“Espiazione” di Ian McEwan

Espiazione, Ian McEwan, riassunto, trama, recensioneEspiazione è un romanzo sul giudizio, sul pregiudizio e su come questi portano alla colpa, e poi su come si espia una colpa o su come è impossibile espiarla. È possibile, invece, inventare un mondo in cui è l’espiazione è data, perché la stessa espiazione è l’invenzione.

Espiazione, però, parla anche dell’innocenza e delle due facce di questa: l’innocenza dalla colpa e l’innocenza del colpevole, che non è colui che viene accusato della colpa, ma è colui (colei, in questo caso) che accusa ingiustamente perché ingenuo e incapace di leggere la realtà nelle sue molteplici e complicate forme. Ian McEwan lo dice dall’inizio del libro e ci dà la chiave di lettura per tutto il romanzo. Nell’epigrafe, infatti, cita un estratto abbastanza consistente di L’abbazia di Northanger di Jane Austen, in cui la signorina Morland viene ripresa e umiliata, si potrebbe dire, per i sospetti che ha nutrito e per aver immaginato cose terribili che non si sono mai verificate nella realtà.

Ma quanto è affidabile la realtà? E quanto è affidabile chi la racconta? Basta una sola persona a raccontare la realtà? In Espiazione no, infatti ogni personaggio racconta la sua realtà, con la sua voce e attraverso i suoi occhi, con dei cambi di prospettiva e di punto di vista magistrali; qualche personaggio, addirittura, ha bisogno di raccontare la realtà più volte, perché una sola versione non è veritiera e per cogliere il tutto ha bisogno di guardarla da diverse angolazioni. Eppure neanche questo basta “to get it right”, il topos universale del capire bene o semplicemente capire, infatti c’è un substrato del testo che rientra nel solco di un tema presente in tanta letteratura: il fraintendimento. Uno degli esempi più illustri è Pastorale americana di Philip Roth in cui Nathan Zuckerman dice che, anche con le migliori intenzioni, anche impegnandosi, nella vita, quindi nella realtà, non si può fare a meno di capire male: «Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi; sbagliando». Zuckerman, in questo caso, si riferisce alle persone; Espiazione parla più di circostanze, ma le circostanze sono fatte di persone, e sono le persone a scontare le conseguenze degli errori di valutazione delle circostanze, altro punto centrale del romanzo. Imperdonabile, sciatto, ripetuto e confermato, l’errore sconvolge la vita di un ragazzo e, di riflesso, della ragazza che ama e che lo ama. Ma sconvolge anche la vita di chi lo commette e della sua famiglia. A fare da corollario a tutto questo, la Seconda Guerra Mondiale.

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Espiazione
  • McEwan, Ian (Autore)

Il romanzo, infatti, si apre nell’estate del 1935, in una tenuta inglese immersa nella campagna. È un giorno torrido e la famiglia Tallis, che abita la villa, aspetta oziosamente l’arrivo da Londra del figlio maggiore Leon, di un amico industriale del cioccolato e dei tre cugini dal nord, reduci dalla “guerra civile” – così viene descritta nel libro – del divorzio dei genitori. Briony, figlia minore di tredici anni, in due giorni di febbrile creatività ha scritto una pièce teatrale, Le disavventure di Arabella, ed è decisa a portarla sulle scene, ossia il salotto di casa, per dare il benvenuto al fratello e cogliere l’occasione di trovarsi al centro dell’attenzione, come il suo genio richiede. Nel frattempo, la signora Tallis, afflitta dalla paura di una delle sue emicranie incombenti, riposa al buio della sua stanza, ascoltando i suoni della casa, riconoscendo passi e voci e tentando di mantenere al minimo il rumore dei suoi pensieri. Poi ci sono Cecilia e Robbie, il binomio amoroso fulcro del romanzo che ancora non sanno di esserlo. Cecilia è la figlia di mezzo dei Tallis, è tornata a casa dopo gli esami finali a Cambridge e si trastulla nella pigra indecisione su cosa fare della sua vita, restare o andarsene da casa, da ciò che le è familiare che le è ormai venuto irrimediabilmente a noia. C’è un qualcosa, però, di ancora non ben definito che le rende impossibile prendere una decisione. Robbie, invece, è il figlio della domestica, conosce Cecilia da quando ha sette anni e come lei ha studiato a Cambridge grazie al signor Tallis, figura che non apparirà mai direttamente nella storia, ma sempre e solo attraverso le parole dei membri della sua famiglia, il quale sostiene il giovane negli studi, indirizzandolo verso una carriera di successo come medico. Robbie è intelligente, gentile e brillante, ma lui e Cecilia si perdono di vista negli anni dell’università perché frequentano ambienti diversi, a causa della mano invisibile della classe sociale che guida i destini di gran parte della società inglese.

Quasi metà del romanzo si concentra sul racconto di questa giornata, costellata da piccoli e quasi impercettibili eventi che, al momento propizio, verranno chiamati a raccolta e rielaborati in maniera completamente arbitraria da Briony, poco prima di commettere l’errore che porterà alla colpa e quindi all’espiazione – o al tentativo di – del titolo. La sera di quel giorno, infatti, accade una cosa terribile ai danni della cugina Lola venuta dal nord, per cui Briony, condizionata da episodi che ha visto e frainteso, da comportamenti che non ha capito e da una parola, «un demone tipografico», una parola di cui «nessuno in sua presenza aveva mai fatto menzione dell’esistenza», incolperà Robbie, con la caparbietà e l’ingenuità dei suoi pochi, ma non così pochi, anni. Qui si chiude la prima parte del romanzo e da qui tutto va in malora: Robbie viene condannato e per uscire di prigione, allo scoppio della guerra, si arruola e va in Francia; Cecilia taglia i ponti con la famiglia, che ha sostenuto l’accusa di Briony nel processo, si trasferisce a Londra e diventa infermiera.

La seconda parte del libro è un racconto di guerra, crudo e toccante, ma non grafico e pietista, che ripercorre le giornate finali dell’evacuazione di Dunkirk e segue Robbie, che non è più il Robbie studente che passa l’estate in campagna, ma è Turner, soldato di basso rango tenuto in vita solo dalla speranza di rivedere Cecilia, a cui il racconto torna con continui flashback, ricostruendo quello che è successo nei quattro anni di separazione. Qui la voce narrante si fa intimista e prende il punto di vista unico di Robbie, torna indietro, in un movimento continuo tra passato e presente, in cerca dei ricordi e delle sensazioni del prima e indagando i motivi e le ragioni degli eventi che l’hanno portato dov’è ora. Robbie ripercorre momenti lontani in compagnia di Cecilia, ma anche di Briony, e riflette sull’origine e sul perché dell’errore e sulla possibilità che lei ritratti le dichiarazioni e che lui possa finalmente vivere libero e senza vergogna.

La terza parte del romanzo ritorna su Briony che, ormai diciottenne, decide di rifiutare il posto a Cambridge per diventare infermiera come la sorella, per iniziare a espiare la sua colpa e cercare di riavvicinarsi a lei. L’incontro tra le sorelle è il centro di questa seconda metà del romanzo ed è uno dei passaggi più memorabili del libro, su cui si innesta l’epilogo, ambientato a Londra molti anni dopo, in cui Briony, ormai anziana e con alle spalle una proficua carriera di scrittrice, tira le somme della sua vita e svela uno dei finali più belli, malinconici e inaspettati che la letteratura ci abbia mai regalato. Il romanzo si chiude su una nota dolce amara, ma l’impianto e la costruzione minuziosa della storia porta tutto a compimento in questa fine che ribalta l’intero racconto, in un’ottica di metaletteratura che ci spinge a riflettere a ritroso su tutto ciò che abbiamo letto fino a questo momento e a vederlo in un’ottica nuova. Così, alla chiusura, ogni parola, ogni gesto, assume un nuovo valore, ancora più profondo e più potente della mera storia d’amore spezzata dall’errore di valutazione. Diventa lo sforzo creativo di dare giustizia, in un mondo che non la prevede, e di regalare, con un ultimo atto di amore e di gentilezza, un destino nuovo e clemente a chi non l’ha avuto quand’era il momento. La realtà, la verità è impietosa, ma per chi si chiede «che cosa è successo veramente? La risposta è semplice: gli amanti sopravvivono, felici».

Menzione d’onore alla traduzione di Susanna Basso – una delle migliori traduttrici dall’inglese all’italiano attualmente in Italia – che scorre limpida come un ruscello, allo stesso tempo sfaccettata, precisissima ed elegante, come la scrittura originale di McEwan, di cui coglie tutta la concentrazione semantica senza perdere mai in armonia e ritmo.

Infine, per ricordarci che Espiazione è tante cose, ma è soprattutto un romanzo in cui l’amore, come la letteratura, ha la forza di salvare la vita e il destino delle persone, una citazione non languida, non banale, su come dire l’amore senza bisogno di dirlo:

«E finalmente lui pronunciò le due semplicissime parole che nemmeno una montagna di arte e ideali scadenti riuscirà mai a screditare del tutto».

Federica Mordini

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