“Gli «anni di piombo» nella letteratura italiana” di Ermanno Conti

Gli «anni di piombo» nella letteratura italiana, Ermanno ContiGli “anni di piombo” nella letteratura italiana
di Ermanno Conti
Longo Editore Ravenna

«Il periodo storico che va dal 1969 al 1989 ha visto in Italia – più che in altri paesi occidentali – l’affermarsi del fenomeno della violenza politica. Dalla strage di Piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969, all’assassinio del senatore e politologo Roberto Ruffilli, compiuto nell’aprile del 1988, la violenza politica di sinistra e di destra e lo stragismo neofascista hanno causato 429 vittime e il ferimento di circa 2000 persone. Soprattutto, il fenomeno ha profondamente influito sulla memoria storica e sulla coscienza collettiva degli italiani, nonché sugli scenari politici degli anni che sono seguiti. Per designare questo periodo gli storici, gli scrittori e i giornalisti hanno usato retrospettivamente i termini “anni di piombo” e “anni del terrorismo”.

La nostra attenzione sarà posta sulla produzione letteraria di autori italiani contemporanei che nelle loro opere hanno utilizzato e sviluppato il tema della violenza politica. Saranno analizzati in prevalenza romanzi, ma anche opere teatrali e lavori apparentemente saggistici (come ad esempio L’Affaire Moro di Leonardo Sciascia e In questo Stato di Alberto Arbasino) nei quali tuttavia prevale la componente letteraria.

Fino ad ora, il periodo in questione è stato analizzato esaurientemente dal punto di vista politico e storico, attraverso la pubblicazione di numerosi testi prodotti da storici e giornalisti. Sono stati inoltre pubblicati alcuni studi sulla sua rappresentazione cinematografica. La produzione letteraria invece non ha ancora ricevuto l’attenzione necessaria, come è dimostrato dalla scarsità di lavori critici sull’argomento. […] Uno degli obiettivi del nostro lavoro è quello di dimostrare che anche precedentemente a questa data, a partire dagli anni ’70, gli autori italiani hanno mostrato attenzione verso il fenomeno della violenza politica e hanno prodotto non poche opere letterarie sul tema. A queste, si cercherà dunque di dare una sistemazione il più possibile completa e organica.

Con l’analisi e la sistemazione critica di queste opere vogliamo conseguentemente dimostrare come la produzione letteraria, nelle sue varie forme, possa offrire un contributo importante, al pari di quello offerto dalla ricerca storica e dalla memorialistica, per la comprensione globale degli anni di piombo.

Lo studio seguirà un ordine prevalentemente cronologico, con una suddivisione per decenni; una prima fondamentale classificazione sarà tra le opere scritte durante gli anni del terrorismo (anni ’70 e ’80) e quelle pubblicate dopo la conclusione del fenomeno (1990-2010). Ciò nonostante, vi saranno continui riferimenti intertestuali e si tracceranno delle linee di continuità e discontinuità tra opere anche distanti temporalmente. L’analisi dei testi verterà non solo sui temi, ma anche sulle forme in cui essi vengono narrati, cercando di mettere in evidenza la ricchezza, la varietà e la multiformità con cui il tema della violenza politica viene sviluppato nei lavori presi in esame.

La scelta dell’organizzazione cronologica non è stata compiuta per semplificare la sistemazione delle opere, ma per metterne meglio in luce alcuni aspetti, come ad esempio la loro capacità di prevedere e anticipare determinate situazioni o addirittura eventi specifici. Isolarle dal loro contesto storico ne ridurrebbe il loro valore in questo senso. Gran parte dell’interesse dell’Affaire Moro di Sciascia sta nel suo essere scritto proprio a ridosso dell’omicidio del politico democristiano, nel suo essere parte integrante del dibattito successivo alla vicenda, tanto che dal “caso Moro” si passa al “caso Sciascia”. La scelta della sistemazione cronologica risponde anche ad un intento di tipo “filologico”: volendo far riferimento ancora a Sciascia, l’Affaire Moro si pone come punto di partenza di una “tradizione” che chi affronterà di lì in poi il caso del sequestro e dell’omicidio del presidente DC non potrà ignorare, a cominciare da Dario Fo, la cui Tragedia di Aldo Moro è posteriore all’Affaire di qualche mese, per finire con i recentissimi lavori di Giampaolo Spinato e Marco Baliani.

La rielaborazione letteraria del caso Moro occupa gran parte del nostro studio. Ad essa è dedicato il secondo capitolo nel quale viene preso in considerazione, oltre alle già citate opere di Sciascia e Dario Fo, In questo Stato di Alberto Arbasino.

All’inizio verranno invece studiati quei testi che reinterpretano la strage di Piazza Fontana di cui hanno scritto con contenuti e forme tra loro molto diversi Dario Fo, Carlo Castellaneta e Paolo Volponi. Ferdinando Camon, con Occidente, cerca di delineare il profilo psicologico degli stragisti neofascisti autori di quel massacro. Tra le prime opere sul terrorismo di sinistra vanno invece annoverati i lavori di Natalia Ginzburg (Caro Michele) e Alberto Moravia (La vita interiore).

La parte centrale del lavoro si occupa della produzione letteraria sull’argomento negli anni ’80, particolarmente varia e copiosa, in cui sembra predominare la scelta di “genere”, con l’utilizzo degli schemi del “giallo”, della “spy-story” (Castellaneta, Veraldi, Zandel, Bernari) o del romanzo di “azione” (Luce D’Eramo). Non mancano in questo decennio tentativi di tipo umoristico e surreale (Rugarli e Vassalli) e l’intervento sul tema, seppur dissimulato, di Umberto Eco nel Nome della Rosa.

La “riflessione” sugli anni di piombo inizia negli anni ’90 ed è ben testimoniata nelle opere di Erri De Luca, Nerino Rossi, Vincenzo Mantovani e Anna Maria Ortese. L’ultimo capitolo cerca infine di creare dei percorsi di lettura in quella vera e propria proliferazione di testi sul terrorismo manifestatasi con l’inizio del nuovo millennio, che vede tra gli altri protagonisti scrittori giovani (Giorgio Vasta) e meno giovani (Ferruccio Parazzoli). Una parte importante di questi testi torna sul “caso Moro” e su altri temi affrontati nei decenni precedenti, come il conflitto generazionale (Sartori, Cotroneo, Doninelli). Altri affrontano temi nuovi come la possibilità o l’impossibilità della riconciliazione (Carbone e D’Aloja).

Non abbiamo preso in considerazione i numerosi lavori di finzione (romanzi e racconti) recentemente prodotti dagli ex terroristi. La scelta dell’esclusione non è stata di tipo pregiudiziale, ma è motivata dal fatto che è stato già pubblicato uno studio accurato ed esaustivo che si è occupato di questo “corpus” di testi. È stata invece talvolta considerata la produzione memorialistica da parte dei protagonisti di quegli anni, là dove essa si trova in qualche modo ad interagire con le opere letterarie esaminate.»

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