Dott.ssa Anna Lupini, Lei è autrice del libro Grande Fratello VIP, è uno sporco lavoro edito da ilmiolibro.it: c’era bisogno di un libro sul Grande Fratello Vip?
Grande Fratello VIP, è uno sporco lavoro, Anna LupiniL’affermazione contenuta nella quarta di copertina del mio libro è ovviamente ironica. Ma in ogni affermazione ironica è contenuto un fondo di verità.
Se c’è una cosa che detesto, infatti, è l’atteggiamento finto snob di chi dice: “io la televisione non la guardo, non ce l’ho, la uso come oggetto di modernariato per farci nuotare i piranha”.
Guardiamoci in faccia per quelli che siamo: la televisione è il mezzo che domina la timeline di Twitter. E credo che questo accada solo – o principalmente – in Italia, dove le menti migliori (??!!) si arrovellano per scrivere sapidi post sul Festival di Sanremo.
Guardare la televisione, e mi riferisco a quella generalista, significa osservare la società, sia perché la rappresenta, e sia perché la plasma. Come lo so? È semplicissimo: basta guardare le ali di gabbiano. Mi riferisco ovviamente alle sopracciglia sagomate così in voga tra i ragazzi, comparse sul pianeta dopo l’avvento dei tronisti televisivi. Prima i maschi non avevano neppure la consapevolezza di avere una striscia di peli sopra agli occhi. Era solo comoda per trattenere il sudore del calcetto.
Quindi guardare la tv è un esercizio necessario che svolgo con gusto da molti anni. Mi piace osservare la gente, e i reality, che piaccia o no, sono un ottimo escamotage per tenere sotto osservazione quei poveri malcapitati.

Quali sono le ragioni di un successo tanto clamoroso?
L’edizione del Grande Fratello Vip di quest’anno è stata particolarmente fortunata. La presenza dei VIP ha rinvigorito un format che ci aveva conquistato nel 2000, all’epoca del primo Grande Fratello, e che aveva poi progressivamente perso d’appeal. Principalmente perché avevamo iniziato a disinteressarci delle vicende di quegli aspiranti famosi che popolavano la Casa di Cinecittà. Erano sempre più tutti uguali e si faticava a distinguerli. I “famosi” invece, bene o male, li conosciamo tutti. Anche quelli semisconosciuti sono facilmente individuabili. Faccio un esempio: “Ma chi è Ignazio?” “È il figlio di Francesco Moser”. È un po’ come quando Alberto Sordi diceva “Ma chi sei tu? La fija de Zaira ‘a stracciarola?”.
In questo modo si familiarizza subito, e si seguono le vicende con più facilità.
Poi quest’anno, rispetto alla prima edizione VIP, gli autori del programma, che sono sicuramente bravissimi, sono stati anche fortunati. Perché hanno creato degli intrecci che poi si sono evoluti in maniera perfetta. Mi riferisco, ad esempio, alla love story tra Cecilia Rodriguez e Ignazio Moser – è bastato accendere la miccia, creare le situazioni di vicinanza, e parlare con i due ragazzi in confessionale, spingendoli uno verso l’altra – e i due si sono innamorati in diretta. Tutti acclamano – giustamente- le trasmissioni di Alberto Angela, ma anche il Grande Fratello Vip ha avuto la sua bella pagina documentario sulle regole dell’attrazione tra maschio e femmina. Un superquark coatto, buttalo via…
Questo tipo di contenuti, veicolati anche attraverso internet e i social, è riuscito ad attrarre il pubblico dei giovani e giovanissimi, già abituati ad assistere alle vite di tutti attraverso i loro network. A quel punto il gioco era fatto.

Poi c’è stata la vicenda di Daniele Bossari, quasi un percorso di rinascita (perfetto per il periodo di Natale, tra l’altro) con un uomo sconfitto, ex famoso e ora in preda ai suoi demoni, che ritrova la forza di vivere, riscopre l’amore per la famiglia e per sua moglie, e infine trionfa, nuovamente vincente.
Su tutti la maschera di Cristiano Malgioglio. È stato l’unico personaggio che io abbia mai visto recitare il suo ruolo, ininterrottamente, per più di tre mesi. Mi spiego: di solito la cosa divertente dei reality è vedere il “personaggio” che diventa “persona”. Valeria Marini che smette i panni da diva e si mette a piangere perché si sente sola, ad esempio. Malgioglio no, non ha mollato mai, è stato “nel ruolo” per tutto il tempo. Con gli occhiali da sole e il ciuffo. Indefesso. Eroico. Adagiato sui divani come Paolina Borghese. Avvolto nei caftani, con i turbanti in testa h24. Ci vuole tenacia e mestiere per farlo. E al tempo stesso così, è venuta fuori la rappresentazione perfetta di certa gente di spettacolo, che a forza di raccontarsi in un certo modo, si convince di esserlo davvero. C’è della poesia in questo, io ho cercato di spiegare il mio punto di vista, che è quello di chi con queste cose si diverte da matti. Come dice Amleto De Silva, che ringrazio per la bellissima prefazione al mio libro: “Dove ci sarebbe da vergognarsi, lei vede l’affettuosamente ridicolo.”

Il teleschermo ci ha abituati alle assurdità che avvengono al suo interno: abbiamo la TV che ci meritiamo?
Certo. Come dicevo, la tv è lo specchio di una società. E ne è anche l’artefice, come dicono molti dotti saggi sull’influenza del berlusconismo televisivo sulla società italiana. È innegabile.
Poi è anche vero che ormai la televisione offre veramente ogni genere di intrattenimento. Si possono vedere cose straordinarie e di gran lunga migliori della gran parte dell’offerta cinematografica. Viviamo la golden age delle serie televisive, solo per fare un esempio. A questo punto, se passi la serata a vedere una fiction spagnola è perché l’hai deciso tu.

Poi c’è anche un altro aspetto: secondo me si può imparare anche dal trash. Mi spiego: al Grande Fratello Vip di quest’anno c’era Giulia De Lellis, che è un’ex di Uomini e Donne, fidanzata con un tronista, insomma il “prodotto” perfetto di un certo tipo di televisione.
La ragazza ha un forte seguito social, le sue fan di chiamano “le bambine di Giulia De Lellis”. Ecco, io non ne conoscevo l’esistenza, e mi si è aperto un mondo, grazie a uno striscione aereo sgrammaticato. È uno degli episodi raccontati nel libro e racconta l’esistenza di un bacino di utenti ricchi e ignoranti, o almeno deboli in ortografia. Ecco io credo che ignorare che in Italia nel 2018 ci sono persone disposte a spendere più di mille euro per sostenere un personaggio televisivo, ma che non sanno come si scrive “cioè” e scrivono “c’è” sia un fatto interessante. Non è “colpa” del Grande Fratello Vip e non è rifiutando il programma che il problema si risolve.

Quale futuro per i reality?
I reality sembrano aver riacquistato vigore. Non so se è solo “la miglioria della morte” come viene spesso descritto quel misterioso miglioramento che precede il decesso dei pazienti gravi, o se ci attendono altri 15 anni di grandi e piccoli fratelli.
Quello che so è che da quando è finito il Grande Fratello Vip di quest’anno aspetto che inizi l’Isola dei Famosi, che è uno dei reality più sadici in circolazione. In fondo quello che ci piace è vedere gente ricca che soffre perché deve dormire scomodamente e non ha da mangiare. È una tv sciacqua cervello, come ha detto la saggia Ilary Blasi, che ho definito la Sora Lella nel corpo di Barbie, perché è bellissima ma ha una saggezza antica: “Accendi la tv e spegni il cervello”.
Il che, secondo me, va benissimo. Perché l’intrattenimento non ha mai ucciso nessuno, a patto che lo si individui e riconosca come tale. Il cervello bisognerebbe accenderlo in altre circostanze ben più cruciali: ad esempio quando si incrociano le fake news su Facebook o prima di girare l’ennesima catena di sant’Antonio via Whatsapp.