ricoperto la carica di vicepresidente dell’unico fan club dedicato ad Adriano Celentano e da lui riconosciuto, “I figli della foca”. Nel 2005 è stato coautore del libro Cinquant’anni da ribelle, pubblicato da Editori Riuniti, dedicato ai 50 anni di carriera di Adriano Celentano, occupandosi di raccogliere il materiale discografico. Nel 2008 ha fondato un fan club dedicato a Vasco Rossi, arrivato al decimo anniversario di attività, ed ha organizzato centinaia di concerti a lui dedicati con le migliori tribute band italiane.

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