“Filosofia greca e identità dell’Occidente” di Giuseppe Cambiano

Filosofia greca e identità dell’Occidente, Giuseppe CambianoFilosofia greca e identità dell’Occidente. Le avventure di una tradizione
di Giuseppe Cambiano
il Mulino

«Democrazia greca, Impero romano e diritto romano, cristianesimo e Medioevo latino, umanesimo, rivoluzione scientifica e così via: questi gli ingredienti convocati di volta in volta per caratterizzare l’identità dell’Europa o addirittura dell’Occidente. Non di rado sono chiamati «radici», con una metafora erronea che induce a pensare a una sorta di sviluppo biologico a partire da esse sino all’oggi. Tra questi ingredienti fanno talvolta la loro comparsa anche la filosofia e la scienza greca. […]

Ma si può legittimamente dubitare – e obiettivo di questo libro è mostrarlo – che la Grecia sia sempre stata considerata terra di origine della filosofia e che la filosofia sia una sua esclusività, poi fatta propria in determinati momenti dall’Europa e dall’Occidente come contrassegno di identità. Si tratta piuttosto di una costruzione storica accidentata o, come si suol dire al seguito di Hobsbawm, dell’invenzione di una tradizione e allora occorre chiedersi in base a quali ragioni e in quali tempi e contesti storici venne delineandosi questa immagine della filosofia greca come punto di partenza temporale non solo della filosofia, ma addirittura della storia di un Occidente segnato dalla filosofia.

La ricostruzione di questa storia ha richiesto di tener conto del variare dei significati del termine stesso «filosofia», per quanto riguarda contenuti dottrinali, forme di pensiero e forme di vita. Si è trattato inoltre di distinguere atteggiamenti diversi, fatti valere di volta in volta nel corso del tempo: 1) la percezione o considerazione, implicita o esplicita, che la filosofia sia qualcosa di presente nel mondo greco; 2) la tesi che la filosofia sia una caratteristica esclusiva, presente soltanto in Grecia nel suo significato più autentico; 3) l’inferenza che la filosofia sia tratto costitutivo del mondo greco, nel senso che essa entra necessariamente a definire che cosa si debba intendere per grecità, da sola o congiuntamente ad altri fattori come lingua, religione, forma di organizzazione politica (ad esempio democrazia) e così via. Nel valutare le asserzioni dei Greci stessi sulla filosofia e poi nel corso dei secoli successivi era necessario tener presente queste distinzioni e su questa base registrare e misurare eventuali differenze e variazioni di opinioni, individuare percorsi anche carsici o emergenze nuove. […]

Se quindi si vuole parlare della filosofia greca come fattore di identità europea, occorre allora precisare che si tratta dell’esito di una complessa vicenda storica, fatta di inclusioni ed esclusioni continue, oscillante fra gli estremi di esaltazioni o condanne radicali, come luce che illumina o trionfo delle tenebre. Si tratta quindi di un’identità plurima in continuo movimento, tutt’altro che monolitica e uniforme, bensì attraversata da alternative, in competizione argomentata, anche di fronte a ciò che è altro da essa, ma forse proprio questa è la sua peculiarità, di cui non sempre ci si rende conto. […]

La dimensione aperta e plurima della filosofia greca potrebbe allora riemergere nella necessaria apertura di una Europa sulla via della costruzione di una sua identità accogliente entro un’identità ben più ampia, contro la tesi dell’incommensurabilità fra culture.»

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