“Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti” di Gerhard Rohlfs

Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, Gerhard RohlfsGrammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti
di Gerhard Rohlfs
traduzione di Salvatore Persichino
Accademia della Crusca / il Mulino

«L’attesa ripubblicazione della Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti – edizione italiana della Historische Grammatik der italienischen Sprache und ihrer Mundarten – suggerisce una preliminare riflessione sull’uomo Rohlfs, inseparabile dal profilo di grande linguista. Ritengo sia questo il modo migliore di reintrodurre alla lettura di un’opera, imprescindibile e insuperato strumento di consultazione e di formazione, di cui tanto si è detto e scritto.

[…] un’opera come la Grammatica storica scaturisce anche dagli ininterrotti suoi attraversamenti delle regioni italiane e dal suo partecipe inserimento nei contesti locali. Come si è prima sottolineato, nella vicenda umana e scientifica del grande tedesco, le trame dei viaggi possono paragonarsi all’attenta lettura di un libro, le cui pagine sono i luoghi e la gente che li abita: i parlanti.

Nel 1914 Gerhard Rohlfs aveva appena ventidue anni quando per la prima volta, zaino in spalla, attraversò la penisola sino a Salerno e a Manfredonia. Il giovane studente universitario aveva ottenuto una borsa di studio per condurre ricerche nel campo della etimologia romanza. […]

I progressi rispetto alla Grammatica di Meyer-Lübke, sinteticamente ma efficacemente delineati dallo stesso Rohlfs nella prefazione all’edizione tedesca, riguardano la struttura dell’opera, nella quale i singoli fenomeni vengono trattati prendendo in esame «prima di tutto la lingua letteraria e il toscano, e quindi (quand’è necessario) la rimanente Italia centrale; segue poi l’esame della situazione linguistica nell’Italia settentrionale e in quella meridionale». E occorre aggiungere che il rapporto quantitativo tra lingua letteraria e dialetti risulta, nell’opera di Rohlfs rispetto a quella di Meyer-Lübke, abbondantemente riequilibrato in favore della componente dialettale. Una componente dialettale che, rispetto all’italiano, non appare contrassegnata da alcuna subordinazione gerarchica. È questa una scelta teorica e metodologica innovativa, palesemente favorita dalla vasta esperienza dialettologica di Gerhard Rohlfs. […]

Può ben dirsi, dunque, che l’alternanza della prospettiva verticale (ricostruttiva) con quella orizzontale (descrittiva) costituisce ancora oggi uno dei punti di forza della grammatica rohlfsiana, e ciò particolarmente nel tentativo di cogliere i rapporti tra i sistemi fonetico-fonologici esistenti nelle diverse aree14, ma anche le dinamiche che attraversano tali sistemi nello spazio geografico, oltre che in diacronia.»

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