“I delitti del BarLume”: i libri della serie

La serie di romanzi del BarLume comprende diversi libri scritti da Marco Malvaldi e tutti pubblicati da Sellerio Editore. La fortunata serie ha poi ispirato una omonima produzione televisiva realizzata da Sky.

I romanzi sono ambientanti a Pineta, un’immaginaria località di mare dalle parti di Pisa, e hanno come protagonisti principali Ampelio, Aldo, il Rimediotti e il Del Tacca, anziani frequentatori abituali appunto del BarLume, oltre ai baristi Massimo e Tiziana, al commissario Fusco e ad Alice, la vicequestora eterna fidanzata di Massimo.

I quattro anziani, arzilli e con l’umorismo toscano nel sangue, vengono sollevati da giornate sempre uguali fatte di chiacchiere, maldicenze e gioco di carte, da diversi delitti che scuotono la provincia. Del resto, “ognuno di noi ha le sue priorità, nella vita. Prima di una certa età, la maggior parte dei maschi preferisce una partita di calcio praticamente a qualsiasi cosa, escluso il sesso; dopo una certa età, «escluso il sesso» diventa un dato di fatto, non più un’assegnazione di massima importanza. Andando ancora oltre, e avvicinandoci alla data di scadenza, anche la partita piano piano vede sfumare il suo fascino, e ognuno di noi la sostituisce con cosa meglio crede: nipotini, tombola, bocce, omicidi”.

Nel primo libro della serie, “La briscola in cinque”, pubblicato nel 2007, il cadavere di una ragazzina viene ritrovato in un cassonetto proprio vicino al BarLume. Il barista Massimo, ex matematico con un certo acume investigativo, si trova coinvolto nel caso e ne scaturiscono quindi due indagini parallele: quella ufficiale del commissariato e quella di Massimo e del gruppo di anziani frequentatori del BarLume. La vicenda, che in prima battuta sembra essere un classico fatto di sesso e droga nell’alta società di Pineta, viene districata proprio grazie alle intuizioni del matematico-barista e dei suoi avventori.

Il gioco delle tre carte, del 2008, vede invece l’omicidio di un anziano professore giapponese giunto a Pineta in occasione di un Congresso internazionale di chimica: durante il coffee break l’uomo viene ucciso con una dose massiccia di un ansiolitico. Anche in questo caso il commissario Fusco è quantomai confuso, ed è l’arguzia di Massimo a rivelarsi fondamentale per risolvere il caso.

“Il re dei giochi” che dà il titolo al terzo romanzo fa riferimento al biliardo attorno al quale i vecchietti del BarLume passano gran parte delle proprie giornate. Fino a che non viene ad attrarre la loro attenzione un nuovo caso: questa volta si tratta di un grave incidente che ha convolto una donna e suo figlio. Il ragazzo è morto mentre la madre, erede di un ricco costruttore oltre che addetta all’ufficio stampa di un noto uomo politico, muore in ospedale in circostante non chiare. Il sospetto è quindi che non si sia trattato di un vero incidente, e Massimo, spinto dalle chiacchiere dei vecchietti, scende nuovamente in campo ad indagare.

Segue “La carta più alta” in cui uno degli anziani, Aldo, sta cercando una nuova sede per il suo ristorante che è stato distrutto. Il locale individuato è una ex beauty farm, Villa del Chiostro, che era stata messa su da un certo Riccardo Forest, personaggio dalla cattiva reputazione. Per cercare di capire se l’acquisto della struttura sia o meno rischioso, i vecchietti si trovano invischiati in un nuovo delitto: infatti emerge che il locale era stato acquistato da Ranieri Carratori che però, poco dopo aver stipulato il contratto, muore. Massimo questa volta indaga dal letto di ospedale dove si trova confinato a causa di un infortunio al tendine.

Sia ne “Il telefono senza fili” che in “La battaglia navale” le vittime dei delitti sono donne: nel primo romanzo Vanessa Benedetti, proprietaria di un agriturismo, scompare facendo immaginare di essere stata uccisa dal marito. Nel secondo il corpo di una badante viene ritrovato senza vita sulla spiaggia. Come sempre sono Massimo e gli avventori del BarLume a risolvere gli enigmi.

In “A bocce ferme” i vecchietti si trovano a dover indagare su un vecchio omicidio del 1968 rimasto irrisolto. In occasione dell’apertura del testamento di Alberto Corradi, proprietario di un’azienda farmaceutica del litorale toscano, si scopre che il morto si è dichiarato colpevole di un omicidio. “A margine delle mie ultime volontà, desidero rilasciare una confessione” recita infatti il testamento, “Confesso di aver deliberatamente ucciso il mio padre putativo, Camillo Luraschi, in data diciassette maggio millenovecentosessantotto. Segue in questa e nella seguente pagina una dettagliata descrizione degli avvenimenti relativi al crimine da me commesso”. Per riuscire a districare la matassa sono fondamentali i ricordi dei vecchietti coinvolti nelle vicende del Sessantotto e ancora in grado di ricordare che cosa fosse accaduto ai tempi ai vari soggetti che ruotavano attorno all’azienda di Camillo Corradi.

L’ultimo libro della serie, “Bolle di sapone”, pubblicato nel 2021, è ambientato in piena pandemia Covid. Il caso si svolge in Calabria dove la vicequestora Alice si trova boccata. Qui sono morti due anziani coniugi: il marito è stato ucciso da una fucilata mentre era in coda al supermercato, mentre la donna è morta per una ingestione di botulino. Questa volta, a causa del lockdown, non è il bar a fare da sfondo alle indagini. Tuttavia, anche se isolati a casa e in grado di comunicare tra loro solo tramite computer e telefono, Massimo e i vecchietti non si danno per vinti e riescono anche questa volta a venire a capo delle vicenda.

Scritti con uno stile sempre frizzante e ironico, i gialli del BarLume sono una lettura piacevole i cui personaggi diventano per il lettore amici di vecchia data con cui è divertente fare quattro chiacchiere. I vecchietti, con il loro cinismo e i loro pettegolezzi, assomigliano a quelli che popolano i bar di tutti i paesini di provincia, mentre il barista Massimo, benché scontroso, non si può non amare per la logica stingente e precisa con cui giunge alla soluzione di ogni caso. Del resto, è un matematico, e ai matematici la precisione non manca, come bene riassume la barzelletta riportata ne “Il gioco delle tre carte”: “Un letterato, un fisico e un matematico stanno viaggiando in treno in Scozia e ad un certo punto vedono su un prato una pecora rossa. Il letterato la guarda e dice: «Però. Interessante. In Scozia le pecore sono rosse». Il fisico scuote la testa e risponde: «No. In Scozia esistono anche pecore rosse». Il matematico li guarda con commiserazione, e conclude: «Esiste almeno un prato, in Scozia, su cui esiste una pecora almeno un lato della quale è rosso»”.

Silvia Maina

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