Dott. Carmine Aymone, Lei è autore del libro Hollywood: morte e misteri delle star edito da Emmebi: gli scandali legati al produttore Harvey Weinstein e all’attore Kevin Spacey sono solo l’ultimo episodio di una storia di intrighi e vizi che accompagna il mondo di Hollywood sin dalla nascita degli Studios.
Hollywood: morte e misteri delle star, Carmine AymoneSin dalla sua nascita, dai tempi del cinema muto, lo star system in generale e Hollywood naturalmente ne rappresenta l’essenza, ha provato a tenere “nascosta” una storia altra. Un lato oscuro talmente prepotente da spingere negli anni ‘30 le grosse case cinematografiche di Hollywood a inserire nei propri contratti delle “clausole morali” (un codice di decenza denominato “Codice Hays”) che dava loro facoltà di rescindere il contratto se un attore faceva uso di droghe e di altre sostanze stupefacenti. In questo mio libro – il decimo – ho racchiuso le storie di chi ha raggiunto, o ha provato a catturare, un sogno, reciso alla fine in maniera tragica. Quell’altra storia, quella storia altra, non sempre scritta, descritta e narrata perché molte volte oscura, strisciante, scomoda, spesso tenuta nascosta, soffocata, illogica, rozza, avida, viziosa, pregna di scandali, di pettegolezzi, ricatti, complotti, di perversità, di droga, sesso, alcol, trionfi e imbrogli, sogni infranti e fatali.

Nel Suo libro Lei riunisce 70 ricostruzioni di omicidi, suicidi, incidenti drammatici, morti celebri e meno celebri, tragiche fatalità, vite segnate da eccessi: emblematico è il caso di Elizabeth Ann Short, la “Dalia Nera”.
Il 15 gennaio del 1947 il suo corpo venne trovato da una signora che passeggiava con la sua piccola di tre anni, abbandonato in un terreno non edificato a Los Angeles sul lato ovest del South Norton Avenue tra Coliseum Street e la West 39th Street. Il corpo di questa giovane ragazza aspirante attrice era stato martoriato, seviziato. I suoi capelli coprivano un viso mutilato da una profonda ferita che andava da un orecchio all’altro creando l’effetto che ai più è noto come “Il sorriso di Glasgow” (“Glasgow smile”), triste e macabra emulazione dell’ “Uomo che ride” di Victor Hugo. Per l’efferatezza e la crudeltà del modus operandi, il delitto fece addirittura pensare a Jack “The Ripper” lo Squartatore, che agì a Londra, nel degradato quartiere di Whitechapel e nei distretti adiacenti, nell’autunno del 1888. Le indagini della polizia relative a questo delitto, classificato come quello della “Dalia Nera”, furono fra le più complesse nella storia del Dipartimento, coinvolgendo centinaia di agenti, ispettori e addirittura altri Dipartimenti e l’FBI. Centinaia furono i sospettati, migliaia le persone interrogate.
Il caso della Dalia Nera, negli anni, ha ispirato scrittori, registi e musicisti.

Cosa si sa della misteriosa morte di Marilyn Monroe?
Sappiamo solo che è morta e che quando è avvenuto aveva 36 anni. Ma sul come, perché, a che ora, chi l’ha uccisa se è stata uccisa e se si eventualmente c’era chi era stato il mandante … purtroppo non sapremo mai la verità. L’FBI archiviò il caso come “suicidio” per l’ingestione di una massiccia dose di un potente barbiturico. Ma non vennero trovate pillole nel suo stomaco e in più, i campioni presi dai suoi organi digestivi, vennero misteriosamente eliminati prima di eseguire gli esami tossicologici. Una cosa sappiamo però che Marilyn non fu quell’oca giuliva che Hollywood volle far credere al mondo. Marilyn al contrario si divertì a sorprendere il suo pubblico con smaliziate frasi ad effetto, come la celebre “A letto indosso soltanto due gocce di Chanel N°5”, o “Un bacio sulla mano può farti sentire meglio, ma una tiara di diamanti è per sempre” o come quando affermò con coraggio attaccando i “potenti”: “All’inizio della mia carriera ho passato molto tempo in ginocchio, e non per pregare”.

È recentemente morto Charles Manson, il capo della “Manson family” che assassinò Sharon Tate: quali misteri si è portato con sé?
Con Charles Manson scompare – dopo 45 anni di carcere – l’hippie di Satana, autore di una serie di omicidi nell’America degli anni ’60 tra cui quelli tristemente famosi del 9 agosto del 1969. Pochi giorni prima di Woodstock, il più grande raduno musicale della storia, un episodio di cronaca devastò il candore disinibito dell’ultima “Summer of Love”. Al numero 10050 di Cielo Drive a Bel Air, nei pressi di Beverly Hills, il feroce assassinio dell’attrice ventiseienne, la bellissima Sharon Tate (moglie del regista Roman Polansky) incinta all’ottavo mese e di altri innocenti, da parte di Charles Manson e dei suoi seguaci, chiuse un’epoca con un tratto indelebile color rosso sangue. Cosa accadde quel maledetto giorno e cosa spinse Charles Manson e la sua setta a portare a compimento questo massacro? Una canzone dei Beatles, “Helter Skelter”, mal interpretata dalla mente di un folle? Sappiamo che ad eseguire materialmente gli ordini di Manson furono Charles “Tex” Watson, Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian che si avvicinarono alla dimora con coltelli, un revolver e una corda di nylon lunga tredici metri. Non si è mai saputo con certezza se Manson quella sera aspettasse in auto fuori dalla villa o se addirittura non fosse presente. Quella maledetta sera le parole del brano “Helter Skelter” dei Beatles vennero scritte con il sangue della Tate in varie stanze della villa. Nel 1988, per il loro film “Rattle and Hum”, gli U2 registrarono dal vivo questa canzone dei fab four di Liverpool che ossessionò il folle Manson e Bono Vox la introdusse dicendo: “This is a song Charles Manson stole from the Beatles. We’re stealing it back.” (“Questa è una canzone che Charles Manson rubò ai Beatles. Noi adesso ce la riprendiamo!”).

Densa di mistero è poi la morte di Brandon Lee, figlio di Bruce, morto sul set del film Il Corvo.
Brandon Lee figlio della leggenda delle arti marziali Bruce (anch’egli morto in circostanze mai del tutto chiarite nel 1973) morì sul set, il terz’ultimo giorno di riprese del film di Alex Proyas, basato sul fumetto omonimo di James O’Barr, colpito al ventre da un frammento di un proiettile a salve precedentemente usato e rimasto nella canna di una pistola calibro 44 evidentemente non ripulita bene dall’armiere. A render ancor più fitto il mistero furono i risultati di due incidenti probatori che simularono l’accaduto: nel primo il colpo non arrivò nemmeno sul bersaglio e nel secondo ci arrivò fiaccamente senza neanche penetrarlo. Per questo motivo molti esperti definirono altamente improbabile il caso fortuito.

La serie di Superman, poi, non portò fortuna ai suoi protagonisti.
Purtroppo no. Il 16 giugno del 1959 fu trovato morto nella sua camera da letto il primo Superman dello schermo, l’attore George Reeves. A ucciderlo un colpo alla tempia di una pallottola di una pistola calibro 22. Per tutti fu un classico suicidio e il caso venne archiviato come tale. Ma col passar del tempo le cose non sembrarono esser andate così. Il 27 maggio del 1995 il Superman cinematografico più famoso della storia, l’attore Christopher Reeve mentre era in sella al suo cavallo in Virginia, ai trial di equitazione, cadde riportando la frattura della colonna vertebrale. Fu l’inizio della fine. Dopo una lunga battaglia col suo corpo, morì il 10 ottobre del 2004 a cinquantadue anni. Christopher ha saputo incarnare meglio di chiunque altro – non solo sul set ma soprattutto nella vita – l’eroe positivo senza macchia e senza paura.

Un capitolo del Suo libro è dedicato anche ai cosiddetti “film maledetti”: Gioventù bruciata ne è un perfetto esempio.
Per un fatale scherzo del destino tutti i suoi attori protagonisti e non sono morti in circostanze tragiche e misteriose: James Dean morì un mese prima dell’uscita della pellicola. Sal Mineo venne assassinato nel 1976 a trentasette anni. Nick Adams venne trovato morto dall’avvocato e amico Erwin Roeder, la notte tra il 6 e il 7 febbraio del 1968 nel suo appartamento a Beverly Hills, ucciso da una dose eccessiva di sedativi e stupefacenti. Natalie Wood annegò nel 1981 a quarantatre anni in circostanze ancora oggi non del tutto chiarite.

Tra gli intrighi da Lei raccontati, quali ritiene i più oscuri e scomodi?
Quelli che ancora non ho intercettato e non ho potuto narrare perché troppo “nascosti”, oscuri, scomodi. Ma …. mai dire mai ….