I testicoli di Hitler. Segreti e perversioni nella camera da letto del Führer, Alain Libert, Victor DrossartI testicoli di Hitler. Segreti e perversioni nella camera da letto del Führer di Alain Libert e Victor Drossart, edito da Mimesis, si propone di fare chiarezza su «quello che è, e senza dubbio rimarrà per sempre, l’ultimo enigma della vita di Adolf Hitler»: la sua vita sessuale.

Il libro in realtà, si limita a fornire una panoramica, che non si pretende esaustiva, «dei diversi elementi avanzati nel corso degli anni per risolvere quest’enigma, ma ogni volta in maniera inefficace o troppo superficiale perché i dubbi siano definitivamente tolti.» L’unica cosa che sappiamo con certezza è che, «alla fine della sua vita, sposò una certa Eva Braun. Ma questo basta a fare di lui un uomo che amava le donne? […] in realtà, non è chiaro nemmeno se abbia mai conosciuto il rapporto carnale con una donna, e che anche per quanto riguarda Eva Braun il dubbio persiste.» Infatti, oltre al «certificato del matrimonio che contrasse con Eva Braun il giorno prima del loro suicidio», non esiste alcun documento che testimoni quest’aspetto della vita del dittatore tedesco. «Nessuna foto, nessuna pellicola dell’epoca – e non sono le foto o i filmati che mancano – ce lo mostrano mentre bacia o tiene per mano questa o quella signorina; non troviamo nulla nemmeno nelle carte che ci restano di lui, nessuna traccia del minimo bigliettino d’amore. Niente!»

«In assenza di una prova irrefutabile della sua eterosessualità, era naturale che si facesse strada l’idea di un Hitler omosessuale. Per altri, se non si può dimostrare che Hitler non amasse né le donne, né gli uomini, la ragione è che optò per una forma di ascetismo sessuale. Ma nel caso di ascetismo sessuale, possiamo parlare veramente di scelta? Personale o politica? O dettata dalla sua natura?»

Vengono così passati in rassegna amori reali o immaginari del giovane futuro Führer tedesco, in particolar modo Angelika “Geli” Raubal, nipote di Hitler, morta suicida in circostanze misteriose all’età di 23 anni dopo un litigio con lo zio. «Il fatto che Geli abbia avuto dei funerali cattolici, cosa impossibile nel caso di un suicidio, alimentò i sospetti intorno alla sua morte. Tanto più che padre Johann Pant dichiarò su un giornale francese: “Dicono che si sia suicidata. Non avrei mai autorizzato la sepoltura in terra consacrata di una persona che avesse commesso un suicidio. Dal fatto che abbia celebrato un funerale cattolico, potete trarre le conclusioni di cui non posso parlare”.» Inoltre, «la traiettoria della pallottola è troppo bizzarra perché si tratti di un suicidio. Infatti, la pallottola entra sopra il cuore per finire appena sopra le anche. Il colpo è stato sparato da una mano posizionata sopra il cuore e che teneva l’arma verso il basso. Strana posizione per piantarsi una pallottola in petto. Ne aveva altre a sua disposizione, più semplici ed efficaci, per porre fine ai suoi giorni. Anche l’assenza di una conferma in merito alla presenza di ustioni da polvere da sparo sulla pelle o sul vestito di Geli fa sorgere molti dubbi.»

«Secondo un’altra versione sarebbero state le SS di Himmler a occuparsi del compito ingrato, perché non si scoprisse che Geli era incinta, ma questa volta di suo zio. Questi avrebbe preferito sacrificare sua nipote piuttosto che vedere scoppiare uno scandalo per incesto. Un altro elemento che giustificherebbe la teoria dell’omicidio di Geli da parte di Hitler o del suo entourage è che la situazione era cambiata. La dimensione assunta dal Partito così come il ruolo che Hitler era chiamato a svolgere mettevano inevitabilmente la vita privata del Führer sotto i riflettori. La sua relazione con Geli diventava impossibile, se non addirittura pericolosa per l’immagine del Partito.»

E poi c’è Eva Braun. Göring riporta nel suo diario che Hitler gli confessò: «Eva è troppo giovane, troppo inesperta per essere la moglie del capo dello Stato. Tuttavia è l’unica donna della mia vita e dopo la guerra, quando andrò in pensione, diventerà mia moglie

Il 29 aprile 1945 Hitler sorprende tutti nel suo entourage con la decisione di sposare Eva. Nel suo testamento privato il Führer scrive: «”Dato che, durante gli anni della lotta, non consideravo possibile assumermi la responsabilità di contrarre un matrimonio, prima che la mia carriera e la mia vita volgano al termine, ho deciso di prendere in moglie questa donna che, dopo molti anni di fedele amicizia, è entrata di sua spontanea volontà nella città praticamente assediata, per condividere con me il mio destino. Secondo la sua stessa volontà mi seguirà, in qualità di moglie, nella morte. Questo ci ripagherà di quanto abbiamo perso a causa del mio lavoro al servizio del mio popolo… Io stesso e la mia sposa – per scampare alla disgrazia della deposizione o della capitolazione – scegliamo la morte. È nostro desiderio essere immediatamente bruciati nel luogo stesso in cui per dodici anni ho svolto la maggior parte del mio lavoro quotidiano, al servizio del mio popolo.
I due testimoni sono Joseph Goebbels e Martin Bormann; è stato trovato un ufficiale giurato, un certo Walter Wagner. Le fedi provengono dal tesoro della Gestapo. Eva comincia a firmare il contratto di matrimonio con il suo cognome da nubile, poi traccia una barra sulla “B” che ha appena scritto per firmare con il suo nuovo nome: “Eva Hitler, nata Braun”. È fatta, quello che ha tanto atteso in segreto e tanto desiderato è infine accaduto. Certo, anche se lo sarà solo per qualche ora, adesso è la signora Hitler, la first lady del Reich. Non sappiamo nulla dell’improvviso bisogno di sposarsi di Hitler, di riconoscere finalmente questa donna che per anni deve aver sofferto di aver rappresentato ufficialmente soltanto il “niente vita privata” del Führer. È Eva ad aver insistito? Non lo sapremo mai.»

Nè sono mancate illazioni sulla presunta omosessualità di Hitler. La lista di “amicizie speciali” è lunga: l’amico di gioventù August Kubizek, con il quale condivise la stessa stanza a Vienna per quasi quattro mesi. O Rudolf Häusler, con il quale visse insieme a Monaco, condividendo una stanza per nove mesi.

«Nel 1923 dopo il fallimento del “Putsch della Birreria”, Hitler si ritrova incarcerato nella prigione di Landsberg, dove divide la cella con il suo compagno di sventura: Rudolf Hess. […] È sempre corsa voce circa l’ipotetica omosessualità di Hess, e senz’altro bisogna vederla come la conseguenza della sua natura piuttosto sensibile ed emotiva, un po’ fuori dagli schemi nel mondo “virile” del Partito nazista. […] Bastò questo per far sorgere l’ipotesi che la vicinanza forzata all’interno della prigione avesse fatto nascere tra i due uomini qualcosa di più di un’ammirazione reciproca.»

Tuttavia, «non esistono prove tangibili dell’omosessualità di Hitler. Ma quest’assenza di prove non chiude il dibattito.» Siccome non è possibile provare che Hitler fosse “fisicamente” omosessuale, si è cercato di dimostrare che lo era dal punto di vista psichico, «stabilendo la lista delle caratteristiche che provano senza dubbio alcuno la dimensione omosessuale latente della personalità del leader nazista.» Anche «la tendenza di alcuni storici alla psicostoria alimenterà la pista dell’omosessualità “repressa” di Hitler.»

«Se non ci sono prove nette e definitive dell’eterosessualità o dell’omosessualità di Hitler è forse per il semplice fatto che era asessuato. […] questa è la posizione difesa dalla versione ufficiale, e dallo stesso Hitler, per far fronte alle preoccupazioni dovute al fatto che non avesse né una relazione sentimentale né eredi, nonostante l’età avanzata. Secondo questa versione, Hitler avrebbe fatto una specie di voto di castità, vietandosi le relazioni erotiche, di qualsiasi tipo, come sacrificio per la sua sola e unica amante: la nazione tedesca. Inoltre, due dei suoi medici affermano che Hitler aveva erezioni e orgasmi quando si rivolgeva al suo popolo.»

Accanto alle voci legate «a un eventuale problema psicologico ne comparvero altre che seguivano invece la pista di un eventuale problema fisico. Riflettendo sui problemi fisici che potrebbero giustificare l’assenza di sessualità in Hitler, si pensa immediatamente all’ipotesi che il dittatore soffrisse di impotenza. […] Un’ulteriore causa fisica che potrebbe spiegare la sua astinenza sessuale andrebbe ricercata in un complesso fisico causato da un problema nella costituzione sessuale di Hitler […] Due insinuazioni andranno in questo senso: quella di un Hitler dagli organi genitali molto atrofizzati e quella di un Führer con un solo testicolo.»
Oltre alla teoria dell’asessualità di Hitler, resta un’altra possibilità per spiegare l’assenza di prove che Hitler avesse una vita sessuale “normale”: «Se non sappiamo niente della sua vita sessuale è perché dietro doveva esserci una perversione terribile.» I rapporti dell’Office of Strategic Services (OSS) tentarono di dimostrare che il vero disturbo di cui soffriva fosse una grave perversione: Hitler sarebbe stato sadomasochista. «Il rapporto dell’OSS non si accontenta di constatare il sadomasochismo di Hitler, ma precisa inoltre che esso sarebbe dei più ripugnanti, perché si accompagnerebbe a una tendenza all’ondinismo e alla scatofilia.»

In ogni caso, quello che è certo, è che la vera natura della sessualità di Hitler è destinata a rimanere per sempre un segreto.

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