Prof.ssa Elisa Patergnani, Lei è autrice del libro Gli insegnamenti matematici nelle Scuole militari in Italia. Da Eugenio di Savoia a Napoleone edito dal Mulino: quale importanza riveste, nella storia della matematica in Italia, il suo insegnamento nelle scuole e nelle accademie militari?
Gli insegnamenti matematici nelle Scuole militari in Italia, Elisa PatergnaniIn questo libro Gli insegnamenti matematici nelle Scuole militari in Italia. Da Eugenio di Savoia a Napoleone si ricostruiscono le origini dell’insegnamento della matematica nella prima istruzione tecnica in Italia. Le scuole militari costituiscono da quasi tre secoli un centro di irradiazione della cultura scientifica e la matematica rappresenta ancora oggi, sia nei test di ammissione sia nei corsi di studio, l’insegnamento cardine in questo tipo di scuole tecnico-scientifiche. Il ruolo che la matematica assunse nel corso della storia nell’istruzione per la formazione tecnico-scientifica dei militari è paragonabile a quello che il latino ebbe nella formazione umanistica. In particolare, il calcolo differenziale ed integrale (quello che oggi è chiamato nei corsi universitari corso di Analisi) era lo strumento principe per lo studio dei problemi della meccanica e della geometria e quindi dell’artiglieria e delle fortificazioni. Infatti, la storia moderna dell’Europa dagli inizi del Cinquecento al Congresso di Vienna è una storia quasi ininterrotta di guerre, combattute con un considerevole ricorso alle scoperte scientifiche e alle innovazioni tecnologiche; il crescente utilizzo di scienze e tecniche sempre più raffinate fece il paio con l’arruolamento di eserciti sempre più numerosi. Da qui derivò la necessità, in diversi paesi, della creazione di scuole militari appositamente dedicate all’artiglieria e alle fortificazioni, nelle quali, la matematica assunse un ruolo fondamentale, in quanto funzionale a risolvere i problemi pratici della guerra, sia sul versante dell’offesa, attraverso la creazione di armi più potenti e precise, che su quello della difesa, migliorando l’architettura delle piazzeforti. In questi istituti abili studiosi si cimentarono nello studio degli argomenti matematici più innovativi, contribuendo allo sviluppo scientifico della materia e creando veri e propri centri di diffusione del pensiero matematico.

In seguito, il sapere che si concentrò nelle scuole di artiglieria e genio in Italia si riversò poi anche nell’istruzione tecnica, a cominciare dalla formazione universitaria degli ingegneri.

Quale funzione avevano gli insegnamenti matematici per militari in età moderna?
In età moderna la crescente importanza dell’artiglieria, sia sui campi di battaglia sia negli scontri navali, e dell’architettura bastionata, con la quale si reagì all’impatto devastante delle armi da fuoco pesanti sulle fortificazioni medioevali, richiese la formazione e l’addestramento di un personale in possesso di conoscenze tecniche approfondite in materia. I tradizionali modelli educativi della nobiltà apparivano infatti anacronistici rispetto alla velocità dello sviluppo delle nuove tecniche di guerra. L’affidamento delle tecniche militari richiedeva quindi competenze da acquisire attraverso un ben orientato curriculum, che non poteva certamente esaurirsi nei tradizionali percorsi formativi delle antiche scuole di corte per i paggi o in quelle accademie dove i giovani si addestravano solo alle arti cavalleresche (scherma, equitazione, ecc.), testimoni di un vecchio modo di intendere l’arte della guerra. Lo sviluppo dell’artiglieria aveva reso indispensabile una solida preparazione scientifica, della quale la matematica era l’asse portante. A partire dal Cinquecento si cercò di sopperire alla mancanza di personale tecnico-militare al passo con le nuove conoscenze inserendo nelle milizie ingegneri, architetti, chimici e matematici.

Nei primi sei decenni del secolo XVIII l’Europa fu sconvolta dalle guerre di successione e dalla guerra dei sette anni. A questa stagione di guerre, pertanto, corrispose nei maggiori stati europei, tra i quali in Italia, il Regno di Sardegna, il Regno di Napoli e la Repubblica di Venezia, un maggiore interesse per l’addestramento delle truppe e in particolare una nuova cura per la preparazione degli ufficiali delle cosiddette “armi dotte”: l’artiglieria e il genio, che richiedevano nei comandanti approfondite nozioni di geometria, di meccanica e di balistica.

Le discipline militari impartite nei Collegi dei Nobili e nelle Accademie affidate agli ordini religiosi non garantivano più una preparazione adeguata e i giovani nobili che erano indirizzati alla carriera militare non erano in numero sufficiente per soddisfare le richieste dei nuovi eserciti.

Per questo, furono create scuole idonee a preparare professionalmente il numero di cadetti necessario alla milizia con programmi d’insegnamento concentrati sulle discipline matematiche e fisiche. Ed è così che in un arco di tempo di circa trent’anni nacquero i più importanti istituti per la formazione degli ufficiali e in particolare per i corpi degli ingegneri e d’artiglieria.

Come si articolavano i programmi di tali studi nelle scuole militari di Torino, Napoli e Verona nel Settecento?
In questo campo in Italia l’eccellenza era rappresentata dagli istituti militari presenti nel Regno di Sardegna, nel Regno di Napoli e nella Repubblica Veneta.

Per quanto riguarda il Piemonte, a partire dal primo Settecento la dinastia sabauda si sforzò di consolidare il suo nuovo ruolo di media potenza nel quadro internazionale. Inserito nella congiuntura delle guerre di Successione, il nuovo regno cercò di ispirarsi sempre più chiaramente ai modelli dei grandi Stati assoluti, in particolare la Francia e la Prussia. Al progressivo miglioramento della formazione scientifica impartita agli allievi delle Regie Scuole Militari teoriche pratiche di Artiglieria e Fortificazione di Torino contribuì anche la presenza di insegnanti militari di grande levatura, quali Gaspare Tignola (1710-1775), Ignazio Andrea Bozzolino (1719-1791), Carlo Andrea Rana (1715-1804), senza dimenticare il grande contributo dato dalle lezioni di professori civili della fama di Giuseppe Luigi Lagrange (1736-1813) e Francesco Michelotti (1710-1787), quest’ultimo docente di matematica anche all’università. Questi docenti avevano anche il compito di realizzare libri di testo ad uso degli studenti, manuali che ebbero poi larga diffusione nelle scuole militari italiane e straniere. La scuola di artiglieria e fortificazione del Regno di Sardegna, aperta nel 1739, gettò le basi su cui furono organizzate le successive istituzioni del Regno di Napoli (1745) e della Repubblica di Venezia (1759). La creazione di queste scuole, idonee a preparare professionalmente cadetti per la milizia ed organizzate sotto la direzione di importanti matematici, comportò l’adozione di programmi d’insegnamento evoluti che in alcuni casi, come a Torino e a Napoli, prevedevano lo studio del calcolo differenziale e integrale, argomenti che non rientrarono per buona parte del Settecento nei corsi universitari delle stesse città. I programmi di studio della scuola militare di Verona escludevano invece lo studio dei metodi di Leibniz e Newton e una situazione analoga si riscontrava anche nell’università di Padova ancorata ai corsi di Giovanni Poleni. In altre città, come Pavia e Bologna, invece, la situazione fu ben diversa: le riforme universitarie del XVIII secolo mirarono fin da subito ad innalzare anche la portata degli studi matematici grazie alla presenza di matematici che si fecero portavoce in Italia del nuovo metodo.

Quali novità furono introdotte, in età napoleonica, negli istituti di Alessandria, Modena, Pavia e alla Scuola politecnico-militare di Napoli?
Le campagne napoleoniche di fine Settecento in Italia travolsero le istituzioni monarchiche di stampo assolutistico degli antichi Stati italiani, facendo soffiare anche sulla Penisola il vento degli ideali della Rivoluzione Francese. Invero, la campagna militare iniziata nel 1796 da Napoleone Bonaparte causò un’autentica rivoluzione geopolitica dell’Italia, che si concretizzò con la cacciata dei sovrani dell’ancien regime dai rispettivi troni e la formazione delle cosiddette “repubbliche sorelle”, in cui la gestione della cosa pubblica era improntata sul modello delle istituzioni francesi, con un forte accentramento delle funzioni statali e la creazione di un poderoso sistema burocratico. Naturalmente, ciò non poteva non avere un’influenza determinante anche sui modelli di istruzione militare adoperati fino a quel momento, portando anche nel nostro Paese all’adozione del nuovo sistema scolastico napoleonico. In Francia, il punto di partenza per chi voleva intraprendere la carriera militare era rappresentato dall’École polytechnique, istituito nel 1794 per formare specialisti addetti ai servizi tecnici civili e militari dello Stato. La frequentazione di tale scuola era propedeutica al successivo accesso alle scuole di applicazione di artiglieria e genio, poiché forniva agli aspiranti militari una cultura di base sulla fisica e la matematica. L’Impero napoleonico ereditò pertanto un’eccellente organizzazione dell’istruzione militare, che, accanto all’École polytechnique, era completata dalle scuole reggimentali in cui venivano formati cannonieri e sottufficiali. Questo collaudato sistema fu migliorato da Napoleone attraverso l’istituzione, prima in Francia e più tardi nei territori occupati dalla Grande Armée, di una serie di licei nei quali la matematica veniva ad assumere un ruolo fondamentale. Essi, infatti, rappresentarono un modello di successo per la storia degli insegnamenti matematici, poiché, dopo secoli, la matematica e il latino venivano considerati allo stesso livello.

Il passo successivo della strategia educativa napoleonica fu l’istituzione di scuole riservate ai militari, ai loro figli e a giovani studiosi che volevano intraprendere la carriera militare. Questo processo interessò anche l’Italia, divisa in territori direttamente o indirettamente legati alla Francia (l’Italia continentale era divisa allora in tre grandi aggregazioni: l’Impero francese che comprendeva anche il Piemonte, il Regno d’Italia e il Regno di Napoli), nei quali furono perfezionate secondo il modello francese le scuole militari del Settecento precedentemente citate (Torino, Verona e Napoli).

Nel Piemonte occupato, la scuola militare italiana dell’Impero fu trasferita nel 1805 da Torino ad Alessandria nell’ambito di un rafforzamento delle strutture militari francesi nell’Italia settentrionale. Essa costituiva una delle undici scuole reggimentali di artiglieria francesi controllate dal Ministero della Guerra. Tali istituti avevano tutti un professore di matematica, un ripetitore e un maestro di disegno. Ad Alessandria fu chiamato ad insegnare anche il matematico Giovanni Antonio Amedeo Plana (1781-1864), che frequentò l’École polytechnique di Parigi con Giuseppe Lagrange, Pierre-Simon Laplace, Adrien-Marie Legendre e Jean Baptiste Joseph Fourier, e mantenne il suo incarico fino alla nomina di professore di astronomia all’Università di Torino nel 1811. Uno degli esaminatori di questa scuola fu proprio Legendre.

Nella vicina Repubblica Cisalpina il reclutamento degli ufficiali avveniva nella Regia Scuola Militare di Pavia e nella Scuola Militare del Genio e dell’Artiglieria di Modena, diretta da Leonardo Salimbeni, che, come visto, fu allievo e successore di Lorgna al Militar Collegio di Verona. La prima, con un corso di studio di due/tre anni, formava gli ufficiali di fanteria; il professore di matematica applicata era tenuto ad insegnare l’algebra, la geometria, la trigonometria, i logaritmi, le serie geometriche e la topografia. La seconda, che preparava alle “armi speciali”, prevedeva corsi della durata di tre/quattro anni e gli insegnamenti di matematica includevano argomenti previsti nei primi anni dei corsi universitari. Il Corso di Matematica ad uso degli aspiranti alla Scuola d’Artiglieria, e Genio di Modena (Modena, Società Tipografica, 1805-1808) era composto dai testi di Paolino Chelucci, Guido Grandi, Paolo Ruffini, Antonio Cagnoli, Giuseppe Tramontini e Carlo Benferreri.

Nel Regno di Napoli, anch’esso dopo alterne vicende sotto l’influenza transalpina attraverso la figura di Gioacchino Murat (1767-1815), in cui era già presente la Reale Accademia Militare della Nunziatella, il 13 agosto 1811 fu istituita la Scuola Reale Politecnica, e militare a somiglianza di quella francese. Essa aveva infatti lo scopo di diffondere anche nell’Italia meridionale la cultura delle scienze matematiche e chimiche, dell’arte militare, delle arti grafiche e delle belle lettere, nonché formare gli allievi delle scuole di applicazione, dell’artiglieria di terra e di mare e del Genio.

Elisa Patergnani (Adria, 13/03/1984), dottore di ricerca in Matematica, assegnista presso il Dipartimento di Matematica e Informatica dell’Università degli Studi di Ferrara, è attualmente professore a contratto. Si occupa della storia degli insegnamenti matematici nelle scuole e negli istituti tecnici, comprese le scuole militari nel Settecento e nel periodo napoleonico. Per questi periodi storici ha orientato altri suoi studi su Giordano Riccati e le Enciclopedie del Settecento, sulle reciproche influenze tra matematici italiani e francesi, sui matematici italiani esuli in Francia. I suoi lavori sono stati esposti in convegni in Italia e all’estero e compaiono in riviste o in volumi monografici.

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