Eleanor Oliphant sta benissimo, Gail Honeyman, trama, recensioneEleanor Oliphant ha quasi trent’anni, capelli lunghi, lisci, castano chiaro, pelle chiara, un naso troppo piccolo e occhi troppo grandi, altezza più o meno nella media, peso approssimativamente nella media, e una cicatrice sul volto. È sempre stata orgogliosa di cavarsela da sola. Lei è l’unica sopravvissuta, lei è Eleanor Oliphant.

Eleanor è la protagonista del romanzo di esordio di Gail Honeyman, nata e cresciuta in Scozia. Fin dai tempi della scuola la scrittura è stata per lei soprattutto un sogno, che si è realizzato con la pubblicazione di Eleanor Oliphant sta benissimo, un caso editoriale eccezionale, un bestseller venduto in 35 paesi e pubblicato nel nostro Paese da Garzanti.

Eleanor lavora da quando ha 21 anni in ufficio da Bob come contabile. Dal lunedì al venerdì, nella pausa pranzo mangia un sandwich e legge il giornale. Il venerdì prima di ritornare a casa compra una pizza margherita, del Chianti e due bottiglie grandi di vodka che le tengono compagnia durante il weekend un po’ troppo lungo. La quotidianità di Eleanor ruota intorno agli orari di lavoro, nessun rapporto sociale, nessun amico, dedica le sue attenzioni solo ad una piantina: Polly.

Il giorno della settimana che teme di più è il mercoledì, «l’ora della mamma», che la chiama dalla prigione. Eleanor ne è sempre stata succube, cresciuta con le sole parole di disprezzo che la madre le rivolgeva.

Eleanor non sa che di lì a poco la sua vita sarà stravolta.

Un giovedì sera si reca per lavoro ad una serata di beneficenza in un pub e si innamorerà del cantante di una band: Johnnie Lomond. Lei non poteva saperlo ma sarebbe stato la fine e l’inizio di tutto.

Inizierà a seguirlo sui vari social, comprerà finalmente un cellulare, pur di restare sempre aggiornata, e sarà per lui che inizierà per la prima volta a curare il suo aspetto, a fare shopping e a prepararsi a quello che sarà il loro primo incontro “casuale”.
Aspettando con ansia quel momento, le giornate di Eleanor sembrano scorrere come sempre, fin quando il pc dell’ufficio smise di funzionare e fu costretta a chiedere aiuto al tecnico dell’helpdesk, Raymond Gibbons. Sarà lui ad avvicinarsi lentamente ad Eleanor, con i suoi modi a volte goffi, a volte invadenti, buttando giù i muri che Eleanor ha costruito intorno a sé per proteggersi.

Una sera, ritornando a casa, Raymond divideva con lei un pezzo di strada; nel tragitto un uomo anziano fu colpito da un malore e lui corse ad aiutarlo. Sarà proprio la conoscenza con questo uomo, Sammy, che le scombussolerà la vita. Quando lei andrà a trovarlo insieme a Raymond in ospedale, Sammy le accarezzerà dolcemente il viso, un contatto del tutto inaspettato per Eleanor, che la scioccherà. Non riesce a capire come mai una semplice carezza sul suo volto possa averla turbata così tanto nell’animo, qualcosa si era smosso, qualcosa che non poteva più ignorare. Il calore sprigionato da quel dolce contatto, degli occhi che per la prima volta non la giudicavano, ma l’accettavano, la fecero sciogliere in un pianto.
Si rese conto in quell’istante che lei era viva, quante volte si era chiesta se esisteva davvero.

«Io esisto, no? A volte ho la sensazione di non trovarmi qui e di essere un frammento della mia immaginazione. Ci sono giorni in cui i miei legami con la terra mi sembrano così labili che i fili che mi tengono fissata al pianeta sono sottili come una ragnatela, come zucchero filato. Una violenta folata di vento potrebbe staccarmi del tutto, sollevandomi e facendomi volare via, come un seme di tarassaco.»

Da qui la vita di Eleanor non sarà più la stessa, una successione di eventi la porteranno a far i conti con sé stessa, con il suo passato, capirà che il mondo segue delle regole di cui lei non conosceva l’esistenza, capirà che tutto quello che aveva sempre pensato non era altro che un castello di sabbia che si era costruita per proteggersi.

Adesso tutto era cambiato, nonostante le fosse facile sopportare il dolore, perché le era familiare, doveva affrontarlo di petto senza rifugiarsi nella “stanzetta bianca” che aveva costruito nella sua testa. Doveva scavare nel suo passato, affrontare i suoi demoni, far riaffiorare alla mente tutto ciò che accadde prima di quel giorno, di quell’incidente che le ha provocato la cicatrice sul volto, segno indelebile del suo passato.

Un romanzo che affronta la solitudine (un problema troppo spesso sottovalutato) e la difficoltà di comunicare con il mondo che ci circonda con uno stile semplice, fluido, efficace, capace di mostrare al lettore i sentimenti, i pensieri e le azioni stesse dei personaggi. La protagonista si farà accompagnare dal lettore in questo viaggio che partirà da un taglio dei capelli fino ad arrivare alla sua anima. Un viaggio che si compie dall’esterno verso l’interno, partendo dalla banale convinzione che per farsi accettare bisogna apparire.

Tutto ciò porterà la protagonista a rompere i legami con sua madre, a perdonare quella bambina che quel giorno riuscì solo a salvare sé stessa, e finalmente a capire che per essere accettati dagli altri basta aprirsi un po’, chiedere aiuto, e non alzare barriere invalicabili intorno a sé.

Eleanor Oliphant sta benissimo è un romanzo crudo e divertente allo stesso tempo, commovente, saggio, con un grande insegnamento: a volte basta solo una carezza piena di amore, due occhi che guardino senza giudicare e un amico inaspettato per salvare la vita di una persona e farla rinascere una seconda volta.

Maria Cucciniello