I comunisti sulla Luna. L'ultimo mito della Rivoluzione russa, Stefano PivatoProfessor Pivato, il Suo nuovo libro, edito dal Mulino, si intitola I comunisti sulla Luna. L’ultimo mito della Rivoluzione russa: come si arrivò ai due lanci dello Sputnik?
Alla fine degli anni Quaranta fra le due superpotenze si arriva alla tacita condivisione di uno statuto morale e politico della Guerra Fredda: un attacco atomico reciproco è escluso dal principio di «distruzione mutua assicurata». La guerra, congelata in Terra, si sposta nello spazio, Si tratta di una “guerra” che viene informalmente annunciata da entrambe le parti che si rincorrono tra il 1955 e 1956, con la promessa dell’imminente lancio di un satellite artificiale nell’orbita terrestre. Il lancio dello Sputnik 1 coglie tutti di sorpresa.

Quali finalità strategiche aveva il programma spaziale sovietico?
Proviamo a rovesciare la domanda e a cominciare dalla coda. Chiediamoci cioè quale effetto ebbe lo sbarco sulla luna da parte degli americani nel 1969. In maniera quasi concorde la conquista della luna fu definita dai comunisti italiani come «arroganza del potere». A sostenere questa tesi non furono solo politici «organici» come Napolitano il quale dopo lo sbarco di Armstrong e Aldrin sostenne che occorreva rilanciare la sfida contro la «colonizzazione» del sapere scientifico da parte degli Stati Uniti e porre nuovamente  le conquiste della scienza e della tecnologia al servizio del socialismo. Anche intellettuali come Renato Guttuso, non esitarono a definire l’impresa americana come un «rafforzamento dell’imperialismo». Questo significa, per riprendere la domanda dal principio, che le conquiste spaziali da parte dell’Unione sovietica avrebbero dovuto rilanciare il primato del comunismo nel mondo. La morte di Stalin nel 1953, il Ventesimo Congresso del PCUS del 1956 nel quale vengono denunciati i crimini staliniani e l’invasione dell’Ungheria da parte dei carri armati sovietici offuscano l’immagine del comunismo. Il programma spaziale intendeva per l’appunto rivitalizzare quel mito. Laika e Gagarin diventano i testimoni di un comunismo rivitalizzato dalla scienza e dalla tecnologia.

Qual era il valore propagandistico per l’Unione Sovietica dei suoi traguardi tecnologici?
Al di là dei messaggi retorici e propagandistici con la corsa spaziale c’era in gioco la contesa fra due universi e due sistemi: quello comunista e quello capitalista. La corsa allo spazio enfatizza lo schema duale della guerra fredda e il volo del primo cosmonauta pone temporaneamente fine a quella supremazia che gli Stati Uniti avevano stabilito con il lancio delle testate atomiche su Hiroshima e Nagasaki: da Gagarin in poi il mondo comunista cessa di essere sotto il ricatto di quello occidentale.

In che modo si impressero nell’immaginario collettivo le imprese spaziali?
Pensiamo a come, nei secoli, l’umanità ha guardato alla luna: romanzi, poesie, fantasticherie…. Un oggetto carico di suggestione, magia e mistero che con le prime imprese spaziali sovietiche avvicinano quell’oggetto misterioso all’uomo. La scienza sostituiva definitivamente la fantascienza. Non si trattava però solo di un primato scientifico ma di valori che si contrastavano. Con la conquista dello spazio da parte dei sovietico la matrioska batte la Coca Cola, la Vodka surclassa il whisky, la balalaika  supera il rock, la corazzata Potemkin  oscura le portaerei americane…. E, anche, una guerra di immaginari che stanno dentro due sistemi contrapposti, il capitalismo e il comunismo.

Jurij Gagarin divenne popolarissimo in Unione Sovietica.
Il nome di Gagarin fu associato ad eroi ella mitologia quali Prometeo Achille Ulisse. L’enfasi che accompagna quegli accostamenti era certamente propaganda. L’impresa lancia in definitiva il cosmonauta nel mito e l’accostamento più frequente è quello con Cristoforo Colombo. L’impresa di Gagarin materializza la previsione della conquista di un «nuovo mondo» da parte del comunismo.

Quale fu il ruolo della Germania nazista e Wernher von Braun nella competizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica?
Durante la guerra von Braun sviluppa per l’aviazione tedesca i missili balistici più potenti mai costruiti nella storia sino a quel momento.
Sono dispositivi a lunga gittata che, di fatto, consegnerebbero alla Germania i primi e unici mezzi per lanciare oltre l’atmosfera missioni con macchine o viventi e conquistare, avanti a tutto il mondo, il cosmo. Alla fine della guerra Von Braun fu arrestato dagli americani e tradotto negli Stati Uniti e poi assegnato, con parte del suo staff, a Fort Bliss, in Texas, presso un laboratorio militare, allo scopo di proseguire la ricerca nel campo della balistica e della missilistica. Non molto tempo dopo si troverà ad addestrare personale militare, industriale e universitario americano. Dalla eredità tedesca delle V2 nasce il progetto dell’astronautica americana che nel 1969 avrebbe portato l’uomo sulla luna.

In che modo gli Stati Uniti colmarono il divario spaziale con l’URSS?
Lo scienziato-militare sovietico antagonista dell’ormai naturalizzato statunitense Wernher von Braun è Sergej Korolëv. È lui che invia Laika nello spazio, e poi Gagarin e poi la Tereschova e poi ancora altri. Tuttavia nel gennaio del 1966 Korolëv muore per un cancro all’intestino. Nessuno in Unione Sovietica fu in grado di raccogliere la sua eredità. Se dovessimo applicare alla ricerca spaziale quella che da qualche anno è stata definita la «storia con i se», cioè la ricostruzione degli avvenimenti storici in cui si cerca di ipotizzare il corso della storia se un evento fosse avvenuto diversamente da come in realtà si svolse, c’è da chiedersi cosa sarebbe successo se Korolëv fosse sopravvissuto. Ovviamente si tratta di un gioco. Resta il fatto che i sovietici, fino al 1965 in largo vantaggio sugli americani nella corsa spaziale furono superati e la bandiera a stelle e strisce fu piantata sulla luna nel luglio del 1969.