Francesco da Assisi. Storia, arte, mito, Marina Benedetti, Tomaso SubiniProf.ssa Marina Benedetti, Lei ha curato con Tomaso Subini l’edizione del libro Francesco da Assisi. Storia, arte, mito edito da Carocci: quali fonti scritte ci hanno trasmesso l’avventura religiosa di frate Francesco?
Gli scritti sono punto di partenza per comprendere l’avventura religiosa di frate Francesco da Assisi.  Va sottolineato, in primo luogo, che si sono salvati non pochi suoi Scritti, sebbene alcuni assai brevi, lettere o, ad esempio, la benedizione a frate Leone, uno dei primi compagni, e il meraviglioso Testamento. Paradossalmente, ma in modo comprensibile, questi scritti non sono conosciuti, se non tra gli specialisti, ed è il Cantico di frate Sole che è giunto ad un pubblico più vasto insieme ai Fioretti che rappresentano una memoria oleografica, ormai lontana da frate Francesco.

Non stupisce che la fonte letteraria adombri il documento propriamente storico. È affascinante per lo storico individuare e disgiungere i due aspetti uniti dal sigillo della produzione agiografica. Nel volume abbiamo voluto partire da fonti e documenti quanto più possibile prossimi a frate Francesco, per cogliere le metamorfosi di san Francesco nel tempo. Attraverso un rigoroso metodo d’indagine storico-critico, la complessità di un passato attraverso un percorso di “avvicinamento alla distanza” è stata semplificata, resa comprensibile in modo non semplicistico. Per comprendere meglio il discorso degli autori, spesso basato su documentazione inedita o poco studiata, i contributi sono corredati da fotografie e da una bibliografia ragionata per orientare il lettore in un possibile percorso di approfondimento del tema.

Si è partiti da un frammento bellissimo quale il De vera Letitia che stratifica la lettura del rapporto tra frate Francesco e il suo Ordine (M. Benedetti), per affrontare le fondamentali fonti trecentesche che fissano in un contrasto dialettico l’immagine del santo (Maria Teresa Dolso). Con la concretezza del tatto e della vista è stato affrontato l’uso dell’immagine di Francesco sulle monete in un paradossale rapporto tra povertà e ricchezza (Lucia Travaini) e il ritorno alle origini nell’affresco di Subiaco attraverso l’ancoraggio storiografico con Aby Warburg e Hans Belting (Francesco Mores).

In che modo la memoria del Poverello è stata trasformata nella dualità tra frate Francesco in sé e san Francesco per noi?
L’introduzione di Grado Giovanni Merlo potrebbe stupire non poco coloro che collocano Francesco soltanto all’interno dei Fioretti, un’opera letteraria affascinante, ma ormai lontana dalla realtà di colui che negli ultimi anni della propria vita, non solo è malato, come tutti sanno, ma in più si è collocato volontariamente ai margini del proprio Ordine: non ne condivide i nuovi orientamenti, ma – ed è questo il punto nodale – non vuole imporre la propria volontà. La storiografia più avvertita negli ultimi decenni ha affrontato il confronto/scontro tra l’intuizione di frate Francesco e l’istituzione di un Ordine religioso.

Grado Giovanni Merlo suggerisce una coesistenza feconda tra frate Francesco in sé e san Francesco per noi esito di una manipolazione ermeneutica che è parte del pensiero filosofico, teologico, letterario e artistico. Non sono temi facili da affrontare per la molteplicità di piani del discorso e un’ulteriore difficoltà è data dal fatto che dal Poverello d’Assisi deriva la nebulosa costituita dal francescanesimo: una nebulosa poligenetica generata all’origine da frate/san Francesco, ma in seguito dilatata in mille direzioni dall’Ordine dei frati Minori nella sua secolare vicenda.

È ciò che abbiamo tentato di seguire anche attraverso la specificità del linguaggio che differenzia il dato storico (un uomo che diventa frate ossia frate Francesco) dal dato agiografico (frate Francesco che diviene san Francesco dopo il processo di canonizzazione). Le biografie francescane sono delle fonti del tutto peculiari di narrazione della vita: sono la vita di un santo.

Con quali modalità la letteratura francescana ha affascinato taluni ambiti della cultura italiana, e non solo, del XX e XXI secolo?
La “forza di contemporaneità” di Francesco, frate e santo, è ineludibile. Continua ad affascinare e ad attrarre. Nel nostro libro abbiamo voluto di gettare un ponte tra passato e presente (prossimo e remoto). Una grande stagione di studi è fiorita a partire dalla Vie de saint François d’Assise scritta nel 1894 dal protestante Paul Sabatier, un’opera che uscendo dagli studi specialistici ha influenzato cinema, teatro, letteratura, musica. La ricerca è chiamata a fare necessariamente i conti, se vuole ricostruire la dualità evocata da Grado Giovanni Merlo tra biografia e agiografia, tra frate e santo, tra passato e presente, con le rielaborazioni – sedimentatesi nel tempo – del pensiero e delle arti nelle loro diversificate forme (dalla filosofia alla letteratura, dalla politica alla musica, dalla psichiatria al cinema). Questo libro intende mostrare le molte anime di Francesco in cui specialisti di studi francescani si affiancano a filosofi, storici del cinema, della musica, del teatro, della letteratura (accademici, e non). La ricchezza sta nella complessità comprensibile. Sembra paradossale, ma l’unicità di frate Francesco consiste oggi nella molteplicità e al tempo stesso nella semplicità di san Francesco.

In che modo l’immagine di Francesco è stata affrontata da teatro e cinema, ma anche letteratura e nella musica?
Non si dimentichi che le agiografie francescane, scritte dopo la canonizzazione, racchiudono in sé un alto potenziale teatrale e cinematografico, così come i Fioretti. Se la materialità iconografica si sublima nella simbolicità, lo stesso si può dire circa la produzione cinematografica e quella letteraria. Arte, cinematografia e letteratura hanno caratteri e finalità che ci allontanano dall’unicità di frate Francesco, poiché la personale interpretazione e la libera creatività – oltre che l’azione della cultura e dell’inconscio – dell’artista, del cineasta, del letterato hanno un peso fondamentale: non può essere evitata a pluralità di un san Francesco trasfigurato, ma va compresa.

Dopo la sua morte si attivano dinamiche di consolidamento della memoria – attraverso la parola scritta – che spostano il riflettore da frate Francesco a san Francesco perché dalla canonizzazione nel 1228 il santo proietta i propri caratteri sul frate. Scompare frate Francesco a discapito del protagonismo oggettivo di san Francesco e ciò avviene con l’uso di una nuova gerarchia e rilevanza di fonti che privilegiano le leggende su san Francesco (tra cui i Fioretti) agli scritti di frate Francesco (ad esempio il Testamento): lo sguardo degli altri prevale sulla parola del soggetto.

Testimoniano tali modalità le forme teatrali che muovono dalla creatività artistica di Francesco e a lui sono contemporanee (Carla Bino) a cui si aggiungono le interpretazioni più recenti di Jacques Copeau, Dario Fo e Jerzy Grotowsky (Fabrizio Fiaschini). Nel cinema il discorso si allarga ancora di più. Abbiamo preso le mosse dal cinema muto con gli esempi – imprescindibili nella fissazione di un’immagine di Francesco che concorrerà nella sua promozione a patrono d’Italia che le fotografie testimoniano con evidenza visiva – nei film di Enrico Guazzoni (Davide Sironi) e Ugo Falena e Giulio Antamoro (Raffaele De Berti).  Un aspetto finora trascurato è l’uso del personaggio Francesco nel cinema d’animazione che, in anni più recenti, mostra quanto abbiano acquisito importanza anche i linguaggi, solo apparentemente semplici, dei disegni animati (Cristina Formenti).

Da non dimenticare è l’aspetto letterario, veicolo di trasmissione e trasmutazione dell’immagine del santo da Assisi in due modi quasi antitetici: nella rappresentazione di Julien Green, assai aderente al modello delle fonti (Maria Giulia Longhi) e nella produzione plurale – poetica, filmica e narrativa – di Pier Paolo Pasolini (Pierre-Paul Carotenuto).

Non pienamente valorizzato finora è stato il ruolo della musica. L’Ordine si fa ben presto promotore di una liturgia coerente con le direttive romane, la cui interpretazione originale è attestata in codici manoscritti, ossia libri liturgici (Daniele Torelli). Se questo è un aspetto poco noto, assai più conosciuto – lo sappiamo – è il Cantico di frate Sole – che occupa una posizione privilegiata nella letteratura italiana – affrontato con l’originale taglio analitico della recezione della lauda medievale nell’editoria musicale contemporanea (Davide Daolmi). Infine, un altro bel contributo è dedicato al rapporto tra Franco Zeffirelli e Riz Ortolani, rispettivamente regista e autore delle musiche di Fratello sole, sorella luna, e all’analisi delle scelte che portarono al successo della famosa canzone interpretata da Claudio Baglioni (E. Sala).

Quali echi filosofici, psichiatrici e politici ha avuto la vicenda francescana?
La pluralità di san Francesco per noi è utile alla ricostruzione di frate Francesco in sé attraverso l’impegno ermeneutico di conoscere la realtà nelle sue molteplici – e inevitabili – metamorfosi del francescanesimo e, quindi, dell’eccezionale avventura cristiana di frate Francesco. La riflessione filosofica medievale prodotta dai membri dell’Ordine dei frati Minori ha una tradizione di pensiero che diventa componente fondamentale della cultura universitaria del XIII e XIV secolo, soprattutto pensando a Bonaventura da Bagnoregio (Massimo Parodi). Se dal mondo universitario medievale passiamo al clima positivista tra Otto-Novecento, la lettura psichiatrica dell’esperienza religiosa del Poverello d’Assisi rappresenta uno dei molteplici esempi di applicazione di tipologie di alienazione mentale a personaggi del passato: in questo caso, al centro dell’analisi è posta l’anomala eccessiva bontà di frate Francesco (Gabriele Piretti).

Anche l’attualizzazione politica della figura del santo di Assisi non va trascurata. Come nel caso del cinema muto – e infatti siamo nello stesso contesto temporale e culturale dei primi decenni del XX secolo – due contributi analizzano lo snodo centrale della nazionalizzazione di san Francesco attraverso l’intervento, tra gli altri, di Gabriele D’Annunzio e il ruolo giocato dalla Chiesa e da Pio XI nell’esito mussoliniano della strumentalizzazione politico-religiosa di san Francesco (Daniele Menozzi) e la sua rappresentazione nel cinema di epoca liberale e fascista attraverso nuove modalità di fruizione dell’immagine (Gianluca della Maggiore).

Come si sommano devozione e propaganda nella rappresentazione moderna del frate di Assisi?
Avvicinandoci ai nostri giorni Francesco diventa una presenza sempre più pervasiva e nel contempo stereotipa, ma non per questo ininfluente. Si pensi soltanto al ruolo della letteratura agiografica per bambini e ragazzi – di nuovo nei primi decenni del XX secolo – del tutto slegata dal dibattito politico-religioso, sebbene in esso inserita, e parte di in un mercato editoriale in pieno sviluppo, privilegiando i Fioretti e soprattutto gli episodi aneddotici della predica agli uccelli e dell’incontro con il lupo di Gubbio (Tommaso Caliò). Accanto all’infanzia – e sullo stesso piano – può essere collocata la devozione popolare analizzata attraverso immaginette, ad uso soprattutto individuale, e proiezioni luminose che andavano diffondendosi in scuole e parrocchie, come supporto di conferenze (Elena Mosconi). In tale clima, a partire dagli anni Trenta, il mondo cattolico affina strategie per trovare un proprio spazio nella produzione cinematografica che, in collegamento con Francesco, deve affrontare la solida fama del santo di Assisi e la tradizione delle biografie del santo: Francesco giullare di Dio di Roberto Rossellini e Frate Francesco di Michelangelo Antonioni rappresentano due esempi delle difficoltà, ma anche delle peculiarità, dei film agiografici (Tomaso Subini). Infine, non poteva mancare l’episodio dell’incontro di Francesco con il sultano, vero e proprio caleidoscopio di sollecitazioni interpretative nelle sue cogenti connessioni con il presente, in cui i dati storici sono sovrastati da esigenze ideologiche (Raimondo Michetti), gettando un inevitabile ponte con i nostri giorni attraverso l’anniversario del viaggio di Francesco in Egitto del giugno 1219 che ripropone la dialettica di un frate Francesco in sé e di san Francesco per noi.