“Greeks, Books and Libraries in Renaissance Venice” a cura di Rosa Maria Piccione

Dott.ssa Rosa Maria Piccione, Lei ha curato la pubblicazione del libro Greeks, Books and Libraries in Renaissance Venice edito da De Gruyter: quale importanza riveste, per la trasmissione dei testi dell’antichità classica, la Venezia del Cinquecento?
Greeks, Books and Libraries in Renaissance Venice, Rosa Maria PiccioneCome già nel secolo precedente, anche nel Cinquecento Venezia riveste un’importanza fondamentale nella trasmissione dei testi classici. In particolare, la città gioca un ruolo cruciale nelle relazioni con il mondo del libro greco, in virtù di un contesto socio-culturale particolarmente favorevole. Dopo la caduta di Costantinopoli in mano turca nel 1453, Venezia è diventata infatti capitale culturale dei greci della Diaspora. Da minoranza di scarso rilievo, in poco tempo la colonia greca si è trasformata in una comunità straniera culturalmente vivace e perfettamente inserita nella realtà della Serenissima.

Per la stampa di libri greci Venezia è senza dubbio la capitale europea, soprattutto grazie all’attività di Aldo Manuzio, che si avvale della collaborazione di eruditi greci come Marco Musuro e Giovanni Gregoropulo. Ma anche quando la città perderà questa posizione di prestigio e la stampa di libri greci si sposterà oltralpe, Venezia e la vicina Padova rimarranno luoghi d’elezione per gli studi greci, favoriti dalla presenza dei libri nelle molte biblioteche: pubbliche, certamente, ma anche monastiche e private. In più, proprio per la presenza della comunità greca e per i forti legami con le terre d’Oriente, a Venezia è promossa la stampa di libri in greco volgare per i greci contemporanei, destinati sia ai lettori locali che a quelli della madrepatria. Per lungo tempo dall’Italia i libri si dirigeranno verso le terre d’Oriente, seguendo un itinerario inverso rispetto a quello dei manoscritti destinati alle biblioteche d’Occidente. A questa realtà socio-culturale e imprenditoriale della città è da ricondurre anche una fiorentissima produzione di manoscritti in lingua greca.

Il focus di questo volume è proprio sulle dinamiche di produzione e di fruizione dei libri manoscritti greci, nel contesto veneziano tra Rinascimento ed età Barocca. Abbiamo voluto proporre una riflessione sulle pratiche di copia dei libri ma anche di prestito, scambio, vendita, e soprattutto sugli attori di questi processi – copisti, stampatori, mercanti, committenti, e così via -, a partire dall’osservazione di alcune collezioni librarie e di fonti documentarie.

Come si articolò la produzione di libri manoscritti greci a Venezia nel Cinquecento?
Come dicevo, l’attività di produzione di libri manoscritti continua a essere vitale anche nel pieno Cinquecento, nonostante la stampa sia ormai una realtà consolidata e i testi disponibili sul mercato siano sempre più numerosi. L’interesse per i libri greci si è propagato per tutta l’Europa e ha generato una notevole quantità di nuovi committenti: principi, ambasciatori, ecclesiastici, privati. A Venezia sono commissionati manoscritti che confluiranno nelle biblioteche straniere, e non mancano figure di copisti-mercanti greci che da Venezia si muovono per raggiungere possibili acquirenti, come Antonio Eparco ed Emanuele Glizuni, e ancora Andrea Darmario, particolarmente attivo in Spagna ma conosciuto anche in Germania.

Il dato più significativo riguarda le modalità di produzione e di circolazione dei libri, che nel pieno Cinquecento sono in qualche modo cambiate. Gli attori di questa fase della produzione libraria sono greci che giungono dalle più diverse regioni della madrepatria, approdando nella realtà socio-culturale di un Occidente ormai collaudato. Queste figure non sono professionisti della scrittura, né sono paragonabili ai numerosi intellettuali della prima generazione di émigrés in fuga verso Occidente, che furono insegnanti di greco e spesso anche stampatori, e ai quali si deve la diffusione del greco nell’Umanesimo italiano. Di livello culturale medio-alto, in qualche caso hanno ricevuto una buona formazione letteraria e grammaticale, e nella crescente richiesta di libri greci trovano la possibilità di impiegare le proprie competenze linguistiche. Attori di questa fase sono anche copisti italiani, scribi professionisti o copisti-stampatori che spesso lavorano in collaborazione con i colleghi greci. Molto frequentemente la produzione è da ricondurre ad attività di bottega: basti ricordare quelle di Bartolomeo Zanetti, o ancora quelle dei greci Nicola Choniate, e dei copisti-mercanti Andrea Darmario ed Antonio Eparco, che abbiamo già nominato. All’interno di questi ateliers di copia la modalità di lavoro è di norma quella d’équipe, ma non sono chiare le modalità di collaborazione fra i copisti, né quali siano state le dinamiche di relazione fra committente e atelier, ad esempio per quanto riguarda la scelta dei testi copiare o se vi sia stata, per così dire, una sorta di proposta commerciale.

Di quale rilievo è la figura di Emanuele Glizuni, editore e copista greco a Venezia nella seconda metà del Cinquecento?
Delle diverse figure di copisti, mercanti e stampatori greci, una delle più interessanti è quella di Emanuele Glizuni, attivo nella seconda metà del Cinquecento tra Venezia, il Vaticano e la Spagna. Per quanto riguarda l’attività di produzione libraria, a Glizuni è possibile ricondurre la copia di 55 manoscritti, frutto talvolta della collaborazione con altri copisti, e di 33 edizioni a stampa di libri della grecità moderna ma anche italiani, spesso in partecipazione con altri stampatori. Ma oltre a ciò, per lungo tempo Glizuni sarà anche attivo come spia a servizio sia del Vaticano che della corte spagnola, soprattutto per il monitoraggio dei movimenti delle forze turche nel Mediterraneo orientale.

Si tratta di una personalità vivace, intraprendente e in qualche modo anche visionaria. La sua produzione di manoscritti con testi greci classici e bizantini è destinata agli intellettuali della corte papale e di quella spagnola, non solo per veicolare la cultura classica, ma anche per fornire materiali utili alla riflessione nell’ambito delle controversie dottrinali del periodo. Ma a questi medesimi interlocutori Glizuni fornisce anche informazioni riservate, con lo scopo di arginare la minacciosa espansione dell’impero ottomano. Infine, Glizuni è molto attivo anche in quel particolare settore del mercato editoriale che stampa libri destinati alla formazione dei suoi connazionali. Si tratta di libri – spesso in lingua popolare – per la formazione di base, ma anche di testi religiosi e, allo stesso modo, di letteratura di consumo, portati sul mercato con il proposito di contribuire alla costruzione di una nuova identità nazionale.

Quale ruolo ebbero le biblioteche private nella trasmissione dei testi classici?
In questa fase di grande fermento culturale, a Venezia sono sempre più numerose le biblioteche private di intellettuali italiani e stranieri, in un già fitto tessuto di collezioni pubbliche e degli ordini religiosi. Anche la vicina Padova può vantare un contesto culturale e istituzionale favorevole, dove l’élite di intellettuali che gravitano intorno all’università promuove una grande circolazione di libri e la costituzione di numerose biblioteche, pubbliche ma soprattutto private.

Nella trasmissione e nella circolazione dei testi greci, il ruolo di queste collezioni che crescono intorno agli interessi e ai bisogni intellettuali dei singoli è rilevante, in qualche caso decisivo. Sul mercato veneziano, letterati, studiosi e bibliofili acquistano stampati e commissionano copie di manoscritti, spesso realizzate a partire da esemplari conservati nelle biblioteche della città, prima fra tutte la Libreria di San Marco, oggi Biblioteca Nazionale Marciana. Ma oltre a ciò, la vicinanza stessa di Venezia con il mondo greco rende più facile l’acquisizione di manoscritti direttamente nelle terre d’Oriente, anche grazie all’intermediazione della comunità ellenica. Questo movimento di libri è determinante per la diffusione dei testi greci in Occidente, e anche per la conservazione stessa di alcuni di essi, tanto della letteratura greca classica quanto di quella bizantina, che altrimenti sarebbero andati perduti. Queste biblioteche ci consegnano esemplari filologicamente rilevanti, sia codici antichi che più recenti, importanti per stabilire in modo corretto il testo degli autori, ma ci consegnano anche copie di opere che hanno avuto solo una tradizione manoscritta rinascimentale, che dunque ne ha garantito la sopravvivenza. Molti esemplari recano interventi filologici, annotazioni marginali e segni di lettura intensiva dei loro possessori, lasciando intravedere non solo una fervida attività intellettuale ma anche, più concretamente, l’esistenza di ulteriori copie in circolazione.

Quale consistenza avevano le collezioni di libri greci provenienti dagli interessi di studiosi occidentali, come le famose biblioteche degli ambasciatori Diego Hurtado de Mendoza e Guillaume Pellicier?
Queste collezioni librarie erano varie per grandezza e prestigio, e si calcola che solo in casi eccezionali esse costituissero più del 20% dell’intera biblioteca. La grande difficoltà dello studioso moderno è quella di ricostruire le collezioni, che il più delle volte sono state smembrate. In qualche caso questo processo di ricostruzione è reso più agevole dal fatto che è possibile tracciare i percorsi più recenti di questi libri e le loro confluenze nelle biblioteche moderne.

Due collezioni particolarmente rilevanti per entità e importanza storico-culturale sono certamente quelle di Diego Hurtado De Mendoza e di Guillaume Pellicier, rispettivamente ambasciatore spagnolo e francese a Venezia, poco prima della metà del Cinquecento. La biblioteca greca di Hurtado doveva annoverare almeno 300 manoscritti greci, più o meno antichi e con un repertorio di testi estremamente vario, la maggior parte dei quali conservati oggi presso la Real Biblioteca del Monasterio de San Lorenzo a El Escorial. Questa straordinaria collezione ha suscitato enorme interesse già dalla fine del XIX secolo, e negli ultimi anni ne è stata condotta una nuova e importante indagine ricostruttiva, estesa ora anche agli incunaboli e alle Cinquecentine.

Pur essendo di notevole interesse storico-culturale, nella storia degli studi la biblioteca greca di Pellicier ha invece riscosso minore attenzione. Secondo studi recenti, la collezione avrebbe annoverato 180 manoscritti, di cui solo 39 allestiti prima del periodo veneziano dell’ambasciatore. 106 manoscritti di questa collezione – dunque più della metà, ma i dati sono da verificare – farebbero oggi parte del fondo greco della Staatsbibliothek zu Berlin. L’aspetto più rilevante di questa collezione libraria riguarda l’allestimento dei manoscritti: almeno 141 di essi sono stati copiati per Pellicier nei pochi anni trascorsi a Venezia (1539-1542). Le mani sono quelle di copisti noti e molto attivi, che hanno lavorato anche per Hurtado. Ciò costituisce il presupposto ideale per un’indagine sistematica sulle pratiche di allestimento dei libri e sulle dinamiche di relazione fra le diverse figure di questo processo.

Il volume analizza anche il ruolo dei greci come proprietari di libri, mecenati e attori nel processo di produzione di libri, con particolare enfasi sulla figura di Gabriele Severo: quale importanza ebbe, a tal proposito, il primo vescovo ortodosso nelle terre della Diaspora?
Come abbiamo detto più volte, nelle dinamiche di produzione e di circolazione dei manoscritti in lingua greca il ruolo dei greci è stato essenziale. Ma i greci di Venezia non sono stati soltanto semplici strumenti per la trasmissione dei testi: al contrario, sono stati anche possessori, bibliofili, appassionati fruitori. Nel volume è stata riservata particolare attenzione a un case study del tutto unico, quello della collezione libraria di Gabriele Severo (ante 1540-1616), che negli ultimi anni è stato possibile circoscrivere. Capo religioso della Confraternita di San Nicolò dei Greci e primo metropolita nelle terre della Diaspora, Severo fu una delle personalità di maggiore rilievo nel contesto politico-culturale greco-veneziano del periodo.

La sua bibliofilia era ben nota fra i contemporanei. Dai diari e da fonti d’archivio ci giungono numerose informazioni sui libri di Severo, ma soprattutto su Severo e i libri. Queste fonti aiutano a ricostruire la storia di singoli manoscritti della sua biblioteca, e danno generosa testimonianza di movimenti di libri tra Venezia e il Mediterraneo: vendite, prestiti, scambi, richieste di acquisizioni e così via, che coinvolgono anche figure ben note del mondo del libro greco, come Nicola Choniate, Andrea Darmario ed Emanuele Glizuni, ai quali Severo era legato da stretti rapporti personali. Dai documenti vediamo che Severo ha venduto e acquistato libri, per sé e per altri, ha dato libri in deposito per ottenere danari dalla Confraternita, ha realizzato personalmente copie da dare in dono e così via. Questo quadro si arricchisce lentamente grazie ai dati che stiamo raccogliendo nell’indagine sui manoscritti della sua biblioteca, che è possibile identificare in una parte consistente del fondo manoscritto greco della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino. Un dato di recente acquisizione riguarda infatti l’acquisto nel 1619, per opera dell’ambasciatore dei Savoia a Venezia, di 308 manoscritti per la Biblioteca Ducale.

I libri della biblioteca di Gabriele Severo, i documenti dell’archivio personale, i diari e le lettere sono un dossier prezioso, che ci consente ora di entrare – per così dire – nello studiolo di Severo, e di ricostruire pratiche di allestimento dei libri e ma anche di restauro testuale e materiale, di collaborazione con i copisti di fiducia, membri essi stessi della Confraternita. Più in generale, permette di ricostruire il contesto culturale e socio-politico e così la rete di contatti, di cui Severo e i suoi libri facevano parte: l’ambiente ristretto della Confraternita e il mondo del libro greco, e ancora i rapporti con la Serenissima, con la Chiesa di Roma e con le Chiese Protestanti.

Rosa Maria Piccione è attualmente ricercatrice di Civiltà bizantina presso l’Università di Torino. Ha svolto per lungo tempo attività di ricerca presso istituzioni tedesche, e negli anni 2001-2006 ha ricoperto l’incarico di Direttrice del gruppo di ricerca “Spätantike und byzantinische Literatur” presso la Friedrich-Schiller-Universität Jena. Nel 2006 è stata chiamata dall’Università di Torino come Professore a contratto nell’ambito del programma MIUR “Rientro dei cervelli”. È Series editor della collana Transmissions. Studies on conditions, processes and dynamics of textual transmission, De Gruyter, Berlin-Boston, ed è membro del Comitato scientifico e redazionale del Corpus dei papiri filosofici greci e latini, Olschki, Firenze. I suoi interessi di ricerca riguardano soprattutto le dinamiche di trasmissione dei testi greci dall’antichità al Rinascimento, con particolare attenzione per tipologie testuali quali le antologie e i florilegi, la letteratura gnomica e la tradizione fisiognomico-chiromantica.

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