“Figli fragili” di Stefano Benzoni

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Dott. Stefano Benzoni, Lei è autore del libro Figli fragili edito da Laterza: i nostri figli sono diventati più deboli?
Figli fragili, Stefano BenzoniLa percezione di una crescente debolezza psichica o di una fragilità dei figli ha a che fare con trasformazioni sociali e culturali complesse, non solo con le statistiche mediche. È prima di tutto in gioco un mutamento del modo in cui gli adulti (genitori, ma anche tutori, educatori, docenti, medici, psicologi eccetera) guardano ai figli e ne valutano lo stato di maggiore o minore benessere. Questo sguardo non è neutro, è portatore di una idea di salute e di benessere che si confronta costantemente con i valori dominanti nel sistema culturale e ideologico in cui viviamo. Vivere una vita buona oggi è sempre più complicato, perché siamo immersi in una società accelerata che ci spinge anche a sentirci sempre più alienati, stanchi, insoddisfatti. Il fatto che le isole di decelerazione – i viaggi, le vacanze in luoghi i (ormai non più) incontaminati, le spa eccetera – siano assurte a icone della pubblicità, ci dice quanto l’accelerazione sociale condizioni il nostro accesso a una vita buona. Le cose per i figli non vanno diversamente, e la percezione di una loro crescente “infelicità” va di pari passo con l’ubiquo imperativo morale del godimento e del successo obbligato.

Quanto è diffuso il disagio di bambini e ragazzi?
È importante distinguere il disagio, che è possibilmente molto diffuso ma è anche un concetto molto fluido e impreciso, dai veri e propri disturbi psichiatrici. I dati su questi ultimi tuttavia sono certamente allarmanti. I disturbi neuropsichiatrici coinvolgono tra il 10 ed il 20% della popolazione infantile e adolescenziale, con problemi che vanno dall’autismo all’epilessia, dalla depressione al disturbo del linguaggio, dalla dislessia alla disabilità intellettiva. In generale possiamo dire che in tutti i Paesi “occidentali” assistiamo a una crescita graduale di molti problemi neuropsichiatrici infantili. Per esempio in Lombardia tra il 2008 e il 2016, i bambini e gli adolescenti seguiti dalla Neuriopsichiatria Infantile sono passati da circa 65.000 (il 4% della popolazione sotto i 18 anni) a più di 114.000 (7%).Per alcuni disturbi psichiatrici poi, quali la depressione e i disturbi del comportamento in adolescenza, sembrano particolarmente rilevanti i mutamenti sociali. Qualunque “cosa” esattamente siano le patologie psichiatriche infatti, e quale che sia il ruolo di certe predisposizioni genetiche e dei meccanismi neurobiologici, è evidente che la loro espressione nella popolazione è largamente influenzata da fattori culturali

Di quali esigenze e paure dei ragazzi devono tener conto genitori ed educatori?
I figli di oggi conoscono molti tipi diversi di bisogni e momenti di crisi. Vivono in una società che conosce una crisi senza precedenti dell’autorità, sia nella sua versione domestica (la crisi dell’autorità parentale, la crisi del ruolo del padre, le madri sempre più “aziendali” e in “carriera”) sia in relazione alla funzione pubblica dell’autorità: la scuola impoverita e fragile, le istituzioni dello Stato intimidite dalla tracotanza della nuova onda di sovranisti/populisti. Persino l’autorità delle verità scientifiche su cui si è fondato il nostro progresso è posta costantemente in crisi dalle nuove forme di conoscenza autoinflitta sul web. In un simile quadro è indispensabile che genitori ed educatori, se voglio davvero occuparsi delle “esigenze” dei figli, tornino ad assumersi con forza la loro responsabilità di adulti. Uno dei principali problemi dei figli di oggi è che hanno come migliore modello per la loro crescita un mondo di adulti infantili.

Qual è il confine tra un comportamento indesiderabile e un comportamento anormale?
La psichiatria ha tentato di distinguere i comportamenti normali da quelli francamente patologici, ma una vastissima tradizione critica ci dice ormai che il tentativo è stato per molti aspetti fallimentare. Il fatto per esempio che un sentimento di tristezza passi dall’essere uno stato di sofferenza a una vera “malattia depressiva”, per il fatto che dura un certo numero di settimane in più è evidentemente una convenzione artificiosa, che centra poco con la qualità di quel malessere. Ciò non significa che le diagnosi non valgono nulla ma che esse vanno sempre comprese e calate nella realtà speciale di ogni ragazzo e di ogni famiglia. Possiamo forse dire, generalizzando un po’, che un certo comportamento o stato d’animo merita una cura se causa uno svantaggio significativo e una sofferenza rilevante alla persona che ne soffre.

In che modo la psichiatria aiuta a orientarci in questo campo?
La psichiatria, anche per i bambini e gli adolescenti, ha compiuto molta strada nello studio della sofferenza mentale ed oggi ci è molto più chiaro quali sono le condizioni a rischio, quali quelle in cui è indispensabile intervenire in modo intensivo e tempestivo, quali quelle in cui è possibile prendersi del tempo per pensare e trovare soluzioni migliori o percorsi alternativi. Dovrebbe essere dovere di ogni psichiatra aiutare le famiglie a capire che una diagnosi, una valutazione clinica, non serve per trovare la soluzione o etichettare il problema, ma per capirlo un po’ meglio, individuare insieme strade condivise per un percorso che porti ad alleviare il malessere, a riconoscere strade e percorsi verso una trasformazione personale.

Quali consigli pratici può fornire ai genitori per fronteggiare il disagio dei propri figli?
È perfettamente comprensibile che i genitori abbaino spesso molte resistenze a condurre i figli ad una consultazione presso uno psicologo o uno psichiatra, perché è un campo molto confuso, e vi è sempre il timore che il fatto stesso di aprire questo canale di comunicazione, sia di per sé un modo per “cronicizzare” un problema, fissarlo nella sua natura patologica, medicalizzare una cosa che in realtà potrebbe essere solo una crisi passeggera. Tutto questo però è molto rischioso. La sofferenza psichica di un figlio è spesso insidiosa e subdola, si instaura lentamente e induce tutti ad adattarsi alle sue rigidità, ai suoi molti diversi condizionamenti. Lasciare che un figlio sosti per mesi, a volte per anni in una condizione di sofferenza rischia di condizionare in modo irreversibile il suo sviluppo, la costruzione del suo carattere e della sua identità. Per questo è importantissimo che i genitori si rivolgano a chiedere aiuto, e pretendano che medici e psicologi siano molto chiari con loro e mettano al centro della loro valutazione i valori di quella famiglia e le cose che per quei genitori e quel figlio hanno a che fare con una vita buona.

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