“I classici e la narratologia. Guida alla lettura degli autori greci e latini” di Irene J. F. de Jong

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I classici e la narratologia. Guida alla lettura degli autori greci e latini, Irene J. F. de JongI classici e la narratologia. Guida alla lettura degli autori greci e latini
di Irene J. F. de Jong
a cura di Andrea Cucchiarelli
Carocci

«Il termine “narratologia” è stato coniato nel 1969 da Tzvetan Todorov nella sua Grammaire du Decameron, ma l’interesse per la teoria della narrativa (o racconto) è, naturalmente, molto più antico. Si può dire, di fatto, che la narratologia abbia avuto i suoi inizi nell’antichità, quando molti concetti fondamentali trovarono la loro definizione e un loro primo sviluppo. […]

Platone distingue tra il poeta che parla in sua propria persona e il poeta che parla come se fosse uno dei personaggi, ovvero, in altre parole, che fa la parte di uno dei personaggi. Platone, insomma, riconosce la differenza tra diegesis e mimesis, cioè tra testo del narratore (narrator-text) e testo del personaggio (character-text). […]

Anche la distinzione moderna tra telling, cioè uno stile di narrazione in cui il narratore fa continuamente riferimento a sé stesso esprimendo le proprie opinioni, e showing, quando gli eventi sembrano raccontarsi da soli, ha radici antiche, come testimonia la Poetica di Aristotele (24) […]

Il momento di massimo splendore della narratologia si ebbe negli anni Sessanta e Settanta del xx secolo, quando vennero a definirsi le teorizzazioni, destinate a imporsi come classiche, di Bal, Booth, Genette e Stanzel. […] A partire dagli anni Novanta la narratologia si è sia estesa ad ambiti post-classici (Alber e Fludernik, Herman e Vervaeck) sia ramificata in modo tale da includere tra i propri oggetti di ricerca il cinema (Branigan, Chatman), la storiografia (Cohn), il teatro (Jahn) e la poesia lirica (Hühn e Kiefer).»

L’applicazione della narratologia ai testi classici

«Per lungo tempo le letterature classiche hanno fatto da guida nel campo dell’interpretazione letteraria: ciò si spiega anche con il fatto che esse, da sempre, hanno ricevuto le cure della più antica forma di filologia, la quale, a partire dalla stessa età classica, ha messo a punto un impressionante prontuario di termini e concetti utili per analizzare e interpretare i testi letterari. Ma quando, all’inizio del XX secolo, le neonate filologie moderne presero a sviluppare le loro proprie teorizzazioni, le letterature classiche si trovarono a soffrire il confronto con il progresso: la filologia classica non avvertì, allora, il bisogno di aggiornarsi agli sviluppi delle teorie moderne e finì, in qualche misura, per isolarsi, ritrovandosi reclusa nei propri confini. Di tutto ciò ci si rese ben conto negli anni Sessanta, quando presero gradualmente a diffondersi articoli e volumi che affrontavano specificamente la questione, con l’intento di mostrare come, in realtà, le moderne teorie della letteratura potessero essere applicate ai testi classici (Segal, Rubino, de Jong e Sullivan, Hexter e Selden, Harrison). […]

Una probabile spiegazione per il successo della narratologia nell’ambito degli studi classici va individuata nel fatto che la sua terminologia è simile a quella della retorica, che da sempre ha rappresentato il modello critico privilegiato per l’analisi dei testi letterari antichi. È stato in particolare l’influente teorico francese Genette, attraverso la sua narratologia, a introdurre numerosi neologismi, come analessi, prolessi, paralessi, paralissi e metalessi, che ripropongono o rielaborano termini retorici già antichi.

Qual è stato, dunque, l’apporto della narratologia agli studi classici? Si può tentare di abbozzare una risposta secondo alcune linee generali. In primo luogo, la nozione di un narratore distinto dall’autore storico ha significato un’opportuna correzione rispetto alla diffusa tendenza a interpretare in termini esclusivamente biografistici i testi antichi (per esempio nel caso di Esiodo e di Ovidio). In secondo luogo, la fondamentale distinzione narratologica tra testo del narratore (narrator-text) e testo del personaggio (character-text) ha dato il via a importanti ricerche di critica stilistica nella distinzione tra linguaggio dei narratori e linguaggio dei personaggi (per esempio in Omero o Apollonio Rodio). In terzo luogo, la nozione di focalizzazione o punto di vista si è rivelata preziosa nello svelare l’ideologia dei testi (per esempio in Virgilio e Properzio). In quarto luogo, la categoria narratologica di tempo ha dato prova di essere uno strumento utile a individuare specifiche caratteristiche del genere letterario (per esempio nella lirica corale greca arcaica o nell’elegia latina). In quinto luogo, la narratologia in genere ha arricchito la strumentazione utile all’esegesi ravvicinata del testo. Sono secoli e secoli che i testi classici vengono letti e interpretati, e ogni nuovo paio di lenti, che apra i nostri occhi ad aspetti fino a ora rimasti ignorati, non può essere che il benvenuto. […]

Un altro strumento degli studi classici che ha ricevuto nuovi stimoli dalla narratologia è la storia della letteratura. Mentre le storie letterarie tradizionali si concentrano sui singoli autori, sulle loro opere, sul pubblico dei lettori, la storia narratologica in più volumi della narrativa greca antica, “Studies in Ancient Greek Narrative” (de Jong, Nünlist, Bowie, 2004; de Jong, Nünlist, 2007; de Jong, 2012), ha per obiettivo la tecnica narrativa delle singole opere. Essa, coniugando sincronia e diacronia, non si limita ad analizzare i modi in cui una specifica tecnica narrativa viene impiegata dai singoli autori, ma offre anche una prospettiva storica più ampia, utile a osservare come le singole tecniche varino nel tempo. Suo scopo è l’esplorazione delle tecniche narrative nelle loro varie realizzazioni e funzioni, in modo da comprenderne gli specifici effetti nei singoli autori, ognuno considerato nel suo genere letterario e argomento specifico.»

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