Fare figli. Storia della genitorialità dagli antichi miti all’utero artificiale, Carlo BullettiProfessor Bulletti, Lei è co-autore insieme al prof. Carlo Flamigni del libro Fare figli. Storia della genitorialità dagli antichi miti all’utero artificiale edito da Pendragon: in che modo si è evoluta la concezione della genitorialità nel corso della storia?
Antropologi e sociologi affermano che l’istituto naturale della maternità e della paternità è discutibile  e ritengono  piuttosto che esso rappresenti semmai un mito che l’occidente ha enfatizzato. Questo mito si incentra su una determinata visione dell’uomo e pretende di definire, in base ad essa, la nostra identità.

Cosa significava essere genitori nell’antichità?
Per molti secoli è prevalsa l’idea aristotelica secondo la quale la madre era solo ‘il fertile terreno’ nel quale l’uomo piantava il suo seme, il germe del maschio che lei era tenuta a custodire ‘perché un dio non lo colga’ (Eschilo). E tutta la difesa che Apollo fa di Oreste nelle Eumenidi è ispirata a una sprezzante valutazione del ruolo materno che addirittura cancella il matricidio dall’elenco dei crimini.

In che modo la religione ha influenzato la storia della riproduzione umana?
La riproduzione umana nel corso delle narrative religiose ha avuto le più bizzarre espressioni. Il rapporto sesso e riproduzione è sempre stato marginalizzato nella banalità delle plebe e non propio degli dei, degli eletti, dei nobili. Anche il buddismo, nato nel VII secolo avanti Cristo come una semplice raccolta di insegnamenti e di regole morali, si appesantì nel tempo di numerose fantasie, molte delle quali riguardano la nascita di Budda. Tra le storie più raccontate c’è quella che vuole Budda nato da una vergine, che l’avrebbe concepito senza un rapporto sessuale. Ma questa idea riproduttiva di dei, semidei, eroi o anche più semplicemente fondatori di religioni è cosa frequente, tanto da essere stata inserita da Lord Raglan al primo posto della sua scala che comprende 22 punti che sembrano comuni a questi particolari super-uomini. Lord Raglan inserì questa scala nel suo libro “The Hero” e poi fece un elenco di coloro che avevano il più alto punteggio, da Edipo a Ercole, da Mosè a Gesù Cristo. La scala, indicata con punteggi decrescenti, era la seguente:

1 – La madre dell’eroe è una vergine
2 – Il padre è un re e spesso è
3 – Un parente stretto della madre, ma
4 – Le circostanze del concepimento sono inusuali e
5 – Lo si considera quasi sempre figlio di un Dio.
6 – Alla nascita qualcuno cerca di ucciderlo. Ma
7 – Egli viene miracolosamente salvato e
8 – Viene allevato dai genitori adottivi in un paese lontano.
9 – Non sappiamo niente della sua infanzia, ma
10 – Quando diventa adulto torna nel regno che deve conquistare.
11 – Dopo aver sconfitto il re di questo regno (che può essere anche un drago o un gigante)
12 – Sposa una principessa e
13 – Diviene re.
14 – Per un po’ regna serenamente e
15 – Impone leggi sagge e giuste, ma
16 – Nel tempo perde il favore degli dei (o del suo popolo) e
17 – Va incontro a una morte violenta o misteriosa
18 – Spesso sulla cima di un colle o di un monte.
19 – I suoi figli non gli succedono.
20 – Il suo corpo non viene sepolto, ma malgrado ciò
21 – Egli ha uno o più sacri sepolcri.

La classifica stilata secondo questi criteri vede in testa Edipo, seguito da Teseo, Mosè, Bacco, Gesù, Romolo, Perseo, fino a Zaratustra e ad Alessandro in Grande

L’affezione genitoriale è un’invenzione moderna: nelle società di ancien régime si avevano molti meno riguardi verso i figli.
Elisabeth Badinter scrive che, nel 1780, il prefetto di polizia di Parigi, un signore di nome Lenoir, constatava, non senza una punta di amarezza, che sui ventunomila bambini che nascevano ogni anno nella città solo mille venivano allattati con latte materno a casa; mille sempre a casa da una balia “bagnata”; gli altri fuori, a sfidare il destino. Moltissimi morivano senza aver conosciuto la madre e colpisce ancora di più il fatto, anche questo riferito da Lenoir, che la maggior parte dei genitori non partecipavano al funerale dei figli.

In epoca di fecondazione in vitro e utero in affitto, cosa significa essere genitori?
Così come è biologicamente vero che una gravidanza è il prodotto della fecondazione di un ovulo per opera di uno spermatozoo, allo stesso modo è sbagliato trarne una qualsiasi definizione di paternità e maternità, definizione che è di ordine simbolico e non di ordine biologico. Ti sono genitore perché ti ho generato o ti sono genitore perché mi occuperò di te?
Cosa significa essere genitori? Lo si diventa biologicamente o quando si riconosce con un gesto simbolico il proprio figlio, assumendosi nei suoi confronti una responsabilità illimitata?
Il nutrimento di un figlio non è il seno della madre ma l’amore di un adulto: possiamo davvero ridurre la famiglia all’evento biologico della generazione?

In che modo le innovazioni tecniche nel campo della riproduzione umana influiscono sulla società contemporanea?
Si tratta solo di capire che il mondo sta cambiando, perché il nuovo paradigma definisce un modello di società destinato a durare per un certo periodo di tempo. Una rivoluzione biomedica che si unisce a quella tecnologica e a quella sociale. Ma l’idea di premiare la gravidanza non può essere isolata da quanto ne segue, che è evidentemente un rimprovero alla scelta di non diventare madre e che ha come obiettivo l’invio al confino della casa e della cucina della donna moderna che da questa prigione sperava di essere riuscita ad evadere. É il modello della buona e della cattiva madre che più o meno consapevolmente ci trasciniamo dietro ancora oggi.
Significa riportare alla luce le ormai sepolte ipotesi di Rousseau che nel 1762 con l’Emilio aveva dato avvio all’idea di istinto materno, costruendo un ideale femminile di felicità e di compiutezza atto a convincere le donne che, occupandosi solo dei figli, avrebbero assunto un ruolo fondamentale e degno nella società, condannando tutte le donne non perfette, inadatte ad assolverlo in modo esemplare: da queste sue invenzioni è nato il senso di colpa che ancor oggi provano molte donne quando scoprono di essere sterili, soprattutto quando si tratta di patologie delle quali è responsabile il loro stesso comportamento.

La sterilità maschile è oggi superabile?
In parte, già dal 1990 con la scoperta di Gianpiero Palermo (ICSI) si è superato il problema dello scarso numero di spermatozoi, oggi restano problemi genetici e di impoverimento della capacità spermatogenetica dovuti a forti insulti ossidativi determinati dalla contaminazione ambientale e dagli abusi abitudinari, tuttavia la soluzione non è data dalla stregoneria (uso indiscriminato degli antibiotici senza criterio, interventi di varicocele od altra procedura senza evidenza di efficacia). Credo che la soluzione a medio termine sia la conservazione della fertilità con nuove e più sane abitudini di vita. Uso di antiossidanti e crioconservazione del seme ad uso prospettico in coloro che hanno importanti flessioni progressive della conta spermatozoica. Esistono andrologi di grande esperienza che stanno prodigandosi in tal senso, con buoni successi. In tempi lunghi gli spermatozoi saranno  riprodotti da cellule staminali ovvero rigenerati per sintesi ex novo.

Quale futuro per la genitorialità?
Desiderio di gravidanza e desiderio di genitorialità sono due cose diverse . Esiste un futuro di  mirabolante corroborazione scientifica a chi desidera una gravidanza ed un nuovo paradigma  per la  genitorialità che la società moderna sta adottando. La rivoluzione iniziata oltre 50 anni fa con la contraccezione e continuata con la fecondazione in vitro, con l’iniezione degli spermatozoi negli oociti (ICSI), con la gravidanza in uteri trapiantati non si fermerà. Assisteremo -come nostra generazione- all’utero artificiale, alla sintesi del DNA umano con implicazioni sociali, etiche e giuridiche impensabili fino a ieri. L’embrione formato in vitro si svilupperà in toto in un cabinet consentendo di evitare la tragedia delle morti per parto prematuro e rendendo inutile la maternità surrogata. La recente (agosto 2017) introduzione da parte un gruppo di scienziati dell’Oregon della delezione e sostituzione – con successo – di un gene responsabile della cardiomiopatia ipertrofica che porta a morti improvvise gli adulti ha aperto – già da ora – alla applicazione della delezione di oltre 1000 malattie monogeniche da embrioni formati in vitro nei centri di fecondazione in vitro avanzati : una pratica medica per un futuro prossimo. La sintesi del DNA umano renderà inutili le donazioni di oociti e di spermatozoi potendo risintetizzare in laboratorio un gamete ed – in ultima analisi- l’uomo. Non sarà più una scienza finalizzata alla trasmissione della vita, come oggi, ma sarà una scienza che sintetizza nuove vite. Le stesse religioni dovranno riadattare – ripeto – le proprie narrazioni sulla genesi.
Il nuovo paradigma della genitorialità implicherà una assunzione di responsabilità nei confronti di chi si intende avere come figlio: mi occuperò di te finché ci sarò, avrò cura di te e ti sarò vicino in ogni momento della tua vita. Questo atto di responsabilità, questo impegno sostanziale sostituirà il solo nesso biologico, o meglio lo supererà, relegandolo ad una sfera necessaria (ancora per quanto?) ma di rango inferiore.