I ragazzi della via Pál, Ferenc Molnár, riassunto, trama, recensioneI ragazzi della via Pál è un libro per ragazzi scritto dallo scrittore ungherese Ferenc Molnár tra il 1905 e il 1906. È la storia di un gruppo di ragazzi (i ragazzi della via Pál, appunto) che trascorrono il loro tempo tra la scuola e un piccolo prato abbandonato, un’area dismessa nel centro di Budapest che usano come area di gioco e per tenere riunioni dopo la scuola. È il terreno su cui sorge una segheria e le cataste di legna e gli spazi che si sono creati tra esse, che “era insomma un labirinto che si snodava fra alti mucchi di legna”, sono il luogo di gioco perfetto per i bambini.

Capo della banda è Boka, un ragazzo retto e intelligente, “che parlava a voce bassa per abitudine, aveva quattordici anni; dal viso però non li dimostrava, ma bastava che aprisse bocca per stimarlo di qualche anno più vecchio. Infatti aveva un’inflessione vocale grave, dolce e profonda. Tutto quello che diceva era, come la sua voce, ben ponderato e giusto. Raramente si trovava ad aver detto qualche sciocchezza e non aveva nessuna inclinazione per gli scherzi degli scolari.”

I membri della banda si fingono componenti di un esercito, e militari sono i termini in cui parlano e con cui si rivolgono gli uni agli altri. Il più piccolo, unico soldato semplice proprio perché più giovane e smilzo degli altri, è Nemecsek: “Era un bimbetto gracile, mingherlino, dall’aspetto insignificante; la sua inferiorità fisica sembrava peraltro predestinarlo ad un ruolo di eterno gregario.” Nonostante la sua età e il suo fisico minuto Nemecsek dimostrerà, nel corso della storia, di essere il più coraggioso del gruppo,

Dato che si tratta dell’ultimo spazio libero nel loro quartiere, il piccolo prato è estremamente importante per la banda. Così, quando un altro gruppo di ragazzi più grandi, chiamato le Camicie rosse, decide di prenderne il controllo per usarlo per giocare al pallone, viene dichiarata una “guerra” tra i due gruppi. L’evento scatenante si verifica quando Nemecsek vede Franco Ats, capo della banda antagonista, che si intrufola nel loro campo per rubare la bandiera rossa e verde: “Oggi stesso il loro capo Feri Ats ha avuto il coraggio di entrare qui e di portarci via la bandiera. Non c’è dubbio, dicevo, che presto o tardi capiteranno qui sul campo e ci cacceranno tutti. Ma noi non li lasceremo fare! Noi difenderemo il nostro campo!”.

Boka, per dimostrare che la loro banda è forte e non ha paura di nessuno, decide di recarsi al rifugio della banda rivale, ma qui scopre che un membro della propria banda, Geréb, fa il doppio gioco e complotta con Ats per conquistare definitivamente il loro campo di gioco.

Geréb viene cacciato dalla banda, mentre i ragazzi si organizzano per difendere il campo. È una vera e propria battaglia a cui il piccolo Nemecsek, ansioso di mostrare a tutti il proprio coraggio, non vede l’ora di partecipare. Ma proprio mentre stanno raggiungendo l’orto botanico, sede delle Camicie Rosse, Nemecsek cade accidentalmente in un laghetto. La battaglia prosegue e dopo diverse traversie, che vedono Geréb pentirsi del proprio tradimento e venire reintegrato nel gruppo e Nemecsek dare prova del proprio coraggio intrufolandosi nuovamente da solo nell’orto botanico, si arriva infine allo scontro finale. È ancora Nemecsek a risolvere la situazione: benché gravemente malato, affronta Áts, e i ragazzi della via Pal conquistano definitivamente la vittoria.

La storia non ha però un lieto fine. Nemecsek muore dopo qualche per le complicazioni della malattia, e viene pianto non solo dai suoi compagni ma anche dai membri delle Camicie rosse. E i motivi di tristezza non sono finiti per i ragazzi: il loro campo di gioco, così strenuamente difeso, è destinato a venire loro sottratto per costruire delle abitazioni: “Boka rimase senza fiato. Le lacrime gli vennero copiose agli occhi. Si precipitò verso la porta e fuggì da quell’ingrato pezzo di terra che lui e i suoi compagni avevano difeso con tanti sacrifici e che ora li tradiva per accogliere una orribile casa popolare. Sulla porta si fermò e si volse a guardare ancora una volta il campo, come chi lascia per sempre la patria.”

La storia della banda della via Pál è stata in primo luogo pensata per essere letta dai ragazzi, come spiega lo stesso Molnár: “I ragazzi della via Pál, il romanzo che mi sta più a cuore, lo scrissi a puntate nel 1906, per un giornale per ragazzi”. Successivamente ne sono state date letture a livelli diversi, esaminandolo alla luce delle vicende travagliate dell’Europa di inizio Novecento ed evidenziandone il patriottismo, assimilando la difesa del campo da gioco da parte dei bambini a quelli della patria da parte degli adulti, con tutti gli aspetti ad essa correlati – la bandiera, la disciplina, l’esercito, l’eroismo e l’esecrazione del tradimento. Tuttavia, il romanzo rimane un bel libro per ragazzi. E se è probabile che i ragazzi di oggi potranno avere qualche difficoltà ad identificarsi nei loro coetanei ungheresi che si preoccupavano dei calamai versati nelle tasche e che si aggiravano liberi in mezzo a una grande città, di sicuro potranno apprezzare una storia di amicizia e di lealtà.

Silvia Maina

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