“I sentieri del tempo” di Valeria Acquarone

I sentieri del tempo, Valeria AcquaroneI sentieri del tempo
di Valeria Acquarone
Echos edizioni

Nel suo quinto romanzo I sentieri del tempo, Valeria Acquarone continua a presentarci, con la sua limpida scrittura assolutamente coinvolgente e accattivante, due diversi piani di realtà: quella che appare agli occhi di tutti e quella che sta “oltre”, di cui solo alcuni intuiscono l’esistenza e pochissimi cercano di penetrare. Quindi la lettura è possibile su due livelli: quello della piacevolezza di un racconto pieno di colpi di scena e di imprevedibili soluzioni, e quello più sottile, ma non meno intrigante, della ricerca di una realtà sconosciuta eppur presente, che coinvolge una quotidianità spesso banale, stravolgendola grazie a forze misteriose che però qualcuno riesce ad intuire, a comprendere, addirittura talvolta a governare.

I personaggi sono tanti: i gemelli Palmo e Olivo, fisicamente identici, ma profondamente diversi nel carattere e nelle aspirazioni, come dimostra il loro complicato rapporto; Petra, votata inspiegabilmente dalla più tenera età alla Medicina, e in cui scorrono pulsioni misteriose che la stessa, pur assolutamente razionale, non riesce a spiegare e dalle quali rischia di essere suo malgrado travolta; Renato, appassionato di tatuaggi, colpito da una strana e devastante malattia, che la medicina moderna non riesce a decifrare, e infine la Marchesa, enigmatica figura che nascosta nella sua dimora atavica pare reggere le fila di i ogni avvenimento, anche se mai vi interagisce con chiarezza. Le storie di questi personaggi si intrecciano e trovano la loro ragion d’essere e la possibilità di una soluzione le une nelle altre, ma arrivarci sarà frutto di un percorso arduo e pericoloso. Esso nasce dalla consapevolezza che la realtà è un mistero, niente è come appare, e chi prova ad alzare il velo se ne rende conto con immediatezza e sgomento. Le culture orientali da secoli hanno intuito questa verità, scoprendo Maia, l’eterna illusione che inganna gli uomini. Noi occidentali invece abbiamo scelto la strada della realtà oggettiva, scientifica, dimostrabile, eredità dell’illuminismo che tanti danni ha arrecato, spazzando via conoscenze antichissime, considerate tout court inutili superstizioni… ma erano frutto di ignoranza e superstizione, ad esempio, le perfette conoscenze astronomiche di cui ritroviamo traccia nei dolmen, nei menhir, nelle fonti sacre?

Così abbiamo preferito ingabbiare il tempo e lo spazio in dimensioni che potessimo comprendere e spiegare, anche se da sempre ci siamo resi conto che in realtà ciò non è possibile, almeno per la maggioranza degli uomini. Ultimamente alcuni scienziati hanno compiuto serie riflessioni, che hanno dato vita alle proposte allettanti della quantistica. Ma questo non è un libro scientifico, tutt’altro: in esso la vita quotidiana e assolutamente normale si scontra in maniera del tutto casuale con una realtà diversa, che dà all’esistenza dei protagonisti una svolta imprevista e imprevedibile .

Pietra, sin da bambina, sa che sarà medico “…grazie di tutto, speriamo di rivederci presto, disse infilando la manina in quella di un’anziana signora, probabilmente la nonna… che sentì il bisogno di giustificarsi: “Sa, le piace tanto giocare al dottore…” “Io non gioco al dottore. Io sono un dottore ” puntualizzò Pietra scuotendo energicamente la testa.

E andando a ritroso nel tempo, come continuamente avviene in queste pagine, scopriamo quanto ci sia di vero nelle parole della piccola reduce dalla sua prima vaccinazione, vero che del resto lei ignorerà fino alla fine del romanzo, e che proietterà le sue conseguenze anche in un futuro non ancora realizzato, ma che già esiste. Perché, come del resto si annuncia nel prologo, passato presente e futuro, che noi consideriamo genericamente “Tempo”, non sono una realtà fissa e immutabile, che si esaurisce in se stessa, bensì un labirinto “si che si stende all’infinito, ma non assomiglia a ciò che gli uomini chiamano così. È formato da infiniti universi, paralleli, perpendicolari, sferici, con un numero di dimensioni dove altre realtà scandiscono uno spazio tempo diverso, sconosciuto ai più. Pochi infatti hanno accesso alla coscienza assoluta cui si giunge attraverso percorsi che talvolta richiedono secoli. Nessuno li conosce pur vedendoli e interagendo con loro”

Così assistiamo a improvvise visioni che pur appartenendo a secoli lontani tra loro, coinvolgono gli stessi protagonisti delle vicende attuali. Essi a poco a poco leggendo con caparbietà le loro storie alla luce di quanto via via emerso, con l’aiuto sia di tecniche moderne sia di metodi tradizionali ed esotici riescono a conoscere a fondo se stessi, a sciogliere le angosce che li perseguitano, a vivere una vita consapevole di valori e realtà prima del tutto ignorati, che la rendevano faticosa e spesso priva di senso.

Compaiono così scene ambientate in epoche diverse: “seduta davanti allo specchio, la donna si spazzolò i capelli… si esaminò le mani, e si affrettò a togliersi l’anello. Era stupendo: una pietra verde-azzurro imprigionata da una rete di maglia dorata che formava una larga scacchiera, e ai lati minuscole palline d’oro, strette tra loro come gemelle, formanti due sfere, replicate più in basso da altre due. Erano state create col processo della granulazione, arte in cui gli artigiani etruschi eccellevano, e lei stessa li aveva visti all’opera, mentre dapprima tagliavano l’oro in fili sottilissimi, poi li mescolavano al carbone e li cuocevano, e infine li fondevano, riducendoli in piccolissimi granuli, talvolta quasi invisibili. Per ultimo avveniva il posizionamento sul cerchio d’oro, dove, nel suo caso, era stata applicata quella magnifica pietra. Lo rigirò tra le mani, e lesse all’interno “Larthi Spantui” il suo nome LAGGIÙ. Era in assoluto il suo gioiello preferito, ma non doveva infilarselo QUI, non andava bene”.

“Così dottoressa, potrei farla lavorare con me, e poi mandarla dove potrebbe sperimentare dal vivo le sue intuizioni…perché la scienza, lei lo sa bene, ha bisogno di prove ed esperimenti veri, non può esser confinata a vetrine e provette, come qui. Per fortuna il glorioso momento che la nostra patria sta attraversando ci permettono di provare dal vivo ipotesi e possibilità. Viviamo in un’epoca fortunata, ne approfitti…” ”Che significa sperimentare dal vivo?” “Cavie umane, nei campi di sterminio”

Ma per la più parte il racconto si snoda ai tempi nostri, in contesti, anche se a volte misteriosi, che largo spazio lasciano alla normale quotidianità: “Erano tutti e quattro seduti di nuovo intorno al tavolo della cucina, anche se fuori la serata era bellissima, e il profumo dell’erba, che qualcuno aveva cominciato a tagliare, rendeva l’aria inebriante. Le lucciole avevano acceso i loro lumini, ripercorrendo coreografie ataviche per mandar avanti la specie”

Come lasciano trapelare queste poche righe, il libro, 175 pagine, si legge d’un fiato, sia perché estremamente scorrevole sia per la tematica coinvolgente e infine perché solletica la nostra voglia di sapere qualche cosa di più, al di là dello scioglimento della vicenda dei protagonisti proprio all’ultima pagina. Petra scopre perché ha paura di volare, e perché la sua vecchia pendola segna un’ora soltanto, Palmo capisce chi è la Marchesa, e perché lo ha cercato, Renato … ma non fatemi dire troppo, vi toglierei il piacere della scoperta. Tutti comunque si accorgono alla fine che il tempo non è quello che credevano.

Anche noi ci sentiamo talvolta prigionieri di un tempo che non ci appartiene: chi non ha detto almeno una volta “Lasciatemi il mio tempo?”

Petra è realmente esistita, ed è stata carissima amica dell’autrice. Medico di fama internazionale, ha personalmente vissuto alcune delle esperienze narrate in queste pagine. Come già in altri suoi romanzi Valeria Acquarone parte da storie conosciute, ascoltate, vere, per trasfonderle in una realtà magico- fantastica, che però sempre ha un fondo di verità.

I sentieri del tempo sono quindi anche un omaggio al valore della memoria: che cosa sarebbe il mondo, cosa saremmo noi senza di essa? Neppure un filo d’erba può vivere senza radici.

L’Autrice

Valeria Acquarone è nata a Milano nello scorso millennio e sta provando ad adattarsi a quello nuovo, non senza qualche difficoltà. Sposata, 2 figli, 4 nipoti, 4 cani (ormai sull’arcobaleno), una laurea in lettere e una specializzazione in psicologia della scrittura, ha insegnato, curato la sua famiglia e si è dedicata a numerosi hobby creativi (pittura su porcellana, acquerello, bijoux, giardinaggio e orticultura, maglia, ricamo e probabilmente anche qualcosa d’altro che non ricorda, perché è disordinata e poco precisa). Tiene da anni corsi di poesia all’Università del tempo libero di Binasco, dove ha formato un gruppo di appassionati poeti. Negli ultimi anni si è dedicata alla scrittura, sua passione da sempre, e ha pubblicato finora 7 romanzi e una raccolta di poesie. Una di queste è stata pubblicata da PulcinoElefante. Ama leggere, scrivere, girovagare in auto (se guida il marito), ma soprattutto il mare, guardarlo e starci a mollo il maggior tempo possibile. Adora il silenzio, ma non la solitudine, detesta la confusione ma ama la compagnia di pochi amici.