I geni del male, Valter TucciDott. Valter Tucci, Lei è autore del libro I geni del male edito da Longanesi: cattivi si nasce o si diventa?
Si diventa cattivi. Non esiste un cervello che sia immune dal male. A volte persone del tutto normale possono commettere dei crimini feroci e a tutt’oggi è ancora difficile capire i segni che portano un individuo a commettere certi reati e a raggiungere un certo livello di malvagità. Per esempio, ci sono degli studi dove si è cercato di identificare dei tratti distintivi di malattie psichiatriche in soggetti che avevano commesso uccisioni di masse. Si è visto che in generale gli autori di stragi terroristiche non manifestano alcun sintomo di malattia mentale, almeno per come riportati nei libri di Psichiatria. In casi, invece, dove membri della comunità ritenuti fino ad un certo momento tranquilli e che improvvisamente commettono uccisioni di masse, per esempio nelle scuole o sui luoghi di lavoro, a posteriore è stato possibile quasi sempre rintracciare segni di disturbi mentali. Cosa ci dice tutto ciò? Ci suggerisce sia che l’ambiente e una certa pressione culturale può indurre un individuo qualsiasi a commettere vere e proprie efferatezze verso l’umanità, sia che non abbiamo ancora gli strumenti adeguati per capire i segni di un cambiamento patologico nel corso della vita di un individuo. I nostri geni e il nostro cervello sono pieni di meccanismi dinamici che stiamo pian piano scoprendo. In questi meccanismi plastici si racchiude la risposta biologica a cosa ci rende cattivi nel corso della vita.

Perché l’essere umano è così attratto dal male?
È una esigenza per sopravvivere in un ambiente competitivo e ostile. Il nostro cervello risponde verso la fonte del pericolo. Da molto tempo oramai nella nostra specie abbiamo intrapreso l’arte della sublimazione ludica di questa esigenza. Tutto questo era evidente nella foga di un pubblico inferocito intorno ad un’arena, dove qualche migliaio di anni fa due gladiatori cercavano di togliersi la vita a vicenda, ed è evidente oggi nella dipendenza dell’ultimissima generazione di adolescenti per un gioco virtuale in un’isola di fortini e trabocchetti, dove ancora una volta l’obiettivo è colpire e uccidere gli avversari, questa volta l’avversario è un avatar di un adolescente dall’altra parte del mondo. Questa è un’attrazione per i ‘fatti’ ma non significa che stiamo creando una generazione di assassini. La nostra mente non è una spugna che passivamente assorbe qualsiasi stimolo. Con il nostro cervello elaboriamo le informazioni e le confrontiamo con le nostre esperienze, culture e le nostre esigenze. Pertanto è la combinazione di tutto ciò che porta a compiere delle decisioni, alcune buone e alcune cattive.

Qual è l’origine del male e quale ruolo ha avuto nell’evoluzione della nostra specie?
Nel libro riconduco la creazione di un male metafisico a quel passaggio nella nostra evoluzione dove pensiero astratto e linguaggio hanno permesso la creazione di storie. Con le storie abbiamo potuto comunicare meglio situazioni pericolose per la sopravvivenza ad altri membri del nostro gruppo. Inoltre alcune di queste storie sono state strumentali per aumentare la cooperazione nel gruppo e ciò ha permesso ai gruppi di diventare sempre più numerosi, fino a maturare poi una morale complessa e un sistema di regole adeguate.

In che modo i geni e i meccanismi epigenetici controllano le nostre ansie, il nostro livello di aggressività e la nostra intelligenza?
I meccanismi epigenetici costituiscono un sistema di controllo della regolazione dei nostri geni, senza però modificarne le sequenze, ovvero il codice. I geni forniscono alcune informazioni importanti per questi tratti ma il tipo di influenza che hanno dipende da diverse variabili, per esempio il funzionamento dei meccanismi epigenetici ma anche l’interazione tra geni diversi. Quindi quando andiamo a misurare come i geni influenzano tratti come l’aggressività, l’intelligenza e la capacità di compiere delle scelte, ci accorgiamo che ogni gene ha un impatto molto modesto. Molti geni in sinergia hanno un impatto maggiore. Oggi ci stiamo accorgendo che un numero sempre più elevato di geni esercita una piccola influenza sui nostri comportamenti. In ogni caso, non è solo l’informazione genetica a determinare se saremo violenti o dei santi.

In che modo traumi subìti dopo la nascita possono influenzare lo sviluppo del cervello fino a scatenare comportamenti antisociali da adulti?
Innanzitutto dipende dal tipo di trauma e dal momento nel corso dello sviluppo di un individuo quando avviene l’evento traumatico, o se questi eventi traumatici sono ripetuti. Ancora non abbiamo una mappa precisa di come un trauma determini certi comportamenti, per esempio quelli antisociali. Esiste un certo numero di evidenze di quello che viene chiamato ‘interazione geni-ambiente’, ovvero che la presenza di certe variazioni nei nostri geni influenza come l’individuo reagirà a certi eventi nella vita di un individuo. Non sono questi i soli fattori. L’intensità, l’ordine della sequenza di eventi traumatici possono avere un peso importante. L’interazione tra tutti questi fattori determina che tipo di personalità un individuo svilupperà nel corso della vita e se sarà capace di compiere crimini o meno. Il numero di individui che ha subito traumi infantili è elevatissimo nella popolazione umana e da questi derivano anche molti disturbi di personalità. Tuttavia, non diventano tutti serial killer, stupratori, pedofili o truffatori. Una parte di queste persone vive una vita per molti aspetti regolare alternando momenti di sconforto e dolore a momenti di tranquillità. In alcuni casi, sviluppano disturbi dell’apprendimento, dipendenze e comportamenti antisociali. In altri casi ancora possono anche diventare personalità di potere e, quindi, con una notevole influenza sugli altri. In tutti i casi rimane sempre una profonda sofferenza durante l’intero corso della vita.

Valter Tucci è psicologo, genetista e neuroscienziato. Dal 2008 è direttore del laboratorio di Genetica e Epigenetica del Comportamento, presso l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Precedentemente ha lavorato presso alcuni dei maggiori centri di ricerca a livello mondiale, la Boston University e il prestigioso MIT di Boston, e in seguito ad Oxford presso il Medical Research Council. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche nel campo della genetica del comportamento, del sonno e dei ritmi circadiani. Nel 2008 ha ricevuto la medaglia della Presidenza della Repubblica per meriti scientifici.