I misteri del Far West. Storie insolite, macabre e curiose dalla frontiera americana, Gian Mario MollarDott. Gian Mario Mollar, Lei è autore del libro I misteri del Far West. Storie insolite, macabre e curiose dalla frontiera americana edito dal Punto d’Incontro: quali misteri si celano oltre le storie western?
Innanzitutto, grazie per questa intervista. La frontiera americana ha sempre esercitato su di me un grande fascino ed è diventata una passione fin da quando, bambino, sfogliavo i fumetti di Tex di mio padre prima ancora di riuscire a leggere. Quel mondo lontano, fatto di pistole fumanti e cavalli al galoppo, di praterie sconfinate e di bisonti selvaggi, di uomini rudi e di formidabili guerrieri mi è entrato nel cuore allora e ci è rimasto, diventando dapprima momento di svago e poi oggetto di studio appassionato.

In questo libro, affronto l’epopea western da un punto di vista diverso, lasciandomi alle spalle i cliché del genere (che pure adoro!) per approfondire aspetti meno noti e decisamente più particolari. Insomma, nei venti saggi che compongono questo libro non troverete i soliti duelli a mezzogiorno o gli assalti alla diligenza, ma piuttosto una galleria di misteri e curiosità che – mi auguro – potranno interessare e sorprendere il lettore. Per quanto si tratti di fatti storicamente documentati, mi piace pensare ai capitoli di questo libro come ad altrettanti racconti intorno al fuoco dell’accampamento.

Quali misteri si celano oltre le storie western? Beh, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. L’opera si divide in quattro parti. La prima sezione è dedicata al lato oscuro del folklore americano e approfondisce leggende inquietanti provenienti tanto dal mondo dei nativi quanto da quello dei colonizzatori. In questa parte, incontrerete creature spaventose come il Wendigo o lo Skinwalker, lo stregone mutaforma del folklore Navajo, ma anche apparizioni misteriose come i cavalieri fantasma, che derivano dalla leggenda europea della caccia selvaggia, un esercito spettrale che attraversa il cielo nelle tenebrose notti del solstizio invernale. In tutti i casi, cerco di “scavare” intorno a queste figure affascinanti per farne emergere le radici più nascoste.

La seconda sezione, invece, è dedicata agli avvistamenti di oggetti volanti e animali insoliti nei cieli americani, mentre nella terza si parla di personaggi poco noti: vagabondi, truffatori, giocatrici d’azzardo e venditori di oli di serpente. L’opera si conclude, infine, con i temibili serial killer della frontiera.

Il Suo libro affronta l’epopea western da un punto di vista inedito in Italia fornendo, quando possibile, una spiegazione ai fenomeni descritti o gli strumenti per comprenderli: quanto hanno influito sulla storia della frontiera americana esoterismo e mistero?
Gli argomenti trattati hanno un minimo comun denominatore che è il cosiddetto weird wild west: un west strano e inquietante, che sconfina nel mistero e nell’ignoto. Si tratta, in questo senso, di una “frontiera della frontiera”, uno spazio che innesta sfumature diverse sulle tematiche western abituali.

Ho costruito il mio libro come una sorta di Wunderkammer, una versione western delle “camere delle meraviglie” settecentesche in cui i collezionisti raccoglievano oggetti straordinari e curiosi. Vagando per le stanze di questo edificio di carta, il lettore si imbatterà in storie che sfuggono alle spiegazioni ordinarie. Nell’esporle, ho cercato di dare profondità ai fatti mettendo in relazione idee apparentemente distanti tra loro: l’idea di fondo è che le idee, in fondo, si comportino come organismi viventi e si evolvano, mutando nel tempo e ibridandosi. È l’assunto di base delle memetica, una disciplina che mi ha sempre affascinato.

Durante la lettura, non sempre il lettore troverà facili risposte, ma ne uscirà senz’altro arricchito di nuove domande.

Il Weird West non è stato molto approfondito in Italia né da un punto di vista letterario né da un punto di vista saggistico, ma ci sono comunque delle eccezioni pregevoli. Tra tutte, vorrei ricordare i libri e i fumetti di Gianfranco Manfredi, il cui Magico Vento, da ragazzo, mi ha aperto le porte di questo universo e ha fatto nascere in me la voglia di approfondirlo e studiarlo.

Cos’era il Wendigo?
In estrema sintesi, il Wendigo è un mostro antropofago della tradizione algonchina, un ceppo di nativi americani stanziato tra il nord degli attuali Stati Uniti e il Canada. Viene descritto come un essere di proporzioni gigantesche, con il corpo emaciato e dotato di artigli e zanne affilati, posseduto da una fame insaziabile di carne umana.

In realtà, però, il Wendigo era qualcosa di più di un semplice spauracchio: con il suo nome, i nativi indicavano anche una psicosi che colpiva persone isolate o debilitate psicologicamente, spingendole dapprima all’apatia e poi al cannibalismo. Per quanto possa sembrare improbabile, le fonti storiche provano che era un morbo piuttosto diffuso, che andò scomparendo all’inizio del ‘900 probabilmente a causa della distruzione della cultura nativa operata dagli europei con vari mezzi, dal massacro alla scolarizzazione forzata.

Nel libro racconto la triste storia di Jack Fiddler, uno sciamano ojibwaj che combatteva questa possessione con i mezzi tradizionali a sua disposizione e venne per questo incarcerato dalle Giubbe Rosse canadesi.

Quali misteri raccontano le leggende indiane?
Il folklore indiano rappresenta un patrimonio ricchissimo di suggestioni, che merita di essere studiato con grande rispetto e attenzione. Ne I misteri del Far West alcune di queste leggende vengono esposte delineando una rete di relazioni archetipiche. È il caso, ad esempio, degli Yenaldooshi o Skinwalker, malvagi stregoni navajo capaci di mutare forma e trasformarsi in coyote per diffondere morte e terrore nei villaggi. Parlando di questa figura folklorica, traccio un parallelo con i mutaforma di altre tradizioni, dai temibili berserker della mitologia nordica fino ai versipellis romani, da cui discendono i più noti licantropi. Per molti versi, gli Skinwalker ricordano le streghe europee e non a caso anche i Navajo ebbero una loro “caccia alle streghe”, la Navajo Witch Purge del 1878, che coincide con uno dei momenti più drammatici della loro storia, la deportazione nella riserva di Bosque Redondo. Per analizzare i fatti, mi sono avvalso di un prezioso strumento filosofico e antropologica, la teoria del “capro espiatorio” di Réné Girard.

Il viaggio nel folklore nativo prosegue poi con i giganti cannibali dei Paiute, i leggendari Uccelli del Tuono dei Lakota e il Piccolo Popolo dei Crow.

Gli avvistamenti di UFO erano comuni anche nel Far West?
Il termine UFO, oggetto volante non identificato, è una parola recente, che risale al 1952. Le cronache ottocentesche americane che parlano piuttosto di “airships”, navi dell’aria, ma vi sono molte attestazioni del fenomeno che ricordano molto da vicino i più noti e recenti avvistamenti ufologici.

Nel 1896-97 vi fu una vera e propria ondata di avvistamenti: dalla California all’Illinois, dal Texas all’Arkansas strani vascelli volanti solcarono i cieli e, in alcuni casi, le cronache parlano addirittura di incontri ravvicinati, nei quali dalle navi scendevano strani uomini per chiedere rifornimenti ad allevatori o attoniti spettatori.

La cittadina di Aurora, in Texas, fu teatro di un ufo crash che fa venire in mente il celeberrimo caso occorso a Roswell cinquant’anni dopo. Stando al giornale locale, una nave volante sorvolò la cittadina e andò a schiantarsi contro un mulino a vento. I rottami che si sparsero sul terreno erano di una lega metallica sconosciuta e venne anche ritrovato il corpo di un pilota – una creatura proveniente da un altro mondo, stando alle cronache – che fu poi sepolto nel cimitero locale.

Parlando di questi e altri fenomeni, quali serpenti d’argento che volano respingendo le pallottole o strani meteoriti caduti sulle Montagne Rocciose, ho inteso soprattutto fornire una panoramica di fatti insoliti, evitando sia lo scetticismo aprioristico che l’accettazione acritica.

Nel West vi furono anche efferati serial killer: chi furono quelli più tristemente famosi?
È ben noto che quello della frontiera fosse un mondo in cui la violenza imperversava in modo piuttosto libero, eppure le tre storie di serial killer che ho raccolto spiccano per la loro efferatezza. Del resto, la figura del serial killer, da Gilles de Rais in poi, esercita un fascino perverso sull’immaginario collettivo ed è tuttora il motore di innumerevoli narrazioni.

Tra le pagine de I misteri del Far West incontrerete personaggi inquietanti come i fratelli Harpe, pirati di fiume che insanguinarono la Virginia e il Kentucky con una lunga catena di omicidi brutali, oppure il cannibale Boone Helm, che sfidò la morte anche nel momento estremo, sul patibolo, con una corda al collo. Chiude la rassegna Queho, un serial killer di origine paiute, il cui corpo mummificato venne esposto in macabre parate fino agli anni Cinquanta del Novecento.

Quali, tra le storie da Lei raccontate, ritiene le più affascinanti?
Sinceramente, faccio fatica ad esprimere una preferenza. L’elenco di personaggi e storie è ancora molto lungo e ogni capitolo racchiude elementi che ritengo stimolanti. Potrei citare, con eguale entusiasmo, la casa della signora Winchester, una villa dedalica e paradossale che si pensa venne costruita per imprigionare fantasmi, ovvero le storie di pellegrini che vagarono in solitudine sotto i cieli sconfinati dell’America, oppure ancora la nave fantasma che appare nelle nebbie del fiume Platte e provoca la morte di chi la avvista…

Lascio ai lettori il piacere di addentrarsi in questo repertorio di storie incredibili. Per concludere, vorrei citare le belle parole di Marco Maculotti (Axis Mundi), che ringrazio per aver redatto una prefazione che giudico bellissima: “Mai come oggi, in un’epoca del tutto desacralizzata e totalmente privata di quello che possiamo definire il piacere dell’ignoto, noi reputiamo essenziale recuperare il Meraviglioso e il Misterioso come categorie interpretative e finanche esperienziali, nella loro accezione più vasta e “giocosa”, senza pretese di dogmatismi o di aridità dottrinali”.