Ero un blasfemo, un persecutore e un violento. Biografia di Paolodi Gianfranco Ravasi
Raffaello Cortina Editore
«Dopo l’agevole (almeno apparentemente) composizione della Biografia di Gesù secondo i Vangeli che abbiamo proposto nel 2021, ora il percorso che stiamo per intraprendere offrendolo ai lettori è arduo. Ne erano consapevoli gli stessi primi cristiani, come osservava l’autore della Seconda Lettera di Pietro: “Il nostro carissimo fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data, in tutte le sue lettere […]. In esse vi sono punti difficili da comprendere, che gli ignoranti e gli incerti travisano, al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina” (3,15-16).
Il suo lascito è affidato a un epistolario di 13 lettere che, come vedremo, in alcuni casi possono essere sbocciate indirettamente da un’eco della sua voce. Il corpus è, comunque, imponente e la statistica lo attesta: esso, infatti, totalizza 32.303 parole greche (salvo alcune varianti) sulle 138.020 dell’intero Nuovo Testamento e rispetto alle 64.327 dei Vangeli. Si va dalle 7094 parole della Lettera ai Romani (per comparazione, si pensi che il Vangelo di Marco è di 11.229) alle 328 del “biglietto” che è indirizzato all’amico Filemone. A impressionare ulteriormente è la sterminata bibliografia che ha accompagnato nei secoli quelle parole, tenendo conto anche del fatto che Paolo è protagonista nel racconto della seconda parte degli Atti degli apostoli (cc. 16-28), l’altra opera dell’evangelista Luca. […]
Eppure il patrimonio letterario e teologico paolino è giunto a noi incompleto, come attesta lo stesso Apostolo che nella Prima Lettera ai Corinzi menziona uno scritto precedente a noi ignoto (5,9) e nella Seconda Lettera evoca un’altra epistola a quei cristiani, stesa “in un momento di grande afflizione e con il cuore angosciato, tra molte lacrime” (2,4). Come sperimenterà chi ci accompagnerà lungo i sentieri d’altura della sua riflessione, i passi di Paolo dalla rocca della Gerusalemme giudaica si avvieranno lungo le strade imperiali romane, saliranno sulle navi del Mediterraneo e giungeranno in varie metropoli del mondo di allora, per approdare fino alla capitale Roma e forse in Spagna. Sarà, quindi, una grande avventura, soprattutto teologica.
Il suo è un cristianesimo cosmopolita, transfrontaliero, interculturale, interetnico, persino interclassista e “intersessuale”: la fede cristiana è aperta anche agli schiavi (1Cor 7,21-22) e “non c’è giudeo né greco, non c’è schiavo né libero, non c’è maschio né femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28). La sua cittadinanza romana gli permette – potremmo dire – di usare un passaporto internazionale; la sua cultura, come avremo occasione di dimostrare a livello lessicale, tematico e simbolico, si rivela ancorata alla grecità ma con un’originalità creativa indubbia. A sorpresa, lo scopriamo capace di citare i Fenomeni del poeta greco del III secolo a.C. Arato nella sua allocuzione all’Areopago di Atene (At 17,28: “Di Lui noi siamo stirpe”), la Taide di Menandro, autore del IV-III secolo a.C. (1Cor 15,33: “Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi”) e il frammento 1 di Epimenide di Creta, personaggio sospeso tra mito e realtà, forse del vi secolo a.C. (Tt 1,12: “I cretesi sono sempre bugiardi, male bestie, ventri pigri”).
Quella di Paolo, poi, nonostante il taglio netto esistenziale della sua vocazione sulla via di Damasco, sarà un’adesione a Cristo ma non un’apostasia nei confronti del Dio di Israele; egli non strapperà mai le sue radici giudaiche, come rivela la filigrana delle sue Lettere (per oltre 90 volte cita l’Antico Testamento). Questa interazione tra le due identità giudaica e cristiana si rispecchia nella sua stessa anagrafe. Egli è Páulos, nome da cittadino romano (dal significato minimalista di “piccolo, poco”) che egli pronuncia con orgoglio: “Ecco, io, Paolo vi dico” (Gal 5,2). Un nome che risuona nel Nuovo Testamento 157 volte (ben 127 in At 13-28) […]. Ma l’Apostolo è anche Sáulos (15 volte) che è poi Saoúl, nome del primo sventurato re di Israele (At 13,21).
Se volessimo insistere sui dati anagrafici, otterremmo una manciata di allusioni più che di informazioni: esse hanno permesso ad alcuni studiosi di allestire un suo stato civile mutevole, da sposato a celibe, da vedovo a separato, spesso rimandando al capitolo 7 della Prima Lettera ai Corinzi. Là appare la sua sommaria concezione del matrimonio e della verginità con un ammiccamento al suo stato di non coniugato: “Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno dominarsi, si sposino: è meglio sposarsi che bruciare” (7,8-9). […]
Come vedremo successivamente, altrettanto fluida è la cronologia della sua biografia che si ricostruisce faticosamente attraverso le sue Lettere e gli Atti degli apostoli, a partire dal suo incontro epifanico con Cristo sulla via di Damasco da collocare tra il 33 e il 35, passando attraverso i suoi tre viaggi missionari registrati dagli Atti degli apostoli e i soggiorni a Corinto, a Efeso e a Roma ove approda attorno al 60-64, in attesa di quel martirio che è affidato a una documentazione esterna, come avremo occasione di attestare. Altrettanto incerto il cronogramma delle sue Lettere maggiori e sicuramente autentiche che ha come arco gli estremi del 50/51 e del 57/58. […]
Inizieremo con un vasto sguardo panoramico che si ramificherà lungo l’intero suo epistolario ove batte il cuore dell’Apostolo e si incontra la sua vera autobiografia teologica. Essa è segnata dal suo stile ora rigoroso, ora effervescente, specchio del suo temperamento emotivo, della sua adesione viscerale a Cristo, ma anche della sua mente straordinariamente lucida e creativa. Questo bilancio globale vorrebbe trasformarsi quasi in una sfida: quella di addestrare alla teologia non solo il credente comune ma anche il non credente, nella consapevolezza che Paolo è uno dei capisaldi della cultura occidentale, persino a livello di provocazione e di reazione.
Concluso questo percorso che è simile a una navigazione nelle acque di un fiume, sosteremo in una serie di insenature di quel corso fluviale. È la ricerca delle testimonianze autobiografiche più esplicite che Paolo dissemina nei suoi scritti, con una serie di scoperte sorprendenti. Ci sarà, poi, lo spazio per inseguire un affluente particolare: è quella sorta di biografia di complemento che sono gli Atti degli apostoli, un’opera così fitta di dati da non poter essere esaurita, se non con un abbozzo sintetico essenziale. Alla fine, varcato l’estuario di questo fiume simbolico, si aprirà davanti a noi il mare della tradizione culturale paolina successiva che si allarga nei secoli.»




