Tanti fattori hanno trasformato il marketing in un mestiere tanto discusso e vituperato. Il marketing nasce (prima ancora che la parola venga inventata) quando nasce un imprenditore che inventa un prodotto per cambiare in meglio il mondo e la vita delle persone. Quellāimprenditore ha unāidea geniale, che risponde a un bisogno per il quale i clienti non hanno ancora trovato una soluzione. Lāimprenditore ci mette la faccia, ci mette il suo nome su quel prodotto, che ha inventato. Ne cura ogni aspetto, la grafica, il design, la scelta dei materiali, ogni singolo componente. Sceglie anche la confezione, i colori, i materiali, la pubblicitĆ , lo slogan, le grandi campagne. E poi se ne innamora a tal punto che va a presentarlo lui ai suoi clienti. Ecco cosƬ nasce il marketing. I tecnici sono venuti dopo, le matrici, le 7 P, le 3C, il ROI ĆØ tutta roba venuta dopo per colmare il vuoto di idee e di passione. Ecco il marketing ha cominciato a perdere il suo spirito quando da arte e intuizione ĆØ diventato scienza e tecnica. E poi ĆØ diventato strumento del male, a volte, quando si ĆØ messo al servizio di prodotti scadenti, dimenticando che la cosa più importante del marketing ĆØ il prodotto, quando ha cercato ad ogni costo di convincere le persone a comprare sempre più prodotti anche quando moralmente questo non aveva senso o non era opportuno e quando si ĆØ fatto paladino di stili di vita chiaramente distruttivi della dignitĆ umana e del rispetto degli altri. Per poter recuperare la nobiltĆ al mestiere più bello del mondo, occorre prima ā come si dice in questi casi ā fare pulizia in casa.PerchĆ© quando si vuole indicare unāoperazione di pura facciata, senza alcuna sostanza, la si indica come unāoperazione di āpuro marketingā?
PerchĆ© si ĆØ dimenticato per troppo tempo come ho detto prima che lāessenza del marketing sta nei prodotti e si ĆØ lasciato pensare a intere generazioni di manager del marketing che stesse invece nella comunicazione o nella pubblicitĆ . Il marketing migliore ĆØ quello che sforna un prodotto talmente unico e bello che non cāĆØ bisogno di fare pubblicitĆ ! Ecco perchĆ© poi nel linguaggio giornalistico e quotidiano si parla di operazione di marketing quando si ĆØ in presenza di qualcosa che dietro la superficie nasconde il nulla. Se il prodotto non cāĆØ, cāĆØ solo il packaging, la pubblicitĆ e il claim, allora ĆØ puro marketing. Se il politico parla solo bene ma non mantiene le promesse, fa solo marketing. Ma tutto questo ĆØ una bestemmia, se si pensa al significato originario del marketing per come ĆØ nato. Il marketing nasce per intuire esigenze vere e profonde delle persone e dar loro risposte nuove e soddisfacenti. Il marketing ĆØ la vera funzione che deve umanizzare le aziende, mettendo al centro del loro pensare e del loro agire le persone che dovranno usare i prodotti e che dovranno interagire con le aziende. Essere arrivati al punto in cui si definisce marketing tutto quello che non ha un contenuto serio e serve solo a incantare le persone per far sƬ che comprino quello che se fossero più attente non comprerebbero⦠è davvero paradossale. Devo dire anche che questo dato di fatto ĆØ anche conseguenza della infinita parcellizzazione e specializzazione delle attivitĆ allāinterno delle aziende grandi, che induce a perdere di vista il significato vero delle cose che le aziende fanno. Quando in unāazienda la funzione che genera il prodotto, che lo inventa, ĆØ anni luce distante dalla funzione che deve promuovere quel prodotto presso il pubblico di riferimento si hanno due rischi, almeno: il primo ĆØ che chi inventa il prodotto non ĆØ a contatto con le persone che poi realmente dovranno comprarlo e quindi non parte dalle loro esigenze per svilupparlo; il secondo rischio ĆØ che chi deve promuovere quel prodotto non sa bene di cosa sta parlando e tende ad usare argomenti efficaci, anche a prescindere dalla loro correttezza, non solo o non principalmente per cattiva intenzione, a volte solo per ignoranza o superficialitĆ . Lo scollamento tra prodotto e marketing, tra produzione e marketing, tra invenzione e marketing genera mostri.
Esiste una visione del marketing compatibile con la nostra societĆ e le nostre esigenze attuali?
Certamente che esiste. In mondo in cui tante persone non hanno più bisogno di cosƬ tanti prodotti come 60 anni fa e in un mondo che tra lāaltro presto non avrĆ più neanche tutte le risorse per produrli, tutti questi prodotti, il marketing deve ridefinire se stesso. Marketing e crescita sono stati per decenni sinonimi. Il marketing ĆØ la scienza della crescita. Il problema tuttavia non ĆØ crescita si o crescita no, ma crescita per chi? E crescita come. La sindrome della crescita obbligatoria conduce a partorire strategie di marketing aggressive, in cui quel che conta non ĆØ la soddisfazione continuativa nel tempo della persona ma la massimizzazione nel breve dei risultati di vendita. Un marketing cosƬ impostato, pensiamo solo al settore alimentare o a quello delle bevande gassate o alcoliche, può molto facilmente condurre allāaberrazione. La nostra societĆ occidentale contemporanea non ĆØ più la societĆ dellāaccesso, in cui la sfida fondamentale era dare accesso a milioni di persone ai prodotti che prima erano riservati a pochi privilegiati. La nostra epoca ĆØ lāepoca del limite (almeno per la parte fortunata della popolazione mondiale che vive intorno a noi): lāepoca in cui occorre recuperare un limite etico alle cose che facciamo; un limite ai consumi, un limite agli sprechi, un limite allāuso delle risorse naturali. Ecco allora che il marketing deve reindirizzare se stesso. Il marketing dovrĆ creare senso, significato e adesione a un manifesto. Le marche sono partiti politici e milioni di persone aderiscono al loro manifesto. Il marketing rispettoso delle persone, del limite e del tempo, ĆØ un marketing che dialoga con le persone, che offre un punto di vista, che cerca di attrarre le persone verso di sĆ© e non di spingerle contro uno scaffale pieno di novitĆ di cui non sente alcuna necessitĆ . Il marketing certamente deve aiutare a vedere. Ma non tutto, non a tutti. E soprattutto non a tutti i costi.
- Editore: Feltrinelli
- Autore: Giuseppe Morici
- Collana: Universale economica
- Formato: Libro in brossura
- Anno: 2014
In che modo il marketing può diventare una funzione responsabile e generativa per la società e la vita delle persone?
Che ci piaccia o no ā e come genitore non ne sono molto contento ā i grandi agenti sociali di formazione sociale escono tutti indeboliti da questi ultimi decenni di relativismo pervasivo. Molti dei riferimenti sociali, culturali o ideali che offrivano certezze (giuste o sbagliate) che fossero sono stati sbriciolati dal corso degli eventi e dallāevoluzione della societĆ . In questo contesto, le societĆ , le marche persino, acquisiscono un ruolo molto rilevante. Ed ĆØ qui che la responsabilitĆ delle marche e di chi fa marketing diventa ancora più pesante e piena. Chi oggi governa grandi marche globali, che indicano stili di consumo o spesso addirittura stili di vita, di pensiero, ha una responsabilitĆ ancora più piena di prima. Esistono meno contro-bilanciamenti alle indicazioni delle marche, esistono fattori di stemperamento e di contro-educazione meno forti, in famiglia, a scuola e nella societĆ . Viviamo nellāera della scelta, in cui tutti possiamo scegliere tutto (o quasi): i nostri ragazzi compongono il proprio palinsesto di intrattenimento sul loro telefono accedendo a mille piattaforme di fruizione media, potendo scegliere liberamente senza limiti. Noi genitori possiamo scegliere dove acquistare, cosa acquistare, cosa fare mentre viaggiamo, mentre facciamo sport, con un grado di libertĆ di scelta che solo pochi anni fa sarebbe sembrato un film di fantascienza. La libertĆ di scelta alimentare per esempio, insieme alla pervasivitĆ della distribuzione dei prodotti alimentari che osserviamo oggi nelle strade, sui treni, nelle scuole, nelle palestre, spinge le persone in mezzo a uno spazio vuoto infinito in cui sono soli di fronte alle loro mille scelte. E in questa grande piazza della libera scelta, il marketing che ruolo gioca? Che ruolo deve giocare? Può scegliere di vestire i panni del piazzista, del butta-dentro che spinge gli astanti dentro il proprio angolo del paese dei balocchi, oppure può mostrare rispetto. Rispetto ĆØ una parola bellissima e antica, che precede di molto e supera in profonditĆ la parola responsabilitĆ (sociale), perchĆ© ĆØ una parola che parla di umanitĆ , di relazioni semplici. Il marketing deve recuperare rispetto per le persone, solo cosƬ tornerĆ a svolgere un ruolo generativo nella societĆ e nella vita delle persone. Le marche generative sono agenti del cambiamento sociale, sono attori del progresso sociale, ispirano le persone, le incantano. Le marche illuminano la quotidianitĆ di milioni di persone, scovando un filo dāerba verde in un piccolo gesto e trasformandolo in storie magiche, in sogni raggiungibili. Il marketing generativo usa il genio della innovazione, la potenza del colore, la profonditĆ della fotografia, la magia del cinema e la bellezza dellāarte per creare emozioni che possono durare lo spazio di una vita intera. Il marketing generativo e responsabile accompagna le persone con cura e rispetto, creando significati che poi le persone prendono in prestito per creare con essi il loro senso, il loro significato, il loro percorso.
CosāĆØ la āpoeticaā del marketing e come ĆØ possibile svilupparla?
Descrivere la poetica del marketing non significa dare indicazioni su come fare del buon marketing. CosƬ come la poetica come disciplina non stabilisce i requisiti della poesia buona o corretta, ma si limita piuttosto a esplicitare le condizioni logiche e tecniche che rendono unāopera una poesia, allo stesso modo nel mio libro cerco di descrivere i tre livelli che il marketing dovrebbe sempre avere per svolgere un ādiscorsoā efficace e coinvolgente: il livello razionale, il livello emotivo e il livello profondo. Il marketing non esiste se in fondo non convince qualcuno a fare qualcosa (livello razionale del convincimento). Ma se si limita a svolgere questo compito, la missione del marketing ĆØ troppo breve. Fare marketing non significa solo vendere qualcosa a qualcuno. Serve accedere a un livello successivo: il livello delle emozioni, che costruiscono relazioni durature. Sono le emozioni, non certo i ragionamenti che ci legano alle persone, alle situazioni e dunque anche alle marche. Sono le estati in spiaggia con i nostri amici che ci legano al Cornetto Algida, grazie certo al sigillo della pubblicitĆ storica che ha saldato una marca a una generazione in un momento autentico della loro vita. Ma anche questo livello da solo non basta. Per costruire una casa veramente forte e duratura, una stazione in cui le persone si sentano al sicuro, occorre āradicareā le marche nel profondo. I prodotti si posizionano, le marche si radicano. Il posizionamento avviene su mappe a due dimensioni. Il radicamento va verso il basso, verso il centro della terra, lega le marche nel profondo del vissuto delle persone. Ecco allora che chi vuole fare marketing accedendo a tutte queste tre dimensioni non può fermarsi agli strumenti quantitativi, logici del convincimento razionale. Troppo spesso il marketing ĆØ confuso con una scienza economica e insegnato come tale. Il marketing ĆØ una scienza umana. Chi fa marketing deve conoscere gli strumenti della narrazione, della costruzione delle storie, di plot narrativi, per costruire grandi storie che coinvolgano le persone. E da ultimo deve costruire capitale simbolico e quindi deve sapere anche di simboli, di struttura della personalitĆ , di archetipi, di psicologia. La poetica del marketing ĆØ questo: costruire con arte, sinceritĆ e rispetto una sinfonia armonica che usi in modo integrato strumenti apparentemente distonici tra loro: logica, narrazione e psicologia.
In che modo il marketing può diventare āeticoā?
Marketing etico ĆØ unāespressione che mi mette paura e che spero, credo di non aver mai usato e se lo ha fatto chiedo scusa. Suona troppo hegeliano come concetto. E io credo in una societĆ di libere, rispettose individualitĆ che si auto-indirizzano verso comportamenti generativi. Non credo in modelli calati dallāalto da chi ritiene di avere una visione etica della vita, dei comportamenti e quindi del marketing. Marketing etico ĆØ unāespressione che, per questo, mi spaventa. “Etica del marketingā mi spaventa di meno, perchĆ© sta a indicare la ricerca continua del giusto equilibrio nei comportamenti quotidiani di chi fa marketing. Quel che conta ĆØ farsi le domande giuste e impegnarsi in un percorso rispettoso e critico, in cui si cerca sempre di equilibrare i diversi obiettivi, efficacia e rispetto.




