Epidemie. I perché di una minaccia globale, Giovanni RezzaProf. Giovanni Rezza, Lei è autore del libro Epidemie. I perché di una minaccia globale edito da Carocci, nonché fra i massimi esperti a livello mondiale di epidemie: eventi come la recente diffusione del coronavirus ci ricordano che le malattie infettive sono ben lungi dall’essere sconfitte.
Certamente. Sul finire degli anni settanta dello scorso secolo, il Surgeon General, ovvero la massima autorità sanitaria americana, dichiarò che presto avremmo assistito alla fine delle malattie infettive. Antibiotici e vaccini avevano infatti grandemente ridotto il carico di malattia dovuto alle infezioni, e le malattie cronico-degenerative (malattie cardiovascolari e tumori) rappresentavano ormai fra le prime cause di morte nel mondo, in particolare nei paesi industrializzati. Nonostante il trend non si sia del tutto invertito, da allora abbiamo però vissuto un susseguirsi si allarmi dovuti all’emergere di nuove infezioni, specialmente di origine virale.

Quali sono le principali caratteristiche delle malattie infettive?
Ciò che caratterizza la maggior parte delle malattie infettive è la contagiosità e il quadro acuto. Esistono anche malattie infettive non contagiose (ad esempio il tetano non si trasmette da persona a persona, né direttamente né tramite veicoli o vettori, dal momento che il batterio si trova sotto forma di spora nell’ambiente) o ad andamento cronico (tanto per fare un esempio, l’infezione da HIV/AIDS o le epatiti virali B e C). Però, più spesso le malattie infettive sono caratterizzate da un periodo di incubazione relativamente breve e un decorso acuto.

Qual è l’origine delle malattie infettive?
Virus, batteri e parassiti circolano da tempo nella popolazione umana. Il virus del vaiolo, ad esempio, o quello della polio, erano dei flagelli già ai tempi dell’antico Egitto. Il virus del vaiolo, fortunatamente, è stato poi eradicato sul finire negli anni ’70 (l’ultimo caso fu rilevato in Somalia nel 1976), mentre quello della polio è ancora endemico solo in un paio di paesi. Alcuni germi si trovano nell’ambiente, altri in serbatoi animali, altri ancora solo in ospiti umani.

Come avviene la comparsa di nuovi agenti infettivi?
In genere, il salto di specie da serbatoi animali è alla base della comparsa di agenti infettivi “nuovi” per la specie umana. Spesso, l’agente virale circola in un serbatoio animale e infetta l’uomo attraverso un passaggio in un ospite intermedio. Talvolta è necessaria una mutazione nell’RNA virale per far sì che il virus si adatti all’uomo e divenga trasmissibile da persona a persona. I pipistrelli rappresentano un serbatoio importante per molti virus, da Ebola/Marburg (causa di gravi febbri emorragiche), il virus Nipah, i coronavirus (causa della SARS, della Sindrome Respiratoria Medio-Orientale e di COVID-19, la sindrome causata dal nuovo coronavirus recentemente emerso in Cina). Un esempio di ospite intermedio per il coronavirus medio-orientale è ad esempio il cammello.

Quali fattori favoriscono la diffusione delle infezioni emergenti?
Globalizzazione, deforestazione, urbanizzazione, cambiamenti climatici, sono tutti fattori che possono contribuire alla diffusione delle cosiddette infezioni emergenti. Ad esempio, malattie trasmesse da zanzare quali dengue, chikungunya e Zika hanno esteso moltissimo il loro raggio di attività, lasciando la loro nicchia ecologica in Africa centrale per raggiungere l’Asia e, successivamente, le Americhe. Il chikungunya ha addirittura causato focolai epidemici in Italia, un paese a clima temperato.

Come si attua la sorveglianza epidemiologica?
La sorveglianza epidemiologica è di importanza fondamentale per monitorare il trend di vecchi patogeni e rilevare la circolazione di nuovi agenti infettivi. La notifica passiva dei casi di malattia non è sempre sufficiente e spesso bisogna ricorrere a sistemi di sorveglianza attiva che integrino le informazioni epidemiologiche con quelle microbiologiche per comprendere a fondo le dinamiche epidemiche e valutare l’efficacia degli interventi di prevenzione.

Quale diffusione hanno avuto le malattie infettive nella storia?
Le malattie infettive hanno da sempre avuto un ruolo importante nella storia, almeno da quando sono sorte le grandi città in Mesopotamia e nel Delta del Nilo. Un esempio paradigmatico è rappresentato dalla cosiddetta “peste” di Atene, mirabilmente descritta da Tucidide, la cui causa non è nota. La peste nera del 1347 fu la prima epidemia su ampia scala, conseguente all’espansione dell’impero mongolo e all’unificazione non solo geografica del continente euroasiatico. Un altro esempio dell’effetto di una parziale globalizzazione furono le epidemie di morbillo e vaiolo che sterminarono le popolazioni native delle Americhe a seguito dell’arrivo dei “conquistadores” spagnoli. Per finire poi con l’epidemia di influenza cosiddetta “Spagnola”, che fece più morti della Grande Guerra.

In che modo agenti infettivi come i coronavirus, l’HIV, gli arbovirus o i virus influenzali sono in grado di provocare eventi pandemici?
L’HIV è stata la causa di una pandemia per lungo tempo silente, con una lenta evoluzione e una lunga fase di espansione silente. Dopo aver fatto il passaggio di specie, dalla scimmia all’uomo in Africa centrale, forse a ridosso degli anni ’30, il virus è stato in grado di conquistare il mondo passando da persona a persona attraverso il sangue e i rapporti sessuali. Gli arbovirus hanno causato fenomeni epidemici soprattutto nelle aree tropicali a causa della doppia globalizzazione di zanzare e uomini, favoriti dai cambiamenti demografici e ambientali. Virus influenzali e coronavirus, infine, essendo agenti trasmessi per via respiratoria hanno un potenziale pandemico persino superiore a quello degli altri virus.

Come possiamo proteggerci dalle malattie infettive?
La maniera migliore per proteggerci dalle malattie infettive è sicuramente la vaccinazione. Ma quando i vaccini non sono disponibili bisogna ricorrere ai metodi tradizionali di sanità pubblica: a seconda dell’agente in causa e delle modalità di trasmissione, controllo delle zanzare, isolamento dei casi, quarantena dei contatti di persone malate, lavaggio delle mani. Purtroppo, contrariamente a quanto ipotizzato 50 anni fa, la guerra contro le malattie infettive è ben lungi dall’essere vinta!

Giovanni Rezza, epidemiologo, specialista in Malattie infettive e in Igiene e sanità pubblica, è direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità

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