Prof. Alberto Magnani, Lei è autore del libro Genserico. Il re dei Vandali che piegò Roma edito da Graphe.it: quale importanza storica riveste la figura del re vandalo Genserico?
Genserico. Il re dei Vandali che piegò Roma, Alberto MagnaniGenserico è un personaggio certamente importante nelle vicende storiche del V secolo, soprattutto in relazione alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, cui diede un contributo tutt’altro che trascurabile. Tra le altre cose, è la figura politicamente più longeva del secolo, il che gli permise di assistere a tutta la crisi dell’Impero, dal momento iniziale alla sua conclusione: diventa re dei Vandali nel 428 e muore nel 477, quindi nell’anno successivo alla data tradizionale con cui si indica la fine dell’Impero. In quel mezzo secolo trasforma i Vandali, che erano una popolazione che potremmo definire di secondo piano nel panorama dei popoli barbarici, in una delle maggiori potenze del tempo, trasformandoli da nomadi in stanziali e dotandoli di uno Stato temuto e rispettato.

Qual era l’organizzazione sociale dei Vandali e quale migrazione intrapresero all’inizio del V secolo?
L’organizzazione sociale dei Vandali non era diversa da quella degli altri popoli germanici di quel periodo. La loro società era basata sui clan familiari (le Sippe) e guidata da un’aristocrazia guerriera. I capi guerrieri avevano un seguito di uomini a loro fedeli che combattevano al loro fianco e ricevevano ricompense in base al proprio valore. Il legame di fedeltà derivava dalla capacità del capo di essere vittorioso sui campi di battaglia: se il suo prestigio di guerriero diminuiva, i suoi uomini potevano abbandonarlo e cercarsi un nuovo capo per mettersi al suo servizio. È Genserico che incomincia a modificare questa struttura, in modo da trasformare i Vandali da popolazione nomade o seminomade in cittadini di uno Stato. Va tenuto presente che noi diciamo “Vandali” e anche i Romani, all’epoca, dicevano “Vandali”, ma ogni popolazione germanica era composta da più gruppi etnici differenti e prendeva nome da quello più importante. I Vandali comprendevano elementi di origine sveva, gotica e alana e di altri gruppi sottomessi nel corso della loro storia.

La migrazione dei Vandali nel V secolo li portò ad attraversare il Reno e a invadere il territorio romano, insieme ad altri popoli, nel 406. Il fenomeno rientra nel grande moto migratorio che inizia nel IV secolo, quando l’arrivo degli Unni dall’Oriente destabilizza l’Europa centrale e spinge molte popolazioni a cercare nuove sedi in Occidente. I Romani non avevano una piena consapevolezza di ciò che stava avvenendo e, mentre si svolgeva questo moto migratorio, sono più preoccupati dei loro dissidi interni. L’attraversamento del Reno, nel 406, è facilitato dal fatto che avviene d’inverno ed il fiume è ghiacciato, ma soprattutto dall’atteggiamento dell’Impero d’Occidente, che aveva assunto una posizione ostile nei confronti di quello d’Oriente e aveva sguarnito le difese sul Reno per disporre di soldati da contrapporre ai Romano-orientali.

Qual era la personalità di Genserico?
Non è facile penetrare la personalità di una figura storica dei tempi del Tardo Impero Romano. Lo storico Peter Brown sostiene che sia possibile farlo solo con Sant’Agostino, che ha lasciato una grande mole di scritti in cui parla di sé e dei propri sentimenti. Per gli altri personaggi, disponiamo solo di cronache o documenti che ci dicono quello che essi fecero, non cosa pensassero. Di Genserico abbiamo un breve ritratto, scritto dallo storico Iordanes nel VI secolo. In generale possiamo dire che Genserico era un temperamento freddo e calcolatore, capace di valutare gli avversari e di cogliere i loro punti deboli. Iordanes dice che era soggetto a scatti d’ira: è possibile, ma quando l’ira sbolliva Genserico sapeva ragionare con calma. Non doveva mancargli un certo cinismo. Un altro aspetto importante della sua personalità, che può suonare strano, era la religiosità. Genserico era cristiano, ma aderiva all’eresia di Ario, condannata dalla Chiesa. Genserico attribuiva molta importanza alla propria fede nell’Arianesimo, molta più di quanto facessero gli altri sovrani germanici, anch’essi seguaci della stessa dottrina. La componente religiosa rimane poi come un tratto distintivo dello Stato vandalo.

Quali motivazioni spinsero i Vandali in Africa e quale fu la reazione romana?
I territori d’Africa erano tra i più ricchi e prosperi dell’Impero Romano. Anche altri popoli avevano tentato di invaderli, in particolare i Visigoti, che però non erano stati in grado di attraversare il Mare Mediterraneo. Uno degli aspetti più rilevanti dell’operato di Genserico è proprio quello di aver creato una tradizione marinaresca nel suo popolo, tradizione che inizia con la navigazione attraverso lo stretto di Gibilterra e lo sbarco in Africa. La reazione romana è praticamente inesistente. In Africa c’erano poche guarnigioni, perché, sino a quel momento, il territorio non aveva subito attacchi e i soldati romani dovevano soltanto svolgere un’opera di controllo dell’ordine pubblico nei confronti dei predoni del deserto. In più, erano in atto i soliti dissidi interni, nel caso specifico la lotta tra i generali che si contendevano la carica di comandante dell’esercito. I Vandali, quindi, possono muoversi tranquillamente nel Nordafrica e spingersi verso le zone più sviluppate economicamente.

Quali vicende segnarono la nascita e il rafforzamento dello stato vandalo in Africa?
Lo Stato vandalo ha origine nel 435. I Vandali erano sbarcati in Africa nel 429, poi, come ho detto, avanzano indisturbati verso le zone più fiorenti del territorio. Tra il 430 e il 435 i Romani si decidono a reagire militarmente, con scarsi risultati. Nel 435 viene stipulato un trattato che consente ai Vandali di stabilirsi in una zona situata tra la moderna Tunisia e la Libia orientale. Questo stanziamento è l’origine dello Stato vandalo. Pochi anni dopo, Genserico coglie un momento di debolezza dell’Impero Romano e si impadronisce di Cartagine, che diventa la capitale del suo regno. Non conosciamo nei dettagli in che modo i Vandali abbiano organizzato il nuovo Stato, ma possiamo dire che si siano adattati molto rapidamente a non essere più un popolo di guerrieri seminomadi. Espropriano alcune terre dei latifondisti romani, mantengono in vita l’amministrazione civile romana e iniziano una nuova vita, dedicandosi all’agricoltura e al commercio. Lo spirito guerriero non scompare del tutto, ma ora trova espressione nella pirateria, che i Vandali praticano con successo in tutto il Mediterraneo.

Come si giunse al saccheggio di Roma?
Il sacco di Roma del 455 è una conseguenza degli intrighi che affliggono la corte imperiale romana e culminano nell’uccisione di Valentiniano III. Il nuovo Imperatore, Petronio Massimo, compie l’errore di far sposare il proprio figlio con la figlia del defunto Valentiniano: è un errore, perché la ragazza, di nome Eudocia, era stata promessa come moglie al figlio di Genserico. Qui va notato che, per tutta la vita, Genserico ha desiderato imparentarsi con la famiglia imperiale romana. Probabilmente nutriva ammirazione per i Romani e non pensava affatto di provocare la caduta del loro Impero: si accontentava di ridimensionarlo e sperava che potesse convivere con lo Stato dei Vandali. L’errore di Petronio Massimo provoca l’intervento dei Vandali in Italia e il saccheggio di Roma, giustificati dal fatto che Genserico voleva impedire che Eudocia sposasse il figlio dell’Imperatore. Il saccheggio viene compiuto per dare una prova di forza e dimostrare la potenza dei Vandali. Genserico, comunque, non nomina un nuovo Imperatore, non si intromette nella politica romana. Rapisce però Eudocia e la fa sposare con il figlio, Unerico.

In che modo i Vandali contribuirono al tracollo dell’Impero d’Occidente?
La creazione dello Stato vandalo toglie all’Impero Romano un territorio di vitale importanza, cruciale dal punto di vista economico e finanziario: era dall’Africa che giungevano a Roma gli approvvigionamenti di grano e le entrate più cospicue, frutto delle tasse pagate dagli abitanti delle zone occupate da Genserico. L’Impero entra in una forte crisi che, alla lunga, lo porta, se così si può dire, a morire d’inedia. È singolare che i Romani non si siano resi conto in tempo di tali conseguenze. Flavio Ezio, il generale che domina la politica romana per quasi trent’anni, si disinteressa dell’Africa e concentra tutte le sue energie sulla Gallia.

Cosa accadde allo stato vandalo alla morte di Genserico?
Lo Stato vandalo sopravvive solo alcuni decenni alla morte di Genserico. Scomparso il fondatore, emergono i punti deboli della sua costruzione politica. L’importanza attribuita al fattore religioso impedisce una reale integrazione tra Vandali e Romani. Teniamo presente che i Vandali erano circa 80.000, contro alcuni milioni di Romani. I Vandali, pertanto, finiscono per isolarsi dalla massa della popolazione del loro Stato. Si isolano anche sul piano internazionale e non sono in grado di recepire le innovazioni che stanno avvenendo nella tecnica militare. L’unico re che cerca di invertire la tendenza è Ilderico, il figlio di Unerico ed Eudocia. Per inciso, appena possibile Eudocia aveva abbandonato la corte vandala ed era riparata a Costantinopoli, indifferente sia al distacco dal marito – il che è comprensibile – ma anche dal figlio. Questi, tuttavia, si sente figlio più di sua madre che di Unerico e tenta una politica di avvicinamento all’Impero Romano d’Oriente (quello d’Occidente, abbiamo detto, non c’era più) a agli ambienti religiosi cattolici. Il risultato è che Ilderico viene rovesciato e ucciso dal cugino Gelimero. Questo evento induce l’Imperatore Giustiniano a muovere guerra ai Vandali, il cui regno crolla nel giro di poche settimane.

Alberto Magnani, nato a Milano, laureatosi all’Università di Pavia, ha iniziato l’attività di ricerca dedicandosi allo studio della letteratura latino-celtica, curando la traduzione e la pubblicazione della Navigazione di San Brandano, della Follia del mago Merlino e della Visione di Tnugdal. I suoi interessi si sono in seguito precisati in relazione al periodo della Tarda Antichità, con la pubblicazione di Teodolinda la longobarda scritto in collaborazione con Yolanda Godoy (1998; ristampa 2017), Serena l’ultima romana (2002), Brunilde regina dei Franchi (2006), Giulia Domna Imperatrice filosofa (2008), Flavio Belisario (2017), La Guerra Gotica (2017).

NON PERDERTI LE NOVITÀ!
Iscriviti alla newsletter
Iscriviti
Niente spam, promesso! Potrai comunque cancellarti in qualsiasi momento.
close-link