Il canto degli animali. I nostri fratelli e i loro sentimenti in musica e in poesia, Paolo IsottaIntervista a Paolo Isotta sul suo libro Il canto degli animali. I nostri fratelli e i loro sentimenti in musica e in poesia edito da Marsilio.

«Appartengo alla razza di quelli che amano il flâner, il passeggiar senza meta e in apparenza in modo ozioso nei luoghi che conoscono e in quelli che visitano per la prima volta. Il “mio” Virgilio chiama lo studio e la creazione artistica ignobile otium, ossia un ozio (l’attività che non pertiene al bene pubblico) coltivato nell’oscurità della vita privata: di quante parole abbiamo bisogno noi per tradurne due latine!  Mi considero del pari un flâneur della lettura, il mio principale vizio; e, almeno in questo libro, pure della musica. Me ne sono andato passeggiando ozioso là ove un verso, un motivo musicale, un’immagine narrativa, un racconto, mi attirassero. Dotato come sono di un ampio deposito di memoria, e sensibile a molte suggestioni: ogni verso, ogni motivo, ogni immagine, ogni racconto, me ne suscitava altri o a scoprirne altri m’induceva. Il libro mi è nato in mano passo dopo passo.

Mentre nasceva ho meglio compreso cose che intuivo da sempre; e scriverlo è stato per me un itinerario di intellezione. Ho compreso che gli animali sono nostri fratelli, una essendo la Natura e proveniendo tutto dallo stesso seme. Che ci danno amore immenso e gratuito, e che le grandi anime li hanno saputi amare. Che gli animali sono simboli e nunzî di una realtà che non riusciamo da soli a percepire. Che gli animali sono strettamente connessi all’origine dell’arte.  Che gli animali sul cosmo, su ciò che è oltre le “fiammeggianti mura del mondo” (flammantia moenia mundi), come le chiama il “mio” Lucrezio, o sul caos, sanno più di noi. E ho scoperto che se la scienza ha conquistato solo oggi questa verità, i miti e i loro cantori, i poeti, ossia gli artisti creatori, la possedevano da sempre. Come possedevano quest’altra, pure una recente scoperta: che anche le piante provano sentimenti, si sentono amate, quando lo sono, e sanno amare. Noi siamo fratelli anche delle piante, dell’acqua e dell’aria, e il rispetto e la protezione che dobbiamo loro sono rivolti verso noi stessi.

Mi auguro di apportare anch’io, con queste pagine, una pietruzza all’edificio ch’è comune desiderio di molti: l’abolizione della caccia, in cielo, sulla terra e per mare; la chiusura, per sempre, dei luoghi di tortura degli animali, i circhi equestri, i delfinarî, i giardini zoologici, i mattatoi, gli allevamenti di pollame più crudeli ancora dell’uccisione di queste bestie.

Per risponder poi più precisamente, Le dico che gli animali sono legati all’origine della musica: il “grido” originario della caccia era un’imitazione magica del verso della bestia cacciata, e il cacciatore doveva “diventare” l’animale per impadronirsene. Lo stesso va detto delle pitture rupestri di animali: le grotte di Lascaux: quindi essi sono all’origine anche dell’arte figurativa. Il linguaggio nasce per impulso comune all’animale e all’uomo: quando si dice che musica e linguaggio partono dall’imitazione del canto degli uccelli, occorre intendere che l’impulso erotico, oppure la necessità di comunicare informazioni, sono identici: all’origine, beninteso.

L’arte europea parte da Omero, il quale possiede una zoologia di meravigliose precisione e delicatezza poetica. Questo continua con Aristofane, Pindaro, i lirici…. Lucrezio, Virgilio, Ovidio, Plinio, scrivono pagine scientifiche insieme e poeticamente insuperabili. E, dopo Leopardi, Shelley, Keats, Baudelaire, Pascoli, D’Annunzio, arriviamo ai giorni nostri, con Céline, Borges … Animali come simboli e come personalità.

Nella musica vi è tutta una storia, a dir così, imitativa: il verso degli animali viene rifatto in suoni, note, intervalli, melodie; a mano a mano l’imitazione si fa meno concreta e sempre più simbolica. Poi, in Wagner, in Liszt, in Ravel, in Respighi, in Bartók, animali sono al tempo stesso personaggi di opere e simboli. Il simbolo tematico, che a volte non ha più nulla d’imitativo, è lo strumento narrativo: simbolo e mezzo per raccontare.»

Paolo Isotta
Il canto degli animali
I nostri fratelli e i loro sentimenti in musica e in poesia

Paolo Isotta (Napoli, 1950) ha insegnato dal 1971 al 1994 Storia della Musica al Conservatorio di Torino, poi a quello di Napoli. Dal 1974 ha esercitato la critica musicale: per trentacinque anni al “Corriere della Sera”. A ottobre del 2015 ha abbandonato il “Corriere” per dedicarsi allo studio, alla lettura e a comporre libri che gli diano l’illusione di scrivere qualcosa di meno effimero di articoli giornalistici. Le sue opere principali sono: “I diamanti della corona. Grammatica del Rossini napoletano” (1974), “Dixit Dominus Domino meo: struttura e semantica in Händel e Vivaldi” (1980), “Il ventriloquo di Dio. Thomas Mann: la musica nell’opera letteraria” (1983), “Victor De Sabata: un compositore” (1992), “La virtù dell’elefante: la musica, i libri, gli amici e San Gennaro” (Marsilio, 2014), “Altri canti di Marte” (Marsilio, 2015), “Les Vêpres siciliennes: Verdi e il trionfo dell’amor paterno” (Zagabria, 2015), “Otello: Shakespeare, Napoli, Rossini” (Napoli, 2016), “Paisiello e il mito di Fedra” (Napoli, 2016), “Jérusalem: Verdi et la persécution de l’honneur” (Liegi, 2017). A settembre 2017 gli è stato assegnato il Premio “Isaiah Berlin”.

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