“I deipnosofisti. I dotti a banchetto” di Ateneo di Naucrati

I deipnosofisti. I dotti a banchetto, Ateneo di NaucratiI deipnosofisti. I dotti a banchetto
di Ateneo Naucratita
a cura di Christian Jacob
Salerno Editrice

«Ogni lettore di Ateneo, fin dalle prime righe della sua opera, fa esperienza di un filo di Arianna perverso: a seguire il filo, non si esce dal labirinto, e anzi, ci si inoltra progressivamente in esso, ci si smarrisce nei dettagli, perdendo di vista il piano di insieme, il progetto dell’architetto, la struttura e la finalità dell’opera. […]

Qui si tratta di dotti personaggi a banchetto (deîpnon), riuniti a tavola, cioè, in occasione di pranzi festivi. Il sympósion, dedicato esclusivamente al bere, fa seguito al banchetto, ma il titolo, Deipnosofisti, mette significativamente l’accento sul tempo del pasto, non su quello della consumazione del vino. L’opera di Ateneo si presenta, a livello macrostrutturale, come il racconto di un insieme di conversazioni tenute in seno a un circolo letterato e dotto riunito in casa di un ricco patrono romano, Larense. Queste conversazioni sono ripartite in modo da adattarsi alla suddivisione dell’opera in libri. Esse accompagnano e commentano la sfilata dei piatti, e in seguito la consumazione del vino e i passatempi che accompagnano tradizionalmente il simposio.

Il simposio è a un tempo un rituale sociale e un genere letterario. Rituale e genere hanno le loro radici nell’antichità greca, e il fatto di far riferimento all’uno e all’altro, a Roma, nel momento di massimo splendore dell’impero, nel secondo secolo della nostra era, è già in sé significativo. […]

La tabella che segue offre un sommario dei grandi argomenti trattati da Ateneo, a livello macrostrutturale, senza rendere conto, ovviamente, di tutte le digressioni e peripezie del dialogo:

Libro I. Il circolo di Larense; elementi di bibliografia simposiale; il genere di vita degli eroi di Omero; vini e specialità delle città greche.

Libro II. Il vino e l’acqua; la sala da pranzo e il suo mobilio; la frutta; l’aperitivo e ciò che si rosicchia accompagnandolo.

Libro III. Frutti di mare; carne; fritture; pane; antipasti di pesce salato; libum e farinata.

Libro IV. Banchetti e simposi celebri; alterità e stravaganze; la zuppa di lenticchie; critica dei filosofi; il cuoco e i suoi utensili; l’organo idraulico e altri strumenti musicali.

Libro V. Banchetti e simposi pubblici delle città greche; i simposi omerici; critica dei simposi letterari di Platone, Senofonte ed Epicuro. Banchetti, processioni e imbarcazioni dei re ellenistici.

Libro VI. I pesci; il lusso; il parassita e l’adulatore; gli schiavi.

Libro VII. L’opsophagía; catalogo alfabetico dei pesci; l’epicureismo, filosofia del piacere e del ventre; cuochi celebri e fanfaroni.

Libro VIII. I pesci: mirabilia, scherzi, celebri mangiatori di pesci; punto di vista dei naturalisti e dei medici.

Libro IX. I salumi; gli ortaggi; le carni: gallinacei, maiale da latte, ecc.; il tetrax di Larense; cacciagione. Il cuoco e la sua arte.

Libro X. Sulla frugalità; le misture di vino, l’ubriachezza, la sete, i grandi bevitori; i giochi di enigmi.

Libro XI. Catalogo alfabetico delle coppe da vino; sul genere letterario del dialogo; critica di Platone: errori, malanimo, dottrina, influenza politica.

Libro XII. La tryphé e il piacere; popoli, re greci e barbari, uomini politici dediti alla tryphé; i filosofi e la tryphé.

Libro XIII. Sulle donne; celebri prostitute del passato, i loro motti di spirito, i loro amanti; eros e la bellezza.

Libro XIV. Le “seconde tavole” e i desserts: dolci, frutta, pollame, formaggi; l’arte dei cuochi.

Libro XV. Il cottabo, le corone, i profumi; gli skólia attici e il peana, le parodie; le lucerne. […]

Se si accettano, senza rifare i conti, le cifre fornite da C.B. Gulick, Ateneo cita circa 800 autori e 2.500 opere; se si tiene conto del fatto che una gran parte di queste opere si presentava sotto forma di più rotoli (o volumi) di papiro, la biblioteca di Ateneo rappresenta senza ombra di dubbio una raccolta considerevole. Per «biblioteca di Ateneo» non intendiamo la biblioteca di Larense, né quella costituita dai libri che il nostro autore ha avuto modo di consultare direttamente, ma lo spazio intellettuale dispiegato dalle innumerevoli citazioni, dirette o indirette, racchiuse nella sua opera: queste citazioni presuppongono un ordine stabile, una classificazione, una organizzazione, che assegnino a ogni autore un luogo e un tempo, un posto nella tipologia dei saperi, dei generi letterari e delle discipline.

L’insistenza di Ateneo sul libro, anche quando non ne desuma altro che una citazione o un’informazione puntuale, è prova dell’esistenza di un livello di sapere e di informazione coerente all’interno dell’opera, sia che si tratti di provare, o almeno di suggerire, attraverso dettagli concreti, che l’autore ha avuto davvero in mano i libri che cita; sia che si tratti di fornire ai lettori, dei quali si può supporre che condividano le stesse preoccupazioni culturali di Ateneo e dei suoi personaggi, un insieme di dati oggettivi che permettano loro di identificare i libri citati (ad esempio, per acquisirli per la loro biblioteca), o ancora, di verificare che l’esemplare di cui sono in possesso sia un esemplare completo (al quale, cioè, non manchi nemmeno un rotolo). Non si deve trascurare neanche la produzione di effetti di senso particolari all’interno dello stesso dialogo dei deipnosofisti; l’ampiezza e la precisione delle loro citazioni mette in evidenza il loro sapere universale e la loro memoria, soprattutto se il libro citato è raro, o se la citazione ne offre un’immagine paradossale. Il riferimento bibliografico preciso, verificabile, d’altra parte, serve anche come verifica di autenticità all’interno di questa archeologia a più voci della lingua e dei costumi greci. […]

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I deipnosofisti. I dotti a banchetto
  • Ateneo Naucratita (Autore)

I Deipnosofisti sono una biblioteca decostruita, ritagliata in frammenti poi ridistribuiti secondo il filo conduttore della cena e del sympósion. Questi frammenti vanno dalla parola isolata alla citazione di molte decine di versi. I lessici e le compilazioni, che, a partire dal III secolo a.C., avevano anch’essi intrapreso il vaglio della biblioteca secondo molteplici griglie, erano gli strumenti di lavoro naturali di Ateneo, e sono d’altronde molto spesso citati come tali. Individuare, selezionare e combinare queste citazioni delle più varie provenienze; leggere gli autori classici al primo, al secondo o al terzo grado; creare poli di coerenza locale e tematica facendo interagire i frammenti, e rendendoli strumentali a un progetto di archeologia culturale: la compilazione nasconde un’attività propriamente letteraria e una forma di riscrittura, rintracciabile tanto nell’inquadramento delle citazioni (come cominciano? e come finiscono?), quanto nelle modifiche apportate alla lettera e al senso dei testi. Queste modifiche possono, da un lato, essere il risultato delle approssimazioni della memoria, o degli errori che si introducono negli stadi progressivi di trascrizione delle note di lettura, dalle tavolette agli hypomnémata e all’opera compiuta. Ma una lettura attenta rivela anche un gioco sottile e deliberato, in virtù del quale Ateneo modifica o cambia il testo dei frammenti per inserirli meglio all’interno di una trattazione tematica. Questo gioco è rivelatore di un’attività effettiva sui testi, tanto sul piano della selezione dei materiali quanto su quello della trascrizione e dell’assemblaggio. Lo stesso progetto di Ateneo non avrebbe molto senso se riposasse in gran parte su una o più raccolte anteriori, senza contare che un modo di procedere di questo tipo sarebbe ingiurioso per Larense, il protettore bibliofilo, sempre ammesso che non si decida che Larense appartiene alla finzione.»

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