Gli “angeli custodi” delle monarchie: i cardinali protettori delle nazioni, Matteo Sanfilippo, Péter TusorProf. Matteo Sanfilippo, Lei ha curato con Péter Tusor l’edizione del libro Gli “angeli custodi” delle monarchie: i cardinali protettori delle nazioni appena edito da Sette Città: cosa significa essere “cardinale protettore”?
Il punto del volume è esattamente questo. Grosso modo possiamo dire che il cardinale protettore è o era, vedremo più avanti la differenza, un prelato designato da nazioni, città, diocesi, ordini religiosi e congregazioni maschili e femminili, monasteri maschili e femminili, confraternite, istituti ed enti vari, singole parrocchie, collegi, accademie, università per essere tutelati presso la Curia pontificia. Di fatto il cardinale in questione doveva e in certi casi deve ancora adesso difendere e promuovere gli interessi delle entità prima ricordate.

Quando e come nasce la figura del “cardinale protettore”?
Tradizionalmente se ne fa risalire l’invenzione alla designazione ad opera di Innocenzo III (1161-1216, pontefice dal 1198) del nipote Ugolino Conti, cioè il futuro Gregorio IX (1170-1241, pontefice dal 1227), quale protettore dei minori francescani ad istanza dello stesso Francesco d’Assisi. Alla fine sempre del XII secolo Bonifacio VIII (1230-1303, pontefice dal 1294) affidò poi la tutela degli eremiti di San Guglielmo al cardinale Giovanni Boccamiti (nato attorno alla metà Duecento – scomparso 1309). Nel caso degli ordini religiosi il protettore è al contempo un patrocinatore e un controllore, che talvolta può persino sostituirsi alla leadership di un istituto di vita consacrata. In seguito altre entità, in primo luogo alcune monarchie e alcune città, pretendono di avere consimili protettori, senza, però, affidar loro alcuna funzione di controllo sui patrocinati.

Qual era il ruolo del “cardinale protettore”?
Come già dichiarato, il cardinale protettore deve promuovere e proteggere gli interessi dei protetti, ma questo può voler dire cose assai differenti. Nel caso di un regno, di una città o di una nazione, cioè nell’antico regime una comunità coesa per ragioni storiche o linguistiche ma che non deve per forza avere una costituzione “statale”, il protettore presenta in concistoro la candidatura a vescovo di chi era gradito ai propri protetti. Analogamente il protettore di un ordine o di una congregazione religiosa si preoccupa della nomina dei superiori di questo o questa. In altri casi deve ottenere particolari grazie o indulgenze. Infine nell’Ottocento quando quasi tutte le istituzioni dello Stato pontificio hanno protettore, questo è fondamentalmente un referente romano per ricevere aiuti di vario tipo.

Quali erano le loro prerogative e funzioni?
Giustamente, nonostante una casistica assai varia o forse a causa proprio di questa, non sappiamo bene in cosa consistessero prerogative e funzioni dei cardinali protettori. Il volume curato da Tusor e da me cerca di confrontare quanto avvenuto nell’Europa moderna per vedere se è possibile discernere un modello unico e in realtà non ci riesce. Abbiamo la prova che in genere i cardinali protettori dei regni, quelli presi in considerazione nel volume, presentavano in concistoro le richieste dei propri protetti e che in determinati casi facevano da mediatori nelle trattative tra imperatori o capi di stato e papi. Vediamo, però, anche come spesso finiscano per agire quasi da spedizionieri o agenti, ritirando le bolle per esempio di nomina di vescovi o abati e inoltrandole ai propri protetti. In questa funzione, che è quella maggiormente attestata, assieme alla rappresentanza in concistoro devono anticipare le spese e occuparsi della spedizione. Sono in genere rimborsati di quanto anticipato, ma anche su questo sappiamo ben poco. Si accenna più volte al fatto che un cardinale e i suoi uomini debbano essere rimborsati ed anche ricompensati per l’opera di protezione, ma tra Tre e Cinquecento i papi più volte intervengono al proposito e proibiscono illeciti guadagni. Tuttavia il cardinal Enea Silvio Piccolomini (1405-1464, dal 1458 sul Soglio di Pietro come Pio II) ricorda con finezza ai suoi interlocutori quanto abbia bisogno di sostegno finanziario per meglio servirli. In effetti egli non chiedeva uno “stipendio”, ma benefici al sovrano dei territori affidatigli. Da alcune fonti si intuisce che molti chiedono un pagamento fisso, oltre al rimborso, e sembra normale domandare il 15% di quanto anticipato in tasse concistoriali per le bolle di provvisione di diocesi e monasteri e in spedizioni, più un 5% per i membri dell’entourage cardinalizio che si occupano di trovare i testimoni necessari ai singoli processi di nomina. Questo meccanismo non è tuttavia accettato da tutti i protetti e, per esempio, le diocesi ungheresi studiate da Tusor considerano tali richieste dei cardinali protettori e dei loro agenti romani troppo esose. Evidentemente nel meccanismo di rimborso/pagamento entrano anche le disponibilità finanziarie dei protetti. 

Nel libro vengono prese in esame diverse figure storiche di protettori: come variavano i percorsi per giungere alle protettorie?
Nel Quattrocento, quando si afferma per la prima volta l’idea di servirsi del cardinale protettore di un regno, vediamo spesso dei prelati che non appena ricevuta la berretta si precipitano a offrirsi per tale funzione. In seguito il meccanismo cambia grazie all’affermarsi dei partiti “cardinalizi” e alla necessità di fare i conti con le politiche ecclesiastiche di Francia, Spagna e Impero. Il mercato allora si ingessa e si deve lavorare all’interno e in accordo delle grandi fazioni. Tuttavia non scompare del tutto l’iniziativa di singoli, che continuano a proporsi vantando le proprie capacità di convincimento nel concistoro.

Cosa comportava la protettoria di una nazione o di un regno?
Per quanto riguarda i regni, come già ricordato, il punto di partenza è la difesa dei candidati proposti per le diocesi o altre cariche ecclesiastiche da coprire. In alcuni casi, però, il cardinale può servire da intermediario tra la Corona e il Papa in materia politica o militare. Questo è il caso dei protettori di Polonia nel momento in cui questa e la vicina Austria sono investite dall’offensiva turca e richiedono aiuti e coordinamento bellico per respingere la minaccia. Per quanto riguarda la nazione dobbiamo tener presente che nell’età moderna non è quella cui noi siamo abituati nell’Otto-Novecento. La “natio” di antico regime, specie quando è in un contesto di migrazione, come la già ricordata nazione tedesca a Roma protetta dal futuro Pio III, è un’entità corporativa legata alla presenza di mercanti stranieri condividenti una stessa origine geografico-linguistica. Quindi il protettore di una nazione poteva essere secondo i casi il protettore di un regno oppure quello di una comunità mercantile emigrata.

Talvolta vi era una commistione tra la funzione di cardinal nipote e cardinal protettore.
Il cardinale Scipione Borghese (1576-1633), nipote di Paolo V, cumula i due ruoli, anzi non soltanto è protettore della Germania, ma anche di ordini religiosi e di altre istituzioni: alcune confraternite e associazioni romane, la Casa di Loreto, la città di Avignone. Tuttavia proprio la sua esperienza mostra la difficoltà di cumulare le funzioni di cardinal nipote e cardinal protettore. In quanto nipote deve fedeltà esclusiva al pontefice e quindi non può difendere efficacemente gli interessi tedeschi. Le possibilità di confusione spariscono con l’estinguersi del ruolo specifico dei cardinal nipoti.

La funzione di protettore non è da confondere con quelle di cardinale della corona, cardinale nazionale o di un ambasciatore.
In linea di massima sono tutte figure convergenti, di cui si servivano i sovrani per proteggere i propri interessi, ma avevano ciascuna la propria specificità, che in parte deve essere ancora esplorata. Nella manualistica odierna, soprattutto se divulgativa, si vede una notevole confusione tra le varie figure di cardinali, ma queste servivano in situazioni diverse. Ad esempio, il cardinale della corona proponeva in conclave il candidato preferito dal proprio sovrano, mentre il cardinale protettore si interessava in concistoro della nomina di vescovi, abati e simili. Il cardinale nazionale poteva essere una sorta di residente romano del proprio sovrano o comunque della propria realtà, abbiamo infatti cardinali i quali rappresentano a Roma l’area emiliano-romagnola sebbene questa sia compresa nello Stato pontificio. Un cardinale poteva inoltre, sia pure in casi speciali, assumere ufficialmente il ruolo di ambasciatore. Tuttavia sono eventualità che devono ancora essere studiate su larga scala e che non sappiamo se possono essere ricondotte a modelli schematici, anche perché la realtà giuridica e istituzionale dell’antico regime è ben differente da quella odierna.

Quale evoluzione subì nei secoli la figura del “cardinale protettore”? Esiste ancora?
Sicuramente l’evoluzione del cardinale protettore è legata a un determinato periodo storico, appunto l’antico regime, e quindi in genere tramonta, almeno come importanza rilevante con la Grande guerra. Inoltre l’efficacia e la significatività della figura varia all’interno di quello stesso periodo, anche per il cambiamento del peso di ogni singolo cardinale. Oggi il collegio cardinalizio è un’istituzione numericamente notevole. Nella elezione di papa Francesco (13 marzo 2013) il collegio è composto da 206 cardinali di cui 115 elettori. In quello di Leone XIII (20 febbraio 1878) i cardinali sono appena 63 e tutti attivi. Nel Quattrocento non superano i trenta e quindi sono pochi e, quando si propongono ai regnanti quali possibili protettori, possono cumulando più cariche di un certo livello. Il cardinale Francesco Todeschini Piccolomini (1439-1503, Pio III dal 22 settembre al 18 ottobre di quest’ultimo anno) è il nipote di Enea Silvio Piccolomini e protegge ufficialmente il regno d’Inghilterra. Inoltre promuove gli interessi della nazione tedesca in Roma, cioè della comunità dei mercanti immigrati di lingua tedesca, e agisce in favore dell’imperatore Federico III (1415-1493). Con l’andare del tempo il numero dei cardinali aumenta e quindi diminuiscono le cariche di rilievo da assommare. Tuttavia aumenta anche il numero di coloro che vogliono essere protetti. Nel Seicento abbiamo già protettori “multipli”, che promuovono ad un tempo gli interessi di regni, città, ordini religiosi, accademie, si pensi al già menzionato Scipione Borghese. Nel secolo scorso, quando l’istituto sta comunque decadendo, abbiamo protettori “seriali”. Il cardinale Eugenio Pacelli (1876-1958, pontefice con il nome di Pio XII dal 1939) detiene 46 protettorie, alcune delle quali mantiene anche da papa. Il cardinale Clemente Micara (1879-1965) ne cumula ben 131 fra il 1946 e il 1965. Da tempo, però, il protettore non ha più diritto a forme di guadagno sui protetti. Inoltre sono ormai sparite le protezioni maggiori, quelle dei regni scompaiono con la Grande guerra, mentre rimangono soltanto quelle minori, per esempio ancora oggi quelle di alcune accademie religiose.