Il benessere digitale, Marco FasoliDott. Marco Fasoli, Lei è autore del libro Il benessere digitale edito dal Mulino: quali vantaggi offre e quali svantaggi comporta l’iperconnessione?
I vantaggi che nascono dall’iperconnessione sono numerosi e ormai quasi difficili da apprezzare, tanta è stata la rapidità con cui ci siamo abituati ad essi. Ma tali vantaggi sono indiscutibili e vanno dalla possibilità di comunicare 24 ore su 24 quasi ovunque, a quella di reperire una mole enorme di informazioni in brevissimo tempo, senza dimenticare l’alleggerimento di molti processi (come quelli burocratici) e le moltissime vecchie e nuove forme di intrattenimento che sono sempre a nostra disposizione. Gli svantaggi sono legati invece alla nostra difficoltà nella gestione di questa sovrabbondanza, e a fenomeni come lo stress dovuto al sovraccarico informativo e comunicativo o l’insoddisfazione nella gestione dei propri dispositivi. Spesso siamo portati a credere che a un aumento delle possibilità di scelta corrisponda automaticamente una maggiore soddisfazione, ma questo è un principio ideale che fallisce in numerose occasioni nella nostra vita quotidiana. Pensiamo alla sovrabbondanza alimentare del mondo ricco occidentale e al confort tecnologico in cui oggi viviamo. Oggi possiamo nutrirci e vivere senza dover più fare sforzi fisici, cioè senza dover cacciare o raccogliere, e ci muoviamo nello spazio usando diversi mezzi di trasporto tecnologici. Ovviamente, questo ha rappresentato un indiscutibile vantaggio. Nel secolo scorso, tuttavia, ciò si è rivelato anche essere la fonte di nuovi problemi di salute prima sconosciuti, come l’obesità o le malattie legate alla sedentarietà e alla cattiva alimentazione. Da un lato, il nostro corpo è progettato per muoversi in un ambiente naturale e ancora oggi ha bisogno di essere mantenuto in forma, dall’altro lato la “quantità” di risorse che è stata messa a disposizione talvolta è andata a scapito della qualità. Lo sport di massa, in questa prospettiva, rappresenta una nuova risposta sociale che cerca di controbilanciare gli effetti negativi della sovrabbondanza alimentare, così come il cibo biologico, a chilometro zero e più in generale l’attenzione verso la buona alimentazione costituiscono dei tentativi per contrastare gli effetti nocivi che derivano dalla sovrabbondanza di cibo industriale di scarsa qualità a basso costo.

Come nasce il concetto di «benessere digitale»?
Il concetto di benessere digitale nasce dal riconoscimento del ruolo ambivalente della tecnologia digitale. Se la tecnologia può incidere positivamente e negativamente sulla qualità delle nostre vite personali, il concetto di benessere digitale ci aiuta a orientarci verso un uso positivo e significativo di questi strumenti, senza illuderci che essi siano neutri e che “dipenda tutto dall’uso che se ne fa”.

Riprendendo l’analogia con il cibo, possiamo dire che il design tecnologico può rendere un prodotto digitale più simile a delle patatine fritte piuttosto che a un piatto di insalata, ma questi due cibi esercitano un’attrazione decisamente diversa su di noi e hanno effetti diversi sulla nostra salute. A causa dei meccanismi commerciali che oggi dominano gran parte del web, in cui gli utenti non sono i clienti di molti servizi ma la merce che viene scambiata, molte piattaforme sono costruite per somigliare di più al cosiddetto junk food. Esse sono progettate per farci spendere la maggior quantità possibile di tempo nel loro utilizzo, e ciò perché un nostro maggiore utilizzo equivale a maggiori profitti per i proprietari. Purtroppo, spesso tendiamo a sottovalutare la capacità del design di incidere sulle nostre dinamiche d’uso della tecnologia, sovra-stimando la nostra capacità di scegliere e agire in modo autonomo. In questo senso, per usare una formula nota, “quando un servizio è gratis, il prodotto sei tu” ma spesso il malessere digitale è il prezzo che paghi per poter usare la tecnologia apparentemente gratis. Perché il digitale incida positivamente sul nostro benessere e affinché si possano apprezzare a pieno i sui vantaggi, è necessario quindi riuscire a disinnescare le problematiche di stress, sovra-consumo e insoddisfazione che oggi stanno emergendo.

Come si manifestano il sovraconsumo di media digitali e l’insoddisfazione?
Un paio di anni fa un’indagine inglese svolta su larga scala metteva in luce come più del 40% degli utilizzatori di smartphone e device percepivano di trascorrere online più tempo di quanto avrebbero voluto, trascurando attività che ritenevano essere più significative. I dati raccolti in Italia su questo fenomeno scarseggiano, ma quelli che abbiamo a disposizione, in special modo quelli riguardanti i ragazzi, confermano questo trend. La scarsa soddisfazione che talvolta percepiamo a fine giornata quando realizziamo di non aver impiegato il nostro tempo come avremmo voluto, quindi, rappresenta la prima manifestazione del sovra-consumo. L’errore che commettiamo quando discutiamo di sovra-consumo e insoddisfazione, è credere che sia tutta “colpa nostra” e di sottovalutare il potere attrattivo insito in alcune attività digitali. Per centinaia di migliaia di anni ci siamo evoluti in un ambiente in cui informazioni e comunicazioni con i nostri simili scarseggiavano, ma erano estremamente importanti per la nostra sopravvivenza e per questo il nostro cervello è diventato particolarmente sensibile ad esse. Oggi ci troviamo in tasca dispositivi che ci sommergono quotidianamente con informazioni e comunicazioni che sono estremamente attrattive per il nostro cervello, la cui architettura è molto più simile a quello dei nostri antenati di quanto potremmo credere. Inoltre, le forme di intrattenimento digitale ci offrono potenti ricompense (messaggi, like, emoticon) in cambio di bassi investimenti, mentre altre forme di intrattenimento sono più impegnative e richiedono di posticipare le gratificazioni. Confrontiamo la lettura di un romanzo con l’intrattenimento social. Un romanzo richiede fatica, perché leggere un testo lungo è un processo cognitivamente impegnativo che impiega tutta la nostra attenzione in modo prolungato, non può essere paragonato con la lettura di un meme o di un commento ad un post. Al contrario, possiamo scorrere la bacheca di un social a intermittenza, senza piena attenzione, senza fare fatica e senza dover mettere in gioco competenze di lettura. E i contenuti che vediamo sono immediatamente gratificanti e divertenti. La tendenza al sovra-consumo digitale nasce in gran parte da questa disponibilità 24 ore su 24 di contenuti piacevoli che richiedono bassissimi investimenti mentali.

Da cosa nasce lo stress digitale?
Per definizione, lo stress nasce quando le richieste che ci vengono sottoposte superano le nostre risorse, temporali o di energie. In particolare, lo stress digitale spesso trae origine da quella enorme quantità di comunicazioni e informazioni che dobbiamo costantemente filtrare e gestire, ogni giorno, cercando di non tralasciare ciò che è importante.

Purtroppo, il fatto che tutti ormai siano dotati di dispositivi smartphone perennemente connessi ci porta impropriamente a credere che tutti siano sempre disponibili, creando anche una pressione sociale a essere sempre online. Per questo motivo cerchiamo di tenere sotto controllo i nostri dispositivi in modo costante, per non rischiare che una nostra mancata risposta possa essere interpretata da qualcuno per noi è importante come “il tuo messaggio è stato ignorato con successo”.  Il problema è che questo stress, a sua volta, ci porta ad assumere comportamenti difensivi come le continue interruzioni o il multitasking, che mettiamo in atto per affrontare il sovraccarico informativo ma che paradossalmente sono ulteriori fonti di stress. Un circolo vizioso abbastanza pericoloso.

Quali effetti producono social media e smartphone nelle relazioni personali?
I social media hanno avuto un impatto notevole sul modo in cui gestiamo le nostre relazioni, introducendo nuove modalità di interazione e raggruppando in una sola rete virtuale la maggior parte delle nostre cerchie sociali. Gli effetti che producono social e smartphone nelle relazioni personali sono numerosi e in gran parte ancora da scoprire e studiare in modo sistematico. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di strumenti che sono stati introdotti solo da pochissimi anni nelle nostre vite. D’altro canto, molte cose sono state scoperte recentemente, e alcuni risultati molto interessanti riguardano gli effetti che la particolare presentazione di noi stessi che avviene su queste piattaforme ha su di noi. I social permettono infatti a tutti di creare una versione digitale di sé idealizzata, che risponde bene all’immagine che crediamo possa avere successo tra i nostri contatti. Per questo motivo tendiamo a selezionare con cura le foto e i contenuti che pubblichiamo, spesso cercando di costruire una rappresentazione ideale che metta in risalto gli aspetti più positivi delle nostre vite. Alcuni problemi riguardano una sorta di “competizione per la felicità” che sembra scaturire da questa tendenza a mettere in risalto i propri successi sociali, lavorativi e personali confrontandoli con gli altri. A causa di alcune distorsioni cognitive, le persone che utilizzano molto le piattaforme social e che hanno un numero elevato di contatti tendono a sovra-stimare la felicità e il successo degli altri e a ritenersi meno soddisfatte. In questo modo, ovviamente, dimenticano che la fotografia che ognuno dipinge di sé sui social corrisponde solo in parte con la realtà. Restando sul versante degli aspetti critici, va poi tenuto presente che la sola presenza fisica dello smartphone durante una conversazione tra due persone tende a diminuire la qualità dell’interazione, anche quando non squilla e non vibra. Probabilmente, ciò accade perché a livello inconscio esso va ad attivare tutti i circuiti legati alla nostra cerchia sociale digitale così come alle nostre comunicazioni in sospeso che attendono risposta, distraendoci dal qui ed ora subendo l’attrazione di ciò che in quel omento sta accadendo online. Questa diminuzione nella qualità delle relazioni non è un’ipotesi o una speculazione, ma un effetto reale misurato che è emerso da diversi esperimenti.

Quali soluzioni per il benessere digitale?
Il benessere digitale è raggiungibile riuscendo a privilegiare la “qualità” delle nostre attività online e non la “quantità”, come accade oggi. Ma spesso non è sufficiente la nostra forza volontà e per questo motivo esistono diversi tipi di soluzioni di varia natura (individuale, sociale, tecnologica o di design) in grado di sostenere i nostri sforzi. Un esempio di soluzione di natura tecnologica è quello delle applicazioni che misurano la quantità di tempo che trascorriamo online, che ci possono aiutare a fornirci una rappresentazione mentale più precisa delle nostre attività. Tenendo sotto controllo questo aspetto diventa più facile modificare il nostro comportamento, riallineandolo con quello che ci sembra più opportuno. Questa strategia è derivata dai risultati che emergono all’interno della letteratura delle scienze comportamentali. Una soluzione sociale molto famosa che contrasta lo stress è, invece, quella del diritto alla disconnessione francese, che riconosce il diritto di non rispondere alle mail durante il weekend ai dipendenti di alcune aziende. Diverse altre soluzioni, invece, si nascondono dietro le impostazioni dei nostri dispositivi e richiedono di abbandonare il setting di default a cui siamo abituati, sviluppando un uso avanzato dei nostri device. Ad esempio, la modalità “non disturbare” se usata in modo efficace permette di difendere la concentrazione quando ce n’è più bisogno, senza subire il timore di essere tagliati fuori dalle comunicazioni più importanti della nostra vita.