“Finanza etica” di Federica Ielasi, Ugo Biggeri e Giovanni Ferri

Prof.ssa Federica Ielasi, Lei è autrice con Ugo Biggeri e Giovanni Ferri del libro Finanza etica, edito dal Mulino: cosa significa pensare eticamente il sistema economico?
Finanza etica, Federica Ielasi, Ugo Biggeri, Giovanni FerriIl titolo Finanza etica richiama agli occhi dei più un ossimoro. Come conciliare finanza ed etica? Tuttavia, è ormai evidente come la transizione verso un’economia più sostenibile non possa più fare a meno dei capitali privati. I finanziamenti pubblici e gli accori politici a sostegno degli obiettivi internazionali sono elemento imprescindibile, ma l’economia può trasformarsi solo se si muovono nella giusta direzione i capitali privati, gli investimenti provenienti sia dai risparmiatori retail che dagli investitori istituzionali. I capitali privati fungono da moltiplicatore dei fondi pubblici nel perseguimento di quegli obiettivi che anche la recente Cop26 ha ribadito. Occorre quindi orientare la finanza verso obiettivi ambientali, sociali e di buona governance.

Il ruolo della finanza rispetto ai cambiamenti climatici è di grande attualità, ma la sostenibilità non riguarda solo il clima. Quando si parla di finanza etica ci si deve necessariamente riferire a un concetto ampio, che non si limiti alle questioni ambientali, ma che comprenda anche gli aspetti sociali e di governance. Inoltre, occorre effettuare una chiara distinzione tra i prodotti di finanza sostenibile, come può essere un fondo comune costruito secondo criteri di sostenibilità o un’obbligazione verde, e la finanza etica, che rappresenta un modello di finanza che coinvolge a 360 l’intermediario che produce, promuove e colloca quel prodotto.

A mio giudizio mancava un testo accademico che andasse oltre l’elenco di buone pratiche o enunciazioni generali e scendesse in profondità descrivendo come funziona questa nuova interpretazione della finanza. Vi era quindi la necessità di valorizzare e sistematizzare le prassi messe in atto dagli operatori finanziari che da alcuni decenni in tutto il mondo sono dedicati totalmente alla finanza etica.

In particolare, il primo capitolo del volume, a cura di Pedro M. Sasia, approfondisce il significato del pensare in modo etico, descrivendo le diverse scuole di pensiero etico e applicando le stesse al sistema economico finanziario.

Com’è nata e che cos’è la finanza etica?
La finanza etica non è in realtà un fenomeno recente. È possibile ritrovare i semi della finanza etica nei secoli scorsi. Nella presentazione del volume, il Prof. Zamagni afferma come “un modo per cogliere l’originaria valenza etica della finanza, a partire dagli inizi della modernità, è quello di prendere le mosse dalla fine dell’XI secolo, quando l’ordine cistercense si consolida e si diffonde in Europa…Il pensiero e l’opera dei cistercensi confluiranno pochi secoli dopo, al modo di affluenti, nel grande fiume della tradizione di pensiero francescana, dalla quale verranno le idee per dare vita a tutti quegli strumenti finanziari tipici di una moderna economia di mercato. Basti pensare ai Monti di Pietà, il primo dei quali venne fondato a Perugia nel 1462”.

Il secondo capitolo del volume parte da tale premessa, descrivendo la storia delle preoccupazioni sociali in banca, nonché i principali strumenti informali di intermediazione finanziaria, interrogandosi sui principi chiave di interessi, usura, tempo e denaro.

Dopo una breve storia delle banche sociali, che per prime applicarono i principi dell’etica in finanza, il volume affronta con dovizia di particolari i fatti che hanno condotto alla nascita della vera e propria finanza etica, con i relativi aspetti di originalità. Al fine di comprendere le principali pratiche etiche in finanza, il volume riporta, anche grazie all’utilizzo di box di approfondimento, alcuni rilevanti esperienze internazionali ed evidenze empiriche.

Quali sono i principi della finanza etica?
Nell’idea di fondo, la finanza etica si pone domande sulle conseguenze non economiche delle azioni economiche. Nella finanza etica si identifica quindi un intento strategico non economico che affianca quelli tipici dell’intermediazione finanziaria. In particolare, la finanza etica introduce come parametri di riferimento, oltre a rischio e rendimento, gli effetti dell’investimento sull’economia reale e così riconosce una positiva funzione sociale e ambientale del risparmio e degli investimenti.

Con riferimento a questi ultimi, i principi per l’investimento responsabile secondo i membri del PRI (Principles for Responsible Investment, realtà indipendente promossa dall’ONU) sono:

  • incorporare le problematiche ESG nell’analisi degli investimenti e nei processi decisionali;
  • essere azionisti attivi, che incorporano i problemi ESG nelle proprie politiche e pratiche di scelte azionarie;
  • cercare un’adeguata divulgazione su questioni ESG da parte delle entità in cui investono;
  • promuovere l’accettazione e l’attuazione dei principi nel settore degli investimenti;
  • lavorare insieme per migliorare la propria efficacia nell’attuazione dei principi;
  • riferire sulle proprie attività e sui progressi verso l’attuazione dei principi.

Ma la finanza etica va oltre gli investimenti responsabili e risulta promossa da intermediari del tutto peculiari, che secondo l’art. 111-bis del TUB italiano sono definiti come quegli operatori che operano in conformità con i seguenti principi:

  1. valutano i finanziamenti erogati a persone giuridiche secondo standard di rating etico internazionalmente riconosciuti, con particolare attenzione all’impatto sociale e ambientale;
  2. danno evidenza pubblica, almeno annualmente, anche via web, dei finanziamenti erogati di cui alla lettera a);
  3. devolvono almeno il 20% del proprio portafoglio di crediti a organizzazioni senza scopo di lucro o a imprese sociali con personalità giuridica;
  4. non distribuiscono profitti e li reinvestono nella propria attività;
  5. adottano un sistema di governance e un modello organizzativo a forte orientamento democratico e partecipativo, caratterizzato da un azionariato diffuso;
  6. adottano politiche retributive tese a contenere al massimo la differenza tra la remunerazione maggiore e quella media della banca, il cui rapporto comunque non può superare il valore di 5.
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Che funzione svolgono gli strumenti di finanziamento nella finanza etica?
Partendo dall’approfondimento sulla funzione sociale del risparmio, il terzo capitolo del volume, entrando nel cuore dell’analisi, discute il ruolo degli strumenti di finanziamento nella finanza etica. L’intermediazione creditizia, che vede il trasferimento delle risorse finanziarie dai soggetti in surplus ai soggetti in deficit finanziario, viene realizzata nell’ambito della finanza etica utilizzando una serie di strumenti relazionali, discussi singolarmente nel volume:
– reputazione e pricing;
– stabilità delle relazioni;
– garanzie relazionali;
– processi partecipativi e promozione culturale;
– stabilità degli indirizzi strategici.

Oltre all’intermediazione creditizia tradizionale, nel terzo capitolo vengono descritti alcuni strumenti di finanziamento riconducibili ai principi della finanza etica. Vengono in particolare analizzati gli strumenti di microfinanza, il microcredito nei paesi finanziariamente maturi e alcune esperienze di monete complementari di successo.

Che relazione esiste tra strumenti di investimento e finanza etica?
La finanza etica interessa tutti gli strumenti finanziari, tra cui quelli riconducibili all’intermediazione creditizia, alla gestione del risparmio e degli investimenti, alla finanza mutualistica e ai servizi finanziari in genere.

Un particolare sviluppo ha caratterizzato gli strumenti di investimento responsabile, quali i fondi comuni di investimento sostenibile. Il quarto capitolo del volume aiuta il lettore ad assumere consapevolezza sulle differenze sostanziali che possono esistere tra i diversi strumenti di investimento sostenibile e sui connotati peculiari degli investimenti etici.

Gli strumenti di investimenti sostenibili e responsabili si differenziano principalmente in funzione della strategia di selezione degli emittenti dei titoli da inserire nei portafogli finanziari. Si distinguono, a titolo d’esempio, strategie di selezione basate sull’esclusione di settori o Paesi controversi, strategie di screening normativo, di selezione best-in-class, di engagement, così come è possibile individuare strumenti con finalità peculiari, come i fondi tematici o a impatto. Ma cosa distingue un investimento sostenibile e responsabile da uno etico? Il primo può essere promosso e gestito da un intermediario che, insieme a prodotti ESG, offre alla propria clientela anche strumenti con obiettivi molto differenti. Il prodotto “sostenibile” può quindi essere collocato “a scaffale” dall’intermediario, insieme a tanti altri prodotti differenti, per rispondere alla domanda di strumenti di investimento attenti alla sostenibilità. Questo può dar luogo anche a fenomeni definiti come green washing, pink washing, blue washing…

I fondi etici, diversamente, non prevedono solo la selezione degli investimenti secondo criteri ESG rigorosi, ma vengono promossi e gestiti da intermediari che seguono in toto i principi e i valori etici. Tali intermediari presentano canali di decisione strategica e valoriale distinti dai canali di scelta finanziaria, effettuano selezione non solo sugli emittenti dei titoli ma anche sulla tipologia di strumenti finanziari in cui investire (escludendo ad esempio i derivati di speculazione), svolgono attività di azionariato attivo, misurano gli impatti con indicatori chiave, controllano e rendicontano i processi ESG, scelgono in modo scrupoloso i fornitori di data, presentano tra i propri valori rilevanti quello della trasparenza e integrano le analisi ESG anche nei propri processi di risk management.

Come si organizza la finanza etica?
Parlare di finanza etica non significa assumere esclusivamente una logica di prodotto, ma occorre sempre integrare anche la logica istituzionale, occorre verificare attentamente il produttore e il distributore di quel prodotto. Quando nei capitoli tre e quattro del volume si analizzano gli strumenti di finanziamento e gli strumenti di finanziamento, avviene sempre il passaggio dai prodotti ESG all’intermediario etico che promuove gli stessi. Per approfondire l’analisi dei connotati degli operatori della finanza etica, il capitolo cinque descrive le modalità con cui gli stessi si organizzano, anche alla luce della specifica cornice regolamentare.

Nel dettaglio, viene proposta un’analisi dell’assetto proprietario, per una promozione della forma cooperativi in campo finanziario; della governance, con alcuni esempi di modelli di governo societario applicati nella finanza etica; dei documenti interni e della gestione operativa, con particolare riferimento alle misure di impatto e agli strumenti di accountability; del sistema dei controlli e strumenti accessori; della gestione dei rischi.

Il libro assume nell’analisi un approccio sempre critico, che mette in risalto non solo gli aspetti positivi, ma anche le criticità e le contraddizioni presenti nella finanza etica e nella relativa regolamentazione.

Quali prospettive di crescita per la finanza etica?
La finanza etica risulta ormai uscita dalla nicchia e ormai può essere considerata una forma di intermediazione finanziaria mainstream. Sono tuttavia ancora numerosi gli interrogativi da sciogliere per definire in modo chiaro le relative prospettive di crescita.

Esiste in primo luogo un problema legato alla regolamentazione, ancora frammentaria e spesso non adeguata a cogliere tutti gli aspetti di questo modo di fare finanza. Numerosi passi sono stati fatti a livello europeo, dove si è definito un vero e proprio ecosistema dell’informazione nel campo della finanza sostenibile. In particolare, il regolamento 2019/2088 (EU Sustainable Finance Disclosure Regulation) intende migliorare l’informativa riguardante i rischi di sostenibilità, gli obiettivi di investimento sostenibile e le caratteristiche ambientali e sociali dei portafogli dei prodotti responsabili, rafforzando la protezione degli investitori. Finora è stata data la massima enfasi agli aspetti ambientali, ci si attende in futuro lo sviluppo di approcci e tassonomie anche connessi ai fattori più propriamente sociali.

I temi chiave per lo sviluppo futuro della finanza etica riguardano infine il relativo futuro digitale, date le opportunità che l’innovazione tecnologica può portare ad un sistema basato su fiducia e reputazione, e lo scaling-up, tenuto conto che attualmente le esperienze di banche etiche, anche quelle di maggior successo, anche mantenuto una dimensione non rilevante nell’ambito di un mercato finanziario sempre più concentrato. Si tratta quindi in futuro di cogliere le opportunità di uscita dal pionerismo, anche grazie a nuovi impulsi normativi, politici e culturali.

Federica Ielasi è Professore associato in Economia degli Intermediari Finanziari presso l’Università degli Studi di Firenze, Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa. Consigliere di amministrazione indipendente e presidente del Comitato Investimenti di Etica Sgr, società del Gruppo Banca Etica. Co-responsabile scientifico del progetto di ricerca internazionale “Economics of Sustainability”, finanziato dalla Commissione Europea. Autore di numerose pubblicazioni in materia di gestione degli intermediari finanziari, corporate banking, finanza etica. Con riferimento a quest’ultima, tra le principali pubblicazioni è possibile includere: “Sustainability-themed mutual funds: an empirical examination of risk and performance”, in Journal of Risk Finance, Vol. 19, Issue 3, 2018; “Responsible or Thematic? The true nature of sustainability-themed mutual funds”, in Sustainability, Vol. 11, Issue 12, 2019; “Integrating ESG analysis into Smart Beta strategies, in Sustainability, Vol. 12, Issue 22; “Finanza etica”, Il Mulino, Bologna, 2021; “Forecasting Volatility by Integrating Financial Risk with Environmental, Social, and Governance Risk, in Corporate Social Responsibility and Environmental Management, 28(5), 2021.

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