Erri De LucaErri De Luca, quando è nato il Suo amore per i libri e la lettura?
Sono cresciuto in una stanza carica di libri. Dormivo sotto scaffali pericolanti. Mio padre è stato un lettore ghiotto e onnivoro di storia e letterature. Ho avuto accesso da piccolo alle vicende dei grandi, non le capivo bene, ma imparavo che gli adulti erano fragili e friabili più dei loro figli. Eppure avevano attraversato la seconda guerra mondiale, la più grande catastrofe dell’umanità contro se stessa. Leggere mi faceva crescere di età più presto dei centimetri in altezza. Non mi sentivo precoce, sentivo che il corpo era lento a raggiungere la taglia che la testa aveva già. Leggere non è stata una passione, ma uno strumento di rapida emancipazione, attraverso il prodigio di farsi tenere compagnia da un assente, l’autore.

Come si diventa scrittori?
Rispondo per il mio caso: ascoltando le storie dei venuti prima; sporgendomi dalla finestra sul mondo e non dentro me stesso; leggendo un camion di libri. Ma ogni scrittore, come ogni lettore, è un caso a parte.

Viene prima la passione per la lettura o quella per la scrittura?
Sono più lettore che scrittore, per quantità di pagine lette rispetto a quelle scritte. La pagina che leggo mi sorprende, quella che scrivo al massimo la considero buona.

I dati Istat evidenziano come oltre il 60% degli italiani non legga: quali a Suo avviso le cause e quali le possibili soluzioni?
L’Italia continua a essere un enorme mercato potenziale. Il non leggente oggi non ha attenuanti, c’è immensa offerta a basso costo. Il non leggente si danneggia da solo, mettendo il lettore assiduo in una posizione di vantaggio per uso di linguaggio e per miglioramento del suo sistema immunitario contro le falsificazioni. Rimedio è informare il cittadino non leggente della sua condizione di vulnerabilità civile. Leggere vaccina e aumenta lo spirito critico.

È possibile educare alla lettura? Se sì, come?
La scuola fa quello che può in questo senso. Ma chi cresce in una casa dove ci sono libri, parte avvantaggiato. Genitori che non leggono dovrebbero comunque avere in casa libri per i figli. Oggi c’è una fiorita editoria per bambini, segno che qualcosa si muove. I bambini sono affamati di storie.

La tecnologia fatta di tablet ed e-book reader insidia il libro cartaceo: quale futuro per i libri?
Non credo che il libro elettronico sia concorrente del libro stampato. È una comodità in più per un lettore in viaggio, ma i dati dicono che il parallelepipedo libro non è sostituibile. Quando ricevo questa domanda in pubblico faccio questa mossa: prendo un libro e lo butto a terra con forza. Poi lo raccolgo e dico: provaci con quello elettronico.

Quali provvedimenti dovrebbe adottare a Suo avviso la politica per favorire la diffusione dei libri e della lettura?
Tutelare le librerie dei piccoli centri, quelle storiche, aumentare le biblioteche pubbliche. Il libraio è un presidio di civiltà, non un commerciante come gli altri. Va aiutato, incoraggiato a tenere aperta la sua bottega di artigiano della conoscenza.