Professor Barbera, Lei è curatore, assieme alla prof.ssa Pais, del libro Fondamenti di sociologia economica edito da Egea: di cosa si occupa la sociologia economica?
Fondamenti di sociologia economica, Filippo Barbera, Ivana PaisLa sociologia economica guarda all’influenza che fattori, meccanismi e dimensioni non economiche (sociali, politiche, culturali) hanno sulla vita economica. Più precisamente, la sociologia economica si occupa di tre tipi di problemi: [i] i fenomeni economici, [ii] le istituzioni economiche e [iii] i fenomeni economicamente rilevanti. I fenomeni economici costituiscono gli oggetti tipici della scienza economica. Rientrano in questa categoria, per esempio, i mercati di scambio, i prezzi, l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, i consumi ed i risparmi, lo sviluppo economico e l’innovazione tecnologica. Le istituzioni economiche si riferiscono alle forme organizzative delle imprese, ai vari tipi di contratti, alle leggi e ai regolamenti che guidano le transazioni. Infine, i fenomeni economicamente rilevanti sono quelli che non interessano in primo luogo per il loro significato economico, ma – in certe circostanze – possono avere effetti economici. Ne sono esempi le conseguenze economiche dell’appartenenza etnica, della solidarietà famigliare, della divisione e del lavoro secondo il genere, la relazione tra valori e consumi e gli effetti delle coesione sociale sullo sviluppo economico.

Che bisogno c’è della sociologia economica, qualcuno potrebbe domandarsi? Non basta l’economia? Per capire il valore aggiunto della sociologia economica possiamo pensare al termine inglese “market”. La lingua inglese utilizza termini diversi per riferirsi, da una parte, al mercato come modello analitico di incontro tra domanda ed offerta [market] e al mercato come luogo concreto degli scambi [marketplace] e, dall’altra, all’economia come disciplina che si occupa dell’allocazione ottimale di risorse scarse da parte di attori razionali [economics] e all’economia come sistema organizzato di produzione, allocazione e scambio di beni e servizi [economy]. In prima approssimazione, possiamo sostenere che mentre la scienza economica tende a ridurre il marketplace al market e l’economy all’economics, la sociologia economica compie invece l’operazione opposta o, in ogni caso, mantiene una chiara tensione tra le diverse coppie concettuali. Così, il mercato non è inteso solo come modello analitico di incontro tra domanda ed offerta, ma anche come luogo concreto – politicamente e socialmente costruito – in cui avvengono gli scambi secondo diverse logiche di azione ed una varietà di principi regolativi. L’economia, poi, non si identifica solo con gli assiomi e i teoremi della scienza economica, ma è concepita anche come il luogo concreto in cui le istituzioni e specifiche forme della struttura sociale orientano e danno forma ai fenomeni economici. Ecco a cosa serve la sociologia economica: essa offre resoconti alternativi all’idea che il meccanismo principale che spiega l’emergere, la persistenza ed il mutamento dei fenomeni e delle istituzioni economiche sia riconducibile allo scambio di mercato mediato esclusivamente dai prezzi.

Quali sono gli autori di riferimento della disciplina?
Si ritiene che il termine “sociologia economica” sia comparso per la prima volta in un testo del 1879 dell’economista inglese Jevons; di certo venne ripreso pochi anni dopo dai fondatori della sociologia, che individuarono nell’analisi del nesso economia-società uno snodo di portata epocale. I fenomeni economici furono così al centro dell’interesse della sociologia sin dalla sua fase nascente (1890-1920): già Marx aveva analizzato il ruolo dell’economia nella società, ma furono Weber, Durkheim e Simmel a esplicitare le differenze tra l’analisi sociologica dell’economia e quella propria degli economisti.
Dal 1920 fino agli anni ’70, con la diffusione dello struttural-funzionalismo di Parsons, le strade dell’economia e quelle della sociologia si separarono: la divisione del lavoro derivata dall’impostazione struttural-funzionalista prevedeva che l’economia si occupasse del sotto-sistema economico, mentre la sociologia economica doveva studiare lo stato degli altri sottosistemi (cultura, politica, comunità sociale) e le relazioni di interscambio tra i diversi sottosistemi. L’economia si sarebbe dovuta occupare dei fenomeni economici e la sociologia delle precondizioni sociali, politiche e culturali del funzionamento dell’economia e dello scambio di mercato. David Stark ha etichettato questa divisione del lavoro tra discipline con l’espressione “il patto di Parsons”: l’economia studia il valore, la sociologia si occupa dei valori.
Chiusa entro tali confini, la sociologia economica si ritrovò gradualmente marginalizzata, ritagliando un proprio ruolo solo nell’ambito della sociologia industriale e della sociologia del lavoro e lasciando agli economisti lo studio dei temi più strettamente economici come mercati, formazione dei prezzi, denaro, innovazione economica. Lo stesso processo di chiusura caratterizzò l’ambito economico: l’economia diventò la scienza della scelta razionale e lasciò alle altre scienze sociali lo studio delle scelte non razionali. In questa cornice, assumono ancora più rilievo le importanti eccezioni di Schumpeter e Polanyi.

La rinascita della sociologia economica può essere ricondotta simbolicamente a due saggi di Mark Granovetter: “The strenght of weak ties” (1973) e “Economic action and social structure: the problem of embeddedness” (1985), che segnano la nascita della cosiddetta “nuova sociologia economica” (anche se il termine non compare nei due articoli).. L’idea di radicamento (embeddedness) dell’economia nella società, parrebbe richiamare la proposta di Polanyi, ma l’assonanza è solo terminologica e non concettuale. Nella concezione di Granovetter, i fenomeni economici non sono solo regolati da dimensioni istituzionali, come nella proposta di Polanyi, ma dipendono dalla specifica interconnessione tra dimensioni economiche e non economiche, definite dalla struttura relazionale e simbolica dei network in cui, appunto, è “radicato” lo scambio. I mercati devono quindi essere studiati come strutture sociali e l’azione economica è sempre funzione di obiettivi economici e non-economici.

Quali sono gli orientamenti attuali della sociologia economica?
La sociologia economica è un campo di studi maturo, con un buon numero di programmi di ricerca e strutture organizzative e istituzionali che supportano la creazione e circolazione delle relative idee. Ed è interessante rilevare che i paper più citati in sociologia – e in sociologia economica – restano ancora oggi quelli degli anni ’80; un dato che in parte può essere spiegato con la tendenza più generale delle teorie sociologiche di successo a raggiungere il picco di influenza 30-40 anni dopo la loro formulazione.
Gli approcci interpretativi più recenti sono orientati al superamento di quelle che Zelizer (2007) ha definito le storie gemelle delle “sfere separate” e dei “mondi ostili”. Con sfere separate intende la pretesa di distinguere in arene differenti l’azione economica razionale e le relazioni personali, la prima nella sfera del calcolo e dell’efficienza, la seconda nella sfera dei sentimenti e della solidarietà. La conseguente teoria dei mondi ostili assume che dal contatto tra le due sfere derivi il disordine: la razionalità economica corrompe l’intimità e le relazioni intime ostacolano l’efficienza. Il messaggio principale della sociologia economica, al contrario, è che gli attori sociali perseguono congiuntamente obiettivi economici, accettazione sociale, status e potere ed è quindi sbagliato separare artificialmente ciò che si presenta in modo unitario dal punto di vista empirico. Le diverse tradizioni di ricerca della sociologia economica si differenziano in merito all’enfasi che attribuiscono al livello più adeguato a cui osservare queste interconnessioni e alle loro conseguenze. In altre parole, se la sociologia economica in generale guarda all’interdipendenza o radicamento tra economia, politica, cultura e società, declina diversi modelli in relazione a specifiche tradizioni di ricerca.

Quali sono gli strumenti di ricerca della sociologia economica?
Un tratto importante della disciplina è la sua vocazione empirica: la sociologia economica è anzitutto interessata a descrivere e spiegare la vita economica. La molteplicità dei nessi economia-politica-cultura-società deve essere affrontata identificando domande di ricerca di media portata, ben definite e in grado di essere tradotte in un adeguato disegno di ricerca. Inoltre, la sociologia economica ha un’importante valenza applicata: non vuole solo offrire spiegazioni e descrizioni scientifiche dei fenomeni di interesse, ma anche identificare possibili leve per intervenire sugli stessi. I meccanismi messi a fuoco dalla sociologia economica, in altre parole, sono tanto più rilevanti quanto più possono essere tradotti in interventi applicati, che mettono “in pratica” il processo identificato nella fase di ricerca. Non è ovviamente compito principale del sociologo economico applicare direttamente i meccanismi: piuttosto, un aspetto qualificante della dimensione applicativa della disciplina è la costante tensione tra domande di ricerca squisitamente scientifiche (che cioè provengono dalla comunità scientifica) e domande di cambiamento o intervento che provengono da attori esterni alla comunità scientifica: policy maker, imprese, associazioni, comunità territoriali, organizzazioni degli interessi, per esempio. A riguardo, è importante ricordare che proprio queste caratteristiche (vocazione empirica teoricamente fondata, tensione tra ricerca scientifica e intervento applicato) costituiscono o dovrebbero costituire importanti elementi della sociologia tout court. Gli strumenti metodologici comprendono la recente diffusione di tecniche di analisi transdisciplinari (dagli esperimenti, ai modelli per agenti, ai big data), affiancato ai modelli causali e a un uso metodologicamente rigoroso degli studi di caso e dell’analisi qualitativa.