“Elisabetta Farnese” di Giulio Sodano

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Prof. Giulio Sodano, Lei è autore della biografia di Elisabetta Farnese, edita da Salerno: quale importanza riveste, per la storia europea del XVIII secolo, la duchessa di Parma e regina di Spagna?
Elisabetta Farnese, Giulio SodanoL’azione politica più rilevante di Elisabetta Farnese fu quella di mettere ampiamente in discussione gli equilibri europei che erano stati conseguiti dalle paci di Utrecht e Rastadt del 1713-14, che avevano gravemente penalizzato la Spagna, soprattutto con la perdita del bisecolare dominio sull’Italia. L’interesse di Elisabetta di assicurare i ducati di Parma e Piacenza alla sua discendenza si coniugò pienamente con l’interesse della Spagna di recuperare posizioni perdute in Italia. Il frutto più rilevante della politica “revisionista” che Elisabetta, in piena concordanza col marito Filippo V, portò avanti fu la conquista del Regno di Napoli affidato poi all’infante Carlo. Mi piace anche pensare che Elisabetta abbia in qualche modo rappresentato nella prima metà del Settecento un’Europa mediterranea che in qualche modo provò a resistere al processo di egemonia mondiale che stava costruendo l’Inghilterra. Spesso accusata di aver tralasciato le colonie per spendere tutte le energie del Regno nel recupero in Italia, appare oggi invece aver perseguito, grazie al suo ministro prediletto José Patiño, una politica di maggior equilibrio tra interessi coloniali e interessi mediterranei.

Quali vicende segnarono la vita di Elisabetta Farnese?
Molti hanno sottolineato quanto Elisabetta si caratterizzasse per l’irruenza, per l’assenza di pazienza, per il volere tutto e subito. Probabilmente vicende personali forgiarono il carattere nella direzione dell’urgenza. Elisabetta assiste più volte all’irruzione del “caso” che scombussola la vita delle persone e le precipita nella disgrazia. Un’infanzia probabilmente felice e dorata viene scossa dalla guerra che pone in sofferenza il ducato di famiglia. La malattia si affaccia improvvisa e mette a rischio la vita, come le accade per il vaiolo. Vede peraltro il vaiolo stroncare la vita dell’amato figliastro Luigi I e vede improvvisamente minacciare il figlio Carlo. Ma Elisabetta sa soprattutto, per averlo visto nella condizione di sua zia Marianna di Neuburg, quanto il destino di regina consorte possa divenire assai triste per la morte del re. Consapevole della cattiva salute del marito, Elisabetta per tutta la vita vuole sfuggire a quella condizione di regina vedova ed è questo il motivo per cui cerca con passione l’immediata realizzazione dei suoi progetti politici.

Come si articolò la formazione della futura regina di Spagna?
La storiografia che disegnava i sovrani europei come rozzi e ignoranti da tempo è ormai superata ed Elisabetta rappresenta la tipica principessa educata in modo raffinato, come quello delle corti italiane, decadenti politicamente ma ancora sfarzose per stile di vita. Pittura, musica e danza rappresentavano elementi fondamentali per l’educazione di una principessa ed Elisabetta eccelleva in tutte queste arti, dando prova di gran gusto artistico, creando una favolosa collezione, danzando con grazia e valutando con grande attenzione le esecuzioni musicali. Ma oltre a questi aspetti legati al vivere sociale di una corte, Elisabetta coltivò numerose letture di testi storici e conosceva bene diverse lingue: l’italiano, il latino, il tedesco materno, il francese col quale comunica, secondo il costume del tempo, con i figli e le figlie. Poco prima di partire per Madrid prende a studiare lo spagnolo che apprende molto rapidamente anche grazie all’allenamento acquisito nella conoscenza delle altre lingue. Arte, storia, e lingue straniere sono gli strumenti fondamentali coi quali si può governare.

Come interpretò il suo ruolo di regina consorte?
Elisabetta fu consapevole di essere una regina consorte e che la sua posizione di potere dipendeva dal marito. Fu rispettosissima delle prerogative della monarchia e del ruolo di re di Filippo V e non cercò mai di creare un potere alternativo a quello del consorte, una corte della regina dove ordire trame concorrenti alla politica del re. Elisabetta semmai fu capace di creare una situazione di forte simbiosi col marito, col quale ha l’abitudine di vivere costantemente insieme. Questa vita comune le permette di assistere agli incontri di governo, quelli più informali ma anche più decisionali che il marito ha con i ministri nelle camere private della coppia regale. Elisabetta sa altresì, non in alternativa, ma come complementarità, supplire alle carenze del marito assai ombroso: sa essere giocosa e ospitale nelle occasioni mondane della corte, sa impersonare il ruolo della madre dei sudditi che può intercedere presso il marito, il re padre lontano e austero. Come tante regine consorti, Elisabetta rappresenta il volto più leggere, più materno, più umano della monarchia, la mediatrice tra sudditi e re.

In quale quadro storico si inserì la vita della regina di Spagna?
Insisto nel mio libro nel dire che Elisabetta vive in una epoca di transizione. Non è ancora l’illuminismo, ma non è più l’assolutismo del Seicento. Mi piace la metafora per cui non è più l’epoca della pesantezza del barocco e non è ancora quella del rigoroso neoclassicismo. È l’epoca del rococò, che Elisabetta con la sua leggerezza, spesso scambiata dai suoi detrattori per superficialità, vive con consapevolezza, intuendo le molteplici spinte in atto verso la trasformazione della politica europea. Vive nell’epoca della “crisi della coscienza” europea, quando tra tardo Seicento e primo Settecento si ridefiniscono molteplici assetti della società del vecchio continente. La monarchia non può reggersi più sull’esclusivo diritto divino, ma deve cercare anche un sostegno più complessivo delle popolazioni. Per questo deve attuare una politica attenta al consenso, non più solo attraverso la fondazione di chiese e conventi, ma di accademie e scuole artistiche e collegi militari. Elisabetta è in prima linea come consumata attrice sulla scena della corte spagnola.

Quale politica attuò la Farnese per l’affermazione della dinastia?
Elisabetta persegue certamente una politica volta a preservare la sua eredità italiana. Lo fa però riuscendo a coniugare le esigenze dinastiche dei Farnese e quelle della Spagna borbonica, desiderosa di ripristinare un ruolo nel Mediterraneo. Riuscì anche in una partita insperata: la collocazione del primogenito su un trono. Elisabetta svolse con forza una politica autonoma della dinastia dei Borbone di Spagna, agendo in modo del tutto indipendente dalla famiglia di suo marito che avrebbe voluto invece imporre una primazia famigliare della branche francese dei Borbone. Elisabetta fu attenta a siglare importanti matrimoni per le proprie figlie, che divennero consorti di eredi di troni. Dopo un tentativo fallito di fare della sua primogenita Mariannina la regina di Francia, ottenne che divenisse poi regina del Portogallo. Una figlia minore sposò il delfino di Francia, un’altra il re di Sardegna, mentre Carlo era re di Napoli e Sicilia e l’infante Filippo duca di Parma e Piacenza. Una dinastia Borbone-Farnese si diffuse in Europa grazie alla prolificità di Elisabetta e alla sua attenta politica matrimoniale. Quel che farà alcuni lustri dopo Maria Teresa d’Austria.

Giulio Sodano insegna Storia moderna all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Tra le sue pubblicazioni: Io, la Regina II. Maria Carolina d’Asburgo-Lorena e il suo tempo (2020).

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