I Gonzaga e la moda tra Mantova e l’Europa, Daniela Sogliani, Carlo Marco BelfantiDott.ssa Daniela Sogliani, Lei ha curato con Carlo Marco Belfanti l’edizione del libro I Gonzaga e la moda tra Mantova e l’Europa pubblicato da Edizioni di Storia e Letteratura: quale importanza ebbe la moda alla corte dei Gonzaga?
La famiglia Gonzaga, che governa Mantova dal 1328 fino al 1707, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia artistica e culturale della città. I Gonzaga costituiscono un piccolo stato molto potente non solo per le forti alleanze europee che riescono a stringere ma soprattutto per la magnificenza, il lusso e la ricchezza artistica che seppero esibire. I Gonzaga si autorappresentano non solo nella costruzione di importanti edifici o nella ricerca di opere d’arte ma anche nella moda. Questo volume cerca di spiegare, attraverso i documenti conservati nell’Archivio di Stato di Mantova, questa “strategia dell’apparenza”, l’uso della moda come vera passione, come competizione e come investimento per la famiglia. Vincenzo I Gonzaga, che governa la città all’inizio del Seicento, cercava abiti che uscissero “dall’ordinario” e ordinava a Roma articoli «che siano lavorieri in eccellenza bello, vistoso, di nova inventione et insomma di cui costì non si sappia migliorare». La competizione con altre corti italiane ed europee era molto evidente, terreno nel quale non di rado i Gonzaga primeggiavano, come è attestato dalle richieste inoltrate dalle corti di Francia e di Spagna al fine di ottenere bambole vestite secondo il gusto mantovano. Coltivare tale passione si rivelava assai costoso e la consapevolezza che questi abiti fossero una consistente fonte di spesa, ma anche un significativo investimento, è attestata dalla cura con la quale i capi d’abbigliamento venivano registrati negli inventari, la stessa cura con cui si inventariavano le opere d’arte della famosa raccolta mantovana. Il volume analizza, con punti di vista differenti, questo fenomeno di cui i Gonzaga avevano piena consapevolezza: Maria Giuseppina Muzzarelli, Roberta Orsi Landini, Federica Veratelli, Elisa Tosi Brandi, Bruna Niccoli e Barbara Bettoni tracciano un percorso all’interno di un numero sterminato di documenti che, con molti particolari, descrivono abiti, accessori, parlano dei sarti, dei luoghi di ricerca dei materiali, di rapporti con le corti alla ricerca delle novità. Ad esempio, grande importanza per i capi d’abbigliamento avevano i bottoni, prodotti per l’allacciatura degli abiti, che sono veri e propri articoli di lusso per i quali erano impiegati smeraldi, diamanti, rubini e piccole perle montati in oro, che a loro volta dovevano incorporare quel carattere di novità di cui s’è detto. L’appassionata ricerca di “inventioni” in materia di abbigliamento da parte dei signori di Mantova si indirizzava verso mercati specializzati. Quelli che potremmo chiamare i “centri di produzione della moda” erano Roma, Venezia, Firenze e Milano. A Roma si acquistavano articoli di pelletteria come guanti e calzature. Nell’ultimo ventennio del Cinquecento cresce l’importanza del mercato veneziano, rinomato, oltre che per i tessuti, anche per gli accessori come le ricercate penne di airone. Firenze, consolidato polo tessile, offriva tessuti ma anche capi completi e soprattutto quei cappelli di paglia che rimarranno una specialità fiorentina fino all’inizio del XX secolo. Milano era il più apprezzato centro sartoriale d’Europa, al quale i Gonzaga si rivolgevano per gli abiti da indossare nelle occasioni più importanti. Praga e Lipsia erano invece i mercati di approvvigionamento delle pellicce, il cui commercio era strettamente controllato dallo zar di Russia. I bottoni venivano acquistati a Milano e soprattutto a Venezia, piazza commerciale nella quale si potevano trovare le gemme provenienti dall’India.

Quali attitudini e comportamenti manifestarono duchi e duchesse nei confronti dell’abbigliamento?
Gli abiti sono per i Gonzaga veri e propri strumenti di potere. La ricchezza e lo sfarzo, ma sempre insieme al gusto, sono tratti caratteristici dell’abbigliamento della famiglia mantovana. Duchi e duchesse ricercano la novità e l’originalità nei capi, così come si fa anche in altre corti europee. Durante le giostre organizzate alla corte di Vienna, in occasione della Pentecoste del 1560, viene istituito un «premio per la bella inventione d’habiti» e ciò permette di comprendere l’importanza non solo dell’abito di corte ma anche dell’abito cosiddetto “teatrale”. Anche presso i Gonzaga la rappresentazione del potere veniva espressa mediante l’assoluta esclusività degli apparati vestimentari. Per poter attingere prodotti originali ed esclusivi, i Gonzaga si avvalevano di una vasta rete di intermediari che operavano nelle città di cui s’è fatta menzione. Questi intermediari, che talvolta facevano riferimento alle sedi diplomatiche gonzaghesche, non erano soltanto chiamati a occuparsi dell’acquisto di articoli, ma non di rado dovevano seguire la realizzazione di capi d’abbigliamento presso le botteghe dei sarti. Su questi intermediari gravava quindi una pesante responsabilità: essi dovevano essere in grado di intercettare le novità e interpretare il gusto del signore. Ad esempio, Giovanni Magni, intermediario a Roma per conto del duca Vincenzo I Gonzaga, non si azzardava a inviare a Mantova articoli che non incontrassero i gusti del Gonzaga: «Sin qui non vi ho la soddisfattione del mio gusto per rispetto delli colori che hanno poca vivacità, né s’agiutano l’uno l’altro, onde difficilmente se haverà cosa di buona vista». Questa prudenza non salva tuttavia il Magni dalla reprimenda del cardinale Ferdinando Gonzaga, deluso dai servizi offerti, rispetto alla quale l’intermediario esprimeva al segretario Annibale Chieppio tutto il suo rammarico: «Mi duole in estremo di haver così mala fortuna con l’illustrissimo padrone Ferdinando Gonzaga perché io non mi credevo già di raccoglier frutto così fatto della servitù prestatagli. Hora succede il caso di questo sarto nel quale volontieri mi sottopongo al giuditio d’ogniuno per ricever sentenza se il mio errore sia così grave quale o rappresenta la molta alteratione del signor cardinale». Trovare le stoffe e gli accessori adatti non era facile e le richieste della corte erano sempre più alte considerando il fatto che i signori di Mantova non si dedicavano alle cosiddette “prove” del capo richiesto, ma ritenevano che questo potesse giungere a Mantova già completo e perfetto. Insomma, una grande responsabilità per tutti gli intermediari e i sarti!

A quali strumenti di ricerca vi siete affidati per tracciare la storia della moda dei Gonzaga?
Le fonti di questa ricerca si trovano presso l’Archivio di Stato di Mantova, sono i documenti della famiglia mantovana, che sono stati individuati, vagliati, trascritti e messi a disposizione in rete attraverso un progetto di ricerca della Fondazione Palazzo Te che sostiene questa attività di valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Il progetto “I Gonzaga digitali – Banche dati Gonzaga” giunto alla sua quinta edizione, prende in esame ogni anno un tema per riflettere, ancora una volta, sulla magnificenza della corte mantovana, impegnata ad autorappresentarsi non solo nella costruzione di importanti edifici o nella ricerca di opere d’arte ma anche nel consumo del lusso. Pertanto, la nostra indagine si è concentrata nella raccolta di informazioni su ogni tipologia di abbigliamento e sugli accessori nonché sulle figure artigianali coinvolte nella loro produzione in un arco temporale tra la metà del Cinquecento e il 1630. Le lettere raccolte sono risultate essere centinaia considerando l’invio giornaliero della corrispondenza degli ambasciatori gonzagheschi a Mantova da tutte le corti italiane ed europee. Da una prima scrematura sono stati estratti dalla banca dati Archivio Corrispondenza Gonzaga (1563-1630) circa 500 documenti che sono stati messi a disposizione delle studiose coinvolte in questo volume. L’indagine si è spinta anche oltre perché due ricercatrici hanno letto tutta la corrispondenza arrivata a Mantova dalle Fiandre e dalla città di Genova. I documenti provenienti da Bruxelles e dalla città portuale di Anversa raccontano di botteghe di artigiani e di mercati rionali nei quali si trovavano «rarità di ogni genere per dame e cavalieri», in particolare ventagli, collari, pizzi e merletti di seta. Anche Genova, città dei Doria, era un luogo importante per la produzione di accessori della moda mantovana per il suo dinamismo commerciale e la sua posizione strategica. Anche queste nuove ricerche hanno arricchito le informazioni presenti in questo volume, sostenuto non solo dalla Fondazione Palazzo Te ma anche da aziende e associazioni culturali del territorio come Fondazione Comunità mantovana onlus, Mantova Outlet Village, Abito. Storie di moda e costume, Associazione Mantova-Nevers e LUBIAM.

Daniela Sogliani è storica dell’arte con laurea conseguita all’Università di Padova e Dottorato di ricerca all’Università di Verona. Da molti anni coordina le mostre della Fondazione Palazzo Te di Mantova collaborando con diversi musei italiani, europei e americani. Dal 2013 dirige un progetto di ricerca della Fondazione Palazzo Te dedicato alla storia, all’arte e alla cultura della famiglia Gonzaga che per quasi quattro secoli ha governato Mantova (“I Gonzaga digitali-Banche dati Gonzaga”), progetto che mette in rete le trascrizioni dei documenti dell’Archivio di Stato della città.

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