Il buio oltre la siepe, Harper Lee, trama, recensione«Jem, mio fratello, aveva quasi tredici anni all’epoca in cui si ruppe malamente il gomito sinistro. Quando guarì e gli passarono i timori di dover smettere di giocare a football, Jem non ci penso quasi più. Il braccio sinistro gli era rimasto un po’ più corto del destro; in piedi o camminando, il dorso della sinistra faceva un angolo retto con il corpo, e il pollice stava parallelo alla coscia, ma a Jem non importava un bel nulla: gli bastava poter continuare a giocare, poter passare o prendere la palla al volo. Poi, quando di anni ne furono trascorsi tanti da poterli ormai ricordare e raccontare, ogni tanto si discuteva di come erano andate le cose, quella volta. Secondo me tutto cominciò a causa degli Ewell, ma Jem, che ha quattro anni più di me, diceva che bisognava risalire molto più indietro, a precisamente all’estate in cui capitò da noi Dill e per primo ci diede l’idea di far uscire di casa Boo Radley.»

Senza spiegare gli antefatti della vicenda, la scrittrice statunitense Harper Lee catapulta attraverso questo incipit direttamente il lettore all’interno del romanzo Il buio oltre la siepe, facendolo sentire dapprima spaesato, per poi guidarlo pagina dopo pagina alla scoperta dell’origine della storia narrata.

Ambientato nel periodo della grande depressione, tra il 1933 e il 1935, il romanzo narra le vicende di una piccola città immaginaria dell’Alabama, Maycomb, dove il razzismo viene concepito come un elemento indiscutibile, come fattore identitario. In particolar modo, la storia è incentrata su Tom Robinson, un bracciante di colore ingiustamente accusato di aver violentato una ragazza bianca e la cui difesa viene affidata ad Atticus, un avvocato di sani principi democratici.

Parallelamente a questa vicenda giudiziaria, l’autrice delinea una seconda linea narrativa riguardante le avventure estive dei figli di Atticus, Jem e Scout, e del loro amico Dill, che si svolgono prevalentemente nei pressi della staccionata del misterioso vicino, Boo Radley, un giovane mentalmente instabile che non esce mai di casa. Procedendo in maniera del tutto indipendente l’uno dall’altro, questi due filoni narrativi finiranno con l’intrecciarsi nel finale.

Denominatore comune a entrambe le vicende è la voce narrante, quella di Scout. Ricoprendo il duplice ruolo di protagonista e narratrice interna alla storia, la figlia di Atticus rievoca eventi accaduti trent’anni prima, quando era ancora una bambina, innescando di fatto l’avvio di un vero e proprio processo di formazione. Prendendo parte alla drammatica vicenda di Tom Robinson, Scout porta a compimento la propria crescita e la propria maturazione. Simbolo dell’innocenza e di una mente non ancora contaminata dai pregiudizi, la piccola Scout insieme a Jem e Dill risulta essere uno dei personaggi più positivi dell’intero romanzo.

Se i giovani protagonisti di questa storia sono in grado di essere immuni al razzismo, facendosi portatori sani di tolleranza, è merito anche dell’educazione ricevuta da Atticus. L’avvocato, infatti, si batte costantemente in favore della democrazia e dell’uguaglianza. Anche riguardo il processo, fa di tutto affinché si svolga in maniera regolare, giungendo di fatto a un verdetto imparziale. Nonostante i suoi sforzi e l’evidenza delle prove che testimoniano l’innocenza del suo assistito, Tom Robinson verrà condannato comunque e ucciso in carcere in seguito a un tentativo di fuga.

L’esito della sentenza, però, non placa gli animi della maggior parte degli abitanti di Maycomb che continua ad additare Atticus come un “negrofilo”. Tra questi vi è anche Bob Ewell, il padre della ragazza uccisa, che medita di vendicarsi dell’avvocato cercando di uccidere Jem e Scout. I due, fortunatamente, verranno salvati da Boo, che per anni li aveva tenuti sott’occhio dalla sua abitazione.

Pubblicato per la prima volta nel 1960, Il buio oltre la siepe continua ad essere un libro senza tempo, sempre attuale per le tematiche trattate.  Attraverso l’esperienza della diversità, delle ingiustizie e dei pregiudizi, il lettore è in grado di modificare la propria percezione del mondo, guardando la realtà con gli occhi innocenti dei giovani protagonisti della vicenda.

«Scout, perché gli uomini non riescono ad andare d’accordo tra loro? – . Fece una pausa. – Mi pare di cominciare a capire qualcosa. Mi pare di cominciare a capire perché Boo Radley se n’è rimasto chiuso in casa tutto questo tempo. E perché vuole starsene rinchiuso.»

Lo spirito di tolleranza che traspare da ogni singola pagina del romanzo induce chiunque all’accettazione del diverso. Diversità intesa non solo come colore della pelle, ma anche come status sociale, proprio come nel caso di Boo Radley. È il suo isolamento ad incutere paura nei protagonisti, i quali solo in virtù degli eventi riusciranno a superarla, mettendo da parte ogni forma di diffidenza e acquisendo quella consapevolezza tale che li porterà sulla via della maturità, non solo emotiva.

Federica Nitti