Prof. Alessandro Galimberti, Lei ha curato con Roberto Cristofoli e Francesca Rohr Vio l’edizione degli atti del Convegno dal tema Germanico nel contesto politico di età Giulio Claudia. La figura, il carisma, la memoria editi da L’Erma di Bretschneider: quale importanza ebbe la figura di Germanico nella Roma dei primi anni del Principato?
Germanico nel contesto politico di età Giulio Claudia. La figura, il carisma, la memoria, Alessandro Galimberti, Roberto Cristofoli, Francesca Rohr VioGermanico rivestì senz’altro un ruolo importante nelle vicende del primo principato sia per le sue indubbie qualità personali sia per la sua appartenenza alla dinastia regnante sia per l’ingombrante ruolo assunto da sua moglie, Agrippina Maggiore.

Germanico era un uomo molto colto: fu autore di un poema didascalico in esametri, gli Aratea, libera versione dei Fenomeni di Arato di Soli, e frammenti di un’opera denominata Prognostica; fu inoltre un abile oratore. Egli era stato un buon militare: si era distinto tra il 7 e il 9 a fianco dello zio Tiberio nelle campagne in Dalmazia. Nel 13 Germanico venne inviato da Augusto presso le legioni renane in qualità di unico comandante; la destinazione era altamente significativa poiché lo metteva in diretto contatto con la figura idealizzata di suo padre, Druso Maggiore, il grande conquistatore della Germania, apprezzato dagli eserciti, dal popolo e da alcuni settori del senato per le sue (presunte) tendenze repubblicane.

Nel biennio 14-16 Germanico, nonostante fosse stato messo al centro dei tentativi cospiratori contro Tiberio orientati da Agrippina sul fronte renano (come nel caso di Agrippa Postumo e di Marco Scribonio Libone Druso) diede in realtà il suo sostegno alla stabilizzazione del nuovo principato garantendo la sua fedeltà allo zio. Dopo le campagne in Germania del 15-16 gli venne affidata da Tiberio una delicata missione in Oriente onde dirimere l’intricata situazione creatasi in Armenia. L’Oriente peraltro aveva sempre costituito una destinazione privilegiata di tutti gli eredi di Augusto (Agrippa, Tiberio, Gaio) dopo un periodo di attività militare in Occidente. Nonostante le illazioni sui sospetti del princeps nei confronti di Germanico, mai Tiberio gli avrebbe conferito un potere superiore a quello di tutti i magistrati di provincia se avesse dubitato della sua fedeltà o creduto che questi potesse minare la stabilità del principato; la nomina di Pisone appare più una precauzione del senato, desideroso di controllare l’operato del principe. Tuttavia in Oriente Germanico, lontano dalla tutela più o meno diretta di Tiberio, cominciò ad adeguarsi all’ambiente entro il quale la sua posizione e le circostanze lo avevano portato, soprattutto attraverso una spiccata imitatio Alexandri; numerose sono poi le testimonianze che ribadiscono il suo status di futuro erede del princeps che egli valorizzò senza esitazione.

Quale ruolo rivestì Germanico nelle partite interne alla prima dinastia per la successione al potere?
Dopo la morte prematura Gaio Cesare e Lucio Cesare, nipoti di Augusto, figli di Giulia e di Agrippa, la figura all’interno della domus Augusta che sembrava ricalcarne le orme o adempiere alla loro funzione era Germanico. Egli tuttavia non sarebbe diventato, a causa della giovane età (era nato nel 15 a.C.), il secondo princeps, poiché dal 6 d.C. la successione era saldamente nelle mani di Tiberio (figlio di primo letto di Livia, moglie di Augusto).

È indubbio tuttavia che Augusto ebbe sempre un occhio di riguardo per Germanico: in quanto figlio di Druso Maggiore e di Antonia Minore era l’unico membro della famiglia (a parte Agrippa Postumo, figlio di Giulia e Agrippa) a poter vantare sangue giulio, legame consolidato dal suo matrimonio con Agrippina, sorella dei Cesari e nipote diretta di Augusto. Germanico apparteneva per parte di padre anche alla gens Claudia: incarnava dunque l’unione dei due rami della famiglia imperiale e poteva risultare nel futuro un principe che avrebbe definitivamente aggregato le due anime della domus. Nel sistema ‘bimembre’ concepito da Augusto per la successione, in caso di prematura scomparsa di Tiberio (e Agrippa Postumo) sarebbero subentrati Germanico e Druso minore (figlio di Tiberio). Germanico peraltro, dopo il 16 d.C., in quanto autore della ultio di Teutoburgo, possedeva un notevole prestigio militare cosa che Druso minore non poteva vantare.

In che modo l’azione di Germanico contribuì a determinare l’affermazione consecutivamente del figlio, del fratello e poi del nipote?
La figura di Germanico ebbe senz’altro una cospicua eredità politica e ideologica a tal punto da condizionare un buon numero dei successivi protagonisti della vita politica romana: basti pensare alla consorte Agrippina e ai conflitti insorti entro la domus imperiale ai tempi di Tiberio, a Caligola, ma anche ad Agrippina Minore e a Nerone.

Per quanto riguarda il figlio, Caligola, Anthony Barrett ha scritto che ‘la morte di Germanico in Siria aveva rappresentato, in effetti, il primo stadio del processo che dopo circa diciotto anni avrebbe portato al potere Caligola’. Caligola si avvantaggiò senza dubbio del mito di Germanico, dopo che suo padre morì prematuramente; ma non va dimenticato che lo stesso Germanico aveva promosso l’immagine pubblica di Caligola, sia durante le campagne militari in Germania sia nella spedizione orientale, quando il terzogenito fu l’unico figlio ad accompagnarlo. Divenuto imperatore, Caligola celebrò soprattutto i successi militari di Germanico, per trarre da essi, con la contestuale riaffermazione del legame padre-figlio, il prestigio militare che ancora gli mancava (Cristofoli).

Per quanto riguarda il fratello Claudio, il suo rapporto con Germanico fu sempre molto solido. Claudio vide nella popularitas di cui aveva goduto il fratello un esempio da seguire. Per questo lo onorò, valorizzandone da subito la figura: in primo luogo per obblighi famigliari, in secondo luogo per un saggio calcolo politico. Claudio in effetti, nonostante l’irriducibile ostilità delle fonti, non fu mai escluso – né lo poteva essere – dalle complesse strategie matrimoniali di Augusto prima e di Tiberio poi, che pur non fu mai benevolo nei suoi confronti. Proprio sotto Tiberio, dopo la morte di Germanico si apre una nuova fase della politica dinastica sin lì seguita, caratterizzata ora dal maggior peso che assumono i Claudi Nerones con l’affiancamento di Druso, figlio di Tiberio, a Caligola; tuttavia questo nuovo indirizzo non poteva ignorare Claudio che di fatto era il Claudio più prossimo a Tiberio. Germanico sul letto di morte invoca anche Claudio tra i suoi più vicini parenti. Una volta giunto al potere diede mostra delle affinità col fratello: il filellenismo di Claudio non fu affatto inferiore a quello di Germanico. L’unico autentico punto di dissenso fu la politica germanica. Ma forse, i tempi erano cambiati: Claudio infatti, preferì evitare l’ingombrante confronto con Germanico, rinunciò alle conquiste in Germania e decise di puntare sulla Britannia spostando a nord gli equilibri internazionali.

Per quanto riguarda Nerone fu senza dubbio il legame che discendeva dalla madre Agrippina Minore a giocare un ruolo decisivo; vale la pena inoltre notare che i quadranti della politica estera in cui agì Nerone furono gli stessi di Claudio e di Germanico: la Britannia e l’Oriente.

Come furono i rapporti con Tiberio?
Stando alle fonti antiche – per la stragrande maggioranza ostili a Tiberio e fomentate dall’odio di Agrippina Maggiore per Tiberio – tormentati. In realtà, sulla base della documentazione epigrafica e di una più attenta valutazione delle fonti letterarie, i rapporti con Tiberio furono corretti. Dopo la morte di Augusto e la successione di Tiberio nel 14 d.C. Germanico fu subito chiamato a sedare la rivolta delle legioni sul Reno. Mentre in senato si dava vita ad un sofisticato dibattito costituzionale promosso da Tiberio stesso circa i reali poteri che il principe doveva assumere su di sé, le legioni stanziate in Germania e in Pannonia si erano infatti ribellate. Se le legioni pannoniche si erano limitate ad avanzare rivendicazioni “corporative” (la riduzione e il rispetto della ferma nonché l’aumento del soldo ed una tempestiva liquidazione in denaro), le legioni del Reno offrirono l’impero a Germanico, il quale però oppose un netto rifiuto proclamando che l’imperatore era e restava Tiberio, e aggredirono i legati senatori. Germanico dovette faticare non poco a convincere la moglie Agrippina, che si trovava presso gli eserciti con il piccolo Gaio (Caligola) ad allontanarsi presso i Treviri. A queste circostanze si sommò la vicenda di Clemente, schiavo di Agrippa Postumo, il quale aveva progettato di raggiungere l’isola di Planasia per condurre Agrippa presso gli eserciti di Germania. Dietro il piano di Clemente c’era però qualcosa di molto più scottante: in Germania infatti ad attendere Agrippa e a tirare le fila del complotto c’era Agrippina Maggiore (che forse già l’anno prima, nel 13, aveva fatto un tentativo), che non intendeva farsi sfuggire l’occasione per rivendicare il governo dell’impero ad un membro della casa Giulia, nonché senatori, cavalieri e la plebe urbana a lei favorevoli e che abilmente era riuscita ad attrarre a sé e al suo progetto, riprendendo le idee delle due Giulie (Giulia Maggiore e Giulia Minore).

A pesare in modo significativo sui rapporti tra Tiberio e Germanico furono tuttavia le vicende orientali che videro prima il contrasto tra Germanico e Pisone e poi la morte di Germanico nell’ottobre del 19 ad Antiochia.

Germanico morì infatti circostanze misteriose: secondo Tacito era stato avvelenato da Cn. Pisone, l’energico legato inviato da Tiberio in Siria nel 17 con il compito di “sorvegliare” il figlio adottivo. Germanico, reduce dai successi in Germania, aveva ricevuto dal senato – non senza il consenso di Tiberio – un imperium maius sulle province d’oltremare e deteneva dunque un potere superiore a quello di qualsiasi governatore di provincia, sebbene non pari a quello di Tiberio. Per equilibrare questa situazione, che indicava chiaramente la supremazia della gens Iulia, Tiberio molto probabilmente sentì il bisogno di affiancare a Germanico, noto per le sue simpatie “ellenizzanti”, un esponente dell’aristocrazia senatoria onde non urtare l’ala più tradizionalista del senato. Tuttavia il compromesso non funzionò. All’origine del contrasto tra Germanico e Pisone non furono peraltro l’ostilità di Tiberio e i suoi oscuri ordini (occulta mandata) a Pisone per togliere di mezzo Germanico, come sugerisce Tacito, bensì, al di là dei dissapori di natura personale, gli opposti atteggiamenti dal punto di vista politico e culturale. Secondo Pisone – e dunque secondo i senatori, vale a dire i suoi detrattori – Germanico mostrava eccessiva confidenza (comitas) verso greci ed orientali (aveva osato addirittura recarsi ad Alessandria in quell’Egitto che Augusto aveva interdetto all’ingresso dei senatori) ed era privo della necessaria compostezza (decus); inoltre gli si rimproverava, più o meno larvatamente, l’emulazione di Alessandro il Macedone (imitatio Alexandri) per le sue imprese sia in Occidente che in Oriente, al di sotto della quale però va vista la ripresa dell’ecumenismo augusteo; Germanico infine non perdeva occasione per rimarcare la sua discendenza imperiale e dunque la sua superiorità dinastica. Pisone peraltro non si risparmiò: egli infatti si mise subito in concorrenza, se non in esplicita opposizione a Germanico, sostituendo ad esempio con propri clienti quelli di Germanico in occasione del soggiorno in Egitto di quest’ultimo nell’inverno 18-19; l’atteggiamento della moglie, Plancina, non costituì senz’altro un freno: amica di Livia, e novella Agrippina – e in questo a lei contrapponendosi consapevolmente – prendeva parte alle esercitazioni delle legioni secondo una pratica che alcune matrone coinvolte nella politica (come ad esempio Fulvia) avevano acquisito e per la quale erano pesantemente contestate. In occasione della successione al trono di Armenia, Pisone appoggiò il candidato partico filoromano Vonone, Germanico il neutrale Artaxia del Ponto che ebbe la meglio.

Tutto ciò però non deve far pensare che Pisone, malgrado l’acrimonia contro Germanico, si fosse spinto ad avvelenare il figlio adottivo dell’imperatore. Di fatto, nonostante le indicazioni in senso contrario degli amici di Germanico recepite da Tacito, che scatenarono il processo contro Pisone, le cause della morte di Germanico sono destinate a rimanere avvolte nel mistero.

Quali strategie, temi e tecniche caratterizzarono la comunicazione politica di Germanico?
Germanico fu un abile propagandatore di se stesso. In un papiro è conservata una sua celebre orazione rivolta agli abitanti di Alessandria in cui giunse ad innalzare la sua figura e quella della moglie assimilandole a divinità locali. In Germania seppe valorizzare il modello di Cesare sia per la sua fama di abile comandante sia per la sua capacità comunicativa con i soldati. Le legioni di Germania dovevano apprezzare questo modello perché erano state costituite da Cesare per la conquista della Gallia e per la guerra civile. Inoltre avevano sostenuto i membri del ramo giulio della domus Augusta e le istanze politiche da loro promosse, ispirate alla esperienza di Giulio Cesare (Rohr-Valentini).

Di quale celebrazione fu oggetto Germanico dopo la sua morte?
Germanico fu al centro di molteplici celebrazioni. Fortunatamente possediamo la documentazione epigrafica contemporanea sugli onori concessi a Germanico dopo la morte (Tabula Hebana e Tabula Siarensis). Alla sua morte fu decretato uno iustitium che prevedeva la sospensione generale delle attività delle magistrature e in particolare dell’amministrazione della giustizia; Fu inoltre stabilito ‘che il suo nome fosse cantato nei carmi Saliari, che si stabilisse per lui una sedia curule con sopra una corona di quercia nei luoghi riservati ai sacerdoti augustali; che la sua immagine in avorio precedesse la processione nei ludi circensi e che nessuno prendesse il posto di Germanico come flàmine o àugure, a meno che appartenesse alla famiglia Giulia. Che fossero eretti archi a Roma e sulla riva del Reno e sul monte Amano in Siria, recanti iscritte le sue gesta e che aveva dato la vita per lo Stato; un cenotafio ad Antiochia, nel luogo dove era stato cremato il suo corpo e un monumento a Epidafne, il luogo dove s’era spento’ (Tacito, Annales 2, 83). Più in generale ciò che fa riflettere è che ancora nel III secolo abbiamo notizia del fatto che sia in Occidente sia in Oriente si celebrava il giorno anniversario della nascita di Germanico. Si può senz’altro affermare che la figura di Germanico, al di là della sua esistenza storica, abbia operato molto di più nella dimensione della memoria e in essa abbia trovato la sua più piena espressione.

Alessandro Galimberti è Professore associato di Storia romana presso il Dipartimento di Storia, archeologia e storia dell’arte dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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