Gregorio VII, Glauco Maria CantarellaProfessor Cantarella, Lei è autore della biografia di Gregorio VII edita da Salerno: qual è l’importanza di Ildebrando di Soana?
Ildebrando di Soana si chiama così per secolare convenzione, perché non proveniva da Soana/Sovana bensì da un luogo il cui toponimo, Raouaco, si è perso nel tempo, comunque sempre in Tuscia. Ma le convenzioni e i luoghi comuni fanno parte della storia… e quindi chi riuscirà mai a convincere davvero che nonostante il nome Ildebrando non avesse nulla a che fare con gli Aldobrandeschi? Anche se non proveniva certo dai ceti più umili. Non si entrava in S. Maria all’Aventino e non si aveva uno zio lì se non si era “figlio di qualcuno”, per prendere a prestito l’espressione spagnola hidalgo… La sua importanza in quanto Ildebrando, cioè prima di diventare papa e cambiare non solo nome ma insieme al nome identità coincise con la sua capacità di essere uomo di fiducia di vari papi; niente di particolare in sé e per sé, naturalmente, ma questo gli diede la possibilità oltre che l’obbligo di frequentare gli ecclesiastici più importanti in Germania e in Francia e quindi di avere un’ottima preparazione politica ed ecclesiologica, ed un’eccellente formazione diplomatica, si pensi ai suoi silenzi sul caso di Berengario di Tours che gli verranno rinfacciati proprio da Berengario: eppure lì si trattava niente di meno che di eresia. E della sua duttilità sono una prova eccellente i rapporti che ebbe, da papa, con Guglielmo il Conquistatore.

Gli anni del pontificato di Gregorio VII sono conosciuti come «età gregoriana»: quali importanti riforme introdusse papa Gregorio VII?
Ha ragione, sono solo i suoi anni di pontificato che possono essere chiamati «età gregoriana»: questa è un’idea dura a morire, è stata inventata dalla storiografia francese che secondo me non aveva mai superato i complessi del sec. XIX, da Napoleone I alla protezione della Santa Sede fino all’incapacità di difenderla nel 1870, e dal fortissimo, intransigente cattolicesimo francese fra la seconda metà del secolo e l’inizio del XX… Prima o poi qualcuno si prenderà la briga di studiarla, magari i francesi stessi, che sono fieri di appartenere alla cultura della clarté e dell’esprit de finesse ma, chissà perché, difficilmente ammettono certi loro errori, specialmente se madornali come in questo caso. Perché nel luogo comune «età gregoriana» è un periodo lungo un secolo e mezzo circa, dal primo quarto del sec. XI al secondo se non terzo quarto del XII, è l’età in cui la Chiesa lotta per la sua libertà contro i laici oppressori e in cui la Sede Apostolica e Cluny si tengono la mano perché Cluny è il braccio armato della Sede Apostolica… niente di men vero. Ma è tanto comodo (per tutti, intendo, non solo per i francesi)! Cioè, è comodo avere un modello universale, un grimaldello, un piede di porco che apre tutte le strade e rende superfluo l’approfondimento e lo studio e dunque anche la riflessione, il pensiero. Mi si permetta una boutade: René Descartes non sarebbe affatto d’accordo… Comunque Gregorio VII aveva ragione quando insisteva sul fatto che non aveva inventato nulla, il materiale ecclesiologico di cui si avvale gli preesisteva; lui si limitò (ma non è poco!) ad accentuarne i toni anche perché forzato dalle contingenze politiche che obbligarono tutti, non soltanto lui, a un continuo gioco al rialzo; neppure l’imposizione dell’obbligo di castità per il clero è, in sé e per sé, una sua invenzione. Mentre per la proibizione della pratica dell’investitura non abbiamo certezze… Il fatto è che Gregorio VII mise a punto gli strumenti per rendere applicativa l’ecclesiologia romana, e anche questo portò ad una progressiva verticalizzazione del processo decisionale – da cui i papi non tornarono mai indietro e che istituì la forma della Chiesa Cattolica così come noi la conosciamo, ben diversa da quella d’inizio secolo XI… Ecco, si vuol proprio parlare di «riforme» di Gregorio VII, è in questo senso che si devono intendere.

Come si articolarono i rapporti tra Papato e Impero durante il suo pontificato?
Contrariamente a quanto è luogo comune dire, i rapporti furono di costante e reciproca ricerca: il papa ha bisogno di un re che dia stabilità alla situazione, il re ha bisogno della sponda del papa se non altro per riuscire a cingere la corona imperiale, che i giochi interni alla corte gli hanno negato quando sembrava già a portata di mano. Ma ambedue sono condizionati (ed è un eufemismo) dalla mancanza di equilibri nel regno dopo un quindicennio di minorità del re, con i punti critici delle chiese di Lombardia (patarini) e della Sassonia che è dirompente; l’episodio di Canossa (gennaio 1077) è abbastanza paradigmatico: si arriva a un faticoso e negoziatissimo compromesso, e viene vanificato dall’arcivescovo di Magonza che incorona un anti-re… In un certo senso, Gregorio VII ed Enrico IV sono ostaggi proprio di coloro che avrebbero dovuto esserne i migliori alleati, i grandi, potentissimi, determinanti signori ecclesiastici.

Quale bilancio storiografico si può trarre della figura di Gregorio VII?
Se per «storiografico» si intende della storiografia, è presto detto: un’accentuazione della sua figura, in senso negativo (i riformatori del sec. XVI, Bismarck) e in senso positivo (da parte cattolica in senso lato). Probabilmente o quasi certamente con un eccesso di sottolineatura del suo operato: almeno, questa è l’impressione che me ne sono fatto riprendendo le questioni a distanza di parecchi anni. In un certo senso, tutti siamo ancora debitori della statura eroica che gli è stata cucita addosso a meno di un quarantennio di distanza dalla sua morte. Ma attenzione, nessuno nasce eroe e Gregorio VII non intendeva affatto esserlo, era solo una persona preparatissima e di carattere forte che si trovò a dover cercare di governare tempi complicatissimi. E possiamo dirlo perché ci ha lasciato una fonte autoptica come è stata chiamata, il Registro ufficiale e organizzato delle sue lettere: che non è affatto detto che comprenda tutte le sue lettere, ma certo quelle che lui stesso voleva che lo definissero.

E dal punto di vista storico, non c’è molto da dire: da quanto affermò e cercò di praticare Gregorio VII, come ho anticipato, non si tornò mai indietro. E la cosiddetta Lotta per le investiture si situò nel quadro di grandissimi cambiamenti generali e ne fu uno degli aspetti principali. In un certo senso si potrebbe dire che è da quel periodo che si avvia il processo della modernità.