“Filologia del Nuovo Testamento” di Riccardo Maisano

Filologia del Nuovo Testamento, Riccardo MaisanoFilologia del Nuovo Testamento. La tradizione e la trasmissione dei testi
di Riccardo Maisano
Carocci

«Quando si pensa al ruolo che gli scritti del Nuovo Testamento hanno avuto in ogni epoca della nostra storia anche culturale e civile, viene spontaneo chiedersi in che modo questi scritti sono arrivati fino a noi e quale traccia hanno lasciato su di essi le vicissitudini della loro trasmissione. La risposta a tale domanda è compito della fìlologia, intesa come studio critico dei testi e della loro storia. Le pagine che seguono hanno lo scopo di ripercorrere le fasi che i testi del Nuovo Testamento hanno attraversato e capire fino a che punto, e con quali metodi e mezzi, è possibile ricostruire le forme testuali più prossime allo stadio iniziale.

Di questo stadio iniziale, che va dalla seconda metà del I secolo·d.C. alla metà circa del II secolo, non possediamo una documentazione: non esistono autografi e non sono giunte fino a noi copie dirette degli originali. Le prime testimonianze su frammenti di codici papiracei risalgono alla seconda metà del II secolo, quando erano già trascorsi più di cento anni dalla stesura degli scritti più antichi e almeno cinquant’anni dalla stesura dei più recenti. Inoltre, la disposizione dei testi nei codici e nelle edizioni a stampa, come pure i nomi con cui i ventisette scritti sono conosciuti, non sono elementi significativi.

La sequenza in cui gli scritti si trovano disposti nei testimoni più antichi e nelle moderne Bibbie non tiene conto dell’ordine cronologico della stesura, ma degli argomenti. Troviamo infatti al primo posto la storia di Gesù (i vangeli), quindi la storia della Chiesa primitiva e delle missioni apostoliche (gli Atti degli apostoli), a cui seguono le lettere degli apostoli (epistole di Paolo, Giacomo, Pietro, Giovanni, Giuda) e, in chiusura, la visione della fine dei tempi (l’Apocalisse). Neanche all’interno della sezione delle lettere la disposizione dei testi tiene conto della cronologia, ma segue invece un ordine decrescente di lunghezza.

I nomi degli autori che la tradizione ci ha conservato sono stati accolti dalle Chiese cristiane fin dal II secolo, ma non tutte le attribuzioni trovano conferma nell’esame dei testi. In tredici lettere è indicato come mittente Paolo, e una quattordicesima (Ebrei), pur non avendo intestazione, nel finale vuole richiamarsi anch’essa all’apostolo; altre sette lettere sono attribuite a note figure apostoliche (Giacomo, Pietro, Giovanni e Giuda); due vangeli sono attribuiti ad apostoli (Matteo e Giovanni), altri due a compagni e discepoli diretti degli apostoli (Marco interprete di Pietro, e Luca, autore anche degli Atti, compagno di Paolo); l’autore dell’Apocalisse, infine, dichiara di chiamarsi Giovanni. Se dunque si accettassero i dati tradizionali, la raccolta dei ventisette scritti dovrebbe essere attribuita a otto autori (Matteo, Marco, Luca, Giovanni, Paolo, Giacomo, Pietro e Giuda), tutti appartenenti alla generazione apostolica. I risultati a cui giunge la critica, anche se in forma problematica e con alcune residue incertezze, tracciano un quadro diverso, nel quale, come vedremo, è possibile identificare con il loro nome soltanto due personaggi: l’apostolo Paolo, autore di sette delle lettere a lui attribuite (Romani, I-II Corinzi, Galati, Filippesi, I Tessalonicesi e Filemone), e un profeta di nome Giovanni, autore dell’Apocalisse. I vangeli, gli Atti, I-III Giovanni ed Ebrei non hanno nel testo il nome dell’autore, mentre le altre sei lettere che hanno come mittente il nome Paolo (Efesini, Colossesi, II Tessalonicesi, I-II Timoteo e Tito) e le lettere che si richiamano a Giacomo, a Pietro e a Giuda sono opera di autori che hanno scritto sotto uno pseudonimo.

Per proporre una ricostruzione del processo che portò alla formazione dei libri del Nuovo Testamento negli anni per noi irraggiungibili è necessario basarsi quindi su indizi interni, cercando innanzi tutto di individuare una possibile successione cronologica dei materiali costitutivi.»

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